Alessandro Magno
Dalla Grecia all’Oriente
Il viaggio di un mito attraverso la storia
Di
Chiara Marchini
Classe III B
Liceo Classico “Eugenio Montale”
Anno scolastico 2011/2012
Indice
Biografia di Alessandro Magno
1
Alessandro Magno e l’Ellenismo
11
Alessandro e gli artisti del suo tempo
13
Alessandro Magno nella cultura latina
15 - La figura di Alessandro Magno nell’opera di Seneca
15
- Curzio Rufo, storico di Alessandro, e i Flavi
17
- Alessandro – Germanico Cesare in Tacito
19
Alessandro Magno nella memoria letteraria dell’Ottocento
20
Alessandro Magno ai giorni nostri
24
Bibliografia
Alèxandros, Valerio Massimo Manfredi, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano 1998.
Alexander the Great, Robin Lane Fox, Allen Lane, London 1973 (traduzione di Guido Paduano).
De la Grèce à l’Orient Alexandre le Grand, Pierre Briant, Gallimard, Parigi 1887 (edizione italiana a cura di Universale Electa/Gallimard, 1992).
Alessandro Magno tra storia e mito, ricerche dell’Istituto di Storia Antica dell’Università Cattolica di Milano, a cura di Marta Sordi, editoriale Jaca Book S.p.A., Milano, 1984.
Alessandro Magno – Storia e mito, Leonardo Arte, Elemord S.p.A., Martellago (VE), 1995.
Alla ricerca del ramo d’oro volume 3, Maurizio Bettini, edizione La Nuova Italia, 2004.
Novae voces, Tacito, Massimo Gori, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 2007.
L’eredità letteraria volume 3 tomo A, Renato e Fiammetta Filippelli, Esselibri S.p.A., Napoli, 2004.
Letteratura greca volume 3, Luigi Enrico Rossi e Roberto Nicolai, Mondadori Education S.p.A., Milano, 2007.
Filmografia
Alexander (2004), regia di Oliver Stone.
Filippo, campione del Panellenismo
Filippo di Macedonia non fu un re come tanti altri.
Salito al trono nel 359 a.C., ha grandi progetti fin dal principio. Dopo essersi assicurato il trono di Macedonia, eliminando tutti i pretendenti, punta a Nord, sconfiggendo gli Illiri, tribù barbare che da sempre compivano sanguinose scorribande nel territorio macedone. Ma i piani di Filippo si estendono ben oltre il regno di Macedonia: egli vuole prendere la Grecia, prenderla da greco, e poi portare i Greci alla conquista dell’Asia, il loro secolare nemico.
Per un macedone già prendere la Grecia da greco era un’impresa non da poco, in quanto sempre i Greci avevano considerato i Macedoni un popolo rozzo, barbaro e con una forma di governo primitiva (la monarchia), ma Filippo aveva trascorso alcuni anni, durante la sua giovinezza, come ostaggio a Tebe; aveva quindi avuto come modello militare e politico il generale Epaminonda, ed era permeato di cultura greca.
Nel 356 la sua terza moglie Olimpiade dà alla luce Alessandro, primogenito maschio di Filippo. La notizia riempie di gioia il re, che interrompe una campagna militare per poter tornare a Pella.
Mentre Filippo continua la sua impresa, il giovane Alessandro cresce addestrato dai più importanti maestri di guerra e istruito dai maggiori filosofi. In particolare, fondamentali per la sua formazione furono due cose: il ritiro a Mieza con il maestro Aristotele, che Filippo aveva apposta fatto venire dalla Grecia, e le amicizie che Alessandro strinse con i figli dei nobili macedoni (in particolare quella con Efestione). Fu a Mieza che Alessandro incontrò per la prima volta anche Lisippo e Apelle, i due artisti che meglio seppero rappresentarlo in tutto il suo regno.
Nonostante l’invidia e i continui sotterfugi di Olimpiade, che voleva Alessandro “tutto per sé”, il rapporto tra il giovane e suo padre Filippo era dei migliori (celebre l’episodio in cui Filippo compra Bucefalo ad Alessandro), tant’è che all’età di sedici anni Filippo lo ritiene degno di assumere la reggenza della Macedonia in sua assenza.
Nel 338 Alessandro viene per la prima volta presentato all’esercito e gli viene affidato un battaglione tutto suo: si tratta della famosa torma di Punta, formata dai più cari amici di Alessandro, gli eteri, e dai migliori che l’esercito macedone avesse da offrire.
In quel medesimo anno si svolge la battaglia che pose fine all’indipendenza dei Greci: la battaglia di Cheronea. Alessandro, con la doma Bucefalo, la Punta, annienta il Battaglione Sacro dei Tebani e i Macedoni riportano una vittoria schiacciante.
