Estratto del documento

Tesina maturità

La comunicazione analogica e il rapporto uomo-simbolo

Simboli e simbolismi per una vita migliore

Simone Peruggio 2011

Classe V A

Liceo scientifico G. Piazzi

Esperienza del 13-05-2012 all’AIDA (Accademia internazionale delle discipline analogiche)

Simboli archetipi ed accenni alle teorie benemegliane.

Jung: studia i simboli e l’impatto che hanno a livello psicologico per l’uomo.

Nel sogno il nostro inconscio comunica i suoi desideri in maniera simbolica.

Surrealismo - Dalí: i suoi quadri nati da rappresentazioni oniriche.

Cos’è un simbolo?

Importanza assunta per l’uomo.

La comunicazione analogica e il rapporto uomo-simbolo

Coleridge

La poesia simbolista; poeti maledetti. Pascoli.

Uso dei simboli per sviluppare una comunicazione analogica più efficace.

Comunicazione analogica utilizzata dal Nazismo.

Hitler: propaganda per conquistare il potere.

Indice

Introduzione

Cos’è un simbolo

4

Jung

Teorie junghiane

4

Collegamento tra libido e simbolo

5

Inconscio collettivo, archetipi, simboli

5

Da Jung a Benemeglio

6

Il surrealismo

Il sogno, il surrealismo.

8

Salvator Dalí

9

La poesia simbolista

Caratteri generali

10

Coleridge

11

Simbolismo

Pascoli 12-13

Accenni di comunicazione analogica

13

Hitler

Fascinazione delle masse tramite una comunicazione analogica

13

Che cos’è un simbolo? Perché è così importante per l’uomo?

L’uomo usa la parola parlata o scritta per esprimere il significato di quello che egli vuole comunicare. Il suo linguaggio è pieno di simboli, ma spesso fa uso anche di segni o di immagini che non sono descritti in senso stretto. Alcuni sono semplici abbreviazioni o successioni di iniziali, come ONU, UNICEF, UNESCO; altri sono familiari marchi di fabbrica, nomi di specialità medicinali o insegne. Sebbene siano in se stessi privi di significato, essi hanno acquistato un significato riconoscibile attraverso l’uso comune o per un intento convenzionale. Tutti questi non sono simboli. Essi sono segni e non hanno altro compito che denotare gli oggetti a cui sono riferiti.

Ciò che noi chiamiamo simbolo è un termine, un nome o anche una rappresentazione che può essere familiare alla vita di tutti i giorni e che, tuttavia, possiede connotati specifici oltre il suo significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto o inaccessibile per noi. Per fare un esempio, prendiamo il caso di quell’indiano che, dopo aver visitato l’Inghilterra, tornato in patria raccontò ai suoi amici che gli Inglesi venerano gli animali dal momento che egli aveva trovato aquile, leoni e buoi nelle vecchie chiese che aveva visitato. Egli non sapeva, né lo sanno molti cristiani, che questi animali simboleggiano gli evangelisti e derivano dalla visione di Ezechiele. Ci sono poi altri oggetti, come la croce, che sono conosciuti in tutto il mondo e che tuttavia hanno un significato simbolico in particolari condizioni.

Perciò una parola, un’immagine è simbolica quando implica qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio e immediato. Essa possiede un aspetto più ampio, “inconscio”, che non è mai definito con precisione e compiutamente spiegato. Né si può sperare di definirlo o spiegarlo. Quando la mente esplora il simbolo, essa viene portata a diretto contatto con idee che stanno al di là delle capacità razionali.

Poiché ci sono innumerevoli cose che oltrepassano l’orizzonte della comprensione umana, noi ricorriamo costantemente all’uso di termini simbolici per rappresentare concetti che ci è impossibile definire o comprendere completamente. Questa è una delle ragioni per cui tutte le religioni impiegano un linguaggio simbolico o delle immagini. Tuttavia questo uso dei simboli è soltanto un aspetto del fenomeno: anche l’uomo produce simboli, inconsciamente e spontaneamente in più modi. La manifestazione più nota dei simboli è presente nel sogno.

