Beatrice Prolo
5^G
Liceo Classico e Linguistico Carlo Alberto
A.S. 2013-2014
Belle Époque: la rinascita della donna
“A fearless indomitable womanhood,
a fearless indomitable race”
William Rooney, nazionalista, giornalista e poeta irlandese, definiva con questa frase le donne che, tra gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, protestavano per ottenere il diritto al voto. Era un modo per dire che le donne erano forti e indomabili per far valere le proprie ragioni.
Una nuova maniera di vedere il “sesso debole” che per secoli era sottomesso all’uomo. Soprattutto negli anni della Belle Époque le donne fecero diverse manifestazioni per ottenere un posto degno nella società: alcune divennero famose per la loro eccentricità, altre per la loro forza combattiva, altre ancora per essere state tra le prime a fare il mestiere per eccellenza maschile, lo scrittore.
Olympe de Gouge fonda numerosi movimenti per l’uguaglianza e la libertà femminili.
Emilia Pardo Bazán scrive romanzi esclusivamente femminili.
Anna Maria Mozzoni dirige il giornale “La Donna” e parla delle differenze tra i due sessi nell’educazione e nell’insegnamento.
Virginia Woolf elabora numerosi trattati sulla donna e la scrittura ponendosi diverse domande a proposito.
Simone de Beauvoir segna il confine tra la vecchia generazione di scrittrici, con a capo George Sand, e la nuova.
Infine la marchesa Casati, icona di stile ed esibizionismo. Essa vive come un’opera d’arte sempre pronta ad essere ritratta o fotografata.
Lo scopo di questo lavoro è raccontare come la donna si è evoluta nel periodo della Belle Époque, quali sono le figure femminili di rilievo del tempo e come si sono impegnate per portare alto il loro nome.
Nella storia si ricordano poche donne, mentre nei romanzi sono quasi l’argomento-simbolo. Perché accade questo? La domanda che Virginia Woolf si pone è interessante. Non si troverà mai una risposta, forse, ma cominciare a pensarci è un primo passo.
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Belle Époque: la rinascita
Della donna
Nella storia della civiltà occidentale la donna è sempre stata subordinata all’uomo: le differenze tra i due sessi hanno portato il maschio a prevalere e ad occupare un posto privilegiato nella società. I primi movimenti per l’uguaglianza delle donne nascono durante la Rivoluzione francese, quando “uguaglianza, libertà e indipendenza” sono le parole d’ordine, con Olympe de Gouge. In realtà la donna finisce poi sulla ghigliottina.
Nell’ottocento la donna ha unicamente il compito di badare ai figli e alla casa. In quasi nessun Paese viene riconosciuto loro il diritto di voto, tranne che, nel 1869, nello Stato americano del Wyoming e solo nel 1920 voteranno in tutti gli Stati Uniti.
Un secolo dopo, con la Rivoluzione industriale, dall’Inghilterra, le donne prendono coscienza della loro condizione e non si riconoscono più nell’immagine di creatura debole, passiva, inferiore e si ribellano. Solo all’inizio del Novecento la loro condizione comincia a cambiare e si può parlare di “donne in movimento”: nascono organizzazioni e associazioni unite per combattere insieme contro le discriminazioni della società che da secoli le opprimeva.
Con la seconda Rivoluzione si ha la svolta definitiva con nuove opportunità di lavoro. In particolare la donna piccolo-borghese entra nel mondo dell’amministrazione pubblica. Ospedali, poste, banche e negozi si riempiono di segretarie, dattilografe, infermiere e commesse. Anche nell’insegnamento si ha un vero e proprio boom; pur essendo mal pagata, la professione di maestra è abbracciata sia dalle ragazze di estrazione proletaria sia da quelle di ceto medio.
Inoltre cambia il ruolo della donna aristocratica e alto borghese che diventa donna fatale con ai piedi uomini-schiavi da dominare: da dame di carità o scrittrici solitarie diventano giornaliste, entrano nelle università e conducono battaglie politiche.
Per quanto riguarda le donne operaie, appoggiano leggi sociali che limitano lo sfruttamento del loro lavoro: viene ridotto l’orario, alzato il limite d’età per l’assunzione dei ragazzi, proibito il lavoro in miniera, quello notturno e domenicale. Nascono le prime forme di protezione alla maternità, ma la manodopera continua ad essere sottopagata e il suo diritto all’occupazione non garantito.
Nel 1903 Emmeline Pankhurst fonda, in Inghilterra, un’organizzazione con lo scopo di riconoscere il suffragio universale femminile. Le seguaci sono dette “suffragette”.
Nel suo diario, la Pankhurst parla delle differenze nell’educazione tra maschi e femmine: “L'istruzione dei maschi era considerata un argomento molto più serio che l'istruzione delle femmine. I miei genitori discutevano la questione dell'istruzione di mio fratello come un argomento di grande importanza. Si occupavano invece molto meno dell'educazione da dare a me e alle mie sorelle. In quel periodo, l'istruzione femminile sembrava avere come obiettivo principale il modo di rendere accogliente la casa”.