Il corpo umano
Visioni e interpretazioni dalle origini del mondo a oggi
Chiara Martellucci
Classe VDL
Liceo scientifico sperimentazione Brocca
A.s. 2010/2011
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“Gli esseri umani sono divisi in due: mente e corpo. La mente abbraccia tutte le più nobili aspirazioni: come poesia e filosofia… Ma chi si diverte di più è il corpo!”
(Woody Allen, Amore e guerra, 1975)
“Mente e corpo”, Serena Usuelli
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Introduzione
In questo documento ho cercato di includere tutti gli elementi che ho ritenuto opportuno approfondire riguardo agli argomenti da me scelti per affrontare un così vasto campo quale le diverse interpretazioni del corpo.
Sin dagli inizi del mondo, il corpo umano ha suscitato molto interesse, in qualità di una macchina tanto complessa quanto perfetta, che si comporta e si modifica a seconda di quello che succede innanzitutto nella realtà esterna, ma anche nella mente e nell’anima, in relazione perciò a stati d’animo, sentimenti e passioni.
Il corpo, questo insieme fisiologico di carne, ossa e pelle, è stato oggetto di studi medici che hanno portato a un’evoluzione e ad un progresso scientifico notevole, che, di conseguenza, si è determinato nei vari periodi storici e ha suscitato interpretazioni filosofiche diverse.
Il mio lavoro si incentra sul percorso che la visione del corpo umano ha affrontato nel tempo, soprattutto dal 1800 a oggi, in molteplici discipline e materie.
“Devo sempre ricordare di avere un corpo poco collaborativo. Quando penso di sovrastarlo, mi ricorda che è più forte!”
(Anonimo)
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La ricerca della perfezione
“Il mio corpo è più del mio corpo. Io non ho un corpo, io sono un corpo”
(Emmanuel Mounier)
L’uomo non è sicuramente costituito solo dal corpo inteso come insieme biologico di parti anatomiche, ma si contraddistingue dagli altri esseri viventi anche grazie alle facoltà mentali che possiede.
Ma in che rapporto stanno corpo e mente?
Questa è una domanda che il genere umano si è sempre posto sin dalle origini del mondo, evolvendosi. Attualmente credo si possa parlare più di degenerazione che di evoluzione perché con il passare dei secoli si sono vissuti periodi molto diversi: alcuni positivi in cui si è creduto nel progresso sociale, altri più negativi in cui è crollata ogni certezza.
È ancora difficile stabilire che epoca stiamo vivendo adesso, ma mi sento di dire che c’è poco da essere ottimisti.
Nella filosofia, nell’arte, nella storia, nelle letterature e in tutta la cultura, la concezione del corpo ha subito diversi giudizi e diverse interpretazioni.
Tra il 450 e il 445 a.C., Policleto, scultore in epoca classica, realizzò il Doriforo (δορυφορος, “Portatore di lancia” in greco antico) che rappresenta molto probabilmente l’ideale raffigurazione del mitico eroe greco Achille. Il Doriforo, nell’immaginario collettivo, non è altro che l’incarnazione stessa dell’ideale classicistico.
Policleto, infatti, con quest’opera fissa un canone proporzionale che prevede che il corpo sia attentamente studiato, non tanto nelle sue particolarità anatomiche, ma soprattutto nelle sue misure. Ciò a cui tende l’artista è un fisico perfetto nel suo insieme: ogni singola parte sta al tutto come avverrebbe in un reale corpo umano.
In pratica la sua ricerca di perfezione è proprio nel dialogo e nel confronto tra reale e ideale. I rapporti alla base del suo canone sono rilevati da concrete misure effettuate sugli uomini; ideale è l’effetto a cui tende, scartando ogni difetto che, seppur minimo, è sempre presente in ogni singolo individuo.
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La ricerca di un corpo perfetto, elegante e armonioso comincia perciò moltissimi secoli fa, e questa statua è il manifesto del culto della bellezza nella Grecia classica.
Nel ventunesimo secolo i parametri di giudizio sono molto cambiati: l’influenza dei media e di una società che mira solo al successo e al profitto e che tralascia sempre più la felicità, spinge sempre più persone in tutto il mondo a standardizzare e strumentalizzare il proprio corpo secondo un certo prototipo.