Jung

Carl Gustav Jung è stato il più celebre tra gli allievi di Freud, ma anche il più lontano da lui. Il principale dissenso tra Jung e Freud nasce dall’interpretazione della sessualità o più precisamente della libido. Per Freud alla libido corrispondono due tipi di energie o pulsioni che dir si voglia, che si contrastano fra loro: l’energia sessuale e l’energia distruttiva (Eros e Thanatos), ove la prima risulta essere un propulsore dell’umanità, ovvero senza di essa non saremmo arrivati fin dove siamo ora.

Jung utilizza il termine libido per indicare un’energia psichica che costituisce per l’uomo una vera e propria “spinta vitale”, la quale non riguarda solo l’ambito sessuale:

- La libido deve essere il nome dell’energia che si manifesta nel processo della vita e che viene percepita soggettivamente come aspirazione e desiderio […] perciò è più prudente, parlando della libido, intendere con questo termine un valore energetico suscettibile di comunicarsi a una sfera qualsiasi di attività; potenza, fame, odio, sessualità, religione ecc.; senza che sia un impulso specifico. -

“Trasformazioni e simboli della libido”

Jung nella sua opera ha specificato che gli esseri umani non sembrano appagati dalla soddisfazione degli istinti cosiddetti primari: in ogni essere umano infatti si riscontra anche un’esigenza di creatività che si estrinseca in varie forme culturali, dalla mitologia alla tecnologia; gli uomini, insomma, agiscono come se avessero un surplus di energia libidica da applicare in attività creative.

Qual è dunque il collegamento tra libido e simbolo?

Il simbolo, secondo Jung, interviene in questo processo di trasformazione della libido nel momento in cui la tensione polare all’interno del sistema psichico raggiunge una certa intensità e l’energia cerca nuovi canali di sbocco. Se una determinata persona per esempio subisce un trauma o non riesce a raggiungere e ad ottenere l’oggetto dei suoi desideri andrà a provocare (oserei dire a crearsi da sé) una certa tensione a livello inconscio. A quel punto grazie alla censura, per evitare di ricadere in patologie nevrotiche o psicotiche, il preconscio canalizzerà quella data energia provocata da una distonia (cioè il voler avere contro l’ottenimento) verso un simbolo mistificato. La massima manifestazione a noi tutti ormai nota è quella onirica. In tutti i sogni, per quanto strani, vi è sempre l’appagamento di un desiderio inappagato, poiché nell’inconscio nulla può finire, nulla è passato o dimenticato. Fin qui le parole di Jung non sembrano differire molto dalle spiegazioni date da Freud nel “Interpretazione dei sogni”, tuttavia la differenza vera e propria risiede nell’analisi del sogno. Freud nei sogni che ha analizzato è sempre andato alla ricerca delle componenti sessuali, arrivando alle volte a fare dei ragionamenti, seppur logici, estremamente contorti, per scovare quello che magari in realtà non sarebbe servito alla guarigione del paziente, ma piuttosto a confermare le sue stesse teorie. Mi spiego meglio: in un sogno, scoprire che una giovane donzella prima di uscire di casa si fosse ricordata di prendere l’ombrello anche se fuori c’era un sole enorme, non significa solamente che desiderasse possedere un oggetto fallico (rivendicazioni sul padre o sul partner) ma magari il punto più utile era capire perché avesse la necessità di coprirsi dai raggi del sole. Forse non voleva mettere alla luce i suoi lati negativi o addirittura nascosti, chissà.

Ecco Jung invece fa proprio questo, segue il flusso della libido in maniera pluridirezionale e alla fine sceglie la direzione più marcata per risalire al sintomo o ad una sua possibile nascita.

Inconscio collettivo – Archetipi – Simboli

Mentre Freud ha sempre parlato quasi ed esclusivamente di inconscio personale, identificantesi per lo più con il rimosso infantile, Jung ritiene che, al di là di esso, esista un inconscio collettivo.

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Sintesi
  • Inglese: Coleridge
  • Italiano: Pascoli
  • Storia: Nazismo
  • Filosofia: Jung
  • Arte: Dalì e Surrealismo
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