Estratto del documento

La camera distorta di Ames

La stanza di Ames è una camera dalla forma distorta in modo tale da creare un'illusione ottica di alterazione della prospettiva.

È stata inventata dallo scienziato americano Adelbert Ames nel 1946. La stanza è costruita in modo che vista frontalmente appaia come una normale stanza a forma di parallelepipedo, con due pareti laterali verticali parallele, una parete di fondo, un soffitto ed un pavimento paralleli all'orizzonte.

In realtà la pianta della stanza ha forma di trapezio, le pareti sono divergenti ed il pavimento ed il soffitto sono inclinati. Tali differenze scompaiono se si osserva la camera solo attraverso un piccolo foro sulla parete frontale.

Due persone in piedi negli angoli opposti sembrano molto diverse di statura e l'effetto è così realistico da lasciare l'osservatore senza parole. La spiegazione sta nell'attitudine del nostro sistema occhio-cervello a valutare la dimensione degli oggetti tarando rispetto alla distanza l'immagine che si forma sulla retina.

Il particolare disegno della camera non permette all'osservatore di rendersi conto delle reali dimensioni di ciò che vede quindi valuta in modo del tutto sviato. Un miglior risultato si ottiene dipingendo il pavimento a scacchi colorati e disegnando sulla parete un orologio, anch'esso distorto nel modo consueto 1.

Modello di una camera di Ames.

René Magritte

La condizione umana

condizione umana

Magritte – La condizione umana, 1933 - National Gallery Washington.

“Misi di fronte a una finestra, vista dall'interno d'una stanza, un quadro che rappresentava esattamente la parte di paesaggio nascosta alla vista del quadro. Quindi l'albero rappresentato nel quadro nascondeva alla vista l'albero vero dietro di esso, fuori della stanza.

Esso esisteva per lo spettatore, simultaneamente nella sua mente, come dentro la stanza nel quadro, e fuori nel paesaggio reale. Ed è così che vediamo il mondo: lo vediamo come al di fuori di noi anche se è solo d'una rappresentazione mentale di esso che facciamo esperienza dentro di noi.” 2

(R. Magritte)

Così come gli scienziati possono ingannare i nostri sensi, allo stesso modo possono farlo gli artisti. Chi più di tutti cercò di farlo e ci riuscì è René Magritte,

La condizione umana

pittore belga vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900. Fu eseguita nel 1933 e rappresenta una tela appoggiata su un cavalletto su cui è dipinto il paesaggio che si vede oltre il davanzale di una finestra: tela e paesaggio quindi si fondono insieme.

Magritte gioca col tema del quadro nel quadro, analizzando il confine tra realtà e rappresentazione. Se la prima impressione è che il panorama oltre la finestra sia reale in quanto rappresentato nel dipinto in primo piano, l'osservatore capisce poi che anche questo è finzione perché facente parte del quadro d'insieme che sta osservando.

Magritte, con questa opera, ha voluto rappresentare la condizione dell'uomo il quale, limitato dagli stereotipi e dalla sua mente, non vede la realtà per ciò che

La condizione umana

è ma come la vede la sua mente. Ne è svelata l'illusione ottica dovuta alla sovrapposizione del paesaggio sul cavalletto e di quello fuori della finestra ma rimane intatto il mistero del confine tra pittura e materialità, sogno e realtà, tipico del surrealismo.

L'uomo indaga continuamente la realtà, talvolta distorcendola e dandole un'immagine a proprio piacimento, proprio come accade durante l'esperimento della camera distorta.

Inoltre, sempre secondo il pittore, non tutti vedono le cose nella medesima maniera poiché, di fronte allo stesso quadro, non è detto che si veda ciò che è rappresentato allo stesso modo, si possono avere sensazioni diverse; così come di un quadro anche della realtà non sempre tutti danno una medesima versione.

Ciò può dipendere da molti fattori che modificano il modo di vedere e di comprendere le cose: può essere per esempio un sentimento forte oppure qualcosa di negativo come la paura o il terrore.

Non si sa se Magritte abbia realmente riportato nel quadro la realtà, magari ha solo dipinto ciò che lui provava nel vedere quel paesaggio, oppure ciò che avrebbe voluto vedere, ingannando a pieno lo spettatore.

