Mappa dell’arte odierna
Partendo da Christo e Jeanne-Claude, un’analisi della nuova arte del Novecento
Gabriele Casagrande
Classe V^ B Scientifico
Liceo Ginnasio Benedetto Cairoli, Vigevano
Christo e Jeanne-Claude
Mappa dell’arte nella società odierna
“Christo e Jeanne Claude sono arte: artificiale, costruita, fatta dall’uomo. Abbelliscono il mondo reale, acuiscono la nostra visione, ci rendono più consapevoli e attenti e, infine, cambiano il nostro modo di vedere le cose.” – Marina Vaizey
Con questa citazione della critica inglese Marina Vaizey possiamo riassumere tutto l’operato artistico della coppia, di vita e di arte, Christo Vladimiroff Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon.
Perché mappa? Perché Christo e Jeanne-Claude portano in sé elementi fondamentali della nuova ricerca artistica: il lavoro dell’artista non si basa più sulla sola osservazione e descrizione del mondo che lo circonda ma, attraverso un lungo lavoro concettuale e progettuale, va ad esplorare i più intimi anfratti della materia e dell’essere, portando alla luce nuove visioni del medesimo oggetto.
La formazione di Christo
Christo Vladimiroff Javacheff nasce il 13 giugno 1935 a Gabrovo, città industriale nel centro della Bulgaria, stesso anno e stesso giorno, incredibile a dirsi, in cui è venuta alla luce anche Jeanne-Claude, a Casablanca (Marocco) da una famiglia francese di tradizione militare. Il padre di Christo era proprietario di un’industria chimica che lui stesso aveva fondato a Gabrovo. La madre Tzveta Dimitrova, segretaria generale all’Accademia delle Belle Arti di Sofia fino al 1931, data del matrimonio, era fuggita in Bulgaria dalla Macedonia in seguito alle persecuzioni turche. Secondo di tre fratelli, la sua infanzia fu segnata anche dagli orrori della guerra, fra cui i cadaveri dei partigiani giustiziati nelle strade e l’entrata dell’Armata Rossa in Bulgaria nel 1944. Lo stesso Christo ricorda con affetto la bella casa di Gabrovo e anche il villaggio dove la famiglia trascorreva l’estate e proprio a questo periodo risalgono le sue prime incursioni nell’arte. Notando il suo interesse per il disegno e la sua bravura, la madre insistette perché egli andasse all’Accademia di Sofia.
Vi entrò nel 1953, dove studiò pittura, scultura, architettura e grafica, con lezioni che includevano anche nozioni di medicina come prevedeva il sistema sovietico, fino al 1956. Il realismo socialista era all’ordine del giorno e l’approccio agit-prop prevalente in tutto il blocco comunista dettava le regole per la trattazione del soggetto e per uno stile di stampo propagandista e marxista-leninista. È proprio questo condizionamento verso la propaganda che ha forse delineato in Christo uno dei caratteri fondamentali della sua futura arte, ovvero la comunicazione.
La Bulgaria era la più ligia nazione stalinista del blocco comunista, un isolato hinterland d’Europa, e Christo sapeva che se voleva vedere le opere di Matisse o Picasso doveva recarsi in Occidente. Il suo sogno era Parigi, ma la sua prima tappa fu Praga, dove per la prima volta vide i dipinti originali di grandi pittori moderni. Il 10 gennaio 1956, corrompendo una guardia di frontiera, riuscì a oltrepassare insieme ad altri il confine ceco raggiungendo così Vienna. Senza soldi e senza conoscenza della lingua, si fece ospitare da un vecchio amico del padre e successivamente si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Poi, dopo solo un semestre, si spostò a Ginevra e quindi a Parigi, sopravvivendo realizzando ritratti di personaggi dell’alta società.
Giunto a Parigi nel marzo 1958, raccomandato alla moglie del generale de Guillebon da una delle sue clienti, colpita dalla bravura del ritrattista, incontrò qui Jeanne-Claude, sua futura compagna per la vita.
Gli impacchettamenti e i primi progetti
Qui a Parigi compì passi importanti per la sua arte, oltre a eliminare il cognome dalla firma e firmandosi solo Christo, l’artista cominciò a fare largo uso del tessuto impacchettando qualsiasi cosa trovasse -sedie, carriole, lattine, donne nude, motociclette...-, dando implicitamente per assunto che qualunque soggetto fosse degno delle attenzioni dell’arte. Questo tipo di opere diverranno poi molto importanti per la carriera dell’artista che, vendendole come opere in edizione limitata ai collezionisti, contribuiranno al finanziamento dei progetti futuri. Così nei successivi anni ’60 vi furono Riviste Impacchettate, Wrapped Flower, Wrapped Roses, Wrapped Painting e altre opere di impacchettamento ancora limitato a oggetti di piccole e medie dimensioni, che fruttarono a Christo le prime stabili relazioni che lo avrebbero seguito più tardi. “Svelare occultando” David Bourdon vede questo carattere nell’arte della coppia, un tratto che accompagnerà tutto il loro operato.
Nel 1963 Christo e Jeanne-Claude parteciperanno alle mostre dei Nouveau Réalistes, gruppo fondato nel 1960 da Pierre Restany che dominava la scena artistica parigina, prima a Monaco poi a Milano, sebbene Christo non si riterrà mai parte del movimento.
Nel 1962 abbiamo la prima struttura di barili per esterni: Wall of Oil Barrels, Iron Curtain, Rue Visconti, Parigi.
Un muro di barili che blocca una stradina di Parigi, ormai occupata da pochi negozietti e raramente frequentata, mentre in passato essa era centro di un noto Cabaret e nodo importante della vita parigina.
Questa è la svolta, il distacco fra le prime opere di solo impacchettamento di piccoli oggetti quotidiani e lavori che vanno a toccare realmente il paesaggio, urbano e rurale in cui ci muoviamo.
Nel 1964 la coppia prende residenza stabile a New York, ormai centro dell’arte contemporanea.
Fra il 1967 e il 1968 abbiamo il primo edificio impacchettato, il Wrapped Kunsthalle, Berna. Il museo venne completamente rivestito in occasione del suo cinquantesimo anniversario e l’evento fu seguito da circa venti artisti di alto calibro e dozzine di partecipanti. Inoltre sempre nello stesso anno Christo e Jeanne Claude hanno la loro prima esposizione al MOMA di New York.
Nel 1969 realizza il suo primo impaccaggio su un elemento naturale di vaste dimensioni, stiamo parlando di Wrapped Coast, Little Bay, Australia. Il ripido tratto costiero che fu impacchettato con 90.000 metri quadrati di tessuto anti-erosione e 56 chilometri di corda di propilene, era lungo quasi 2,4 chilometri e largo fino a 250 metri e dal livello del mare alla spiaggia raggiungeva 26 metri di altezza sulla scogliera settentrionale.
Nel 1972 viene completato Valley Curtain, Rifle, Colorado, un enorme telone di poliammide teso sopra la vallata del Gran Canyon attraverso l’uso di cavi d’acciaio.
Fra il 1972 e il 1976 viene progettato e realizzato Running Fence, Sonoma and Marin Counties, California.
Una “muraglia” di 39,5 KM di tessuto di nylon e pali e cavi d’acciaio che si estendeva attraverso le proprietà di 55 allevatori intorno a San Francisco fino a tuffarsi nel Pacifico.
Fra il 1980 e il 1983 nasce Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida. Il progetto consistette nel circondare 11 isole della baia di Miami con 603 chilometri di tessuto galleggiante rosa. A sottolineare l’impegno ecologico della coppia, prima di avviare l’opera vera e propria, con un vasto gruppo di ingegneri e volontari provvedettero a rimuovere e smaltire le tonnellate di rifiuti accatastati su quelle isole, fino ad allora usate come discariche.
Fra il 1975 e il 1985, con ben 10 anni di progettazione, viene impacchettato il Pont Neuf a Parigi, uno dei ponti più importanti della città risalente al XVII secolo con un tessuto di poliammide dorato, scelto per la capacità di far risaltare i giochi di luce ed ombra, e corde con l’aiuto, fra gli altri, di alcuni scalatori professionisti. Dopo l’impacchettamento fu comunque possibile accedere e utilizzare normalmente il ponte.
Fra il 1984 e il 1991 viene creato il doppio progetto The Umbrellas, Japan-USA. Infatti contemporaneamente e per lo stesso periodo di tempo furono piazzati 1340 ombrelloni blu alti 6 m e di diametro 8 m in Giappone mentre in California vennero piazzati 1760 ombrelloni delle medesime dimensioni ma di colore giallo. Nelle due sedi del progetto l’effetto visivo ottenuto fu differente, infatti nello spazio limitato e prezioso del Giappone gli ombrelloni furono disposti ravvicinati e seguendo le geometrie delle risaie, mentre in USA gli furono disposti secondo uno schema libero, abbracciando tutta la vastità delle colline californiane.
Fra il 1971 e il 1995 venne realizzata Wrapped Reichstag, Berlino, con un tempo dedicato alla progettazione e al processo di burocratizzazione di 23/24 anni. Tale impacchettamento è il più grande mai realizzato da Christo. L’edificio fu ricoperto grazie all’aiuto di volontari e figure professionali varie con chilometri di tessuto in propilene e corda blu.
La Land Art
Christo e Jeanne-Claude sono forse i più grandi esponenti della corrente artistica della Land Art, una forma d’arte contemporanea sorta negli Stati Uniti d’America tra il 1967 e il 1968 caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, specie negli spazi incontaminati ma anche sul paesaggio urbano.
A partire dalla fine degli anni Sessanta l’attenzione di molti artisti si sposta dal particolare al generale e, più specificatamente, dal singolo oggetto allo spazio in cui tale oggetto è immerso. E poiché l’ambiente che ci circonda è generalmente quello naturale, la Land Art prende in considerazione spazi vastissimi, all’interno dei quali l’uomo lascia il proprio segno artistico. Da secoli soggetto di rappresentazione nell’arte, il paesaggio diventa, in questo caso, materiale artistico e occasione di recupero del rapporto dell’uomo con la natura. La scala dell’azione, pertanto, può spaziare dal piccolo oggetto da esporre in un salotto fino ad una grande spiaggia o, addirittura, a un intero gruppo di isole dell’oceano Pacifico (Surrounded Island, Christo e Jeanne-Claude). In certi casi, allora, gli interventi dei land artists possono essere percepiti solo mediante riprese fotografiche e cinematografiche realizzate da aerei o elicotteri, il che pone il non facile problema della fruibilità da parte del pubblico di realizzazioni di questo tipo. Del resto, come la natura non si preoccupa di rendere sempre visibili le sue meraviglie, anche questi artisti antepongono al risultato finale delle loro creazioni l’atto del pensarle e la fatica, anche organizzativa, del realizzarle. La Land Art interviene sull’ambiente con modalità differenti a seconda delle poetiche di ciascun autore: si va da azioni mirate a provocare un’alterazione definitiva del paesaggio come nel caso di Spiral Jetty, Robert Smithson, 1970 o altri in cui l’azione è solo temporanea, come nel caso delle opere di Christo. Per lui infatti la temporaneità dell’opera non è altro che un’aggiunta estetica ad essa, infatti l’unicità e la fragilità non possono che renderle ancora più affascinanti e meravigliose.
La poetica della coppia
“Il nostro lavoro non contiene un messaggio ma è fatto di gioia e bellezza”
– Jeanne-Claude Denat de Guillebon
La frase di Jeanne-Claude raccoglie in sé sicuramente la poetica dei due artisti: le loro opere non portano infatti con sé un messaggio ma vogliono solo trasmettere nell’osservatore quel senso di meraviglia forse andato perdendosi col passare del tempo. L’impacchettamento di grandi elementi architettonici fa sì che questi ritornino all’attenzione del loro abituale avventore.
Sintesi Christo e Jeanne Claude tesina
“Christo e Jeanne Claude sono arte: artificiale, costruita, fatta dall’uomo. Abbelliscono il mondo reale, acuiscono la nostra visione, ci rendono più consapevoli e attenti e, infine, cambiano il nostro modo di vedere le cose.”
Marina Vaizey
Con questa citazione della critica inglese Marina Vaizey possiamo riassumere nella tesina tutto l’operato artistico della coppia, di vita e di arte, Christo Vladimiroff Javacheff e Jeanne-Claude Denat de Guillebon.
Perché mappa? Perché Christo e Jeanne-Claude portano in sé elementi fondamentali della nuova ricerca artistica: il lavoro dell’artista non si basa più sulla sola osservazione e descrizione del mondo che lo circonda ma, attraverso un lungo lavoro concettuale e progettuale, va ad esplorare i più intimi anfratti della materia e dell’essere, portando alla luce nuove visioni del medesimo oggetto. Nella tesina di maturità inoltre vengono effettuati alcuni collegamenti interdisciplinari.
Collegamenti
Christo e Jeanne Claude tesina
- Arte - Christo e Jeanne Claude, John Cage.
- Letteratura Inglese - James Joyce.
- Filosofia - Nietzsche.