Estratto del documento

Scuola secondaria di primo

grado

“Mons. Carozzi”

L’apartheid

Alunno: Sapia Matteo 3^ B

A.S. 2013 – 2014

L’apartheid in Sudafrica

Le tribù dei Khoisan erano presenti nell’Africa meridionale già 40.000 anni fa, raggiunsero il Capo di Buona Speranza solo 2000 anni fa. Verso il XV secolo quasi tutta la terra coltivabile era occupata da tribù di Bantu dedite alla pastorizia.

Il Sudafrica divenne una tappa per le navi europee dopo che Vasco da Gama nel 1498 ebbe doppiato il Capo di Buona Speranza. Verso la metà del XVII secolo i mercanti olandesi fondarono un insediamento nel luogo in cui oggi sorge Città del Capo. I Khoisan che vivevano in questa zona vennero decimati sia con azioni dirette sia indirettamente dalle malattie portate dai coloni europei. Verso la fine del XVIII secolo il potere olandese si stava esaurendo e l’Inghilterra approfittò della situazione.

Quasi tutte le famiglie giunte dall’Inghilterra si rifugiarono nella città, creando una divisione fra mondo rurale e mondo urbano, molto visibile ancora oggi nella popolazione bianca del Sudafrica. La schiavitù venne abolita nel 1833, ma la posizione inferiore dei neri nel mondo del lavoro era troppo conveniente per la popolazione bianca perché venisse fatto un serio tentativo per turbare quest’ordine di cose.

Le ribellioni della popolazione del Sudafrica (1850) non vennero generate esclusivamente dalla presenza degli invasori bianchi. Shaka, il capo degli Zulù, avviò la difaqane, una campagna di conquista basata sul terrore. Questa ondata di violenza determinò per alcune tribù l’annientamento totale e per altre la riduzione in schiavitù.

I Boeri, scontenti del dominio britannico, diedero inizio a una serie di ondate migratorie, i Boeri non ebbero difficoltà a creare in queste regioni ampi pascoli per il proprio bestiame. Gli Zulù non si arresero, opposero una resistenza feroce prima di cedere, oppressi dalla superiorità delle armi dei Boeri. Nelle zone interne della regione sorsero diverse repubbliche boere, che furono annesse una dopo l’altra dagli Inglesi verso la metà del XIX secolo.

Nel 1899 ci fu uno scontro di interessi tra inglesi e Olandesi; si ebbe così la prima guerra anglo-boera che terminò con una clamorosa vittoria dei Boeri e con la creazione della Zuid-Afrikaansche Republiek. Gli Inglesi in un primo momento si ritirarono, ma quando venne scoperto un enorme giacimento d’oro nei dintorni di Johannesburg diedero inizio alla seconda guerra anglo-boera. Nel 1902 i Boeri avevano ormai esaurito le proprie risorse belliche convenzionali ed erano passati a compiere azioni di guerriglia con piccoli gruppi di combattimento che impedivano alle truppe inglesi di avere il controllo del territorio. Gli Inglesi applicarono rappresaglie ferocissime: se veniva fatta saltare una linea ferroviaria, essi distruggevano la fattoria più vicina; se da una fattoria veniva sparato un colpo di arma da fuoco, essi la davano alle fiamme, distruggevano il raccolto e uccidevano tutti gli animali. Le donne e i bambini che vivevano nelle fattorie venivano trasferiti in campi di concentramento nei quali morirono 26.000 persone per le malattie e le precarie condizioni di vita. I Boeri furono costretti a firmare una pace indecente.

Il 31 maggio 1910 fu fondata l’Unione Sudafricana formata da ex possedimenti inglesi e da ex repubbliche boere.

Il Sudafrica partecipò alla prima guerra mondiale a fianco della Gran Bretagna. A partire dagli anni trenta il Sudafrica ottenne da Londra la completa autonomia in politica interna. Dopo aver represso un’ultima ribellione violenta durante la prima guerra mondiale, gli Afrikaner, i discendenti dei coloni olandesi, vollero controllare il Sudafrica anche con la politica.

