Estratto del documento

Percorso d’esame

“Criminalità:

Origini storiche e attualità”

Donato Iacovelli

I.T.C.L. “Marco Polo” Bari

Classe VBM A.S. 2012/13

1. Storia

Fascismo al potere

Il movimento dei Fasci di combattimento venne fondato da Benito Mussolini nel marzo 1919 in piazza San Sepolcro a Milano. Tra le persone che partecipano alla fondazione dei Fasci troviamo ex socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, futuristi: un insieme eterogeneo accomunato dall’esperienza dell’Interventismo.

I Fasci nacquero come “antipartito” con un programma repubblicano e anticlericale apparentemente ultrademocratico. Presto abbandonato, rivelava la miscela di nazionalismo e sindacalismo rivoluzionario che trovava il suo collante nella “violenza rigeneratrice” e nell’ispirazione antidemocratica e antisocialista.

La prima azione pubblica dei fasci fu l’incendio della sede milanese dell’“Avanti” nell’aprile 1919.

Nell’autunno 1920 incominciarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste contro esponenti del mondo socialista. Esse erano composte da giovani ex combattenti, ufficiali appena congedati, studenti e disoccupati. Le violenze crebbero di intensità tra il 1921-22 arrivando all’occupazione di intere città anche grandi come Bologna.

L’atteggiamento delle forze dell’ordine e della magistratura fu esitante e spesso connivente.

Dalla fine della I guerra mondiale e il primo governo Mussolini (1918-22) si susseguirono sei diversi governi: Orlando, Nitti, Giolitti, Bonomi (due mandati), Facta.

Questa instabilità politica era il preludio di una grave crisi della vecchia classe dirigente liberale.

Le coalizioni di governo non reggevano perché troppo distanti ideologicamente per potersi alleare stabilmente alla guida del paese.

Una svolta fu l’alleanza elettorale fra nazionalisti e fascisti con “uomo d’ordine” Mussolini.

Il problema di Mussolini era quello di trasformare il movimento in una forza politica.

Al congresso dei Fasci del Partito Nazionale Fascista che gli fornì un più solido strumento d’azione, forte di 200 000 iscritti, rappresentato in Parlamento ben radicato sul territorio.

Non a caso, il programma era molto lontano dai propositi iniziali del 1919 (nettamente conservatore e nazionalista):

  • Stato forte
  • Limitazioni del Parlamento
  • Esaltava la nazione e la competizione fra le altre
  • Restituzione all’industria dei servizi essenziali dello Stato
  • Divieto di sciopero nei servizi pubblici

Mentre Mussolini si rafforzava, il movimento socialista si indeboliva a causa di ulteriori dimissioni: al congresso di Livorno del Partito socialista tenutosi nel gennaio 1921 un gruppo di dirigenti dell’ala sinistra del partito se ne distaccò dando vita al Partito Comunista d’Italia.

Il cattolicesimo politico si indeboliva all’interno del Partito Popolare composto da destra moderata, centro di Sturzo e De Gasperi e sinistra sindacale.

Si rafforzava la frattura perché la destra conservatrice si alleò con Mussolini in funzione antisocialista e anticomunista.

Nella torrida estate 1922 Mussolini preparò una concentrazione di squadristi armati; nel mese di agosto egli aveva rafforzato l’apparato militare fascista riorganizzando le squadre in una milizia fascista.

La cosiddetta “Marcia su Roma” ebbe inizio negli ultimi giorni di ottobre con l’occupazione di edifici pubblici in varie città centro-settentrionali. Il 28 ottobre colonne fasciste, senza incontrare resistenza da parte delle forze dell’ordine o dell’esercito, entrarono nella capitale.

Mussolini da Milano attendeva il compiersi degli eventi e i risultati della mobilitazione. Il 28 ottobre Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto “Facta” di stato d’assedio.

