2013
Tesina - Esami di Stato
La crisi economica attuale
Massetti Simone
5 A Mercurio
ITCG Umberto I AP
Indice
- Mappa concettuale.
- Cronistoria della crisi economica attuale:
- 2007 (pag. 1);
- 2008 (pag. 3);
- 2009 (pag. 5);
- 2010 (pag. 6);
- 2011 (pag. 8);
- 2012 (pag. 9);
- Analisi personale della situazione attuale dell’Italia (pag. 10).
- Approfondimenti didattici:
- Economia aziendale: il sistema finanziario e le banche (pag. 11);
- Diritto: l’Unione Europea (pag. 14);
- Finanze: la spesa pubblica e il debito pubblico (pag. 16);
- Storia: la Grande Depressione e la crisi del ’29 (pag. 18);
- Inglese: New York City (pag. 22);
- Italiano: Gabriele D’Annunzio (pag. 23);
Crisi attuale
(2008-2013)
Banche sotto il controllo della BCE e SEBC
Altri organi dell’UE sono:
Economia aziendale e diritto
(Sistema finanziario e bancario)
Il motivo della crisi dei paesi europei è dato da:
(Unione Europea)
Durante il ’29 americano in Italia Fascismo e la letteratura italiana vedeva arrivare alla fine della propria vita:
Ora welfare state, ma in precedenza, il Liberismo ebbe un’altra crisi:
Italiano, storia e finanze
(D’Annunzio)
(Crisi del 1929)
(Spesa pubblica e debito pubblico)
Crisi del ’29 ebbe origine con il crollo di Wall Street, borsa valori americana situata a:
Inglese
(New York)
Cronistoria della crisi economica attuale
2007
Non si può datare precisamente l’inizio della crisi perché, andando a ritroso nel tempo, ci si rende conto che c’è sempre stata. Ciò che ha scatenato la recente crisi finanziaria mondiale (settembre 2008, ma in realtà era già iniziata a gennaio 2008) è stato principalmente un prodotto bancario, un tipo di credito che non si sarebbe mai dovuto creare.
Negli anni ’90, negli Stati Uniti d’America, le banche hanno iniziato a concedere mutui a persone non meritevoli di credito secondo i criteri di una normale banca.
Generalmente le banche prima di concedere un prestito devono verificare che il richiedente abbia la possibilità di estinguere il suo debito con le proprie capacità reddituali e, in alternativa, e solo in ultima analisi, con il proprio patrimonio personale. Perciò hanno bisogno di una garanzia. Invece, negli anni ’90, le banche americane, non tenendo conto di tale principio, iniziarono a concedere i cosiddetti mutui subprime, con un alto rischio d’insolvenza.
Si sono ritrovate così nella condizione di doversi rivalere sul debitore pignorandogli quei pochi beni che costituivano la “garanzia”. Le banche, pertanto, si sono trovate costrette a vendere all’asta i beni pignorati (tra l’altro non sempre ottenuti) per cercare di recuperare, per quanto possibile, il capitale perso dalla mancata riscossione del credito.
Gli effetti dei suddetti mutui hanno pesato sulla borsa mondiale nel 2007 proprio perché erano prestiti rimborsabili a lungo termine.
Dagli anni ’90 al 2006 la bolla immobiliare, ovvero una bolla speculativa che si presenta periodicamente nei mercati immobiliari, si è gonfiata a causa dei tassi bassi applicati in America per la concessione dei mutui e a causa delle scarse garanzie.
Riporto sotto le serie di un popolare indice del prezzo delle case nelle città americane, il Case/Shiller Composite-10, e la differenza tra il FED-funds rate e il tasso di inflazione, una misura cruda della facilità del credito, che è controllato direttamente dalla FED e che influenza per ovvie ragioni tutto il sistema finanziario e del credito. 1
La bolla immobiliare prima illustrata ha iniziato a sgonfiarsi alla fine del 2006, facendo però sentire ancor più gravi conseguenze all’interno della borsa nel 2007 e nell’anno successivo.
Il grafico sotto riportato ci illustra, invece, l’improvviso crollo dato dalla borsa dalla seconda metà del 2006 in poi. I due andamenti messi a confronto sono quelli del S&P MIB (un indice azionario che racchiudeva le azioni delle 40 maggiori società italiane ed estere quotate sui mercati gestiti da Borsa Italiana) e del FTSE-100 (un indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange, borsa di Londra).
Inoltre, durante il settembre del 2007, vengono annunciati problemi di liquidità da parte di molte agenzie di credito, questo fatto causa la corsa agli sportelli e rischia di aggravare ancora di più la situazione del sistema bancario. La FED tenta di rimediare tagliando i tassi d’interesse, ma ormai la bolla speculativa era scoppiata. 2
2008
Durante gli anni precedenti, i crediti posseduti dagli istituti concedenti i subprime sono stati trasferiti a terzi attraverso diversi strumenti finanziari (venne principalmente utilizzata la cartolarizzazione).