La nascita dell’apartheid

L’apartheid (apart + heid), che letteralmente significa “condizione di essere separati”, è iniziato ufficialmente nel 1948 come programma elettorale del partito del Fronte Nazionale, al Governo in coalizione con il partito Afrikaner, continuativamente dal 1948 fino al 1994.

Il Partito Nazionalista del Sudafrica (il National Party), una formazione d’estrema destra dominata dagli Afrikaner, prese infatti la gestione del potere in occasione delle elezioni svolte nel 1948. Il premier Malan, maggior esponente del National Party, difese il predominio dei bianchi adottando un regime di segregazione razziale, l’apartheid, proseguito poi anche dai suoi successori. Sono proibiti tutti i matrimoni misti. Locali pubblici e mezzi di trasporto vengono discriminati. La cittadinanza è concessa solo ai pochi cittadini della Corona Britannica, che sono per lo più ricchi proprietari di terreni, immobili, industrie e miniere. Gli altri in condizioni inumane vivono come animali, molto spesso in recinti guardati a vista da soldati con i mitragliatori sempre senza sicura.

Le leggi dell’apartheid classificavano i cittadini in tre principali gruppi razziali: bianco, bantu (neri africani) e coloured (persone con discendenza mista). In seguito venne istituita una quarta categoria per gli asiatici (indiani e pakistani).

Le leggi proibivano quasi tutte le relazioni interrazziali, istituivano luoghi pubblici separati ed escludevano i non bianchi da ogni forma di rappresentanza politica.

Il Group Areas Act (legge sulle aree per i gruppi) sanciva la separazione: dette diverse aree residenziali tra bianchi e neri, il Separate Amenities Act (legge sulle strutture sociali separate) giustificava appunto la creazione di spiagge, autobus, bagni, locali pubblici, scuole separate; veniva istituito il divieto di matrimoni misti e l’obbligo per i neri di uscire di casa con uno speciale passaporto. Le leggi prescrivevano quindi i luoghi in cui ciascun gruppo poteva vivere, pregare, il tipo di lavori che poteva esercitare e a che tipo di sistema scolastico poteva accedere. Tra il 1949 e il 1950 furono introdotte diverse leggi che tra l’altro proibivano i matrimoni misti e i rapporti sessuali tra persone appartenenti a gruppi etnici diversi. Nel 1959 furono costituiti alcuni bantustan, territori riservati ai neri e dotati di autogoverno, quattro dei quali, eretti in Stati indipendenti (Transkei, 1976; Bophuthatswana, 1977; Venda, 1979; Ciskei, 1981), non furono tuttavia mai riconosciuti internazionalmente.

Più di 2 milioni e mezzo di persone di colore furono costrette a vivere nel ghetto di Soweto, a circa 20 chilometri di distanza dalla città.

Nel ’58 uno dei teorici dell’apartheid, “H. Verwoerd”, diceva che la politica di segregazione razziale doveva diventare politica per la negazione di tutti i diritti civili e di cittadinanza per i neri. L’obiettivo era di relegare l’87% della popolazione non bianca del Sudafrica in “riserve” isolate e poco visibili e di utilizzare i neri come forza-lavoro. Ancora oggi, nei dintorni delle grandi città si individuano le “township”, agglomerati di baracche e case di cemento ed eternit ad esclusiva popolazione nera. Normalmente sono situate a 8-10 km dal centro, una distanza che spesso gli operai colmano a piedi, due volte al giorno, per raggiungere la fabbrica o la miniera, formando piccole file lungo le grandi arterie del traffico.

