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Corso di Laurea magistrale

in Sviluppo Interculturale dei Sistemi Turistici

Tesi di Laurea

Rigenerazione del waterfront di Montréal: evoluzione storica, progetti recenti e

impatti.

Relatore

Prof. Stefano Soriani

Laureanda

Alessia Gallo

Matricola 888486

Anno Accademico

2025/2026 1

INDICE

Introduzione 4

Primo capitolo: Città-porto, waterfront e rigenerazione urbana 6

1.1 Evoluzione del concetto di città- porto 6

1.2 Definizione di waterfront e potenziale di rigenerazione 10

1.3 Modelli e strategie di rigenerazione 15

1.4 Rischi e criticità 17

Secondo capitolo: Evoluzione storica dei rapporti città-porto a Montréal 20

2.1 Montréal come nodo portuale nel XIX e XX secolo, declino industriale e de

funzionalizzazione 21

2.2 Prime strategie di riqualificazione del Vieux-Port (Anni ’80) 23

Terzo capitolo: I progetti di riqualificazione recenti a Montréal 30

3.1 Il Grand Quai e la nuova torre del porto 30

3.2 Strategie architettoniche e paesaggistiche: il porto come bene comune 34

3.3 Accessibilità e relazione con il fiume 40

3.4 Sostenibilità ambientale 44

3.5 La governance 50

Quarto capitolo: Analisi critica: risultati, limiti, impatti urbani 53

4.1 Impatti sociali della rigenerazione del waterfront di Montréal 53

4.2 Impatti economici della rigenerazione del waterfront di Montréal 57

4.3 Criticità della rigenerazione del waterfront di Montréal 65

Quinto capitolo: Confronto con altri waterfront 73

5.1 Focus su Toronto 73

2

5.2 Focus su Amsterdam 81

5.3 Confronto con Montréal 90

Conclusioni 93

Bibliografia e sitografia 96

3

I. Introduzione:

I.1 Obiettivi della tesi

Questa tesi si propone come obiettivo di analizzare i processi di riqualificazione del waterfront di

Montréal tenendo conto sia degli aspetti teorici sia delle specificità del contesto della città. L'obiettivo

principale è comprendere in che modo Montréal abbia trovato delle soluzioni per migliorare e

riappropriarsi del suo waterfront, e quali risultati e conseguenze, positive e negative, siano emerse.

In particolare, la tesi tratterà:

- l'evoluzione storica dei rapporti tra città e porto genericamente e, specificatamente, a

Montréal, individuando le dinamiche che hanno portato all’ abbandono e alla rovina delle

zone portuali centrali e, in seguito, alla sua rinnovazione;

- i progetti di riqualificazione realizzati a Montréal, quali ad esempio il Vieux-Port e il Grand

Quai, e le strategie architettoniche e paesaggistiche;

- gli impatti di questi interventi sul piano sociale, economico e ambientale, considerando sia

gli aspetti positivi sia le criticità emerse;

- il confronto tra Montréal e altri casi europei, in particolare Amsterdam, per individuare

similarità e differenze.

Oltre ad elencare i vari progetti realizzati, quindi, vedremo come e se è cambiata la vita nella città e

nei vari quartieri, chi ne ha tratto vantaggio e chi invece ne paga le conseguenze, dando anche

insegnamento ad altre situazioni.

I.2 Struttura della tesi

Il lavoro è organizzato in sei capitoli.

Il primo capitolo offre una panoramica sulle città-porto e i waterfront, dandone una definizione e

analizzandone l'evoluzione attraverso le diverse fasi. Successivamente vengono presentati alcuni

modelli e strategie di rigenerazione adottati nelle città portuali, con eventuali rischi e criticità.

Il secondo capitolo si focalizza sulla città di Montréal, dal ruolo centrale del porto nel XIX e XX

secolo fino al declino industriale e alle prime strategie di riqualificazione del Vieux-Port negli anni

Ottanta. 4

Il terzo capitolo si concentra sui progetti di riqualificazione più recenti a Montréal, in particolare il

Grand Quai e la nuova torre del porto, analizzando l’architettura, l’accessibilità e l'attenzione alla

sostenibilità ambientale.

Il quarto capitolo propone un'analisi critica dei risultati e dei limiti di queste soluzioni, esaminandone

gli impatti sociali, economici e ambientali, con particolare attenzione alle criticità emerse come la

gentrificazione e la privatizzazione degli spazi.

