Università degli studi di Torino - Dipartimento di filosofia e scienze dell’educazione
Corso di laurea triennale in Scienze dell’Educazione
Indirizzo nidi e comunità infantili
Dissertazione finale in Pedagogia sperimentale
Arte e creatività al nido
Relatrice: Paola Ricchiardi
Candidata: Ilaria Bombara
2021/2022
Ringraziamenti
Desidero dedicare un piccolo spazio del mio elaborato alle persone che hanno contribuito al raggiungimento di questo importante traguardo.
Vorrei ringraziare in primo luogo la professoressa Ricchiardi per i suoi preziosi consigli, la sua disponibilità ed il tempo che mi ha donato.
Ringrazio mio papà e mia sorella per essermi stati vicini durante tutta la mia carriera universitaria ed i miei suoceri per essere stati per me una seconda famiglia.
Ringrazio tutti gli amici che in questi anni hanno “fatto il tifo” per me.
Un ringraziamento particolare va a mio marito per la sua pazienza ed il suo supporto e per essermi stato accanto in tutte le sfide che questo percorso ha portato con sé.
Un grazie speciale va alle mie bambine, che hanno vissuto con me tanto i momenti felici quanto quelli faticosi e, nonostante siano piccole, hanno sopportato i periodi di studio in cui non ho potuto giocare con loro.
Un sentito ringraziamento va alla Dottoressa Boeretto per le sue parole di incoraggiamento, senza le quali non sarei arrivata fin qui.
Infine desidero dedicare un pensiero a mia mamma, il mio esempio. So che oggi sarebbe orgogliosa di me e questa consapevolezza mi ha dato la spinta necessaria per affrontare le difficoltà incontrate e mi ha guidata fino a questa meta.
Indice
- Introduzione
- Capitolo 1. Creatività e sviluppo sensomotorio
- Arte, sperimentazione sensoriale e motricità fine
- Dallo scarabocchio al pregrafismo
- Proposte di attività
- Capitolo 2. Creatività e sviluppo psicologico
- Disegno come mezzo per esprimere le emozioni e rielaborare le esperienze vissute
- Arte, conoscenza di sé e capacità relazionali
- Proposte di attività
- Capitolo 3. Creatività e sviluppo cognitivo
- Arte e capacità di astrazione
- Arte, sviluppo del linguaggio e narrazione
- Sviluppo linguistico
- Arte e narrazione
- La narrazione al nido
- Proposte di attività
- Conclusione
- Bibliografia
Introduzione
Alla base di questo elaborato vi è l’analisi della funzione educativa che svolgono l’arte e la creatività durante il periodo infantile, ed in particolare di come esse siano strumenti importanti che si possono utilizzare al nido d’infanzia per promuovere un sano sviluppo motorio, emotivo e cognitivo.
La trattazione di tale tema nasce dalla curiosità, scaturita grazie ai numerosi disegni di cui mi hanno fatto dono le mie figlie nel corso degli anni, di scoprire quale fosse il messaggio che si nascondeva nei loro elaborati e dalla conseguente scoperta di come il disegno infantile rappresenti per gli adulti da una parte una finestra sul mondo interiore dei bambini, un mondo ricco di significati che troppo spesso vengono sottovalutati, e dall’altra un mezzo potente tramite cui si possono portare i fanciulli ad ampliare le loro conoscenze ed abilità, a superare momenti critici e a costruire e rafforzare relazioni.
L’obiettivo di questa tesi di laurea è quello di indagare in quale modo intervenga l’attività grafica nello sviluppo infantile, declinato nelle sue diverse componenti: motoria, emotiva ed intellettuale. Per raggiungere tale scopo mi sono servita dei testi di vari Autori che tutt’ora vengono considerati dei pilastri nelle loro rispettive discipline (Piaget per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo, Luquet come massimo esperto del disegno infantile e la Bernson come studiosa degli scarabocchi, dei loro significati e dei loro legami con la scrittura ne sono solo alcuni esempi) e dei testi utilizzati durante il mio corso di studi.
L’elaborato sarà suddiviso in tre capitoli: nel primo verrà descritto come il disegno permetta ai bambini di accrescere le loro abilità motorie. Esso, infatti, attraverso la stimolazione sensoriale, conduce ad un maggior controllo della motricità fine, ad una maggiore coordinazione oculo-manuale, alla percezione di aver lasciato tracce visibili. Verranno elencate le varie fasi in cui si divide l’evoluzione dell’attività grafica secondo Luquet, uno dei maggiori studiosi in questo campo, e si vedrà come queste possano essere messe in relazione con gli stadi indicati da Piaget per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo, di cui in questo capitolo analizzeremo in particolare il primo, quello senso-motorio. Questa correlazione dimostra la stretta interdipendenza che intercorre tra abilità motorie, percettive e capacità grafiche. Si vedrà poi come per la Bernson lo scarabocchio sia il punto di partenza dal quale verrà poi come conseguenza naturale la capacità di scrivere: all’interno dei ghirigori, infatti, troviamo dei simboli che costituiscono delle vere e proprie pseudoscritture, con cui i bambini cercano di imitare i tracciati che vedono produrre agli adulti e che hanno lo scopo di spiegare il significato dei loro prodotti artistici.
Nel secondo capitolo verranno analizzate le emozioni e si dimostrerà come il disegno sia il mezzo privilegiato dai bambini per esternarle ed imparare a gestirle. Vedremo, infatti, come esso consenta l’utilizzo di un linguaggio non verbale, simbolico, a cui i piccoli possono ricorrere per raccontare ciò che con le parole non sanno ancora esprimere. Verrà approfondito il tema dell’opera d’arte vista come strumento utile a conoscere sé stessi, a prendere coscienza del proprio essere nel mondo e della propria unicità e ad affrontare eventuali disagi prima che essi si radicalizzino. Si analizzerà poi come l’elaborato artistico sia utile per mettersi in relazione con il mondo, in quanto esso è sempre rivolto a qualcun altro.
Nel terzo capitolo verrà approfondita la relazione tra arte e sviluppo cognitivo. Ci si soffermerà maggiormente sul secondo stadio della teoria piagetiana, quello preoperatorio, in cui compare la capacità di astrazione. Si vedrà come la mente possa svilupparsi grazie agli strumenti messi a disposizione dall’uomo, e come tra questi risulti particolarmente importante il disegno. Si dimostrerà infatti come esso consenta di sviluppare la capacità di astrazione, ma anche la memoria, l’attenzione e l’utilizzo dei concetti e della conseguente attività di categorizzazione. Verrà illustrato come gli adulti possano favorire queste conquiste dei bambini attraverso la verbalizzazione e come questa possa agevolare l’accrescimento delle competenze linguistiche. Si descriveranno le varie teorie sullo sviluppo del linguaggio e come questo sia favorito dall’esercizio artistico. Si parlerà della narrazione e di come essa sia legata alla parola e che cosa si intenda con il termine ‘disegno narrativo’. Infine si vedrà in quali modi e quali siano i presupposti di base da cui non si può prescindere per condurre tale esperienza all’interno del nido d’infanzia affinchè risulti efficace nello sviluppo delle abilità legate alla comunicazione verbale.
Ogni capitolo si concluderà con un paragrafo in cui verranno illustrati esempi di progetti ed attività che possono essere proposti ai bambini che frequentano il nido per stimolare in essi lo sviluppo in ciascuna delle tre aree trattate.
1. Creatività e sviluppo senso-motorio
“Ho passato tutta la vita a cercare di disegnare come un bambino”
Picasso
Introduzione
Nel presente capitolo verrà analizzata la funzione educativa del disegno a partire dai primi mesi di vita del bambino, in cui l’attività grafica può essere utile soprattutto per fare nuove esperienze sensoriali attraverso l’uso dei più svariati materiali, che messi a disposizione dei bambini permetteranno loro di scoprire le tracce lasciate dal loro corpo sulle varie superfici. Verrà analizzata anche l’utilità delle prime creazioni infantili ai fini dello sviluppo della motricità fine, della coordinazione oculo-manuale e delle abilità motorie in generale.
Nel secondo paragrafo verrà approfondita la funzione del disegno come attività utile in vista dell’acquisizione della capacità di scrivere. Gli studi di vari autori dimostrano come i primi ghirigori non siano semplicemente scarabocchi, ma siano invece parte di un processo che, partendo dai primi segni tracciati quasi casualmente, porterà il bambino prima al disegno ed in seguito alla scrittura.
Nel terzo paragrafo vedremo alcuni esempi di attività da proporre al nido d’infanzia utili a promuovere lo sviluppo motorio.
1. Arte, sperimentazione sensoriale e motricità fine
“Il disegno è un’immagine grafica che rappresenta una cosa reale: essa traduce su uno spazio bidimensionale1 una realtà tridimensionale e conserva una certa relazione di somiglianza con quanto rappresentato…”
L’attività artistica accompagna tutte le fasi del processo di crescita dei bambini.
