Bagliore
Luisa Monica Acevedo Bizik – VAL – 2014/2015 1
Bagliore
Indice
Introduzione ......................................................................................................................................3
I. La genesi dell'esistere: sogno o incubo
Percorso filosofico
Il “velo di Maya”...........................................................................................................4
La cosa in sé..................................................................................................................5
L'essenza della realtà.....................................................................................................5
+Approfondimento: divertissement pascaliano.............................................................6
II. La fuoriuscita dal mondo fenomenico
Percorso letterario
Cuore di tenebra, J. Conrad...........................................................................................7
+Approfondimento: Kurtz's analysis from the extract “The horror!The horror!”........8
La nausea, J.P. Sartre.....................................................................................................9
+La nausea e il film “Taxy Driver”.............................................................................10
La metamorfosi, Kafka................................................................................................11
Il fu Mattia Pascal, Pirandello.....................................................................................11
+Approfondimento: trilogia metateatrale pirandelliana.............................................12
Conclusione........................................................................................................14
Indici per autore, bibliografia e sitografia.......................................................... 15
Luisa Monica Acevedo Bizik – VAL – 2014/2015 2
Bagliore
Introduzione
Perché mi capita di sentirmi al di “fuori” di me? Perché mi sento come se mi trovassi chiuso in una bolla? Perché mi sembra di vedere la mia vita da uno schermo e di non appartenere in alcun modo a essa? Perché mi sembra di essere diventato improvvisamente un automa? A cosa devo tutto ciò? È solo una sensazione fugace o qualcosa di più?
Queste sono le domande sulle quali mi sono interrogata durante quest'ultimo anno ed a cui ho cercato di dare una risposta il più possibile esaustiva in merito al rapporto fra l'uomo e il mondo. In seguito, mi sono soffermata sulle vie di liberazione dalla vita di cui si serve l'uomo moderno per rendere l'esistenza il più possibile accettabile e meno dolorosa: derealizzazione e depersonalizzazione. Si tratta di due fenomeni psicologici apparentemente contrapposti, eppure molto simili, che conducono l'uomo verso una realtà immaginaria, un'illusione, un sogno o, perché no, un incubo, se associato a disturbi depressivi più o meno gravi.
In questo breve excursus, sono partita dal presupposto che, questi fenomeni, avvengano grazie ad un costrutto mentale che impedisce all'uomo di percepire non solo la realtà ma anche i sentimenti, le sensazioni e i pensieri come propri, e non come parte di qualche capzioso gioco. Egli si ritrova così rinchiuso nella bolla fenomenica, incapace di scindere la realtà dal sogno. Ma, nel momento in cui fuoriesce dal mondo fenomenico, si ritrova dinnanzi alla cruda realtà dell'esistere, acquisisce una nuova self-awareness, che gli permette di scegliere se accettare il vuoto che lo costituisce o se, addirittura, spingersi oltre per cercare di capire il lato più profondo dell'animo.
Infine, chiuderò il mio percorso con la lettura della poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”, tratta dalla celebre raccolta “Ossi di seppia” di Montale, in quanto sintesi completa del malessere esistenziale.
Spero sia di vostro gradimento e vi auguro una buona lettura!
Luisa Monica Acevedo Bizik – VAL – 2014/2015 3
Bagliore
I. La genesi dell'esistere: sogno o incubo
In questa sezione, ho concentrato l'indagine sulla concezione schopenhaueriana della vita, per poi proseguire con un diretto confronto con il kantismo e l'hegelismo in merito. Per concludere, ho aggiunto un approfondimento in merito al fardello dell'esistenza, placabile con il cosiddetto divertissement pascaliano.
Il “velo di Maya”
Schopenhauer parte dall'impostazione soggettivistica della gnoseologia. Kant riteneva che il fenomeno era l'unica realtà accessibile all'uomo e che il noumeno non era conoscibile, in quanto era semplicemente un concetto-limite, volto a rammentare all'uomo i limiti della conoscenza. Invece, per il filosofo di Danzica, il fenomeno è illusione, sogno, mentre il noumeno è quella realtà che si “nasconde” dietro l'ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di “cogliere”.
Ne “Il mondo come volontà e rappresentazione” egli scriveva:
“E' Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esiste; perché ella rassomiglia al sogno (…). ”
Il fenomeno di cui parla Schopenhauer, oltre ad avere una valenza più coscienzialistico-soggettivistica rispetto a quella kantiana, è la rappresentazione (Vorstellung). È l'illusione che si frappone fra noi e la cosa in sé.
E questa rappresentazione necessita di due aspetti essenziali: il soggetto rappresentante e l'oggetto rappresentato, dove entrambi hanno la stessa importanza e nessuno dei due può, in qualche modo, prevalere sull'altro.
