Istituto Comprensivo Statale
“G. Tancredi-V. Amicarelli”
Monte Sant’Angelo
Anno Scolastico 2013/2014
Ipertesto
Alunno: Pierpaolo di Martino
Classe III sez. A
La criminalità organizzata: la mafia
Geografia
C
E USA
Italiano tecnologico
N Il giorno della ecomafia
T
Della
’ Civetta
A
L
E A
T N Musica
T N Francese la musica
E I Le milieu psichedelic
R Storia a-Il
A D La mafia padrino
T I
U
R S
A Scienze
O Arte
I pericoli
L Il mercato
Delle
I Nero
Droghe
T Delle
U Opere
D D’arte
Inglese
I Ed. fisica Pope J. P.
N Il doping II M.
E Teresa
Of
La mafia
9 giugno 1943: gli Alleati sbarcano in Sicilia, travolgono le difese italo-tedesche e,
in poche settimane, occupano l’isola (Sicilia). Cade il Fascismo e cominciano due
anni durissimi che, tuttavia, portano alla liberazione dell’Italia dalla guerra e dalla
dittatura. Nel corpo della nuova Italia avviata verso la democrazia, però, viene
iniettato un virus destinato a consumare le sue energie migliori: la mafia.
Il termine mafia è generalmente riferito ad una particolare e specifica tipologia di
organizzazione criminale.
Le organizzazioni del genere più famose sono attualmente note come Cosa Nostra,
in Sicilia; ‘ndrangheta, in Calabria; camorra, in Campania; Sacra corona unita, in
Puglia.
Storia
Nell'età moderna prima, e contemporanea poi, l’Italia e la Sicilia sono in una
situazione di legalità frammentata: i signori feudali in concorrenza con i deboli
poteri centrali; i deboli esposti allo strapotere dei signori e degli sbirri; i deboli ceti
produttivi e mercantili soggetti alle soperchierie di funzionari e baroni. La violenza,
in questo contesto premessa per la sicurezza, si privatizza: i signorotti del posto
hanno i loro sgherri, l'Inquisizione ha i suoi ufficiali ed agenti, le corporazioni hanno
le loro compagnie d'armi,...
Nel corso del XX secolo le aggregazioni rette dalla legge dell'omertà del silenzio
consolidarono un'immensa potenza in Sicilia e riemersero dopo la seconda guerra
mondiale.
Negli anni Settanta, Cosa Nostra mandò emissari in Sicilia dove esportò i lucrosi
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metodi malavitosi praticati oltreoceano. Essa si specializzò nel nuovo affare del
secolo: la droga, creando tra New York e Palermo un ponte, che in un batter
Gli ambiti delle attività illecite sono molteplici: dallo spaccio di droga al controllo
dei finanziamenti per la costruzione di opere pubbliche, dalle estorsioni ai
rapimenti.
Le organizzazioni appartenenti al genere hanno una propria e tipica struttura, e
spesso adottano comportamenti basati su un modello di economia statale, ma è
parallela e sotterranea.
Nel 1982, il Parlamento decise di approvare la legge “La Torre”: legge presentata
anni prima in Parlamento dal deputato comunista Pio La Torre, ucciso per ordine
del boss Totò Riina.
Subito dopo, a Palermo, il procuratore capo Antonino Caponetto istituì un pool
antimafia, costituito da quattro magistrati, tra i quali vi erano Falcone e
Borsellino.
L’impegno dello Stato nella lotta contro la criminalità organizzata ebbe come
risposta l’assassinio di decine di persone tra funzionari, magistrati e agenti delle
forze dell’ordine. Tra questi il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa,
ucciso a Palermo nel 1982, inviato in Sicilia in qualità di prefetto, con poteri
speciali proprio per debellare il fenomeno mafioso, e i magistrati Giovanni Falcone
e Paolo Borsellino, uccisi nel 1992 insieme agli uomini della loro scorta.
A partire dagli anni cinquanta del XX secolo, al fine di contrastare più
efficacemente il fenomeno, si cominciarono a varare alcuni provvedimenti
legislativi in tema, come ad esempio l'introduzione del reato di associazione di
tipo mafioso, la creazione di alcuni organismi ad-hoc quali l'alto commissario per
il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, la direzione
investigativa antimafia, la direzione nazionale antimafia ed anche l'introduzione
di un regime carcerario speciale, il cosiddetto 41 bis.