Il sovrano si piegò di fronte alla minaccia dei fascisti e convocò a Roma Mussolini che vi giunse il 30 ottobre ricevendo da Vittorio Emanuele III l’incarico di formare un nuovo ministero.

La “Marcia su Roma” e la formazione del primo governo Mussolini seguono il crollo delle istituzioni democratiche.

Per la prima volta un uomo si era fatto assegnare il mandato governativo con la minaccia delle armi. Il periodo fra il 1922-25 è stato considerato dagli storici una fase di transizione verso il vero e proprio regime fascista.

Le popolazioni e le forze politiche vedevano in Mussolini un mezzo per garantire l’ordine e la pace sociale. In realtà era nient’altro che una forza conservatrice capace di opporsi con successo al pericolo di affermazione del socialismo. Era una forma totalitaria molto differente dai sistemi autoritari tradizionali.

Il fascismo del 1922-25 non era ancora una dittatura, furono costituiti in questo periodo:

  • Il Gran Consiglio del Fascismo (1923), organo che comprendeva i massimi esponenti del partito e i membri del governo in sostituzione al parlamento
  • La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (1923), sorta di esercito fascista disposto agli ordini del capo del governo (MVSN)
  • La Confederazione nazionale dei sindacati fascisti, che riuniva sindacalisti e sarebbe diventato da lì a poco l’unico sindacato operante sul paese.

Al fine di rinsaldare la maggioranza di governo e di togliere spazio alle opposizioni riuscì a far approvare una legge elettorale maggioritaria (Legge Acerbo): alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti (purché superiore al 25%) sarebbero stati assegnati i due terzi dei seggi. Con questa legge si votò nel 1974.

Il partito fascista si presentò alle elezioni con una lista nazionale (cosiddetta listone) composta da 356 candidati.

Il listone fascista ottenne grande successo con il 65% dei voti. Mussolini disponeva ora di una maggioranza di 374 su 535.

Il 10 giugno 1924, Matteotti che con un forte discorso alla camera denunciò i brogli e le violenze elettorali, fu rapito e ucciso da una squadra fascista.

Scosse profondamente l’opinione pubblica, alcuni suoi sostenitori presero le distanze dal fascismo.

Le opposizioni decisero di non partecipare ai lavori parlamentari per protesta affermando di non riconoscere la legittimità morale e politica di un parlamento dominato da fascisti (denominato secessione dell’Aventino).

Mussolini poté riprendere in pugno la situazione anche utilizzando lo spauracchio dell’azione delle milizie fasciste.

Epilogo famoso discorso del 3 gennaio 1925 con cui egli si assunse le responsabilità del delitto Matteotti, iniziando il percorso che avrebbe portato all’instaurazione della vera e propria dittatura.

Il regime fascista

Il progetto di Mussolini, a partire dal 1925, mirò alla fascistizzazione dello Stato e della società civile (subordinazione al potere fascista e alla sua ideologia di tutti gli ambiti della vita).

Punto di partenza furono le leggi “fascistissime” del 25-26 ispirate dal giurista Alfredo Rocco:

  • Il capo del governo fu reso responsabile solo dinnanzi al re, non più di fronte al parlamento
  • Il parlamento non poteva discutere alcuna legge senza preventivo consenso del governo
  • Fu soppressa la libertà di associazione, mettendo fuori legge tutti i partiti antifascisti con pene sino a trent’anni
  • Tutta la legislazione riguardante l’amministrazione dello stato venne sottratta al parlamento e attribuita al governo
  • Furono abolite le elezioni amministrative e soppresse le autonomie locali sostituendo i sindaci elettivi con i podestà nominati dal sovrano
  • Furono chiusi i giornali antifascisti e tutta la stampa fu sottoposta a un severo controllo
  • Fu reintrodotta la pena di morte (abolita nel 1889) per reati come gli attentati alla vita del re o del capo del governo
  • Fu istituito il tribunale speciale per la difesa dello stato (1927) formato da ufficiali della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale

Questi provvedimenti abolirono di fatto la libertà democratica e il dibattito politico, impedendo e reprimendo ogni forma di opposizione.

