Estratto del documento

Matematica

Economia aziendale: il problema dell’investitore

Le imprese bancarie e i mutui subprime; la regola del 72

La cartolarizzazione

Le agenzie di rating

Scienze delle finanze

Le crisi economiche e i cicli congiunturali

La teoria keynesiana

Geografia economica

Storia

Il modello fordista e il taylorismo; la crisi del ’29

La globalizzazione

Le difficoltà del primo dopoguerra

La crisi del Sud-Est asiatico

La situazione dopo la seconda guerra mondiale

Istituto d’istruzione superiore statale

“Andrea Fantoni” di Clusone (BG)

–

A

Monica Bettineschi 5 Ragioneria IGEA

A.s. 2011/2012

Le crisi economiche dal 1900 ad oggi

Il termine “crisi” in cinese viene scritto con due ideogrammi: uno raffigura il pericolo, l’altro, invece, l’opportunità.

John Kennedy

Indice

1. Presentazione

2. I cicli economici

L’andamento effettivo

3. Effettivo

3.1. La maledizione del 1907

Le difficoltà del primo dopoguerra

3.2.

3.3. La grande depressione del 1929

3.4. 1945: la storia si ripete –

3.5. Lo chock petrolifero del 1973-1974

Il “lunedì nero” (19 ottobre 1987)

3.6. –

3.7. La crisi del Sud-Est asiatico

3.8. La bolla di Internet del 2000

3.8.1. Le bolle speculative

3.9. La crisi argentina

3.10. La crisi dei subprime

La crisi del ’29

4. “The Roaring Twenties” (i ruggenti anni Venti)

4.1.

4.2. Le fasi

4.3. USA: le risposte

4.4. La diffusione

Europa: le risposte dei Paesi più colpiti

4.5.

4.6. Europa: i casi particolari

4.7. La finanza funzionale

“La teoria generale dell’occupazione degli interessi e della moneta” di Keynes

4.8.

5. La crisi del 2007

5.1. La globalizzazione

5.2. Il sistema bancario

5.3. Le origini: i mutui subprime e i titoli tossici

5.3.1. I derivati

5.3.2. La cartolarizzazione

5.4. Le fasi

5.4.1. Il caso Lehman Brothers

5.5. La diffusione

5.5.1. I PIIGS

5.5.1.1. Il caso Spagna

5.5.1.2. Il caso Irlanda

5.5.1.3. Il caso Portogallo

5.5.1.4. Il caso Grecia

5.5.1.5. Il caso Italia

“Merkozy”: l’accoppiata Germania –

5.5.2. Francia

Le critiche riguardo le politiche anticrisi dell’Eurozona

5.5.3.

5.5.4. La risposta statunitense

6. Osservazioni e considerazioni

6.1. La disoccupazione e il lavoro

6.2. La crisi del welfare state

6.3. I BRICS

I “cambi di rotta” politici

6.4. Dell’investitore

6.5. Il problema

6.5.1. Le agenzie di rating

6.5.2. Gli hedge found

Confronto tra la crisi del ’29 e quella attuale

6.6.

7. La lezione della crisi

8. Bibliografia

9. Sitografia

1. Presentazione

Questa tesina nasce dal mio interesse e dalla mia curiosità per il mondo economico e della finanza. Negli ultimi anni si sente sempre più frequentemente fare riferimento a termini (per lo più in lingua inglese) inerenti il mondo dell’economia e in modo particolare il settore finanziario. Il problema a mio avviso è la tendenza a dare le notizie usando parole troppo specifiche e dati puramente matematici (ad esempio: “lo Spread è ulteriormente cresciuto, si attesta a valori vicini a quota 500”; oppure: “Merkozy traballa”…).

Queste frasi mi hanno spinto ad approfondire certi argomenti e ho in tal modo appreso nozioni affascinanti e l’esistenza di alcuni meccanismi economico-finanziari di cui, pur essendo alla base del sistema in cui viviamo, non ne conoscevo l’esistenza.

All’inizio la mia intenzione era quella di approfondire tutti i collegamenti tra le varie crisi economiche e la vita reale (non sulla carta) del mondo capitalista. Procedendo con la ricerca e la stesura, però, ho potuto constatare come non fosse possibile indicare tutti i rapporti causa-effetto che si creano dalle congiunture economiche, in quanto esse influenzano praticamente tutti gli ambiti della società. Mi sono dunque vista costretta a sostanziali “tagli” e sintesi dei contenuti.

