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CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN

SCIENZE DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA

Dissertazione finale in

Lingua Catalana

Modelli normativi dell’italiano e del catalano

studio comparativo

Relatore/Relatrice Candidato/a

Veronica Orazi Chiara Torre

Matr. 857664

Anno Accademico 2021/2022

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

Modelli normativi dell’italiano e del catalano: studio comparativo

Indice

Introduzione……………………………………………………………………………………………………………3

1. Modello normativo italiano…………………………………………………………………………………4

1.1 Le origini della lingua italiana…………………………………………………………………………………4

1.2 Le variazioni linguistiche…………………………………………………………………………………………12

2. Modello normativo catalano……………………………………………………………………………..19

2.1 Le origini della lingua catalana……………………………………………………………………………….19

2.2 Le riforme linguistiche di Pompeu Fabra………………………………………………………………….22

2.3 La situazione di diglossia e l’interferenza con lo spagnolo……………………………………….26

3. I due modelli a confronto………………………………………………………………………………....33

Conclusione…………………………………………………………………………………………………………..39

Bibliografia…………………………………………………………………………………………………………..40 2

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

Introduzione

La formazione delle lingue romanze è stato un processo lento e graduale. Il latino era la lingua

ufficiale dell’Impero Romano, di cui facevano parte quasi tutta Europa, Nord Africa, Grecia, Arabia

Saudita settentrionale e parte dell’Asia occidentale. Quando l’impero venne diviso in due parti nel

395, l’Occidente mantenne la lingua latina, mentre nell’Oriente la lingua si fuse con quella greca.

Con il passare del tempo nei territori d’Occidente vi fu un graduale allontanamento tra il latino

classico - parlato soprattutto dal clero - e quello parlato dal popolo, il riflesso

sermo vulgaris,

dell’abisso presente tra le classi sociali del tempo. Il fatto che l’Impero Romano fosse costituito da

popoli diversi ebbe come conseguenza una differenziazione linguistica: ogni popolo apportava

degli elementi alla lingua parlata provenienti da una lingua preesistente, creando così numerosi

di base latina - i primi documenti in volgare appaiono intorno all’VIII-IX secolo – i quali

volgari

divennero in seguito vere e proprie lingue, denominate lingue o

romanze neolatine.

Nonostante le lingue romanze abbiano una base comune, il substrato linguistico di ogni territorio,

popolo, cultura ha avuto molta influenza: anche se due lingue potrebbero sembrare a primo

impatto simili, le differenze diventano più evidenti e numerose quanto più ne si approfondisce la

conoscenza. La somiglianza tra lingue vicine è spesso motivo di pregiudizi da parte di studenti o in

generale persone con la convinzione che per imparare una nuova lingua, soprattutto se vicina

geograficamente, non sia necessario studiarla e approfondirla portandoli ad assumere un

atteggiamento di scherno verso chi lo fa o chi a questo ne dedica la carriera.

Esaminare separatamente i sistemi linguistici dell’italiano e del catalano, comparandone in

seguito le situazioni storiche, sociolinguistiche e normative per evidenziarne somiglianze e

differenze è l’obiettivo principale della mia tesi di laurea. 3

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

1. Modello normativo italiano

La norma linguistica può essere definita «come un insieme di regole, che riguardano tutti i livelli della lingua

(fonologia, morfologia, sintassi, lessico, testualità), accettato da una comunità di parlanti e scriventi (o per

lo meno dalla stragrande maggioranza) in un determinato periodo e contesto storico-culturale» (Giovanardi

1

2010: 17).