Il quinto capitolo sviluppa un confronto con altri waterfront, concentrandosi sul caso di Amsterdam,

per individuare similarità e differenze.

Il sesto e ultimo capitolo riassume i principali risultati della ricerca conentrandosi sulle considerazioni

finali sul progetto.

Attraverso questo studio, la tesi si pone come obiettivo quello di contribuire alla riflessione su come

le città possano migliorare le condizioni dei loro waterfront in modo inclusivo, sostenibile e rispettoso

delle comunità locali, per far sì che la riqualificazione non diventi un processo che avvantaggia solo

alcuni a discapito di altri. 5

PRIMO CAPITOLO

Città-porto, waterfront e rigenerazione urbana

1.1 Evoluzione del concetto di città-porto

Un contributo fondamentale per comprendere l’evoluzione di città-porto è offerto dal modello di

Brian Hoyle. Secondo l’autore, la relazione tra la città e il suo porto si configura come un’evoluzione

che parte da una condizione di integrazione totale durante la fase preindustriale in cui waterfront è il

centro della comunità dove le attività portuali si svolgono a diretto contatto con la vita quotidiana dei

cittadini.

Con l'avvento della rivoluzione industriale, l’espansione industriale e l’introduzione di barriere

fisiche come recinzioni, barriere e rotaie, spingono il porto a espandersi sempre di più. Questa fase,

in cui sono state costruite nuove infrastrutture pesanti e chiusi degli spazi alla cittadinanza, viene

detta fase di massima separazione: il porto è fisicamente, visivamente e simbolicamente distante dal

centro città e dalla vita dei cittadini, i quali perdono l'accesso diretto al mare.

Il XX secolo, tuttavia, con la crisi della deindustrializzazione e la rivoluzione tecnologica, porta i

lavoratori ad abbandonare i vecchi porti; perciò, molte città marittime entrano nella fase della

dismissione, lasciando dietro di sé aree abbandonate, obsolete e vecchie sempre impedendo ai

cittadini di accedere al fiume.

In questo momento viene notato il potenziale che il waterfront ha a livello di rigenerazione urbana e

crescita economica: i magazzini, le banchine e gli spazi vietati al pubblico vengono riqualificati, e

trasformati in hotel, ristoranti, alberghi, negozi ecc.

Tuttavia, è proprio a questo punto del percorso che il testo di Claudio Minca e Stefano Soriani (2000)

evidenzia come questa fase di riavvicinamento sia un passaggio dalla produzione materiale alla

produzione del consumo culturale e del tempo libero:

“Urban waterfronts are, above all, becoming places increasingly marked by consumption, cultural

production, and services, aiming to reorient the urban system within the global economy” (Minca,

Soriani, 2000, p. 232).

Quindi, secondo Minca e Soriani, le aree del waterfront verrebbero modernizzate e riqualificate

perché viste da investitori privati e policy makers come risorse da sfruttare, privatizzare e mettere a

profitto: 6

“[…] waterfront areas came to be increasingly recognised by urban policy makers and private

investors as a potential market resource to be exploited. Waterfronts would thus be re-interpreted

and promoted as a valuable capital” (Minca, Soriani, 2000, p. 232).

I ricordi reali legati al passato del porto vengono rimossi a favore della novità per vendere e

riposizionare il branding della città, portando alla produzione di spazi regolati, sorvegliati, e

privatizzati favorendo una crescita dei valori immobiliari e, di conseguenza, della gentrificazione: il

waterfront è accessibile solamente alla classe abbiente mentre la popolazione media è obbligata a

trasferirsi in periferia e quindi viene socialmente ed economicamente esclusa:

“For Relph (1987), gentrification is, most broadly, as a process of ‘residential improvement in

which streets formerly occupied by relatively poor, working-class populations are upgraded and

renovated by young, enthusiastic professionals who are searching for ambience in the areas where

they choose to live” (Minca, Soriani, 2000, p. 228).

In definitiva, possiamo dire che il modello di Hoyle rimane fondamentale per capire il processo che

ha portato al waterfront che conosciamo oggi ma la critica di Minca e Soriani permette di capire il

motivo politico ed economico di questa rigenerazione.