E da questo inganno scaturisce un senso di inquietudine nel lettore che non comprende a pieno ciò

La condizione umana

che accade. Nel titolo probabilmente Magritte alludeva al fatto che la nostra esistenza e condizione umana è un “continuo oscillare tra realtà e l'immaginazione”, proprio come per Schopenhauer era un continuo oscillare tra dolore e noia. 3

Arthur Schopenhauer: la realtà come rappresentazione

Partendo proprio dalla visione dell'opera di Magritte “La condizione umana” si percepisce come la realtà sovente non è come ci appare.

Molto spesso, quindi sono i nostri stessi sensi, la nostra percezione o le nostre capacità a distorcere la realtà. In ambito filosofico fu Arthur Schopenhauer ad avere la convinzione che il mondo fosse solo rappresentazione.

Essa quindi per il filosofo ha due aspetti essenziali: il soggetto rappresentante e l'oggetto rappresentato. Entrambi esistono soltanto all'interno della rappresentazione, come due lati o parti di essa, tanto che non può esistere soggetto senza oggetto.

L'oggetto esiste perché vi è un soggetto che lo prende in considerazione nella rappresentazione e così il soggetto prende coscienza di sé proprio tramite il suo rapportarsi con gli oggetti.

La rappresentazione quindi, per Schopenhauer, è il risultato del rapporto necessario tra soggetto e oggetto. Rapporto in cui entrambi sono sullo stesso piano.

Per Schopenhauer esistono le intuizioni o forme a priori che sono lo spazio, il tempo: spazio e tempo sono i principi di individuazione della materia grazie alla quale le rappresentazioni appaiono ordinate in una successione temporale e disposti in precisi rapporti spaziali.

Schopenhauer riprende da Kant i concetti di fenomeno e noumeno. Il fenomeno è il prodotto della nostra coscienza, è il mondo come ci appare, mentre il noumeno è la cosa in sé, l'essenza nascosta della realtà.

Il fenomeno materiale è dunque, per Schopenhauer, solo parvenza, illusione, sogno: tra noi e la vera realtà c'è come uno schermo che la distorce e non lascia vedere come essa è veramente proprio come all'interno del quadro di Magritte.

Questo schermo è il velo di Maya di cui parla la filosofia indiana, alla quale Schopenhauer spesso si rifà. Questo velo viene definito ingannatore e per il filosofo avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo distorto.

È proprio da qui che prende spunto la mia riflessione: il mondo per il filosofo è una rappresentazione personale, un'illusione ottica propria di ciascuno.

Schopenhauer ritiene che la rappresentazione, cioè la realtà che ci si para davanti, sia nient'altro che una fotocopia mal inchiostrata, celante la vera realtà delle cose.

Come se la realtà si mascherasse rendendo difficile la reale comprensione degli avvenimenti. Per poter giungere alla realtà noumenica, quella vera, non si può quindi percorrere la strada della conoscenza razionale, visto che essa è relegata alla sfera della rappresentazione la quale ci mostrerà sempre un mondo totalmente determinato.

Se fossimo solo esseri conoscenti,

4

rappresentanti, non potremmo mai scoprire la cosa in sé, ma noi siamo anche corpo.

Attraverso l'esperienza di se stesso come corpo, l'uomo può giungere al noumeno, alla cosa in sé, senza ricorrere alle forme a priori della conoscenza.

Proprio attraverso il corpo scopriamo che la realtà delle cose ci concerne, siamo nel mondo come una sua parte; difatti vogliamo, desideriamo certe cose e certe altre le evitiamo, rifuggiamo il dolore e ricerchiamo il piacere.

Proprio questo ci permette di squarciare il velo del fenomeno e cogliere la cosa in sé, come se alla fine di una rappresentazione riuscissimo a togliere le maschere agli attori.

Ripiegandoci in noi stessi, scopriamo che la radice noumenica del nostro io è la volontà: noi siamo volontà di vivere, un impulso irrazionale che ci spinge, malgrado noi stessi, a vivere e ad agire.

La volontà esula dal fenomenico quindi essa è inconscia, unica, eterna, incausata e irrazionale. La volontà di vivere produce incessantemente nell'uomo bisogni che richiedono soddisfazione: desideri, che sono dunque reazione ad un senso di mancanza, di sofferenza.