Alcuni studiosi distinguono tra una norma (detta anche norma o

implicita sociale di fatto),

praticata nell’uso concreto, scritto e orale, e una norma proposta dalle grammatiche

esplicita,

dette appunto e prescrivono alcune forme come corrette e altre come errate. Di solito

normative

quella esplicita si basa su quella implicita. Nel caso dell’italiano, invece, dal punto di vista storico, il

peso della norma esplicita è stato molto forte e le scelte normative, a volte particolarmente rigide,

sono state effettuate non a posteriori, sulla base dell’accoglimento della norma di fatto, ma a

priori, con riferimento a modelli letterari del passato. (Galli de’ Paratesi 1987; 1988).

L’approccio scolastico alle lingue è di tipo normativo. Questo approccio però privilegia la

grammatica (intesa come morfologia e sintassi) a discapito di fonologia, lessico (semantica) e delle

condizioni comunicative; viene privilegiato l’approccio prescrittivo basato su regole; si tende a dar

rilievo soprattutto alla lingua scritta e a un registro medio-alto rispetto alla lingua orale e al

registro colloquiale. A questo approccio si contrappone la linguistica basata sulla

descrittiva

descrizione di come agisce la lingua. Si occupa non solo della lingua scritta ma anche di quella

parlata, non si preoccupa di cosa è giusto o sbagliato, la descrive per com’è realmente, inglobando

tratti caratteristici della lingua orale.

“La linguistica italiana è una disciplina che ha per oggetto lo studio delle lingue in uso nel

descrittiva

territorio italiano, nel passato e soprattutto nel presente” (Alberto A. Sobrero – Annarita Miglietta 2006:

2

3).

1.1 Le origini della lingua italiana

Tra le variazioni possibile che una lingua possa subire, è rilevante la variazione della lingua nel

tempo (detta una dimensione storica fornisce le basi per comprendere una

variazione diacronica):

lingua nel suo profondo e capirne la struttura odierna.

L’italiano rientra tra quelle lingue che si sono originate dal latino (lingue o

romanze neolatine),

lingua che si era diffusa nella penisola italica quando, nel VIII secolo a.C., una tribù di Latini

residenti nell’attuale Lazio meridionale fondò Roma e con questa attuò una politica di scambi

commerciali: grazie al contatto con altri luoghi nonché alla moltitudine di conquiste e annessioni,

riuscirono ad espandersi. Il latino divenne così la lingua ufficiale di tutto l’impero.

1 GIOVANARDI, Claudio, L’italiano da scrivere. Strutture, risposte, proposte, Napoli, Liguori, 2010, p 17

2 SOBRERO, Alberto; MIGLIETTA Annarita, Introduzione alla linguistica italiana, Gius. Laterza & Figli, 2006, p 3 4

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

Mentre il latino veniva tramandato attraverso la letteratura come lingua colta e caratteristica dei

ceti più alti e istruiti, iniziava a proliferare un’altra forma di latino, popolare, parlato

quotidianamente e compreso di tutte le varietà d’uso: il latino volgare.

Il latino volgare comprende una varietà spaziale (la lingua parlata risentiva delle influenze di un

substrato linguistico precedente), una varietà cronologica (la lingua era soggetta a costanti

mutamenti dovuti all’evolversi della società e dai contatti con altri popoli), varietà stilistiche (la

lingua soddisfa tutti i bisogni del parlante, dipende dai vari registri linguistici più o meno formali,

più o meno colti), varietà sociali (dipende dai vari gruppi sociali: esistono diverse parlate come il

definiti così da Cicerone).

sermo vulgaris, sermo plebeius, sermo rusticus

Queste ultime parlate più basse da sempre sono state meno documentate poiché veniva

tramandata una lingua raffinata, colta, spesso artificiale a discapito degli stili più bassi che

venivano ignorati a causa di scritture sgrammatizzate, dialettizzanti ma soprattutto perché questi

erano caratteristici di ceti inferiori, di persone poco istruite o analfabete e in quanto tali non

lasciavano una documentazione scritta.

Le prime testimonianze di latino volgare risalgono ai secoli III e IV, una delle più famose e la più

antica conosciuta è l’Appendix si tratta di una lista di parole considerate errate e registrate

Probi:

da un insegnante, annotate accanto alla forma corretta. In questo periodo, di documenti e

testimonianze come l’Appendix Probi ne esistono tante: infatti, erano molti i maestri che

annotavano gli errori che i loro alunni facevano più spesso. Era la dimostrazione che il latino stava

cambiando: molti di questi “errori” sono entrati a far parte della lingua comune.

A livello fonologico il cambiamento più evidente avviene nel sistema vocalico: il sistema vocalico

latino è composto da dieci vocali toniche e la durata di ognuna di esse è un tratto distintivo. La

distinzione delle vocali per durata si evolse in distinzione per timbro: quelle che precedentemente

erano vocali ‘lunghe’ e ‘corte’ diventarono rispettivamente ‘chiuse’ e ‘aperte’. Il sistema vocalico si

ridusse da dieci a sette in quasi tutta Italia, ad eccezione di Sardegna e area meridionale estrema.

Riguardo alla morfologia e alla sintassi: cambia l’ordine delle parole e da SOV si passa a SVO;

spariscono le forme flesse – i casi – a favore delle preposizioni e degli articoli; vengono introdotte

le forme analitiche prima sconosciute nel sistema verbale e si affiancano alle preesistenti forme

sintetiche; scompare il genere neutro.

A causa di una crisi dell’impero e di un conseguente regresso dell’istruzione, sono sempre più i

semi-colti che scrivono in un latino imparato male: facendo così affiorare i volgarismi. Si ha un

graduale trapasso del latino nei diversi volgari durante il corso del Medioevo.

Nasce la necessità di scrivere testi che vengano capiti anche da persone meno istruite: si afferma

così un latino che via via si arricchisce sempre più di volgarismi fino a diventare un volgare con

tracce latineggianti. Erano comunque forme ibride e instabili. 5

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

Tra le prime testimonianze di volgare ci sono:

è il primo testo conosciuto in volgare italiano tra la fine dell’VIII secolo

Indovinello veronese:

 e l’inizio del IX, l’autore è sconosciuto. Si tratta di un indovinello scritto su pergamena e

istituisce un’analogia tra l’azione del contadino con l’aratro in un campo e quella

dell’amanuense con la scrittura sulla carta:

«se pareba boves

alba pratalia araba

et albo versorio teneba

et negro semen seminaba»

parafrasi:

«Teneva davanti a sé i buoi

arava bianchi prati

e aveva un bianco aratro

e un nero seme seminava» è un breve testo inciso nella cornice di un

L’iscrizione della catacomba di Commodilla:

 affresco nella cripta dei santi Felice e Adautto nella catacomba di Commodilla a Roma. Si

tratta di un graffito che rappresenta la testimonianza di una lingua intermedia tra latino e

volgare risalente all’inizio del IX secolo:

«Non dicere ille secrita a bboce»

In italiano corrente: «Non dire i segreti a voce [alta]» riferendosi probabilmente a qualche

preghiera da pronunciare a bassa voce. 6

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

(fonte: https://www.hs-

augsburg.de/~harsch/italica/Cronologia/secolo09/GraffittoMurale/gra_iscr.html)

sono quattro testimonianze giurate registrate tra il 960 e il 963

Placiti campani:

 sull’appartenenza di certe terre ai monasteri benedettini di Capua (960), Sessa Aurunca

(963) e Teano (963). Il più antico tra questi è il “Placito Capuano” e riguardava una lite sui

confini di proprietà tra il monastero di Montecassino e un piccolo feudatario locale.

Coesistono due codici linguistici: il volgare della testimonianza del contadino e il latino del

testo giuridico.

“Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte sancti

Benedicti”

traduzione: “So che quelle terre secondo quei confini qui descritti trenta anni le ha

possedute la parte di San Benedetto.”