Il potere legislativo risultò totalmente subordinato all’esecutivo, o meglio al “duce”; il parlamento assunse una funzione puramente formale accentuata dalla legge elettorale del 1928. (Come un plebiscito, l’elettore poteva dire sì o no a 400 candidati fascisti.)

La violenza squadrista non era più necessaria dal momento in cui il regime aveva perfezionato tutti i suoi mezzi repressivi grazie al tribunale speciale, alla Milizia e all’efficientissima Ovra (polizia segreta).

Organo supremo del partito era il Gran Consiglio del Fascismo che fu costituzionalizzato nel 1928.

Sul piano sindacale, il fascismo abolì ogni libertà di contrattazione, conducendo l’attività sindacale verso il fascismo.

Tutti i settori del lavoro vennero organizzati in corporazioni enunciate nella Carta del lavoro del 1927.

Con gli anni trenta, il fascismo venne assumendo le caratteristiche di un regime totalitario.

Un punto fondamentale di tale strategia fu il controllo dell’informazione, ottenuto sia proibendo la stampa antifascista, sia controllando la grande stampa quotidiana, sia creando enti, come quello radiofonico (Eiar) e quello cinematografico (Istituto Luce).

Cesare Mori e la lotta alla mafia

Cesare Primo Mori (Pavia, 22 dicembre 1871 – Udine, 5 luglio 1942) è stato un prefetto e politico italiano. Fu senatore del Regno. È passato alla storia col soprannome di Prefetto di Ferro.

Mussolini era appena rientrato da una visita ufficiale in Sicilia (a Palermo e Trapani) e decise di stroncare la mafia inviandovi Mori e poi anche il giudice Luigi Giampietro come procuratore generale.

Mori fu nominato prefetto di Trapani, dove arrivò il 2 giugno 1924 e dove rimase fino al 12 ottobre 1925.

Come riesce a stroncare la mafia:

  • Ritira subito tutti i permessi d’armi, e nel gennaio 1925 nomina una commissione provinciale che provvede ai nullaosta (resi obbligatori) per il campieraggio e la guardianía, attività tradizionalmente controllate dalla mafia.

Dopo l’ottimo lavoro in provincia di Trapani, Benito Mussolini nomina Mori prefetto di Palermo, dove si insedia il 20 ottobre 1925, con poteri straordinari e con competenza estesa a tutta la Sicilia, al fine di sradicare il fenomeno mafioso nell’isola.

Questo il testo del telegramma inviato da Mussolini: «Vostra Eccellenza ha carta bianca, l’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi».

Mori si insediò a Palermo il 1 novembre dello stesso anno e vi rimase fino al 1929. Qui attuò una durissima repressione verso la malavita e la mafia, colpendo anche bande di briganti e signorotti locali, anche attraverso metodi extralegali (fra cui la tortura, la cattura di ostaggi fra i civili e il ricatto), con l’esplicito appoggio di Mussolini, otterrà significativi risultati e la sua azione continuerà per tutto il biennio 1926-27.

Mori “arrestava anche fascisti, se per questo: convinto che la mafia sin da allora fosse trasversale agli schieramenti politici” (Marco Travaglio).

Il 1º gennaio 1926 compì quella che è probabilmente la sua più famosa azione, e cioè quello che venne ricordato come l’assedio di Gangi, paese roccaforte di numerosi gruppi criminali.

Con numerosi uomini dei Carabinieri e della Polizia passò quindi al rastrellamento del paese casa per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari.

I metodi attuati durante quest’azione furono particolarmente duri e Mori non esitò ad usare donne e bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi.

Fu proprio per la durezza dei metodi utilizzati che venne soprannominato Prefetto di Ferro. Inscrittosi intanto al Partito Nazionale Fascista, nel 1927 arrestò e fece condannare all’ergastolo Vito Cascio Ferro, boss della mafia siciliana e americana.