La Grecia è costretta ad ammettere la sconfitta e a riconoscere Filippo come heghemòn della Lega Panellenica.
Figura 1 - Alessandro doma Bucefalo, bronzo del IV-III sec. a.C. Firenze, Museo archeologico.
Estate del 336
Ora che Filippo ha preso la Grecia da greco, può dare inizio al suo vero obiettivo: la conquista dell’Asia. Manda perciò una parte dell’esercito guidata dai suoi generali Parmenione e Attalo ad occupare l’Anatolia.
Era un momento particolarmente favorevole per intraprendere un’impresa di quel calibro: due anni prima infatti, nel 338, un eunuco aveva avvelenato il re persiano Artaserse III; aveva poi dato la corona a suo figlio Arses, a sua volta assassinato per una congiura di palazzo nel 336. La corona era dunque stata offerta a un cortigiano appartenente ad un ramo collaterale della dinastia Achemenide, che salì al trono con il nome di Dario III.
La fine di un’antica dinastia reale a causa di una serie di avvelenamenti aveva indebolito il potere persiano e non avrebbe certo incoraggiato i satrapi a difendere i confini occidentali, ed era perciò lecito aspettarsi ulteriori successi in Asia.
Nella primavera del 336 Filippo si reca a Delfi per consultare l’oracolo, che gli dà il seguente responso: “Il toro è incoronato; la fine è prossima, il sacrificatore è pronto”. Filippo interpretò il responso come a lui favorevole, considerando il re persiano il toro ed egli stesso il sacrificatore.
Poco noto è invece il fatto secondo cui, in passato, per la sua forza e il suo coraggio, Filippo fosse stato soprannominato “il toro”.
Nell’estate del 336, poco prima di partire per l’Asia, Filippo celebra il matrimonio tra sua figlia Cleopatra e Alessandro d’Epiro, suo cliente, nonché fratello di Olimpiade e quindi zio della sposa.
Il matrimonio viene celebrato in perfetto stile greco a Ege, antica capitale macedone (oggi Vergina). Durante le celebrazioni però, mentre il sovrano fa il suo ingresso in teatro affiancato dal figlio e dal cognato, una delle sue guardie, che aveva disobbedito all’ordine di congedo ed era rimasta nascosta, lo pugnala al fianco con una corta daga celtica.
Pausania, l’assassino, approfittando dell’effetto sorpresa, fugge dal teatro, dove lo attendono i suoi complici a cavallo. Mentre una parte delle guardie si era fermata a soccorrere il re agonizzante, l’altra si era gettata all’inseguimento di Pausania, che, una volta raggiunto, viene ucciso, secondo alcuni, all’istante.
Più plausibile l’ipotesi che sia stato ricondotto a teatro, interrogato, torturato e poi messo a morte. Secondo la pena usuale inflitta in Grecia a rapinatori e assassini, venne legato nudo a un palo e lasciato morire di fame.
Ecco dunque compiersi la profezia di Delfi. Ma nella storia, soprattutto nella storia di un assassinio, una profezia non può spiegare le cause.
Ancora oggi l’assassinio di Filippo è avvolto dal mistero. C’è chi sostiene che Pausania abbia agito per vendicare un abuso sessuale subito dai guardiacaccia di Attalo, altri che abbia agito per conto dei Persiani e altri ancora per conto dei nemici che Filippo ancora aveva in Grecia.
L’ipotesi più plausibile resta tuttavia quella secondo cui sarebbe stata Olimpiade la mandante dell’omicidio. Lei era quella che più di tutti avrebbe tratto maggior vantaggio dalla morte di Filippo.
Da alcuni anni, infatti, più precisamente dal matrimonio di Filippo con la giovane Euridice, nobile macedone nipote di Attalo, Olimpiade era stata esclusa dal potere e dal prestigio di cui aveva goduto negli ultimi vent’anni.
Con la nascita poi di un figlio maschio anche la successione al trono di Alessandro era messa in discussione; inoltre il matrimonio tra suo fratello e sua figlia rendeva la sua origine epirota priva di qualsiasi utilità.
Giustino: “Nella stessa notte del suo ritorno in Macedonia, pose una corona d’oro sulla testa di Pausania, che ancora pendeva dal palo; pochi giorni dopo, ella staccò il corpo e lo bruciò insieme ai resti del marito.
Fece poi innalzare un tumulo per Pausania e curò che gli fossero annualmente offerti sacrifici. Dedicò ad Apollo la spada con cui Filippo era stato pugnalato, e tutto questo fu fatto così apertamente da far pensare che essa temesse che il delitto non fosse riconosciuto da tutti come opera sua.”