Si espande così un volgare scritto che interessa soprattutto lettere di mercanti, memorie, testi

amministrativi e di carattere tecnico. La diffusione della lingua è caratterizzata dal policentrismo –

infatti vi sono più centri di diffusione geograficamente distribuiti per tutta la penisola – portando

così a una frantumazione linguistica.

Testimonianza di quest’ultima è il scritto da Dante Alighieri tra il 1303 e il

De Vulgari Eloquentia

1305: l’autore era alla ricerca di un volgare che avesse le caratteristiche adeguate a diventare una

lingua nazionale. In particolare, la lingua doveva essere illustre, cardinale, aulica e curiale. Dopo

una lunga ricerca non riesce a trovare il volgare giusto e nella sua Commedia utilizza il fiorentino

con una mescolanza di stili e registri. Tuttavia, quella che Dante realizza è una lingua rivolta a un

pubblico più colto. Inaspettatamente la Commedia venne diffusa così tanto da essere imparata a

memoria e trasmessa oralmente anche dai ceti più bassi. Mentre Dante utilizza sia le espressioni

auliche che quelle appartenenti al volgare e ai registri più bassi, un altro grande autore fa delle

scelte linguistiche diverse.

Francesco Petrarca (1304 – 1374) persegue un ideale di lingua alta, raffinata, elitaria, dando

preferenza al latino piuttosto che al volgare. Utilizza quindi un toscano depurato da elementi

bassi, affidandosi a un lessico impreziosito con richiami alla classicità. Così fra il XIV e il XV secolo il

volgare perde potenza.

Il volgare riprende importanza con Giovanni Boccaccio (1313 – 1375) quando nel suo Decameron

(1349 – 1351) utilizza un linguaggio pensato per un pubblico vario, costituito non solo da

intellettuali ma anche da mercanti e borghesi. Il suo è un volgare adatto ad esprimere qualsiasi

narrazione e situazione: nell’opera padroneggia una prosa latineggiante, fatta di subordinate ed 7

Modelli normativi dell’italiano e del catalano| Chiara Torre

elementi più complessi ma anche una vera e propria simulazione del parlato, comprese le

imperfezioni che ne derivano.

Questi tre autori sono i più importanti nella storia della lingua, sono definiti le “Tre Corone” e

pongono le basi per la diffusione del volgare toscano come varietà-guida. Di fatto, nel secolo XIV,

Firenze era un punto di riferimento molto importante dal punto di vista economico, politico e

culturale. Tuttavia, la diffusione del fiorentino non fu generale, continua e costante; inoltre, nella

maggior parte dei casi creò degli impasti con la varietà dialettale presente nelle varie regioni e con

le rimanenze latine.

L’Umanesimo (XIV-XV sec.) mostrava il suo disprezzo verso il volgare, aspettandosi un ritorno al

latino e che il volgare venisse utilizzato solo per usi più “pratici”. In realtà, finì per accelerare

questo processo di assimilazione, tanto che Leon Battista Alberti (1404 – 1472) ne teorizzò un uso

simile a quello del latino una volta che ne fosse stata regolata la grammatica. Fu proprio Alberti a

scrivere la prima nel 1440 basata sui modelli trecenteschi.

Grammatica del toscano

Ben presto il toscano di base fiorentina acquisì i requisiti fondamentali per essere considera una

vera e propria lingua: codificazione, prestigio riconosciuto, funzione unificatrice e funzione

separatrice. Venne sancita la distinzione tra lingua, usata per documenti e testi letterari, e i

dialetti, usati nella vita quotidiana soprattutto oralmente. Fu così che nacquero i dialetti per come

li intendiamo noi oggi, attribuibile ai secoli XV-XVI.

A dare una vera svolta fu l’invenzione della ad opera di Johannes Gutenberg nel 1430:

stampa

facilitò la diffusione dei documenti ma rese necessaria la presenza di una norma ortografica che<

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiaretta__9898_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura catalana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Orazi Veronica.
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