Riuscirono così a scaricare su altri soggetti, come investitori istituzionali, banche o risparmiatori, i rischi corsi concedendo tali finanziamenti. Ciò che spingeva l’utilizzo di questa tecnica era anche l’alto guadagno dovuto alla creazione di titoli garantiti dai mutui ipotecari.
La borsa mondiale veniva così invasa da titoli “tossici”. Una volta percepiti i danni causati dall’immissione dei titoli derivati e una volta che essi iniziarono a svalutarsi, le agenzie di rating iniziarono a declassare grandi istituti di credito (come Lehman Brothers e AIG) che furono ridotte al collasso; ma la FED tentò di metterle in sicurezza immettendo liquidità.
Anche alcune banche europee rischiarono la bancarotta a causa dei titoli tossici, ma vennero nazionalizzate o costrette a ricapitalizzarsi.
Dopo mesi di debolezza e di precarietà il fenomeno collassò nel 2008, causando il fallimento di numerose banche ed entità finanziarie. Il crollo fu accelerato dal tasso di sconto operato dalla FED dopo la crisi dei mutui e dalla continua perdita di fiducia nelle agenzie di credito.
Il declino delle borse fu immediato e venne aggravato da una crisi del credito dovuta al clima di pessimismo e di diffidenza creatosi anche tra le banche stesse. Si creò così anche una carenza di liquidità nel sistema economico.
La crisi dei mutui in pochi mesi colpì anche l’economia reale, provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi e crollo dei consumi.
La risposta più immediata alla crisi del credito e alla crisi di fiducia apparve il massiccio intervento degli Stati e delle banche centrali, che provvidero a tagliare i tassi d’interesse e a immettere liquidità nel sistema economico, cercando di incentivare gli investimenti e la rimessa in moto dell’economia.
La Federal Reserve cercò di evitare il fallimento delle grandi agenzie di credito americane acquistando gli asset tossici, ma questa tecnica usata come tentativo per risanare l’economia fu un insuccesso per Lehman Brothers ed altre sette banche che fallirono dopo aver bruciato miliardi di dollari, incrementando, di conseguenza, i licenziamenti (circa 26000).
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Unione Sarda, 16 settembre 2008 3
La Lehman Brothers, il quarto istituto di credito statunitense, non ricevendo più fondi statali e capitali esterni, avviò le procedure fallimentari il 15 settembre 2008.
Questo fatto ebbe delle conseguenze a livello mondiale: le borse videro cancellati 1200 miliardi di dollari di capitalizzazione, oltre l’intera capitalizzazione della sola borsa di Milano.
La produzione industriale europea, a partire dall’autunno del 2008, calò bruscamente e, di conseguenza, si ridusse ulteriormente anche l’anno successivo, con una pesante recessione che colpì il mondo occidentale, mentre le economie emergenti accusarono solo lievi cali del PIL.
Nel periodo luglio-settembre 2008, le economie dell’eurozona si contrassero dello 0,2% e, nel quarto trimestre, dell’1,6%.
Successivamente alla bancarotta della Lehman Brothers, gli Stati Uniti avviarono un processo di nazionalizzazione, trascinando sotto la propria protezione parte delle banche a rischio di fallimento.
Inoltre, gli USA stanziarono 850 miliardi di dollari con la TARP (Troubled Asset Relief Program) per tentare il risanamento dell’economia.
Al termine del 2008 la Fed aveva varato un piano da 200 miliardi di dollari per erogare prestiti a fronte di cartolarizzazioni; altri 500 miliardi sono serviti all’acquisto di obbligazioni emesse dalle agenzie federali.
L’immagine ci mostra le dimensioni dei derivati, delle obbligazioni, delle borse e del PIL mondiale. 4
2009
Con l’avvento del 2009 la crisi si allargò ancora di più su scala mondiale, si avviò così un processo di recessione che colpì principalmente i paesi più sviluppati del globo.
Durante l’anno in questione, il PIL delle nazioni occidentali subì crolli vertiginosi: un esempio ne è l’Italia, come notiamo dal grafico sottostante.
Durante il primo trimestre del 2009, in base ai dati Istat, il PIL italiano è calato del 3,6% e durante l’arco dell’anno del 5,5%. Queste variazioni, come si può ben notare, si riscontrano al culmine della crisi economica italiana.