Al di là di questo lavoro, posso affermare che tali approfondimenti sono molto utili per capire meglio i meccanismi del nostro sistema economico e sociale. Ora posso dire di comprendere meglio le notizie economiche “criptate” dai giornalisti in termini finanziari.

2. L’andamento ciclico dell’economia

La crescita in economia non è mai stata del tutto lineare. Essa è stata anzi contraddistinta da variazioni momentanee o fluttuazioni riguardanti in genere brevi periodi, che costituiscono l’essenza della congiuntura, senza che le strutture siano profondamente modificate. Il termine stesso di ciclo economico fa pensare alla presenza di fasi diverse che gli economisti hanno da tempo definito in modo sufficientemente preciso:

  • Fase di crescita, nella quale il PIL e/o l’occupazione crescono abbastanza rapidamente e di conseguenza il benessere dei consumatori tende ad aumentare;
  • Fase di recessione, nella quale il PIL e/o l’occupazione prima smettono di crescere poi diminuiscono per almeno due trimestri consecutivi;
  • Fase di depressione, nella quale il PIL ristagna su livelli bassi e molti lavoratori risultano disoccupati;
  • Fase di ripresa, nella quale PIL ed occupazione riprendono a crescere, in genere prima lentamente e poi a ritmi più elevati.

Sulle cause delle crisi e sui modi per evitarle sono state formulate innumerevoli teorie e, nel corso della storia, è stato fatto continuo ricorso alla ricerca di regolarità empiriche nella durata che permettessero di prevedere l’andamento futuro. “Business cycles” di tre cicli principali.

Una notevole influenza in materia è stata esercitata da Joseph Schumpeter che, nel suo del 1939, aveva sottoposto a verifica empirica l’esistenza.

Il ciclo massimo o maggiore o “ciclo Juglar” (dal nome dell’economista francese che per primo, nel 1860, ha analizzato la nozione stessa del ciclo): esso ha durata compresa fra i sette e gli undici anni ed è stato successivamente ripartito nelle quattro fasi di recessione, depressione, ripresa e boom (a metà di questo ciclo scoppiano in genere le classiche crisi di sovrapproduzione).

Il ciclo minore o “ciclo Kitchin” (dal nome dello statunitense che l’ha scoperto nel 1923): è un ciclo congiunturale che mostra un andamento sostanzialmente simile a quello delle scorte di prodotti finiti tenute dagli operatori.

I movimenti di lungo periodo Kondratieff o “onde lunghe”: esse sono state individuate dal russo Nikolai Kondratieff nel 1922 e durano 45-50 anni, essendo caratterizzate da due fasi all’incirca della stessa lunghezza, una ascendente e una discendente.

Secondo Schumpeter, l’andamento ciclico costituisce l’essenza stessa del processo di sviluppo capitalistico: la sua spiegazione delle fluttuazioni ha un carattere fortemente dinamico. Egli sottolinea che “lo sviluppo generato dal sistema economico è per sua natura ciclico, visto che il progresso rende instabile il mondo economico”. Le fluttuazioni sono dunque, a suo parere, la conseguenza necessaria della rottura dell’equilibrio stazionario e rappresentano la forma che lo sviluppo assume nell’era del capitalismo.

In realtà non è per nulla detto che le fasi si alternino con regolarità: in economia non esistono regole che possano ragionevolmente garantire che una fase di recessione duri poco e che venga seguita da una fase di espansione più lunga e con un totale recupero delle posizioni perdute.

Altro problema, forse più rilevante, riguarda le cause che portano ad originare le fasi alterne che costituiscono il ciclo economico. Jevons, uno dei padri fondatori della scuola neoclassica, nel corso dell’Ottocento attribuì la responsabilità ai cicli delle macchie solari che provocavano conseguenze sugli andamenti climatici e quindi sui rendimenti agricoli. Tale ipotesi, senza dubbio suggestiva, non è in grado di spiegare la ciclicità economica industriale. Un contributo fondamentale è quello apportato da Keynes che, nella sua complessa analisi economica, fa riferimento ai soggetti che operano nel tessuto economico e al loro comportamento, che si diversifica nel tempo, producendo così fasi di espansione e depressione.

È comunque fondamentale che la realtà si discosti sempre dalle teorie, per quanto esse possano essere ritenute più che valide e decisamente verosimili.

3. L’andamento effettivo

In effetti, analizzando i dati relativi all’ultimo secolo, si osserva il ripetersi di momenti di recessione, i più importanti dei quali si sono registrati negli anni: 1918 – 1929 – 1945 – 1973 – 1997 – 2007.

