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Quando il cinema era muto

… E i sogni erano in bianco e nero

A cura di Fabiola Piovesan

Classe 5^Es a.s. 2011/2012

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Charlie

Chaplin

The Artist Il Monello Tempi

The Oscar Moderni

Il

Cinema

Muto

America

no Il Primo

American Dopoguerra

Cinema a Negli

USA

L'Art Il

Du Grande

Cinéma Dittatore

2

Indice

Motivazione ed Introduzione ……………………………………………………… 4

Charlie Chaplin ……………………………………………………………………… 5

Il Monello …………………………………………………………………………… 7

Tempi Moderni ……………………………………………………………………… 8

Catena di montaggio ……………………………………………………………… 9

Il Primo Dopoguerra Negli U.S.A. ...…………………………………………… 12

Il Grande Dittatore ………………………………………………………………… 15

L’Art Du Cinéma …………………………………………………………………… 18

American Cinema ………………………………………………………………… 19

The Oscars .………………………………………………………………………… 20

The Artist …………………………………………………………………………… 23

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Motivazione e introduzione

Fin da piccola, anzi piccolissima, ho sviluppato una sorta di “fil rouge”, che ha caratterizzato vari momenti della mia vita: sto parlando del concetto di “movimento”.

Ciò che si muove mi ha da sempre interessato: ho cominciato a camminare molto prima di quando abbia pronunciato una parola, piuttosto che cercare di spiegarmi mi muovevo e prendevo ciò di cui avevo bisogno. E così negli anni questo atteggiamento si è ampliato ed arricchito di nuovi soggetti.

Fra gli animali ho amato il cavallo, che corre veloce e può condividere con l’uomo questa sua capacità, e poi le auto, le motociclette che fanno del movimento la loro peculiarità essenziale.

Non mi ritengo una persona stanziale, mi piace molto l’idea di “andare”, di spostarmi, di conoscere, capire e scoprire. È probabile che sia stata proprio questa specie di attrazione verso il movimento e con esso la ricerca di scoprire nuove realtà che mi ha fatto avvicinare, verso i 10-11 anni, al mondo dei manga: univo in tal modo l’approccio di una cultura lontana da noi, al sempre presente “movimento” che si concretizzava nelle immagini in movimento: i cartoni animati.

È successo così che mi sono ritrovata ad approfondire, studiare e poi ad elaborare una tesina scolastica che aveva per oggetto proprio i cartoni animati, analizzati fin dal loro apparire ed esaminati nelle loro differenze ed implicazioni, a volte sorprendenti ed inattese.

È stato un lavoro che si è rivelato per niente banale e dai risultati che spesso si allontanavano da quella immagine di innocenza e futilità che ad uno sguardo superficiale sembra avvolgere il mondo dei cartoni.

Ed arriviamo ad oggi, con l’interesse per le immagini in movimento, è inutile dirlo, mi è rimasto e proprio in quest’anno, trattando il periodo storico che abbraccia i decenni a cavallo dei due secoli scorsi, ho potuto ritrovare l’epoca in cui l’ingegno umano ha saputo dare vita ad una nuova arte: il cinematografo. È stato quindi naturale per me associare lo studio delle vicende storiche con la ricerca delle prime manifestazioni di questo nuovo modo di rappresentare le emozioni umane.

Approfondendo la conoscenza di questi anni dedicati alla sperimentazione e all’utilizzo di un mezzo di comunicazione così innovativo e dalle potenzialità ancora tutte da scoprire, mi sono imbattuta in un personaggio che fino ad allora avevo ignorato o quantomeno sottovalutato: Charlie Chaplin.

Charlie Chaplin

Charlie Chaplin, conosciuto soprattutto per aver dato vita ad un protagonista assoluto dei primi entusiasmanti anni del cinema in bianco e nero, Charlot.

Colonna portante del cinema, Charlie Chaplin è stato uno dei cineasti più influenti dell'epoca moderna e contemporanea, capace di influenzare il linguaggio e la modalità di racconto del cinema contemporaneo. Eccellente fu anche la sua capacità interpretativa che, nel corso della sua vastissima cinematografia, ha dato vita a personaggi immortali e noti ancora oggi.

Nato il 16 aprile del 1889 nei sobborghi di Londra da una famiglia già dedita alle pratiche dello spettacolo e del teatro, l'infanzia di Charlie Chaplin fu però contraddistinta dalla povertà e dal continuo passaggio tra collegi e istituti per orfani.