Difficilmente però tutti i desideri si realizzano, e la mancata realizzazione di alcuni di essi causa un'ulteriore, più acuta sofferenza.

Quand'anche un desiderio viene soddisfatto, il piacere che ne deriva risulta essere solo di natura negativa, soltanto, cioè, un alleviamento della sofferenza provocata da quel prepotente bisogno iniziale, bisogno che subito riappare in altra forma, pronto a pungolare con nuovi desideri l'affannata coscienza umana.

E quando pure l'uomo non viva nel bisogno fisico e nella miseria, quando nessun effimero desiderio (invidia, vanità, onore, vendetta) gli riempia i giorni e le ore, subito la noia, la più orrenda e più angosciosa di tutte le sofferenze, si abbatte su di lui.

Inizialmente, Schopenhauer come mezzo di liberazione prende in esame il suicidio: il filosofo condanna questa pratica, perché il suicidio non è una negazione della volontà di vivere, ma piuttosto una sua affermazione.

Il suicida nega ma afferma la volontà: negando la vita così com'è, in realtà ne vorrebbe una migliore.

Il filosofo propone allora un iter salvifico caratterizzato da tre tappe fondamentali: l'estetica, la morale e l'ascesi.

L'ascesi, tappa ultima e fondamentale, si realizza attraverso l'esercizio della noluntas cioè la negazione radicale della volontà.

L'uomo dopo aver sollevato il velo di Maya e aver capito che la vita è solo dolore inizia questo percorso basato sulla povertà, sul sacrificio e sulla rinuncia di ogni tipo di piacere.

Per il saggio che riesce a raggiungere questo stadio finale, il nulla nirvana non è morte ma conquista del tutto.

Aspetto fondamentale all'interno di questo programma di redenzione è l'arte, in cui avviene un primo allontanamento dai legami di causalità, essendo essa disinteressata.

All'interno delle varie arti quella analizzata maggiormente è la tragedia, sottolineando la sua capacità di rendere il dolore “universale”.

L'idea dell'azione quasi catartica della tragedia avvicina Schopenhauer ai grandi tragediografi del mondo greco, come Euripide. 5

“Elena” di Euripide

Elena e il suo doppio

Nella letteratura greca il tema dell'apparenza e dell'inganno era sicuramente tema cardine delle opere non solo letterarie ma anche teatrali.

Basti pensare a tutte quelle vicende che si basano sulla modificazione del proprio aspetto da

Elena

parte degli dei. L'opera di Euripide si occupa proprio di qualcosa di molto simile.

In questo dramma, infatti, Euripide ci fa incontrare Elena, la donna bellissima e accusata di aver seguito l'amante Paride in Frigia mettendo in guerra Greci contro Troiani, presentandola incolpevole.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 23
Apparenza inganna tesina Pag. 1 Apparenza inganna tesina Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Apparenza inganna tesina Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Apparenza inganna tesina Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Apparenza inganna tesina Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 23.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Apparenza inganna tesina Pag. 21
1 su 23
Sintesi

Introduzione Apparenza inganna tesina

Questa tesina di maturità descrive il tema dell'apparenza e della sua forza ingannatrice. Gli argomenti della tesina sono i seguenti: La stanza di Ames, Magritte "la condizione umana", Schopenhauer e il velo di Maia, "Elena" di Euripide, Luigi Pirandello con "Uno, nessuno e centomila", Ensor "L'entrata di Cristo a Bruxelles", le parate militari naziste, Ionesco e "Rhinoceros", "Le metamorfosi" di Apuleio.

Collegamenti

Apparenza inganna tesina

  • Fisica -

    La stanza di Ames

    .
  • Arte -

    Magritte "la condizione umana"

    .
  • Filosofia -

    Schopenhauer e il velo di Maia

    .
  • Greco -

    "Elena" di Euripide

    .
  • Italiano -

    Luigi Pirandello "Uno, nessuno e centomila"

    .
  • Arte -

    Ensor "L'entrata di Cristo a Bruxelles"

    .
  • Storia -

    Le parate militari naziste

    .
  • Francese -

    Ionesco "Rhinoceros"

    .
  • Latino -

    "Le metamorfosi" di Apuleio

    .
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi