La Belle Époque, la donna e le arti applicate
Liceo Scientifico Statale “Primo Levi”, San Donato Milanese
Esame di Stato a.s. 2011-2012
Candidato Elena Ceccotti
Classe A classico
III
Premessa
In seguito ribattezzata Belle Époque, al fine di mitizzarla nostalgicamente quale tempo irripetibile, il periodo compreso tra 1850/1915 si connotò per una concezione edonistica della vita: quella del gaudente, dell’esteta, colui che sceglie di non scegliere altro se non aderire all’ottica dell’habere, non haberi, certamente in linea con il sentimento di fiducia diffusosi soprattutto nella classe della nuova “aristocrazia imprenditoriale”, in relazione al dilagante benessere prodotto dal crescente sviluppo commerciale ed industriale.
Le meraviglie della tecnologia mirano al progresso: l’illuminazione elettrica si sostituisce a quella a gas, telefono, automobile e altri beni di consumo durevoli divengono d’uso comune nelle abitazioni; un’efficace rete di mezzi di comunicazione, nonché sontuosi piroscafi da crociera e vagoni confortevolmente arredati (si pensi a quelli del Grand Express, opera dell’americano George Pullman) favoriscono sempre più il cosmopolitismo di una classe borghese che celebra la propria “Belle Époque”:
- Esaltando il lusso e la mondanità, nel rispetto degli imperativi della moda.
- Vivendo alla costante ricerca del piacere, in uno stato d’irrequietezza sentimentale che vede oggetto del desiderio una nuova figura di donna (in arte ed in letteratura, come nell’ambito più pratico del lavoro, il rapporto tra i sessi si fa più complicato, la donna-angelo assume sempre più i connotati della donna-fatale: è l’inizio dell’emancipazione femminile, in una società ancora permeata di puritanesimo).
- Manifestando una grande sensibilità artistica: l’oggetto, anche il più quotidiano, si carica di valenza estetica non indifferente, da cui la nascita del design.
L’arte, che più non può prescindere dall’industria, si dirama in svariate forme di arti applicate, quale ad esempio la grafica pubblicitaria. Cartellone pubblicitario: del 1895 la prima produzione cinematografica.
Art Nouveau
Occorre che l’arte penetri dappertutto, che porti il più umile oggetto il suo marchio e il suo fascino, orni tutte le forme materiali dell’esistenza...
Occorre che dalle cornici di un quadro a un braccialetto, dalla sedia al tappeto, ogni cosa porti un’impronta e un sorriso d’arte.
Queste poche righe sono tratte dalla rivista Arte decorativa e moderna del 1902 e sintetizzano lo spirito dell’Art Nouveau.
Sviluppatosi tra 1880 e 1910 nell’ambito più generalizzato di Simbolismo ed Estetismo letterario e pittorico, l’Art Nouveau non si configura come un semplice programma di rinnovamento estetico, ma giunge a considerare l’arte esperienza totale di carattere etico e culturale, trascendente la vita e nel contempo tesa a sublimarla.
Il gusto estetizzante del Modernismo decorativo si diffonde capillarmente tra le élite socio-culturali di fin de siècle, pur assumendo peculiarità e denominazioni locali: Modern Style in Gran Bretagna, Sezessionstil in Austria, Jugendstil in Germania, Arte modernista in Spagna, Stile floreale o Liberty in Italia, Art Nouveau in Francia.
Le caratteristiche principali del movimento, comuni a tutte le varianti geografiche sono:
- Ispirazione naturalistica: elementi decorativi fitomorfi (quali petali dalle fogge fantasiose, foglie di colori evanescenti, rami intrecciati, radici avviluppate in una moltiplicazione di curve e controcurve) e zoomorfi (numerosi cigni e serpenti riproposti in chiave simbolista).
- Rappresentazione della figura umana, soprattutto femminile, spesso riletta in chiave simbolica, mitologica (frequenti le ninfe, le ondine, le dee, le danzatrici come emblema del tempo che sfugge e ritorna, con andamento circolare).
- Impiego di motivi stilistici derivanti dall’arte giapponese.
- Privilegio di linea curva e sinuosa.
Il termine Modernismo è il più utilizzato dalla critica, oggi, per indicare la portata internazionale di un movimento i cui principali canali di diffusione furono le esposizioni universali, la pubblicazione di nuove riviste dai titoli emblematici (per esempio L’art pour tous) e l’istituzione di scuole e laboratori artigianali.
Il termine Art Nouveau è attribuito per estensione al fenomeno in generale e deriva dal negozio aperto nel 1895 a Parigi da Sigfried Bing; come indica il cartello pubblicitario, esso forniva “istallazioni moderne, mobili, tinture, tappeti, oggetti d’arte”.
La metropoli di Parigi diviene così simbolo della Belle Époque: a Ville Lumière, città della luce, vera capitale del regno del piacere quale la definì la scrittrice Camille Debans, nel testo I piaceri e le curiosità di Parigi (1889).