Nel 1929 Mussolini decide di porre a riposo il prefetto Mori facendolo cooptare nel Senato del Regno.

La propaganda fascista dichiara orgogliosa che la mafia è stata sconfitta: tuttavia l’attività di Mori aveva avuto drastici effetti soltanto su figure di secondo piano, lasciando in parte intatta la cosiddetta “cupola” (composta da notabili, latifondisti e politici), la quale riuscì a installarsi all’interno delle federazioni del fascio siciliane.

Risultati dell’azione di Mori

Ancora oggi si discute sui metodi impiegati da Mori nella sua lotta al fenomeno mafioso.

Indubbiamente la sua azione fu vigorosa ed efficace: ebbe la fama di personaggio scomodo per la sua capacità di colpire molto in alto, senza curarsi dell’opposizione di molti fascisti della prima ora.

Alla fine degli anni venti, il “prefetto di ferro” era un personaggio estremamente noto ed alcune sue imprese, che la macchina propagandistica del regime copriva di consensi plebiscitari, erano giunte a rasentare la popolarità di Mussolini.

Cesare Mori non si fece problemi nemmeno a perseguire (con il consenso del Duce) sia l’uomo più in vista del fascismo in Sicilia, Alfredo Cucco, sia l’ex ministro della Guerra, il potente generale Antonino Di Giorgio.

Molti mafiosi dovettero emigrare negli Stati Uniti dove furono accolti e aiutati da Cosa Nostra americana.

I cardini principali dell’azione di Mori – forte della carta bianca che gli era stata attribuita, e assistito da uomini forti quali il nuovo Procuratore Generale di Palermo, Luigi Giampietro, e il delegato calabrese Francesco Spanò – furono:

  • Cogliere un primo importante successo con un’operazione in grande stile per riaffermare l’autorità dello Stato e dare un segnale forte (l’occupazione di Gangi).
  • Riottenere l’appoggio della popolazione impegnandola direttamente nella lotta alla mafia.
  • Creare un ambiente culturalmente ostile alla mafia, combattendo l’omertà e curando l’educazione dei giovani e stimolando la ribellione contro la mafia
  • Combattere la mafia nella consistenza patrimoniale e nella rete di interessi economici.
  • Ripristinare il normale funzionamento e sviluppo delle attività produttive della Sicilia.
  • Condannare con pene severe e implacabili i criminali sconfiggendo il clima di impunità.

La sua strategia si basava anche sul seguente schema: i mafiosi appartenevano essenzialmente al ceto medio rurale (gabelloti, campieri, guardiani e sovrastanti) e tenevano in soggezione sia i grandi proprietari, sia i ceti più poveri.

Eliminato il “ceto medio mafioso”, i latifondisti si sarebbero liberati del doppio ruolo di vittime dei mafiosi e, al tempo stesso, di bersagli della rabbia popolare che li vedeva in combutta con la mafia.

L’azione di Mori si rivelò in tutta la sua clamorosa efficacia sin dal primo anno: nella sola provincia di Palermo gli omicidi scesero da 268 nel 1925 a 77 nel 1926, le rapine da 298 a 46, e anche altri crimini diminuirono drasticamente.

Dopo il suo congedo, vi fu una momentanea recrudescenza del fenomeno mafioso in Sicilia.

Come scrisse nel 1931 un avvocato siciliano in una lettera indirizzata a Mori: «Ora in Sicilia si ammazza e si ruba allegramente come prima. Quasi tutti i capi mafia sono tornati a casa per condono dal confino e dalle galere...».

«La misura del valore di un uomo è data dal vuoto che gli si fa dintorno nel momento della sventura»

2. Italiano

Il Neorealismo – l’impegno per la ricostruzione

La metà del XX secolo fu segnata dal nuovo vigore del dibattito culturale. La fine del Secondo conflitto mondiale, la Resistenza contro i nazifascisti impongono la nuova parola d’ordine dell’“impegno” (dovere civico).