Importante anche il contributo che hanno dato alcuni soggetti: Leonardo Vitale,
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definito spesso come il primo pentito di cosa nostra, e intellettuali come Giuseppe
Il giorno della civetta
Leonardo Sciascia nasce l'8 gennaio 1921 a Racalmuto, in provincia di Agrigento,
primo di tre fratelli da un impiegato, Pasquale Sciascia, e da una casalinga,
Genoveffa Martorelli. La madre proviene da una famiglia di artigiani, mentre il
padre è impiegato presso una delle miniere di zolfo locali. La storia dello scrittore
ha le sue radici nella zolfara dove hanno lavorato il nonno e il padre.
A Caltanissetta trascorrerà gli anni più indimenticabili della sua vita.
Richiamato alla visita di leva viene considerato per due volte non idoneo, ma alla
terza viene accettato e assegnato ai servizi sedentari.
Nel 1941 consegue il diploma magistrale e nello stesso anno si impiega al
Consorzio Agrario, occupandosi dell'ammasso del grano a Racalmuto, dove
rimane fino al 1948. Ebbe così modo di avere un rapporto intenso con la piccola
realtà contadina.
Nel 1944 si unisce in matrimonio con Maria Andronico, maestra nella scuola
elementare di Racalmuto. Maria Andronico e Sciascia avranno due figlie, di nome
Laura e Anna Maria.
Muore a Palermo il 20 novembre 1989.
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Il giorno della civetta
Il giorno della civetta è un romanzo di Leonardo Sciascia, terminato nel 1960 e
pubblicato per la prima volta nel 1961 dalla casa editrice Einaudi.
Il racconto trae lo spunto dall'omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista
comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947 ad opera della mafia.
Sciascia aveva già iniziato a scrivere di mafia nel 1957 recensendo il libro di
Renato Candida, comandante dei carabinieri ad Agrigento, al quale si è ispirato
per tratteggiare il personaggio del Capitano Bellodi, protagonista del romanzo.
Salvatore Colasberna, presidente dell’impresa edilizia Fara, viene ucciso nella
piazza Garibaldi, mentre sale sul pullman per Palermo.
All'arrivo dei carabinieri, i passeggeri si allontanano alla chetichella, l'autobus
resta vuoto e rimangono soltanto l'autista e il bigliettaio, che comunque non si
ricordano chi fossero i passeggeri. Il venditore di panelle, rimasto a terra al
momento del delitto è scomparso. Un carabiniere lo trova all'ingresso della
scuola elementare mentre vende i suoi prodotti e lo accompagna dal maresciallo.
Ma lui sa nulla dice di non essersi accorto nemmeno dello sparo. Dopo due ore di
interrogatorio il panellaro ricorda che, all'angolo tra via Cavour e piazza
Garibaldi, verso le sei, ha sentito due spari provenire da un sacco di carbone
situato vicino al cantone della chiesa.
Le indagini vengono affidate al capitano Bellodi, comandante della compagnia di
C., emiliano di Parma, in servizio nell'arma in nome di alti ideali, non
condividendo, peraltro, il clima di omertà che caratterizza la Sicilia e i suoi
abitanti. Intanto in un bar di Roma, un'importante persona politica chiede ad un
onorevole del suo partito, di far trasferire Bellodi, a causa dei problemi che sta
creando, designando l'omicidio di Colasberna come omicidio mafioso.
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Bellodi intanto interroga un proprio confidente: Calogero Dibella detto
Parrinieddu. Il capitano riesce a sapere il nome di Rosario Pizzuco, il possibile
mandante.
Il capitano riceve il nome del presunto omicida, Diego Marchica detto
Zicchinetta, dalla moglie di Paolo Nicolosi, un potatore scomparso e
certamente ucciso per aver riconosciuto l'assassino, visto le coincidenze che
accompagnano la sua scomparsa.
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Collegamenti interdisciplinari
- Italiano: Il giorno della civetta
- Geografia: USA
- Tecnologia: Ecomafia
- Musica: La musica psichedelica - Il padrino
- Arte: Il mercato nero delle opere d'arte
- Inglese: Pope J. P. II - Madre Teresa di Calcutta
- Educazione fisica: Il doping
- Scienze: I pericoli delle droghe
- Francese: Le milieu