Mentre la crisi si sposta in Europa, facendo registrare sul mercato una improvvisa contrazione del credito (in soli 6 mesi, tra ottobre del 2008 e marzo del 2009, le borse perdono oltre la metà del proprio valore), nell’altro versante atlantico, gli Stati Uniti presentano un nuovo piano per il sostegno del settore finanziario, volto ad acquistare titoli tossici per 1000 miliardi di dollari.
Successivamente, nell’aprile e nel settembre del 2009, si riunì il G20, nel tentativo di mobilitare le nazioni maggiormente industrializzate del globo verso uno scopo comune, ovvero quello del superamento della crisi.
Nell’ultimo trimestre, la crisi del debito greco si fece più grave, il nuovo premier George Papandreou annunciò un piano di riforme fiscali, di lotta all’evasione, di congelamento dei salari medio-alti e di un blocco parziale delle assunzioni.
Debito pubblico greco e quello medio europeo 5
2010
Il 2010 è caratterizzato da una parziale ripresa, favorita dall’aumento dei consumi e dall’accumulo delle scorte. L’occupazione, però, non mostrava miglioramenti (il 9,7% della popolazione americana era disoccupata).
Nel primo trimestre la ripresa aveva segnato principalmente l’America; l’eurozona, invece, aveva dovuto attendere fino all’autunno del 2010 per poter vedere un miglioramento della situazione.
Durante quell’anno l’economia mondiale era cresciuta del 12,4% rispetto al 10,9% del 2009. Il PIL mondiale, durante questo parziale periodo di ripresa, si era innalzato del 5%.
Questo apparente risanamento dell’economia lo possiamo constatare andando ad osservare il grafico sottostante.
Il grafico mostra la crescita del mercato ICT (ovvero il commercio tecnologico), e mostra la ripresa avuta nel 2010 ma anche la situazione critica della Spagna e dell’Italia.
Ma ancora più disastrata era la situazione greca, infatti, l’Unione Europea non dava ancora aiuto alla penisola ellenica, facendo sì che le agenzie di rating tagliassero il giudizio sui suoi titoli di Stato.
Solo durante il mese di maggio veniva avviato un primo piano di sostegni alla Grecia; in cambio, lo Stato doveva attuare una politica di austerità.
Veniva decisa anche la creazione di un fondo europeo Salva-Stati, con dotazione di 450 miliardi di euro.
Nel novembre 2010 la crisi greca iniziava a contagiare l’Europa e i prezzi dei titoli di Stato di molti paesi del vecchio continente colavano a picco, correndo il rischio di non riuscire più a essere collocati sul mercato. 6
L’Irlanda, a questo punto, avendo i conti pubblici già dissestati dai salvataggi delle banche, entrava in crisi.
L’Italia, invece, iniziava ad accusare gli effetti dell’elevato debito pubblico; nel periodo che va dal 2008 al 2010 si registrava un aumento dal 103,6% al 119,0% (in rapporto al PIL).
Il grafico mostra l’evolversi del rapporto percentuale tra debito pubblico e PIL, ciò mette in evidenza l’esponenziale crescita del debito pubblico dagli anni ’70 in poi. 7
2011
Nel 2011 continua la fase di recupero ma, a differenza dell’anno precedente, subisce un netto rallentamento; un esempio è il PIL statunitense, che ebbe una crescita dell’1,7% contro il 3% del 2010.
Questo andamento decrescente si arrestava completamente nel terzo trimestre, dove addirittura l’economia mondiale registrava un calo.
Il PIL italiano, in particolare, dopo la crescita del primo e del secondo trimestre 2011, calava per un intero semestre, proseguendo nella discesa anche nel 2012 e documentando lo stato di recessione dell’economia del paese.
In primavera la crisi travolgeva il Portogallo, portandolo nel centro del mirino degli speculatori.
Successivamente al declino della borsa di Lisbona, la speculazione colpiva l’Italia e la Spagna. I prezzi dei bond governativi di Roma e Madrid colavano a picco e lo spread (il differenziale tra i loro rendimenti e quelli dei titoli di Stato tedeschi) s’impennava, fino ad arrivare alla soglia dei 500 punti.
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Introduzione Cronistoria della crisi economica
Questa tesina di maturità descrive la crisi economica. I collegamenti che la tesina permette sono i seguenti: in Economia Aziendale il sistema finanziario e bancario, in Diritto l'Unione Europea, in Scienze delle Finanze la spesa pubblica e il debito pubblico, in Storia la crisi del '29, in Italiano D'Annunzio, in Inglese New York.
Collegamenti
Cronistoria della crisi economica
- Economia Aziendale - Sistema finanziario e bancario.
- Diritto - Unione Europea.
- Scienze delle Finanze - Spesa pubblica e debito pubblico.
- Storia - Crisi del '29.
- Italiano - D'Annunzio.
- Inglese - New York.