Senza tenere in alcun conto il luogo d’origine di ciascuno, i neri furono divisi in dieci gruppi tribali, poi furono espropriati dei propri beni e segregati in zone rurali isolate che vennero chiamate “homeland”. Gli homeland erano dei quartieri-ghetto, poveri e lontani dai luoghi di lavoro, limitando così la libertà di movimento della popolazione nera: per spostarsi da un luogo all’altro gli Africani dovevano mostrare un particolare passaporto. L’obiettivo era quello di confinare i neri nelle homeland, che secondo la propaganda erano destinate a diventare stati autonomi con forme proprie di governo. In realtà questi territori non avevano né infrastrutture né attività produttive e non erano quindi nelle condizioni di fornire il mantenimento alla popolazione nera. La sofferenza era grande e molto diffusa e molte famiglie di neri fecero ritorno nelle città da cui erano state cacciate e andarono a vivere in squallidi campi di baracche.

L’irrigidimento della politica di apartheid portò alla condanna da parte dell’ONU (1962), che invitò i paesi membri a rompere le relazioni diplomatiche con il Sudafrica e a boicottarlo economicamente.

All’opposizione rimasero il Progressive Party di sinistra, e l’African National Congress, che raggruppava la popolazione nera. Gli esponenti d’entrambi i partiti e chiunque manifestava la propria opposizione alle leggi dell’apartheid fu perseguito penalmente. Il governo inasprì la propria politica di repressione fino a trasformare il Sudafrica in uno stato di polizia. Dopo gli scioperi contro l’apartheid che culminarono nel massacro di Sharpeville nel marzo del 1960, il governo mise al bando tutte le organizzazioni politiche nere compreso l’ANC.

Tuttavia le dimostrazioni, gli scontri violenti, gli scioperi e i boicottaggi che si susseguirono sempre più frequenti negli anni Sessanta e Settanta da parte degli oppositori dell’apartheid, il fallimento della politica dei bantustan e la condanna internazionale che aveva isolato il Sudafrica, costrinsero il governo ad allentare le restrizioni, ad esempio quelle che riguardavano il contatto quotidiano tra membri delle diverse componenti etniche (petty apartheid). Il capo Mangosuthu Buthelezi ebbe un ruolo fondamentale per il movimento Inkatha, un tentativo fallito di unire i leader delle varie homeland. La lotta dei neri si manifestò sotto forma di scioperi, atti di pubblica disobbedienza e marce di protesta; venne appoggiata dall’opinione pubblica internazionale già dai primi anni ’60 dopo l’uccisione di 69 dimostranti a Sharpeville e l’arresto di diversi leader dell’African National Congress (ANC) fra cui Nelson Mandela, che veniva arrestato nel 1963 per cospirazione contro il governo e condannato all’ergastolo.

Nel 1961 il Sudafrica uscì dal Commonwealth britannico e si trasformò in Repubblica Sudafricana, trovandosi così sempre più isolato. Il potere legislativo spettava alla Camera dei Rappresentanti, eletti dai cinque milioni di bianchi di origine europea, mentre i due milioni di meticci, gli 800.000 asiatici e i 20 milioni di neri rimanevano privi dei diritti politici.

Verso la metà degli anni ’80 nelle township esplose la violenza all’interno della stessa popolazione nera. Non c’è dubbio che esistesse una forte rivalità fra i membri dell’ANC, orientato a sinistra e sostenuto dagli Xhosa, e i membri del partito Inkatha, orientato a destra e appoggiato dagli Zulù. Occorre tenere conto della grande miseria economica e sociale che caratterizzava la popolazione nera del Sudafrica, dove i motivi di contrasto erano molteplici. Vi erano scontri fra rivali politici, fra nemici per ragioni tribali, fra semplici criminali e fra gli abitanti delle township e i lavoratori immigrati.

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Sintesi

Italiano: biografia di Nelson Mandela e poesia "la meditazione"

Storia: l'espansione americana

Geografia: il Sudafrica

Tecnica: il petrolio

Ed. fisica: il rugby

Spagnolo: Pablo Picasso e "Les Demoiselles D'Avignon"

Storia dell'arte: il cubismo

Inglese: Martin Luther King

Scienze: la pelle

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