Ricostruendo la storia di questo legame Ciuffarin nella sua tesi di dottorato sottolinea come queste

aree, oltre ad essere infrastrutture, fossero anche punti cruciali per l’identità della città e un’attrattiva

per il suo turismo:

I waterfront costituiscono inoltre un elemento fondamentale all’interno dell’offerta turistica

delle città rispetto a molteplici caratteristiche: come luoghi che ne testimoniano l’identità

marittima e portuale attraverso le architetture e gli spazi aperti, e rappresentano perciò un

patrimonio urbano capace di generare un’attrattiva nei confronti del turismo delle città

(Ciuffarin, 2017-2018, p.7).

In questo periodo preindustriale, quindi, lo spazio che collegava la terra all’acqua era pubblico e utile

per gli usi della popolazione come il commercio o la pesca ma la gestione era a discrezione personale

delle leggi di ciascun paese.

L'avvento dell'industrializzazione nel XIX secolo segna, però, una frattura importante in quanto la

necessità di accogliere flussi commerciali massicci e lo sviluppo tecnologico dei sistemi di trasporto

7

via acqua imposero una crescita delle aree portuali che iniziarono a occupare vaste porzioni di

territorio, trasformandosi in zone che, nonostante fossero geograficamente centrali, divennero

separate alla vita quotidiana della cittadinanza; come afferma Ciuffarin:

“Le aree portuali ottocentesche, formatesi per effetto dell’industrializzazione delle fasce

costiere e dello sviluppo tecnologico del sistema di trasporto via acqua, costituiscono vaste

porzioni di città, spesso centrali all’area urbana”

(Ciuffarin, 2017-2018, p.8). Waterfront di Montréal nell’800

www.alamy.it

Queste aree sono state storicamente gestite dalle Autorità Portuali ed erano completamente

separate in tutto e per tutto rispetto alle aree urbane di competenza comunale. Il porto, perciò,

smette di essere il centro della città per diventare il centro di produzione: la relazione città-porto

entra in una fase di conflitto in quanto le autorità portuali gestiscono lo spazio per scopi

commerciali, creando barriere fisiche che impediscono l'accesso pubblico al fronte d'acqua.

Tutto questo perché l’introduzione dei container e il rafforzamento della competitività

internazionale hanno spinto le attività portuali a cercare spazi più ampi e profondi, generalmente

fuori dai centri storici lasciando zone dismesse, che Ciuffarin nomina “scarti”:

“Il waterfront urbano non più sede di attività portuali, nasce come “scarto” di un processo di

innovazione tecnologica e rafforzamento della competitività commerciale dei porti e delle 8

attività portuali internazionali. L’origine quindi del waterfront post-industriale è quella di ex

area portuale svuotata dalle sue attività pesanti, commerciali e industriali”

(Ciuffarin, 2017-2018, p.7).

In questo scenario, la pubblicazione di Stefano Soriani ci aiuta a capire meglio il motivo di questo

cambiamento; la motivazione principale è che le navi diventavano troppo grandi e i vecchi moli

in centro città non riuscivano più a ospitarle in quanto erano di dimensioni irrisorie e quindi sono

diventate obsolete all'improvviso perché non rispondevano più ai nuovi bisogni del commercio e

dell'industria. Come scrive lui stesso:

"Rese obsolete per effetto della loro inadeguatezza a rispondere ai nuovi requisiti posti dalle

innovazioni tecnologiche legate allo sviluppo della portualità commerciale [...] le aree più

centrali e pregiate del waterfront urbano hanno visto costantemente crescere negli ultimi due

decenni l'attenzione ad esse rivolta"

(Soriani, 1998, p. 535).

Tutto ciò significa che quello che prima era il cuore pulsante della città è diventato un peso, un’area

vuota che però, proprio perché centrale e affacciato sull'acqua, ha iniziato a interessare tutti: i

cittadini che volevano essere circondati da più natura e gli investitori che vedevano nuove

opportunità. È per questo motivo che la gestione di queste zone passa dai lavoratori locali alle

autorità pubbliche locali:

"Tuttavia, nel momento in cui le autorità portuali hanno spostato il loro campo di manovra in

altre aree, per lo più extraurbane, lo spazio risultante è passato nella gran parte dei casi in

gestione alle autorità pubbliche locali competenti, diventando dal punto di vista amministrativo

una porzione di città”

(Ciuffarin, 2017-2018, p.7-8).