Il fenomeno, infine, si basa sulle forme a priori di spazio, tempo e causalità. Quest'ultima è l'unica categoria, che assume forme diverse in relazione al divenire, al conoscere, all'essere e all'agire.
Dato il carattere ingannevole del fenomeno, è facile concludere che per Schopenhauer “la vita è un sogno”, in quanto è costituito da un tessuto di apparenze e l'uomo, in quanto “animale metafisico”, è portato a interrogarsi sull'essenza ultima della vita.
Nessun essere, eccetto l'uomo, si stupisce della propria esistenza (…).
1 A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, par.3, in Alla ricerca del pensiero, vol. 3A, a cura di N. Abbagnano – G. Fornero.
2 Id., Supplementi a Il mondo come volontà e rappresentazione, cap. XVII, in Alla ricerca del pensiero, vol. 3A, a cura di N. Abbagnano – G. Fornero.
Luisa Monica Acevedo Bizik – VAL – 2014/2015 4
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La cosa in sé
Il noumeno schopenhauriano, in quanto entità conoscibile, risulta afferrabile dall'uomo. Infatti, se egli fosse soltanto conoscenza e rappresentazione, o una “testa d'angelo alata, senza corpo”, non potrebbe uscire dal mondo fenomenico, ossia da una rappresentazione puramente esteriore di se stesso e delle cose. Ma poiché egli è dato a se stesso anche come corpo, non si limita a “vedersi” dal di fuori, bensì “si vive” anche dal di dentro. Ed è questa esperienza di base che gli permette di fuoriuscire dal mondo fenomenico e afferrare la cosa in sé del suo essere, che non è altro che la brama o la volontà di vivere (Wille zum Leben), che costituisce la radice noumenica dell'universo, ovvero l'essenza nascosta non solo dell'uomo, ma dell'intero universo.
La “cosa in sé” kantiana, è anch'essa il noumeno, in quanto contrapposto al fenomeno, cioè all'apparenza sensibile, ma è la realtà considerata “indipendentemente” da come viene conosciuta. È un concetto-limite che serve ad arginare le pretese conoscitive dell'uomo e risulta, pertanto, inconoscibile.
L'essenza della realtà
Introduzione Bagliore - Tesina
Perché mi capita di sentirmi al di “fuori” di me? Perché mi sento come se mi trovassi chiuso in una bolla? Perché mi sembra di vedere la mia vita da uno schermo e di non appartenere in alcun modo a essa? Perché mi sembra di essere diventato improvvisamente un automa? A cosa devo tutto ciò? È solo una sensazione fugace o qualcosa di più? Queste sono le domande sulle quali mi sono interrogata durante quest'ultimo anno e a cui ho cercato di dare una risposta il più possibile esaustiva in merito al rapporto fra l'uomo e il mondo. In seguito nella mia tesina di maturità mi sono soffermata sulle vie di liberazione dalla vita di cui si serve l'uomo moderno per rendere l'esistenza il più possibile accettabile e meno dolorosa: derealizzazione e depersonalizzazione. Si tratta di due fenomeni psicologici apparentemente contrapposti, eppure molto simili, che conducono l'uomo verso una realtà immaginaria, un'illusione, un sogno o, perché no, un incubo, se associato a disturbi depressivi più o meno gravi. In questo breve excursus della mia tesina, sono partita dal presupposto che questi fenomeni avvengano grazie a un costrutto mentale che impedisce all'uomo di percepire non solo la realtà ma anche i sentimenti, le sensazioni e i pensieri come propri, e non come parte di qualche capzioso gioco. Egli si ritrova così rinchiuso nella bolla fenomenica, incapace di scindere la realtà dal sogno. Ma, nel momento in cui fuoriesce dal mondo fenomenico, si ritrova dinnanzi alla cruda realtà dell'esistere, acquisisce una nuova self-awareness, che gli permette di scegliere se accettare il vuoto che lo costituisce o se, addirittura, spingersi oltre per cercare di capire il lato più profondo dell'animo. Infine, chiuderò il mio percorso con la lettura della poesia “Spesso il male di vivere ho incontrato”, tratta dalla celebre raccolta “Ossi di seppia” di Montale, in quanto sintesi completa del malessere esistenziale.
Collegamenti
Bagliore - Tesina
- Italiano - Il fu Mattia Pascal di Pirandello (con annesso approfondimento sulla trilogia metateatrale).
- Inglese - Cuore di tenebra di Conrad.
- Francese - La nausea di Sartre (con annesso parallelismo con il film Taxi Driver di Martin Scorsese).
- Tedesco - La metamorfosi di Kafka.
- Filosofia - Il velo di Maya di Schopenhauer.