Alla diffusione capillare del gusto Art Nouveau, in Francia, contribuiscono infatti soprattutto l’architettura e le arti applicate, dominate dal motivo fitomorfico, organicistico, floreale, che domina facciate di palazzi, balconi, arredo di interni; figura di spicco in tale ambito, l’architetto e designer Hector Guimard, autore delle entrate del Métro parigino, nonché di oggetti d’uso e d’arredo urbano (famosi i numeri civici in ferro battuto).
Nel 1889 sono inaugurati a Parigi la Tour Eiffel, spettacolare esempio di Modernismo architettonico e le Moulin Rouge, tempio del godimento notturno: il vortice brioso del can-can attrae i parigini verso locali notturni e teatri d’intrattenimento (altrettanto noti Le Chat Noir o Les Folies-Bergère).
Henri de Toulouse Lautrec, pittore e cartellonista, riveste la città di manifesti colorati, (anche grafica pubblicitaria ed industriale conobbero nell’Art Nouveau sviluppi di pregio e rilevanza) in cui annuncia balli, circhi, spettacoli teatrali.
L’incisività sintetica dell’artista sa cogliere, insieme alle gioie, anche simboli, desideri, squallori (miseria, noia, solitudine di ballerine e prostitute relegate in caffè-concerto e balere di periferia) di un’epoca talvolta bella solo per pochi: tale attitudine costituirà la principale eredità dell’odierna pubblicità.
Sarah Bernhardt
Attrice di fama internazionale, pittrice, scultrice e scrittrice, Sarah Bernhardt rappresenta senza dubbio una figura femminile di spicco nello scenario artistico di fine ’800/inizio ’900.
Detta “la voce d’oro”, Sarah Bernhardt fu:
- Particolarmente influente nel contesto dei salotti intellettuali parigini, dove trattenne conversazioni di alto livello culturale con i maggiori scrittori e filosofi del tempo: pare addirittura aver suggerito a Zola il famoso J’accuse.
- Modella d’innumerevoli manifesti (a lei il cecoslovacco Mucha deve gran parte della propria fama).
- A buon diritto, una delle Muse ispiratrici di D’Annunzio.
Sarah Bernhardt venne coinvolta nel ben noto Affare Dreyfus, che divise l’opinione pubblica francese tra Innocentisti e Colpevolisti rispettivamente contrari e favorevoli all’esito del processo che aveva portato alla condanna l’ufficiale Alfred Dreyfus (dato non irrilevante, di origine ebraica), impiegato presso il ministero della guerra, ingiustamente accusato d’aver rivelato all’addetto tedesco a Parigi segreti relativi alla difesa.
Tale caso ebbe come effetto quello di scatenare un’ondata di diffuso antisemitismo.
Dalle cronache emerge, appunto, che Sarah Bernhardt abbia insistito perché Zola pubblicasse sull’Aurore, in data 1898, la coraggiosa opposizione ad autorità civile e militare, in favore a Dreyfus: la lettera diretta al presidente Félix Faure provocò la riapertura del caso, ma solo dopo che lo scrittore ebbe scontato l’anno e mezzo di carcere cui fu condannato; molti amici e parenti, in conseguenza alle sue scelte, si allontaneranno dalla Bernhardt.
Quest’ultima, tuttavia, mantenne ed anzi così alimentò una già strabiliante notorietà (in grado di muovere le folle scatenando fermento ovunque si rechi, tanto da richiedere l’intervento della polizia), modella privilegiata di manifesti Art Nouveau, quasi simbolo vivente di questo stile: il cecoslovacco Mucha, aderendo al gusto Belle Époque caratteristico di Parigi, disegna per lei famosi manifesti (come quello in occasione dello spettacolo Gismonda, 1894), nonché gioielli, tra cui il “bracciale serpente” in oro cesellato e smalto, che, avviluppatosi in una doppia spirale sul polso, invade il dorso della mano con catenelle ad avvolgere le dita in modo simbolicamente espressivo.
Sarah Bernhardt indosserà tale prezioso gioiello, indice della predilezione Art Nouveau per la linea serpentina, in occasione della Medea (1898).
Nel testo Figures décoratives vengono espressi da Mucha stesso il procedimento operativo e l’ideologia artistica da lui seguiti: il suo linguaggio pittorico ed espressivo, come quello di molti altri artisti Art Nouveau, arricchisce tutte le componenti dell’estetica Belle Époque agli influssi orientali (nel suo caso specifico, il disegno decorativo islamico e il trattamento delle stoffe, tipico delle xilografie giapponesi).
- Storia dell'arte: Modernismo (Art Nouveau e Liberty)
- Inglese: Oscar Wilde, saggio House Decoration
- Italiano: D'Annunzio, Il piacere
- Storia: Belle Époque