Già nel romanzo di Elio Vittorini, Conversazioni in Sicilia, l’impegno era sollecitato da come una responsabilità umana da parte dell’intellettuale, come un bisogno interiore (ancora velleitario).

Anche nel romanzo di Cesare Pavese, Il Carcere, la volontà di impegnarsi veniva ostacolata dalle ansie e le paure dell’io.

Man mano però il concetto si consolidò in direzione politico-sociale.

La ricostruzione avviata in quegli anni evidenziava i gravi problemi dell’Italia di allora:

  • Le ferite lasciate dal fascismo e dall’occupazione nazista della Penisola
  • La miseria e la disoccupazione che pesavano sui ceti popolari
  • Gli squilibri tra aree avanzate e aree depresse del Paese (Mezzogiorno)

Tale questione si espresse sulla rivista “Il Politecnico” di Vittorini, vicina fin dalla testata all’Illuminismo civile coltivato da Carlo Cattaneo.

Sul piano letterario, l’impegno era visto come un dovere di critica verso la letteratura del passato.

I neorealisti mossero forti critiche verso opere e scrittori del ventennio fascista, giudicati conniventi con il regime.

Vennero così rifiutate esperienze come il frammento e la poesia ermetica, espressioni di malattia morale della borghesia.

La letteratura del decadentismo era nel suo insieme ad essere accusata di eccessivo distacco dalla realtà e dalle masse.

Vittorini e gli intellettuali a lui vicini auspicavano una letteratura che si misurasse con i problemi sul tappeto, quasi una sorta di esame di coscienza collettivo.

Nella loro ottica serviva un’arte capace di rappresentare le questioni concretamente aperte nella società italiana.

Lo stesso termine “Neorealismo” ci rivela che siamo davanti a un’idea di arte non come invenzione ma della realtà, come rispecchiamento di essa.

Da qui la scelta di ambienti e personaggi umili ed emarginati, dimenticati dalla letteratura comune.

Oltre a testimoniare i problemi esistenti, bisognava contribuire a risolverli.

Occorreva dunque una letteratura pedagogica, capace di comunicare un messaggio di speranza e di rinnovamento sociale, etico e dell’umanità.

Tale proposto suggerì figure eroiche scomparse dai romanzi novecenteschi, abitati da inetti e antieroi.

La letteratura neorealistica si applicò soprattutto a quattro campi tematici

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Sintesi

Introduzione criminalità - Tesina

Questa tesina vuole descrivere il tema della criminalità, connettendolo a vari argomenti d'esame, tra cui: il fascismo e il prefetto di ferro in Storia, la Ricostruzione e Pasolini in Italiano, la Magistratura e il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie in Diritto, la stretta creditizia e il fenomeno di "spiazzamento" del settore privato e l'attività di usura in Scienze delle finanze.

La tesina di maturità propone anche altri argomenti come: le banche e le funzioni dell'impresa bancaria e la legislazione bancaria in Economia aziendale, forms of computer crime and how to ensure greater security in Inglese, in Matematica le condizioni di certezza con effetti differiti e gli investimenti finanziari e infine in Informatica il fenomeno degli hackers, il problema di sicurezza nelle reti aziendali e le tecniche di protezione.

Collegamenti

Criminalità - Tesina

  • Storia - Il fascismo e il prefetto di ferro.
  • Italiano - La Ricostruzione e Pasolini.
  • Diritto - La Magistratura e il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie.
  • Scienza delle Finanze - La stretta creditizia e il fenomeno di "spiazzamento" del settore privato e l'attività di usura.
  • Economia aziendale - Le banche, le funzioni dell'impresa bancaria e la legislazione bancaria.
  • Inglese - Forms of computer crime and how to ensure greater security.
  • Matematica - Le condizioni di certezza con effetti differiti e gli investimenti finanziari.
  • Informatica - Hackers, il problema di sicurezza nelle reti aziendali e le tecniche di protezione.
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