Questo causa spesso ossessioni maniacali verso il proprio fisico e, nell’altro senso, una discriminazione per i “diversi”, coloro che magari sono semplicemente rimasti loro stessi. Tale fenomeno si riscontra soprattutto nei giovani, che sono più facilmente condizionabili da chi di professione fa il manipolatore di coscienze!
Disturbi psicologici molto seri sono per esempio l’anoressia e la vigoressia (o anoressia inversa).
L’anoressia è una vera e propria malattia che induce il soggetto a rifiutare il cibo poiché si vede sempre troppo in carne e non si sente quindi accettato dagli altri. Una persona che soffre di questa ossessione, si provoca da sola una serie di patologie dovute alla carenza di sostanze nutrienti, unite alla depressione causata dalla mancanza di autostima e di amor proprio.
Con il termine vigoressia si intende la tendenza, quasi compulsiva, di avere un fisico in forma. Gli individui affetti dal disturbo, principalmente uomini ma è in aumento anche nelle donne, sono alla ricerca perenne di un corpo assolutamente perfetto, tonico, muscoloso, atletico, e diventano eccessivamente critici ed intolleranti per qualsiasi minima imperfezione. Queste persone dedicano un’enorme quantità di tempo, risorse e denaro nella cura del corpo frequentando assiduamente palestre, saune, centri fitness, negozi specializzati in prodotti alimentari ipocalorici, leggendo riviste specializzate del settore, senza sentirsi mai completamente soddisfatti. La vigoressia può diventare una vera e propria dipendenza tanto da compromettere le diverse aree di funzionamento dell’individuo come quella fisica, sociale, lavorativa ed economica.
Altro fenomeno che si sta sempre più diffondendo è il ricorso a ritocchi chirurgici per cercare di perfezionare il proprio fisico. Ciò comporta un grande investimento economico, un metodo di intervento invasivo e una convalescenza lunga e dolorosa. La percentuale di buona riuscita dell’operazione non è neanche così elevata, tanto che si vedono spesso persone completamente rovinate a causa di un capriccio.
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“Mens sana in corpore sano”. Come recita una famosa frase di Giovenale “(dalle Satire), quindi mi chiedo come si possa essere persone equilibrate e mentalmente stabili in corpi di plastica o fisici deturpati.
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La concezione del corpo nella filosofia
Il concetto di corpo è stato da sempre analizzato dal punto di vista filosofico e la sua interpretazione si è notevolmente trasformata nel corso degli ultimi secoli.
Noti filosofi del 1800 e del 1900 hanno studiato tutto ciò che influenza, sia positivamente sia negativamente, l’esistenza umana. Nuclei centrali di tale analisi sono stati, appunto, l’attività di pensiero, l’importanza dell’elemento fisico e materiale e il loro rapporto: talvolta simbiotico, altre volte antitetico.
Schopenhauer, filosofo irrazionalista e pessimista vissuto tra il 1788 e il 1860, scrive la sua opera più importante nel 1818 (pubblicata poi l’anno seguente): “Il mondo come volontà e come rappresentazione”. Qui, oltre a caratteri della filosofia orientale, riprende il dualismo tra fenomeno e noumeno di due grandi filosofi del passato: Kant e Platone, contrapponendosi al monismo di Hegel. Secondo Schopenhauer il fenomeno è tutto ciò che possiamo conoscere, ma quello che ci circonda è solo un’illusione, definita il velo di Maya.
Oltre questo velo esiste il noumeno che corrisponde alla vera realtà e alla volontà di vivere: un’energia vitale irrazionale, senza scopo, cieca, eterna e unica. Quest’ultima caratteristica significa che questa forza investe ogni cosa e si manifesta sul corpo sotto forma di pulsioni.
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Attualità
La ricerca della perfezione (anoressia e altre patologie)
Filosofia
Arthur Schopenhauer; Friedrich Nietzsche; Sigmund Freud
Italiano
Italo Svevo; Giacomo Leopardi
Francese
Emile Zola (Les Rougon-Macquart)
Inglese
Mary Shelley (Frankenstein)
Storia
L'Aktion T4 (l'eliminazione degli imperfetti)