Oggi la fase post-industriale è evoluta in un periodo di maturità dove

molti waterfront sono stati trasformati in spazi pubblici o di uso comune, diventando luoghi di

socializzazione, passeggio e fruizione culturale ed economica per la città. La ricerca di Ciuffarin

identifica tre pilastri fondamentali che definiscono questa fase attuale:

- Sfida sociale: 9

“La necessità di godere di un affaccio all’acqua pubblico, accessibile, fruibile da tutta la

popolazione, abitanti, lavoratori e turisti, quindi di un waterfront valorizzato in quanto

patrimonio urbano" (Ciuffarin, 2017-2018, p.8).

- Sfida ambientale: il waterfront è ora inteso come “sistema di protezione della città nei

confronti di esondazioni o alluvioni” (Ciuffarin, 2017-2018, p.8).

- Blue economy: si assiste a un “esigenza di gestire lo spazio di waterfront come una risorsa

per lo sviluppo di un turismo urbano che, in molti casi, risulta ampiamente caratterizzato dal

fenomeno del turismo crocieristico” (Ciuffarin, 2017-2018, p.8).

In conclusione, l'evoluzione descritta mostra come il waterfront sia passato dall'essere il cuore della

città nella fase preindustriale, a essere una macchina produttiva nella fase industriale, fino a diventare

oggi una risorsa strategica complessa nella fase post-industriale.

1.2 Definizione di waterfront e potenziale di rigenerazione

Il waterfront viene inteso come un’area di città che si trova alle sponde di una zona d’acqua, che sia

mare o fiume, fondamentali per migliorare l’economia, l’estetica cittadina e la qualità della vita dei

residenti. Ciuffarin chiarisce questo concetto definendo il waterfront come:

"un laboratorio di sperimentazione delle ambizioni di crescita delle città e rappresentano un

ambito di ricerca ancora fertile rispetto a molteplici tematiche che lo caratterizzano: dalla

riqualificazione dei tessuti urbani storici, alla progettazione dello spazio pubblico, dalla

gestione della fascia costiera alla tutela e valorizzazione del patrimonio industriale portuale,

fino ad arrivare alle tematiche più contemporanee della resilienza e dei cambiamenti climatici"

(Ciuffarin, 2017-2018 , p. 7). 10

Marsiglia

www.luoghidiinteresse.it

specificando come queste aree urbane sono luoghi dove si possono sperimentare soluzioni innovative

per rendere le città più belle, funzionali e preparate alle sfide future.

Oltre al ritorno economico, la rigenerazione deve anche avere come obiettivo la riscoperta del

cosiddetto "genius loci liquido" che significa che il waterfront è un luogo dinamico, in continua

evoluzione con i cambiamenti storici, come nell’epoca romana significava “spirito del luogo”

riferendosi all’atmosfera e identità unica che lo caratterizza.

L’idea è quella di recuperare l’identità del luogo legata al mare, che nel tempo era stata messa da

parte e quasi dimenticata a causa dell’industrializzazione. Oltre a questo, è necessario anche

ricostruire le aree e gli edifici evitando la standardizzazione delle città ma piuttosto seguire le

caratteristiche proprie e la storia di quest’ultime da cui i progetti di rigenerazione partiranno: in questo

modo, la città costruisce la sua nuova immagine valorizzando il passato, senza cancellarlo.

La valorizzazione di queste aree non deve quindi limitarsi solamente alla costruzione di nuove

infrastrutture, ma deve puntare al recupero del patrimonio urbano esistente per restituire ai cittadini

un'identità che rischiava di andare persa. Ciuffarin sottolinea questa questione:

"I waterfront costituiscono inoltre un elemento fondamentale all’interno dell’offerta turistica

delle città rispetto a molteplici caratteristiche: come luoghi che ne testimoniano l’identità

marittima e portuale attraverso le architetture e gli spazi aperti, e rappresentano perciò un

patrimonio urbano capace di generare un’attrattiva nei confronti del turismo delle città”

(Ciuffarin, 2017-2018, p. 7). 11

Rigenerare un waterfront significa trovare un equilibrio tra conservare la memoria del passato e

introdurre nuove attività e funzioni moderne pensando al futuro. Questo processo porta anche a un

cambiamento importante nel modo in cui l’area produce economia: si passa da un modello industriale

a uno nuovo, più legato ai servizi, alla cultura, al turismo e alla qualità della vita come ristoranti, piste

ciclabili o aree culturali: questo sviluppo, identificabile con l'emergere della Blue Economy, cioè

nsieme di tutte le attività economiche legate all’acqua svolte in modo sostenibile, vede nel

l’i

waterfront il supporto per queste attività.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiagallo02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sviluppo territoriale e sostenibilità turistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Soriani Stefano.
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