Charlie Chaplin si sarebbe poi contraddistinto per la grande capacità espressiva del suo volto, capace di esplodere con tutta la sua potenza sullo schermo cinematografico, nonostante la mancanza della controparte sonora: una capacità, di cui Chaplin imparò i rudimenti lavorando nella troupe di Fred Karno.

La grande svolta, però, non arriva né col teatro né con la pantomima circense: fu il cinema la passione e l'indiscusso trampolino di lancio di Charlie Chaplin. Il cinema fu un settore al quale approdò nel 1914 grazie a Mark Sennett che lo scritturò per la Keystone, sua casa di produzione.

Furono quelli gli anni in cui nacque il personaggio forse più famoso di Charlie Chaplin, caratterizzato soprattutto a livello visivo: scarpe dalla grandezza smisurata, pantaloni troppo larghi e una giacchetta lisa e aderente al corpo; tocco finale una bombetta e un bastone di bambù che, accompagnate alla straordinaria mimica dell'interprete, ne fecero una maschera che negli anni successivi riuscì a conquistarsi la celebrità ma soprattutto la fedeltà del pubblico.

Il personaggio di Charlot, questo il nome del vagabondo personificato da Chaplin, fu protagonista di moltissimi cortometraggi prodotti da altrettante case di produzione. Quello a cui veniva data vita sullo schermo era un personaggio comico che, però, racchiudeva al suo interno un universo variegato di sensazioni che vanno dal patetico, al dramma fino alla polemica di stampo sociale.

Fu probabilmente questo il motivo che lo spinse non solo a rivestire il ruolo di attore, ma anche quello di regista: Charlie Chaplin fu quindi un personaggio estremamente versatile, capace di ricoprire tutti i ruoli maggiori all'interno di una produzione cinematografica.

Attore, sceneggiatore ma anche regista diventò a breve anche produttore: fondando la United Artists, Chaplin decise di essere artisticamente indipendente.

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Parlando delle sue opere più famose, invece, non si può non nominare “Il Monello”, che, proiettato per la prima volta nel 1921, consacrò Charlie Chaplin nell'olimpo degli dei del cinema. Da lì a poco l'attore e regista si aggiudicò, giovanissimo, l'Oscar alla carriera: ad oggi nessuno è ancora riuscito a superare il record.

Non si può poi non nominare il bellissimo “Luci della città”, con il quale Chaplin si affacciò per la prima volta al sonoro, pur non abbandonando la pantomima che aveva da sempre caratterizzato i suoi lavori.

Del 1931 è invece “Tempi Moderni”, l'ultima pellicola nella quale compare il personaggio di Charlot. Avendo preso così tanto piede il sonoro, il personaggio di Charlot che, come affermava lo stesso Chaplin, “non poteva parlare”, doveva necessariamente essere abbandonato.

Un abbandono che, tuttavia, fu seguito da un altro capolavoro, questa volta realizzato in modo completamente sonoro. Parliamo de “Il Grande Dittatore”, proiettato per la prima volta nel 1940 e chiaramente ispirato al personaggio di Hitler, fu il grande addio a Charlot.

Un addio che corrisponde altresì a un'interruzione dell'attività cinematografica, che Chaplin riprese circa 7 anni dopo con Monsieur Verdoux, dopo il quale la già precedente accusa del suo filocomunismo divenne più insistente, fino a far diventare Chaplin uno dei principali bersagli del noto movimento anticomunista di McCarthy. Un'accusa che divenne concreta nel 1952 quando all'attore e regista fu proibito di soggiornare negli Stati Uniti.

Dopo due ulteriori produzioni cinematografiche Charlie Chaplin morì la notte di Natale del 1977 lasciando il mondo orfano di uno dei più grandi interpreti e registi che la storia abbia mai conosciuto.

Il Monello

“IL MONELLO” 6

Il primo lungometraggio di Charlie Chaplin si apre con una dichiarazione che si rivela una perfetta sintesi della sua commistione di comico e drammatico.

Abbandonando le marcette, che spezzano l’azione al ritmo delle gag, Chaplin affida il sorriso e la lacrima allo stesso tema musicale, senza permettere che le molte scene esilaranti interrompano la drammaticità dell’azione.

Il prologo, cupo e doloroso, fa sì che l’ingresso in scena di Charlot sia vissuto dallo spettatore come una liberazione dall’atmosfera triste che aveva fin lì avvolto il film. Da questo momento il punto di vista sulla storia e sul mondo non sarà più esterno, ma sarà quello del vagabondo, individuo al di fuori degli schemi sociali per antonomasia e del quale Chaplin si serve per le sue critiche.

Vagabondo e orfanello si completano, prendendosi cura l’uno dell’altro, splendida la scena in cui il bambino prepara la colazione; attorno a loro, ognuno ha un ruolo che segue pedissequamente, senza lasciare spazio alla fantasia o ai sentimenti.

Il medico, chiamato a curare il bambino, si rivolge all’orfanotrofio convinto che solo lì possa godere delle attenzioni appropriate. La lotta tra il direttore e Charlot vede il tentativo di conquista di un oggetto da una parte, la difesa di un figlio dall’altra.

Ma è nei personaggi chiave che Chaplin allarga il ventaglio della sua critica: il poliziotto, come in tutti i suoi film futuri, è un ostacolo in ogni situazione, fino ad essere utilizzato nel finale sfruttando ironicamente proprio il suo ruolo negativo.

Nei confronti della madre, che alla fine ritroverà il figlio abbandonato, non ci va meno leggero: dopo il misfatto ha fatto carriera, diventando ricca e famosa, salvo ricordarsi del figlio quando, cinque anni dopo, se ne trova un altro tra le braccia; a poco servono le belle qualità di cui fa mostra, il giudizio chapliniano è intrinsecamente negativo.

Ma un’alternativa, a questa società imperfetta, non si trova: nel sogno di Charlot gli uomini hanno tutti l’animo di un bambino, ma non sono immuni alla corruzione e questo slancio utopistico si conclude tragicamente.

Non rimane che adattarsi alla società, ma senza convinzione: per questo il finale è tirato via, consumato in pochi secondi, l’esatto contrario di quanto farà quindici anni dopo in Tempi Moderni, nel finale allontanamento da una società nemica.

Al di là degli intenti sociali, quest’opera come poche, anche grazie alla sua breve durata, riesce a vivere interamente della propria poesia: per il gioco della teiera sulla culla, per il bambino che cresce mostrando gli stessi tic di Charlot, per il suo sguardo quando viene portato via, l’immagine rende vana ogni parola.

Tempi moderni

“TEMPI MODERNI” 7

Chaplin, operaio in una grande fabbrica metalmeccanica, la Electro Steel Corporation, è addetto a un nastro convogliatore. Il lavoro alla catena di montaggio ha ritmi estenuanti e tutto accade sotto gli occhi del padrone, grazie a un impianto televisivo a circuito chiuso.

La legge del profitto non solo porta ad accelerare continuamente i ritmi di lavoro ma spinge anche ad escogitare una macchina per l’alimentazione automatica degli operai, al fine di evitare ogni tipo di pausa: Chaplin è la cavia designata per l’esperimento, che si conclude con un fallimento.

Un giorno, mentre lavora alla catena di montaggio, Chaplin ha una crisi da “esaurimento nervoso” che lo induce a ripetere meccanicamente i gesti cui è stato costretto, applicandoli a qualsiasi cosa o a chiunque gli capiti sotto tiro. Finisce in manicomio e, una volta dimesso, conosce la disoccupazione, quella della grande crisi.

Nel corso di uno scontro tra operai e polizia, per un equivoco viene ritenuto il capo dei dimostranti e arrestato. In prigione, sotto l’effetto della cocaina che ha involontariamente assunto, impedisce una rivolta di detenuti, il che gli consente di ottenere una posizione privilegiata, ma purtroppo anche un’anticipata scarcerazione.

Di nuovo disoccupato nonostante le credenziali ottenute dal direttore della prigione, incontra una ragazza che, orfana di madre, perde ben presto anche il padre e che, per non finire con le sorelle in un orfanotrofio, si unisce a lui.

Insieme andranno a vivere in una baracca. Ora la fabbrica riapre, ma solo per il tempo necessario a far sì che Chaplin si esibisca nella gag della manutenzione dell’enorme macchina. Poi l’operaio trova impiego come guardiano notturno in un grande magazzino.

Qui, dopo aver vissuto con la ragazza per qualche ora da “signore”, viene sorpreso da alcuni ex compagni di

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Sintesi

Storia:

Primo dopoguerra negli U.S.A;

Francese:

L'art du cinéma;

Inglese:

American cinema, the Oscar.

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