Grazie a numerosi studi in psicologia dello sviluppo sappiamo che, nel periodo della prima infanzia, l’intelligenza percettiva è preponderante. Questo tipo di intelligenza è attiva quando le capacità cognitive del bambino sono organizzate ancora principalmente ad un livello senso-motorio.
1 Arace, A., “Quando i bambini iniziano a… Psicologia dell’infanzia e primi passi nello sviluppo del sè”, Milano, Mondadori Università, 2018, pg. 256
2 Piaget indica 4 stadi attraverso i quali avverrebbe lo sviluppo cognitivo nei bambini: lo stadio senso-motorio, lo stadio preoperatorio, lo stadio delle operazioni concrete e lo stadio delle operazioni formali. Il “periodo senso-motorio”, che per l’autore va da 0 a 2 anni circa, è caratterizzato dal fatto che il bambino in questa fase sperimenta il mondo grazie alle azioni che compie su di esso. Nel “periodo preoperatorio”, che va dai 2 ai 7 anni circa, la comprensione del mondo inizia a passare attraverso le rappresentazioni mentali e l’attività simbolica. Nel “periodo delle operazioni concrete”, che va dai 7 agli 11 anni circa, il bambino può ragionare in modo logico, anche se solo su oggetti concreti mentre nel “periodo delle operazioni formali”, che inizia intorno agli 11 anni, l’adolescente è in grado di formulare pensieri ipotetico-deduttivi.3
Vigotskij aggiunge un elemento al pensiero piagetiano: la dimensione sociale. Per l’autore assume grande importanza il linguaggio, che, in quanto mediatore simbolico, consente il passaggio dalle funzioni psichiche inferiori alle funzioni psichiche superiori. L’attività grafica costituisce un tipo particolare ed estremamente prezioso di espressione linguistica dell’infanzia.
Sappiamo che intorno ai 15 mesi, o anche prima, il bambino inizia a toccare le pagine di un libro e mostra forte interesse nei confronti di pagine molto colorate. Riesce già ad afferrare una matita ed inizia a4 scarabocchiare su un foglio, ma già dai mesi precedenti si può notare come i bambini amino intingere le dita nel fango, nelle tempere, nel cibo che hanno di fronte a sé, nella polvere ed in altri materiali per poi lasciare segni su qualunque superficie si trovino davanti. Questo perché fin dalla prima infanzia essi si rendono conto che i segni che lasciano possono essere percepiti anche dagli altri e ciò permette loro di soddisfare5 contemporaneamente quattro bisogni fondamentali che Dewey identifica come istinti-pulsioni: l’istinto espressivo-creativo, legato al bisogno di lasciare segni grafici con finalità creativa; l’istinto sociale, legato al bisogno di lasciare segni grafici con finalità comunicative; l’istinto del fare, collegato alla necessità di agire direttamente sull’ambiente; l’istinto indagatorio per lasciare tracce di sé attraverso la scrittura.
Per questo motivo questi primi “esperimenti” fatti dai bambini dovrebbero essere sempre accolti ed incoraggiati. Ci sono numerose attività che un educatore può proporre al fine di permettere ai bambini di sperimentare con il proprio corpo ed i propri sensi e nello stesso tempo lasciar traccia di sé: si può invitare il bambino a rotolarsi su un grande foglio tenendo in mano pennarelli e pastelli per osservare poi i segni lasciati sulla carta; si possono predisporre varie ciotoline riempite con i colori a tempera e lasciare liberi i piccoli artisti di intingervi le dita, le mani, i piedi e di colorare poi su fogli predisposti sul pavimento, sulle pareti o addirittura pitturare il proprio corpo e quello dei compagni, se questi ultimi lo gradiscono; si possono utilizzare frutta e verdura per creare opere d’arte che stimolano anche il gusto e l’olfatto oltre alla vista ed al tatto, ad esempio fragole e ciliegie mature che si trasformano in poltiglia nelle loro piccole mani e colorano il foglio di un bel rosso vivo, lasciando anche un profumo intenso; i peperoni, che si possono intingere nelle tempere per “stampare” delle bellissime forme che ricordano dei fiori; il melograno, che una volta aperto svela un colore rosso intenso e tanti granellini che, se schiacciati, lasciano tracce variopinte sul foglio; la cioccolata calda, che permette di intingervi le dita per colorare ma anche per poterla assaporare e sentirne il profumo; si possono fare creazioni con le pannocchie di mais, il caffè, il cotone, divertendosi a sentirne le6 diverse consistenze…
Tutte queste attività permettono al bambino di fare esperienze con i propri sensi e stimolano in lui fantasia e creatività ed insieme ai disegni intesi nella loro accezione più classica (eseguiti sui fogli con matite, pennarelli o tempere) contribuiscono anche all’acquisizione del senso spaziale ed allo sviluppo della motricità fine: disegnare presuppone la capacità di coordinare i movimenti delle dita, del polso e del braccio. Questa abilità richiede un controllo motorio complesso, simile a quello coinvolto nella scrittura. Non a caso, infatti, l’evoluzione del disegno infantile segue varie fasi, strettamente connesse con le abilità motorie e cognitive7 che il bambino acquisisce con la crescita. Luquet ne individua quattro: nella prima, detta del “realismo fortuito” (chiamato anche stadio dello scarabocchio), il bambino abbozza le prime linee casuali, si approccia per le prime volte con fogli e pennarelli. In questo periodo i tracciati sono spontanei, nessuno insegna al piccolo come farli, e sono frutto di un’attività motoria che risulta fine a sé stessa e soprattutto piacevole perché lascia segni visibili. Si tratta per lo più di linee e cerchi che però nella mente del bambino non hanno ancora alcun collegamento con la realtà. Solo successivamente egli inizierà ad attribuire un significato al disegno e lo farà inizialmente a posteriori, quando, riguardando la sua produzione, si accorgerà per caso che questa presenta una somiglianza con qualche oggetto a lui familiare. Si può ritrovare in questa fase un forte parallelismo con lo stadio senso-motorio di Piaget, in cui gli infanti conoscono il mondo grazie alle azioni che effettuano sull’ambiente che li circonda.
Nella seconda fase, detta del “realismo mancato”, il bambino inizia a disegnare con una precisa intenzionalità, ma non ha ancora le capacità motorie e cognitive per far coincidere la sua opera con quanto pensato inizialmente. Spesso la somiglianza con ciò che egli intende rappresentare è talmente grossolana da indurlo ad apportare modifiche ed aggiunte al suo disegno per renderlo maggiormente simile all’oggetto che egli desidera raffigurare. In questa fase si può ritrovare un parallelismo con lo stadio preoperatorio di Piaget, in cui fanno la loro prima comparsa nella mente del bambino le rappresentazioni mentali ed il pensiero simbolico.
Nella terza fase, detta del “realismo intellettuale”, il bambino riporta nel disegno tutti gli elementi reali dell’oggetto, anche se questi non sarebbero visibili dal punto di vista dal quale il bambino sta osservando. Emergono varie strategie per mettere in mostra gli elementi invisibili: la “trasparenza”, che consiste nel rappresentare particolari nascosti come se ciò che li nasconde fosse trasparente; la “discontinuità di rappresentazione” in cui vengono distaccati alcuni dettagli che nella realtà si confonderebbero e risulterebbero quindi celati alla vista; la “rappresentazione in piano” usata spesso per oggetti verticali (ad esempio utilizzata per mostrare gli interni delle case); il “ribaltamento”, con cui viene realizzata una prospettiva impossibile: ad esempio un tavolo viene rappresentato come se fosse osservato dall’alto con le quattro gambe che partono da esso in maniera perpendicolare (fenomeno che si può notare bene nel disegno
2 Piaget, J., “La nascita dell’intelligenza nel bambino”, Firenze, Nis, 1968, ed.or. 1936. Cit. da Arace, A., “Quando i bambini iniziano a… Psicologia dell’infanzia e primi passi nello sviluppo del sè”, Milano, Mondadori Università, 2018
3 Vigotskij, L. S. “Pensiero e linguaggio”, Firenze, Giunti, 1966. Cit. da A. Arace, “Quando i bambini iniziano a… Psicologia dell’infanzia e primi passi nello sviluppo del sè”, Milano, Mondadori Università, 2018
4 Arace, A., “Quando i bambini iniziano a…”, Milano, Mondadori Università, 2018
5 Dewey J. “Scuola e società”, Firenze, La Nuova Italia, 1949
6 C. Cardo, B. Vila, S. Vega “Giochi ed esperimenti al nido. Attività di manipolazione, esplorazione e scoperta”, Trento, Erikson, 2011
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