Anche se il solo fatto di aver onorato l’omicida non fa di lei la mandante, molti sono gli indizi che ce lo fanno pensare. Tuttavia, per non creare scandalo all’interno della famiglia di Alessandro in un momento per lui tanto delicato, la colpa fu attribuita ad Attalo, che venne assassinato come traditore insieme alla sua famiglia.
Ora Alessandro, forte dell’appoggio dei suoi amici e del favore dell’esercito, a soli vent’anni, riceve come eredità paterna non solo la Lega Panellenica, ma anche l’ambizioso progetto di conquista dell’Asia. Ed è proprio in quel momento che ha inizio la storia di un uomo divenuto leggenda.
Le prime conquiste in Grecia
La situazione nel regno macedone e in Grecia era tesa al massimo. La maggioranza delle famiglie nobili macedoni si era resa conto che il regno di Filippo rischiava di dissolversi a causa dell’ancora viva ostilità delle poleis legate da fragili patti.
In questo Alessandro si dimostrò risoluto: quelli tra i suoi avversari che non erano riusciti a fuggire vennero catturati e condannati a morte. Non c’è niente di cui stupirsi, l’atto venne considerato normale: già Filippo, nel 359 a.C., aveva eliminato i suoi avversari politici per assicurarsi il trono.
In Macedonia infatti ciò che un re doveva avere non era tanto una discendenza regale, bensì il rispetto dell’esercito e dell’assemblea dei nobili, e tale rispetto poteva essere guadagnato solo dimostrandosi decisi e duri.
Fin qui quindi agì in modo non dissimile dai suoi predecessori. Ben presto però l’evidente differenza tra padre e figlio venne a galla.
Filippo aveva come interesse solo quello di ampliare il proprio regno con la conquista di nuovi territori, con la forza delle armi e l’astuzia politica. Se volessimo paragonare Filippo ad un eroe omerico, sarebbe certamente Agamennone: un re che comanda altri re porta un grande esercito alla conquista delle coste dell’Asia.
Ma Alessandro era diverso, lui aveva orizzonti civili più ampi, sapeva che la conquista dell’Asia non poteva risolversi con l’allontanamento dei Persiani dalle coste dell’Anatolia.
Prima di intraprendere l’invasione della Persia, però, Alessandro doveva assicurarsi la lealtà dei territori recentemente conquistati da Filippo.
Da Atene, Demostene e il suo partito incitavano le altre poleis a ribellarsi contro Alessandro, ritenendolo troppo giovane e inesperto non solo per far guerra alla Persia, ma addirittura per fronteggiare le poleis unite.
Ma commisero un errore. Alessandro, con un’abile mossa strategica, raggirò e colse di sorpresa i Tessali, che avevano aderito alla proposta di Demostene.
Disorientata, l’assemblea dei Tessali elesse Alessandro archon della lega. Alle Termopili, l’anfizionia pitica lo elesse protettore del santuario e il sinedrio della lega ellenica, convocato a Corinto, elesse Alessandro, già come Filippo, heghemon e strategos autokrator per la guerra contro i Persiani.
La situazione sembrava dunque essersi calmata in Grecia, perciò Alessandro si diresse al Nord, attraversando il Danubio, per un’azione dimostrativa contro i Geti (particolari strategie attuate da Alessandro durante questa campagna ci dimostrano che era un attento lettore di Senofonte).
Aveva appena sottomesso i Triballi, i Traci e gli Illiri che in Grecia (si pensa a causa di un tentativo di corruzione da parte di Dario III) fu diffusa la notizia della sua prematura morte in Tracia.
I Tebani si fecero avanti e posero l’assedio a un presidio macedone in Cadmea; in tutta la Grecia l’ostilità contro i Macedoni riesplose.
Alessandro, a marce forzate, raggiunse Tebe prima che questa potesse porre le sue difese. Dopo un breve assedio, la città fu rasa al suolo nel 335 a.C. (eccetto per la casa del poeta Pindaro) e i cittadini sterminati (eccetto, secondo lo storico Plutarco, per Timoclea e i suoi figli).
Le poleis, le quali Atene avevano appoggiato Tebe, si affrettarono a porgere i loro omaggi ad Alessandro e nessuna osò battere ciglio sulla fine di una delle più antiche e potenti poleis.
Ora Alessandro, campione degli Elleni e vendicatore delle antiche offese dei barbari, era pronto a intraprendere la sua missione. L’Asia lo stava aspettando.
Figura 2 - Alessandro e Timoclea, Domenichino, Parigi, Louvre.
La conquista delle coste
Nella primavera del 334 a.C. Alessandro, al comando di 1800 una fanteria che contava dai 30 000 ai 43 000 uomini, e numerose truppe reclutate negli stati greci della lega di Corinto, sbarca in Asia Minore.
Il luogo scelto per lo sbarco è significativo (molte infatti delle azioni e degli atteggiamenti del giovane re macedone avevano forte carattere simbolico).