Da una prima analisi di tali date, si osserva senz’altro una difficoltà conseguente ai conflitti mondiali, ma anche epoche diverse, che dimostrano un susseguirsi (ogni 20-25 anni) di crisi economiche indipendenti da situazioni di guerra. Esse dimostrano come i momenti di declino siano necessari per un nuovo slancio economico, soprattutto tramite innovazioni (come sosteneva lo stesso Schumpeter) che consentano un trend positivo, ovvero un andamento economico generale in crescita.

3.1. La maledizione del 1907

Centocinque anni fa il grande panico del 1907 fu la prima crisi “globale” del Novecento. Nel solo mese di ottobre l’indice azionario di Wall Street perse il 37% del suo valore, in tutta l’America folle di risparmiatori diedero l’assalto agli sportelli delle banche fra scene di violenza e di disperazione e il sistema del credito rimase paralizzato per settimane.

Le ripercussioni furono immediate e profonde anche in Europa, e l’Inghilterra dovette accorrere in aiuto agli ex sudditi americani con una spedizione navale di lingotti d’oro. L’eco di quegli avvenimenti non si è mai spenta e i superstiziosi investitori chiamarono in causa la “maledizione del 1907” quando, 80 anni dopo, Wall Street subì un altro dei peggiori crolli della sua storia, il 19 ottobre 1987.

3.2. Le difficoltà del primo dopoguerra

All’indomani della Grande Guerra (1914/1918) quasi tutti i Paesi europei conobbero momenti di difficoltà, dovuti agli sforzi di una lunga guerra di resistenza in trincea. In particolare la Germania, considerata la colpevole maggiore del primo conflitto mondiale, fu costretta a pagare pesantissime indennità agli Stati alleati, che servirono a pagare le pensioni ai mutilati, agli orfani e alle vedove dei soldati mandati al fronte, si vide obbligata a chiedere dilazioni di pagamento e a fare i conti con una terribile inflazione.

La Russia, uscita dal conflitto a causa dei disordini causati dalla rivoluzione del 1917, dovette fronteggiare inflazioni pesantissime (si calcola che il costo della vita era cresciuto di circa il 700%, a fronte di un aumento salariale di soli 300 punti percentuali) e mancanza di beni di prima necessità, che si andarono a sommare alle condizioni di arretratezza agricole ed industriali di cui già soffriva prima del conflitto.

Ma anche nel Regno d’Italia la situazione economica fu altrettanto problematica e confusa: sotto il profilo finanziario il nostro Stato, uscito vincitore dal conflitto, era di nuovo sprofondato in un abisso, con le spese passate da 2 miliardi e 501 milioni (1913-1914) a 30 miliardi e 857 milioni (1918-1919); analogamente, il debito pubblico (insieme dei prestiti che lo Stato ottiene dai cittadini tramite l’emissione di titoli) era salito dai 14.089 milioni di lire nel 1910 a 95.017 milioni in dieci anni.

Le conseguenze furono inevitabili: la pesante svalutazione della lira, che perse valore nei confronti delle altre valute, provocò un rincaro nei prezzi da sostenere per l’importazione dall’estero e l’inflazione divorava i redditi fissi, le rendite e i salari.

3.3. La grande depressione del 1929

Probabilmente si tratta della più famosa crisi finanziaria della storia, il cui emblema è il “giovedì nero” del 24 ottobre 1929, in cui si è avuto un crollo delle quotazioni in borsa di oltre il 13%, seguito da un ulteriore 11% alcuni giorni dopo.

Il crollo fu dovuto all’esplodere di una bolla speculativa, che coinvolgeva principalmente le nuove industrie che stavano sorgendo in quegli anni, in modo particolare in ambito automobilistico. Il minimo venne raggiunto nel 1932, con una perdita degli indici vicina al 90%: per tornare ai valori del 1929 ci vollero più di 25 anni.

L’aspetto caratterizzante della “grande depressione” è il fatto che abbia coinvolto un’ampia fetta della popolazione (gran parte del ceto medio investiva in borsa) e si riflesse anche in Europa, nell’arco di qualche anno.

3.4. 1945: la storia si ripete

L’Europa, una volta uscita dalla seconda guerra mondiale, rimane in crisi per molti anni, senza riuscire a recuperare la sua potenza. Come già era avvenuto per il primo conflitto mondiale, anche in questi anni i Paesi che furono coinvolti e risentirono dei bombardamenti, videro crollare i livelli di produzione e dovettero fronteggiare una repressione agricola.

Solo attorno agli anni Cinquanta c’è una lieve ripresa economica e tornano alla luce le correnti europeiste che intendono unificare il vecchio continente.

La Gran Bretagna, in particolare, si trova in un periodo di profonda crisi: il suo declino si manifesta principalmente in campo economico e politico. Il dopoguerra in Francia è caratterizzato da una crisi in campo politico; in questo periodo emerge la figura del militare e politico antifascista, generale Charles De Gaulle, il quale si impone come guida della Repubblica.

L’unica nazione che non si presenta in crisi, soprattutto sul piano economico, è la Germania occidentale (RFT). Infatti essa conosce una forte stabilità politica, grazie anche agli aiuti degli Stati Uniti, che hanno un importante ruolo nella crescita economica tedesca del secondo dopoguerra.

Alle soglie del periodo decisivo per l’unità europea, l’economia tedesca si presenta sempre più come la “locomotiva” che trascina lo sviluppo delle altre nazioni occidentali del vecchio continente.

3.5. Lo chock petrolifero del 1973-1974

Per chock petrolifero degli anni 1973-1974 s’intende la grave crisi economico-politica nei Paesi industrializzati provocata da un’improvvisa difficoltà di approvvigionamento energetico.

Tale situazione fu determinata da fattori politico-economici; infatti durante la guerra arabo-israeliana del 1973, venne chiuso il Canale di Suez, diventato impraticabile (le petroliere dovevano circumnavigare il continente africano).

Inoltre gli Stati arabi produttori di petrolio (OPEC) si autoimposero un contingentamento alla produzione e aumentarono le loro royalty per punire i Paesi sostenitori di Israele. Mentre il principale di questi, gli USA, era autosufficiente, l’iniziativa si tradusse in un aumento vertiginoso del prezzo del greggio (si quadruplicò nel giro di pochi mesi) che colpì soprattutto i Paesi dell’Europa occidentale e il Giappone, costringendoli a inopinate misure di austerità (le “domeniche a piedi”, risparmi obbligatori di energia e altri programmi di austerità) salutate addirittura come una svolta in senso ambientalista.

Gli effetti per l’economia mondiale furono più duraturi. I Paesi consumatori spinsero verso una diversificazione delle fonti energetiche, soprattutto in senso nucleare, e verso una nuova organizzazione del lavoro, mediante un’accelerazione del decentramento produttivo (anche internazionale) per ripartire l’aumento dei costi.

I Paesi dell’OPEC (da cui si erano staccati Egitto e Siria) lucrarono ampi margini di guadagno che tuttavia, pagati in dollari inconvertibili (petrodollari), restarono sul mercato mondiale come uno dei principali fattori dell’impennata inflazionistica degli anni Settanta e del crescente indebitamento dei Paesi produttori di petrolio non arabi.

Comparve così il fenomeno della “stagflazione”, una combinata inedita di stagnazione economica e inflazione.

3.6. Il “lunedì nero” (19 ottobre 1987)

Con l’espressione lunedì nero si fa riferimento al 19 ottobre 1987.

In questa giornata infausta per le borse mondiali, vi fu un autentico tracollo degli indici del Dow-Jones, che trascinarono dietro sé buona parte degli indici delle borse di tutto il mondo.

Il completo sistema informatizzato interno alla borsa newyorchese fece perdere il controllo sulle vendite delle azioni e, ulteriormente, la ferma convinzione di lasciare che il mercato si regolasse da sé risultò, ancora una volta, fallimentare.

Gli indici finanziari americani, che da lungo tempo erano in costante aumento, finirono per risultare enormemente sopravvalutati, e quindi, a rischio di crollo. Il Dow-Jones, a fine seduta, perse circa il 23% del proprio valore, crollando quasi uniformemente in tutti i propri indici.

Diversamente da altre crisi finanziarie, la crisi dell’87 si risolse in breve tempo, e dunque gli indici ritornarono a livelli medi senza alcun problema.

Inoltre dopo questo episodio i meccanismi automatici delle borse vennero aggiornati in maniera tale da sospendere i titoli per eccesso di ribasso, e questi miglioramenti evitarono che altre crisi simili accadessero nuovamente.

Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 62
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 1 Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Crisi economiche dal Novecento ad oggi - Tesina per tecnico commerciale Pag. 61
1 su 62
Sintesi

Scienze delle finanze:

I cicli congiunturali, le crisi economiche, la teoria keynesiana, la finanza funzionale;

Economia aziendale:

La cartolarizzazione, le banche, i mutui subprime, le agenzie di rating;

Matematica:

Il problema dell'investitore, la regola del 72;

Storia:

La crisi del '29, i dopoguerra;

Geografia economica:

Il fordismo, la crisi del sud - est asiatico, la globalizzazione.

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi