IL CANTO
espressione e bisogno dell’anima
Angelo Ranalli – Liceo Classico «M. Delfico» Teramo – a.s. 2010/2011
UNGARETTI: RITORNO all’ORDINE
Ricerca della classicità, della poesia pura dopo le liriche di guerra
«Le mie preoccupazioni in quei primi anni del dopoguerra
[...] erano tutte tese a ritrovare un ordine […] io rileggevo
umilmente i poeti, i poeti che cantano […] cercavo il loro
canto. [...] era il canto della lingua che cercavo nella sua
costanza attraverso i secoli […] era il battito del mio cuore
che volevo sentire in armonia con il battito del cuore dei
miei maggiori di una terra disperatamente amata»
L’ASTRATTISMO COME la MUSICA
Comunicazione attraverso nuovi accostamenti di colore
«Il colore è il tasto, l'occhio è il martelletto, l'anima è
il pianoforte dalle molte corde. L'artista è la mano che,
toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in
vibrazione l'anima umana»
Vasilij Kandinskij
«AUSCHWITZ» di GUCCINI:
La condanna della Shoah e delle guerre attraverso il canto
Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento…
Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento,
nel freddo giorno d’inverno e adesso sono nel vento, e adesso
sono nel vento
Se comprendere è impossibile, conoscere è
necessario
Primo Levi, Se questo è un uomo
NIETZSCHE: l’APOLLINEO e il DIONISIACO
Origini della cultura greca dal «canto tragico»
«Proprio in questo, nel cogliere l'essenza della vita, la tragedia e
l'arte in generale divengono la giustificazione estetica della vita.
In altre parole, l'esperienza che lo spettatore vive durante la
tragedia rende la vita possibile e degna di essere vissuta. L'uomo
attraverso la tragedia si riappropria delle sue passioni
contrastanti e realizza che gioia e dolore sono entrambi necessari,
sono entrambi presenti nella vita. Impara a godere tanto dell'uno
quanto dell'altra. Egli apprende la natura tragica della vita»
CALLIMACO: gli INNI
Ripresa ed innovazione del canto omerico
Ζηνὸς ἔοι τί κεν ἄλλο παρὰ σπονδῇσιν ἀείδειν
λώιον ἢ θεὸν αὐτόν, ἀεὶ μέγαν, αἰὲν ἄνακτα,
Πηλαγόνων ἐλατῆρα, δικασπόλον οὐρανίδῃσι;
πῶς καί μιν, Δικταῖον ἀείσομεν ἠὲ Λυκαῖον;
ἐν δοιῇ μάλα θυμός, ἐπεὶ γένος ἀμφήριστον.
Ζεῦ, σὲ μὲν Ἰδαίοισιν ἐν οὔρεσί φασι γενέσθαι,
Ζεῦ, σὲ δ᾽ ἐν Ἀρκαδίῃ: πότεροι, πάτερ, ἐψεύσαντο;
‘Κρῆτες ἀεὶ ψεῦσται:’ καὶ γὰρ τάφον, ὦ ἄνα, σεῖο
Κρῆτες ἐτεκτήναντο: σὺ δ᾽ οὐ θάνες, ἐσσὶ γὰρ αἰεί.
Inno a Zeus, vv. 1-9
LUCREZIO: SCELTA del CANTO a SCOPO DIDASCALICO
Passo tratto dal De Rerum Natura
sed veluti pueris absinthia taetra
medentes
cum dare conantur, prius oras pocula
circum
contingunt mellis dulci flauoque liquore,
ut puerorum aetas improuida ludificetur
labrorum tenus, interea perpotet amarum
absinthi laticem deceptaque non capiatur,
sed potius tali pacto recreata ualescat,
sic ego nunc, quoniam haec ratio plerumque
uidetur
tristior esse quibus non est tractata,
retroque
uulgus abhorret ab hac, uolui tibi
suauiloquenti
carmine Pierio rationem exponere nostram
et quasi musaeo dulci contingere melle,
La MUSICA del SOLE
I suoni degli archi magnetici
Le ONDE SONORE
Il canto analizzato come fenomeno fisico
« Un po' di pettegolezzo che parte da Washington raggiunge molto
rapidamente New York, anche se nessun singolo individuo che prende
parte allo spargimento della voce viaggia fra queste due città. Ci
sono due movimenti abbastanza differenti in questione, quello della
voce, da Washington a New York, e quello delle persone che spargono
la voce. Il vento, che passa sopra un campo di grano, genera un'onda
che si sparge lungo tutto l'intero campo. Qui dobbiamo distinguere
ancora fra il movimento dell'onda ed il movimento delle singole
piante, che subiscono soltanto le piccole oscillazioni [...] Le
particelle che costituiscono il mezzo realizzano soltanto piccole
vibrazioni, ma l'intero movimento è quello di un'onda progressiva.
La cosa essenzialmente nuova qui è quella che per la prima volta
consideriamo il movimento di qualcosa che non sia materia, ma di
energia propagata attraverso la materia»
GRAFICO della SINUSOIDE
Rappresentazione dell’onda sonora
y =
senx
x π/2 π 3π/2 2π
y=senx 1 0 -1 0
UNGARETTI: RITORNO ALL’ORDINE
B IOGRAFIA
Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto l'8 febbraio 1888, da genitori lucchesi. Il
padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, muore due anni dopo la nascita del poeta in
un incidente sul lavoro. La madre, Maria Lunardini, manda avanti la gestione di un forno di
proprietà, con il quale garantisce gli studi al figlio, che si iscrive in una delle più prestigiose
scuole di Alessandria, la Svizzera École Suisse Jacot.
L'amore per la poesia nasce durante questo periodo scolastico e si intensifica grazie alle
amicizie che egli stringe nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi
stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo.
In questi anni, attraverso la rivista Mercure de France, il giovane si avvicina alla letteratura
francese e, grazie all'abbonamento a La Voce, anche a quella italiana: inizia così a
leggere le opere, tra gli altri, di Rimbaud, Mallarmé, Leopardi, Nietzsche, Baudelaire,
quest'ultimo grazie all'amico Moammed Sceab. Intrattiene anche uno scambio di lettere
con Giuseppe Prezzolini.
Nel 1906 conosce Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivide
l'esperienza della "Baracca Rossa", un deposito di marmi e legname dipinto di rosso che
diviene sede di incontri per anarchici e socialisti.
Nel 1912 Ungaretti, dopo un breve periodo trascorso al Cairo, lascia l'Egitto e si reca a
Parigi, dove frequenta per due anni, alla Sorbonne e al Collège de France, le lezioni del
filosofo Bergson, del filologo Bédier e di Strowschi.
Venuto a contatto con un ambiente artistico internazionale, conosce Apollinaire, con il
quale stringe una solida amicizia, così come con Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo
Palazzeschi, Picasso, De Chirico, Modigliani e Braque.
In Francia Ungaretti filtra le precedenti esperienze, perfezionando le sue conoscenze
letterarie e il suo stile poetico.
Quando nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, Ungaretti partecipa prima alla
campagna interventista e poi si arruola, il 24 maggio 1915 quando l'Italia entra in guerra,
volontario nel 19º reggimento di fanteria. Combatte sul Carso e in seguito a questa
esperienza scrive le poesie che, raccolte dall'amico Ettore Serra (un giovane ufficiale),
vengono stampate in 80 copie presso una tipografia di Udine nel 1916, con il titolo Il porto
sepolto.
Collabora a quel tempo anche al giornale di trincea Sempre Avanti e trascorre anche un
breve periodo a Napoli, nel 1916 (testimoniato da alcune poesie, per esempio Natale).
Nella primavera del 1918 il reggimento al quale apparteneva Ungaretti va a combattere in
Francia nella zona di Champagne.
Al termine della guerra il poeta rimane a Parigi, dapprima come corrispondente del
giornale Il Popolo d'Italia, ed in seguito come impiegato all'ufficio stampa dell'ambasciata
italiana. Nel 1919 viene stampata a Parigi la raccolta di poesie francesi La guerre, che
sarà poi inserita nella seconda raccolta di poesie Allegria di naufragi pubblicata a Firenze
nello stesso anno.
Nel 1920 il poeta sposa Jeanne Dupoix, dalla quale ha due figli, Anna Maria, detta Ninon
(17 febbraio 1925) e Antonietto (19 febbraio 1930).
Nel 1921 si trasferisce a Marino (Roma) e collabora all'Ufficio stampa del Ministero degli
Esteri. Gli anni venti segnano un cambiamento nella vita privata e culturale del poeta: egli,
infatti, aderisce al fascismo firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925.
In questi anni svolge un’intensa attività su quotidiani e riviste francesi (Commerce e
Mesures) e italiane (La Gazzetta del Popolo), e realizza diversi viaggi in Italia e all'estero
per varie conferenze, ottenendo nel frattempo vari riconoscimenti di carattere ufficiale,
come il Premio del Gondoliere. Sono questi anche gli anni della maturazione dell'opera
Sentimento del Tempo; prime pubblicazioni di alcune sue liriche avvengono su L'Italia
letteraria e Commerce.
Nel 1923 viene ristampato Il porto sepolto presso La Spezia, con una sbrigativa prefazione
di Benito Mussolini, che aveva conosciuto nel 1915, durante la campagna dei socialisti
interventisti.
L'8 agosto 1926, nella villa di Pirandello, nei pressi di Sant'Agnese, sfida a duello Massimo
Bontempelli a causa di una polemica nata sul quotidiano romano Il Tevere: Ungaretti viene
leggermente ferito al braccio destro e il duello finisce con una riconciliazione.
Nel 1928 matura, invece, la sua conversione religiosa al cattolicesimo, evidente nell'opera
Sentimento del Tempo.
A partire dal 1931 svolge l'incarico di inviato speciale per La Gazzetta del Popolo e si reca
in Egitto, in Corsica, in Olanda e nell'Italia meridionale, raccogliendo il frutto delle
esperienze vissute in Il povero nella città (pubblicato nel 1949), e nella sua rielaborazione
Il deserto e dopo, che vedrà la luce solamente nel 1961. Nel 1933 il poeta raggiunge il
massimo della sua fama.
Nel 1936, durante un viaggio in Argentina su invito del Pen Club, gli viene offerta la
cattedra di letteratura italiana presso l'Università di San Paolo del Brasile, che Ungaretti
accetta; trasferitosi con tutta la famiglia, vi rimane fino al 1942. Proprio qui, nel 1939,
muore il figlio Antonietto, all'età di nove anni, per un'appendicite mal curata, lasciando il
poeta in uno stato di grande prostrazione interiore, evidente in molte delle poesie raccolte
ne Il Dolore del 1947 e in Un Grido e Paesaggi del 1952.
Nel 1942 Ungaretti torna in Italia e viene nominato Accademico d'Italia e «per chiara
fama» professore di letteratura moderna e contemporanea presso l'Università di Roma,
ruolo che mantiene fino al 1958 e poi, come "fuori ruolo", fino al 1965.
A partire dal 1942 la casa editrice Mondadori inizia la pubblicazione dell'opera omnia di
Ungaretti, intitolata Vita di un uomo. Nel secondo dopoguerra Ungaretti pubblica nuove
raccolte poetiche, dedicandosi con entusiasmo a quei viaggi che gli davano modo di
diffondere il suo messaggio, e ottenendo significativi premi come il Premio Montefeltro nel
1960 e il Premio Etna-Taormina nel 1966.
In Italia raggiunge una certa notorietà presso il grande pubblico nel 1968, grazie alle sue
intense letture televisive di versi dell'Odissea (che precedevano la nota versione italiana
del poema omerico per il piccolo schermo, a cura del regista Franco Rossi).
Nel 1969 fonda l'associazione Rome et son histoire.
Nella notte tra il 31 dicembre 1969 e il 1º gennaio 1970 scrive l'ultima poesia, L'Impietrito e
il Velluto, pubblicata in una cartella litografica il giorno dell'ottantaduesimo compleanno del
poeta.
Nel 1970 consegue un prestigioso premio internazionale dell'Università dell'Oklahoma,
negli Stati Uniti, dove si reca per il suo ultimo viaggio che debilita definitivamente la sua
pur solida fibra. Muore, infatti, a Milano nella notte tra il 1º e il 2 giugno 1970 per
broncopolmonite.
Il 4 giugno si svolge il suo funerale a Roma, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma
non vi partecipa alcuna rappresentanza ufficiale del Governo italiano.
È sepolto nel Cimitero del Verano accanto alla moglie Jeanne.
C O
RONOLOGIA DELLE PERE
1916: Il porto sepolto
1919: Allegria di naufragi
1923: Nuova edizione del Il porto sepolto, con presentazione di Benito Mussolini
L’Allegria
1931:
1932: Sentimento del tempo
1937: Il dolore
Vita d’un uomo
1940:
P OETICA
La poesia di Ungaretti crea un certo disorientamento sin dalla prima apparizione del Porto
Sepolto. Ad essa arridono i favori sia degli intellettuali de La Voce sia degli amici francesi,
da Guillaume Apollinaire ad Aragon, che vi riconoscono la comune matrice simbolista. Non
mancano polemiche e vivaci ostilità da parte di molti critici tradizionali e del grande
pubblico.
A riconoscere in Ungaretti il poeta che per primo riesce a rinnovare formalmente e
profondamente il verso della tradizione italiana, sono soprattutto i poeti dell'ermetismo,
che, all'indomani della pubblicazione del Sentimento del tempo, salutano in Ungaretti il
maestro e precursore della propria scuola poetica, iniziatore della poesia «pura». Da
questo momento la poesia ungarettiana conosce una fortuna ininterrotta. A lui, assieme a
Umberto Saba e Eugenio Montale, guardano, come un imprescindibile punto di partenza,
molti poeti del secondo Novecento.
La poesia di Ungaretti nasce in stretto rapporto con un’esperienza autobiografica
traumatica: fante nella prima guerra mondiale, il poeta scopre, improvvisamente e
dolorosamente, tutta la distanza che separa la retorica interventistica dalla realtà della vita
al fronte. È a partire da questa esperienza che Ungaretti sente l’esigenza di una nuova
poesia, questa fase della sua poesia corrisponde alla “presa di coscienza umana, della
degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione”.
fraternità
L’elemento fondamentale su cui egli lavora per trovare una nuova forma di espressione è
la parola.
In un mondo lacerato dalla guerra, il poeta rinuncia ad elaborare complessi discorsi e si
limita ad annotare pochi frammenti di straordinaria intensità. Le sue poesie sono
strettamente legate all’esperienza soggettiva, individuale, autobiografica. Egli, però, non si
limita ad esprimere in maniera diaristica e immediata le sue sensazioni e i suoi stati
d’animo; al contrario, va alla ricerca dell’essenziale, di ciò che, nella sua esperienza
individuale, ha valore universale e riguarda tutti gli uomini e sottopone le sue poesie a un
lunghissimo processo di elaborazione e di revisione formale.
Per dare centralità alla parola, Ungaretti si serve di alcune tecniche che rappresentano
una vera e propria rivoluzione nella poesia italiana. Tali tecniche, che derivano in una
certa misura da quelle dei futuristi e dei tardosimbolisti francesi, si possono riassumere tre
elementi:
poesie brevi o brevissime, spesso di poche parole, veri e propri frammenti in cui si
condensa il significato di un’esperienza complessa, ciascuna parola si carica così di
una grande ricchezza di significati;
sintassi semplificata, subordinazione ridotta al minimo ed eliminazione della
punteggiatura, ciascun elemento della frase acquista il massimo rilievo;
regolare utilizzo del verso libero, fatto spesso coincidere con una singola parola,
che richiede perciò una lettura quasi sillabata.
L’Allegria, la prima raccolta di versi di Ungaretti, si caratterizza proprio per questi elementi
e basa sulla cosiddetta “poetica della parola”: il poeta riscopre il valore originario e
profondo delle parole che usa, contrapponendosi alla retorica dannunziana.
L’Allegria si caratterizza, quindi, per i seguenti aspetti formali:
uso di versi liberi, tendenzialmente brevi e brevissimi, senza rime;
assenza di punteggiatura e semplificazione della sintassi;
ricorso a similitudini, metafore e analogie.
I punti di riferimento del poeta sono soprattutto le avanguardie del primo Novecento: i
futuristi italiani e Apollinaire. I temi affrontati sono da un lato quelli tipici del simbolismo
(l’esilio, la disarmonia interiore, la malinconia
tardo-ottocentesco e il sentimento religioso),
dall’altro quelli legati alla prima guerra mondiale (la fragilità dell’uomo, la violenza della
storia).
Un altro fondamento della poetica ungarettiana è l’uso dell’analogia (similitudine senza il
come), accostamento di cose e sensazioni apparentemente lontane e loro fusione con
l’animo che le intuisce. È un procedimento tipico della poesia decadentista e simbolista,
che Ungaretti riduce all’essenziale: non più a un fluire di immagini, ma alla vibrazione
evocativa della parola singola.
L’uso dell'analogia serve per ottenere quell’essenzialità indispensabile a chi ha rinnegato
ogni espressione logico-discorsiva.
R '
ITORNO ALL ORDINE d’avanguardia del primo Novecento,
Gran parte delle esperienze si interrompono
bruscamente con la grande guerra, che r
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Collegamenti interdisciplinari
- Italiano: Giuseppe Ungaretti (Il ritorno all'ordine)
- Storia: Francesco Guccini (Auschwitz); la Shoah
- Filosofia: Friedrich Nietzsche
- Geografia astronomica: gli archi magnetici
- Fisica: le onde sonore
- Matematica: la sinusoide (rappresentazione dell'onda sonora)
- Latino: Lucrezio (il canto)
- Greco: Callimaco (gli Inni)
- Arte: l'Astrattismo (rapporto tra la musica e l'arte di Kandinskij)