Alessandro scelse di sbarcare sulla spiaggia di Ilio, dove quasi un millennio prima una coalizione di stati greci aveva abbattuto le inviolate mura di Troia.
Il giovane amante di Omero, che sempre, non senza un pizzico di presunzione, si era considerato il discendente di Achille, un nuovo Achille, dopo aver celebrato sacrifici propiziatori sulla collina di Ilio, volle visitare la tomba dell’antenato e si dice che, completamente nudo di fronte all’esercito, vi abbia girato intorno intonando una preghiera.
Poi si recò al tempio dove erano conservate le armi e l’armatura di Achille per “riceverle” e, sempre secondo quanto riportano alcuni storici, ai sacerdoti che gli si opposero egli rispose che era il discendente di Achille e che pertanto quelle armi gli appartenevano per diritto di nascita.
Di fronte a questo “misero” esercito che sta per attaccarlo, Dario non ritiene necessaria la mobilitazione generale del suo impero. Perciò i satrapi dell’Asia Minore si riuniscono a Zelea, nel nord, dove discutono sul da farsi.
Memnone di Rodi, originario della Grecia ma da lungo tempo legato ad una delle più grandi famiglie persiane, propone la tecnica della terra bruciata: Alessandro infatti dispone di risorse limitate (per un mese circa). Perciò evitare lo scontro sembra una buona idea.
Ma i capi persiani non sono dello stesso avviso. Fiduciosi nelle loro capacità e desiderosi di mettersi in mostra davanti al Gran Re per ottenere dei favori, decidono di affrontare il giovane conquistatore venuto dall’Occidente.
Il luogo prescelto per la battaglia è il fiume Granico. Nel maggio del 334 a.C. i Persiani radunano le loro truppe sulla riva scoscesa del fiume. Così facendo però annullano la loro capacità di manovra.
Lo scontro è violento, e Alessandro stesso si getta nella mischia (e avrebbe perso la vita, se non fosse stato per Clito il Nero). I Macedoni hanno la meglio e l’esercito avversario viene massacrato.
Figura 3 - Il passaggio del Granico, F.S. Fontebasso, Bourg en Bresse, Musée de Brou.
Ora Alessandro può dedicarsi al piano d’attacco alle città portuali. Tuttavia, sempre durante la sua conquista si preoccupò di mantenere nei territori conquistati le antiche istituzioni achemenidi.
Conserva perciò la divisione in satrapie e normalmente i satrapi mantengono la loro posizione, anche se il potere effettivo era in mano a presidi macedoni lasciati sul posto.
Una dopo l’altra le città della costa meridionale dell’Asia Minore (Sardi, Efeso, Mileto, Alicarnasso) cadono o si arrendono spontaneamente.
Alessandro si ritira quindi a svernare in una località della Frigia chiamata Gordio (che tutti ricorderanno per il famoso episodio del nodo di Gordio).
Qui Alessandro decide, inspiegabilmente, di sciogliere la flotta. Questo fu uno dei pochi, ma grandi, errori di Alessandro.
Dario può infatti sferrare un contrattacco attaccando via mare la Grecia; Memnone, nominato capo supremo delle forze in Asia Minore, sferra un attacco per mare e si impadronisce delle isole di Lesbo e di Chio, con l’intenzione di passare in Europa.
Il contrattacco persiano però subisce un forte arresto a causa della morte improvvisa di Memnone.
Alessandro, resosi conto del terribile errore commesso, dà ordine di ricostruire la flotta. Poi, nella primavera del 333 a.C. lascia Gordio e si dirige in Cilicia, dove conquista Tarso.
Qui la sua avanzata subisce una botta d’arresto in quanto Alessandro si ammala gravemente in seguito, si dice, ad un bagno nelle acque gelate del fiume Cidno.
Figura 4 - Alessandro spezza il nodo di Gordio, Jean-Simon Berthélemy, Ecole des Beaux-Arts, Parigi.
La battaglia di Isso
Dario, di fronte all’avanzata di Alessandro, decide di scendere in campo e di affrontarlo di persona.
Il primo novembre del 333 i due eserciti si trovano finalmente l’uno di fronte all’altro nella località di Isso.
Scelta particolarmente infelice, perché l’esercito e la cavalleria persiana non hanno molte possibilità in una valle stretta tra due montagne.
Strategia e tattica macedone ebbero la meglio e Dario preferì abbandonare il campo di battaglia.
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- Letteratura greca: Biografia di Alessandro Magno, Alessandro Magno e l'Ellenismo;
- Storia dell'arte: Alessandro Magno e gli artisti del suo tempo;
- Letteratura latina: Seneca, Tacito, Curzio Rufo;
- Letteratura italiana: Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni, Giovanni Pascoli, Alessandro Magno ai giorni nostri.