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Corso di Laurea

MAGISTRALE A CICLO UNICO IN SCIENZE DELLA

FORMAZIONE PRIMARIA

Tesi di Laurea in

Metodi e didattiche delle attività sportive

L’utilizzo dei piccoli e grandi attrezzi

nell’educazione fisica

RELATORE CANDIDATO

PROF. Giulia Nipitella

Maria Mercedes Palandri MATR. 18212

CORRELATORE

PROF.

Luigi Russo ANNO ACCADEMICO 2024-2025

INDICE

INTRODUZIONE ..................................................................................................................IV

CAPITOLO I: La storia della ginnastica .............................................................................. 6

1.1. Origini e definizioni della ginnastica ............................................................................. 6

1.2. L’evoluzione della ginnastica: modelli storici ............................................................. 14

1.2.1. La ginnastica tedesca ......................................................................................... 20

1.2.2. La ginnastica svedese ......................................................................................... 22

1.3. Le prospettive teoriche più recenti ............................................................................... 24

1.4. L’evoluzione della legislazione sull’educazione fisica ................................................ 31

CAPITOLO II: La funzione dei grandi e piccoli attrezzi nell’educazione fisica ............. 40

2.1. I piccoli attrezzi e la loro versatilità ............................................................................. 41

2.1.1. Il cerchio ............................................................................................................ 42

2.1.2. La clavetta .......................................................................................................... 45

2.1.3. La bacchetta ....................................................................................................... 46

2.1.4. La funicella ........................................................................................................ 50

2.1.5. Le palle ............................................................................................................... 51

2.1.6. Il nastro .............................................................................................................. 53

2.2. I grandi attrezzi per lo sviluppo delle abilità motorie fondamentali ............................ 55

2.2.1. La pedana ........................................................................................................... 56

2.2.2. Le parallele asimmetriche .................................................................................. 57

2.2.3. La sbarra ............................................................................................................. 59

2.2.4. Gli anelli ............................................................................................................. 60

2.2.5. La spalliera svedese ........................................................................................... 62

2.2.6. Il quadro svedese ................................................................................................ 63

2.2.7. La sicurezza nell’uso degli attrezzi .................................................................... 66

CAPITOLO III: Le metodologie didattico-educative nell’educazione motoria attraverso

l’uso di piccoli e grandi attrezzi ............................................................................................ 69

3.1. Alla scoperta dell’attrezzo attraverso gli stili e le strategie d’insegnamento ............... 69

3.2. L’apprendimento cooperativo nell’utilizzo degli attrezzi ............................................ 75

3.3. I piccoli attrezzi nel problem solving per la risoluzione delle sfide motorie ............... 86

3.4. L’attrezzo come metafora di vita: le life skills nell’educazione motoria ..................... 89

2

CONCLUSIONI ..................................................................................................................... 94

BIBLIOGRAFIA .................................................................................................................... 96

SITOGRAFIA ........................................................................................................................ 98

ALLEGATO: FOTOGRAFIE DEGLI AUTORI CITATI NEL LAVORO DI TESI .... 100

3

INTRODUZIONE

La scelta di approfondire “L’utilizzo dei piccoli e grandi attrezzi nell’educazione fisica” nasce

dalla crescente consapevolezza del ruolo centrale di come essa rivesta un ruolo essenziale all’interno

della vita di una persona, nello specifico nel contesto accademico e scolastico. In un panorama in

continua evoluzione, l’impiego di specifici attrezzi diviene una risorsa fondamentale non solamente

per lo sviluppo di capacità e abilità motorie, ma anche il potenziamento di quelle cognitive.

Questa tesi di natura compilativa, si propone come obiettivo quello di colmare la distanza tra

la teoria e prassi attraverso la raccolta, l’analisi e la sistematizzazione dei principali studi nella

letteratura scientifica e nelle pratiche didattiche d’uso. L’obiettivo principale è di offrire una

panoramica sulle caratteristiche tecniche e funzionali, la sicurezza delle palestre, e analizzare al

contemporaneamente le metodologie didattiche più efficaci per lo sviluppo degli alunni.

A tal fine, l’elaborato si prefigge i seguenti obiettivi specifici:

Esaminare le caratteristiche tecniche, funzionali, analizzando la sicurezza delle palestre

• attraverso un percorso storico sull’evoluzione normativa.

Analizzare l’uso di tali attrezzi sullo sviluppo delle abilità motorie e cognitive, con

• particolare attenzione alle metodologie didattico-educative.

Presentare degli esempi su come l’attrezzo venga impiegato nelle metodologie didattiche.

• Un’attenzione sarà dedicata al tema della sicurezza: l’evoluzione normativa, le varie

tipologie di palestre fino a giungere alle leggi attuali che ne decretano la sicurezza.

La metodologia adottata si basa su un’analisi della letteratura accademica e come

vengono utilizzati, non includendo pertanto una sperimentazione diretta sul campo.

La tesi è articolata in tre capitoli, pensati per guidare il lettore in un percorso logico e

completo.

Il primo Capitolo offre una panoramica storica sull’evoluzione da ginnastica a educazione

motoria, ripercorrendo i vari modelli in particolare quello tedesco e svedese. Inoltre, viene

proposto un excursus sull’evoluzione normativa e del termine.

IV

Il secondo Capitolo entra nel vivo della trattazione, descrivendo e classificando i piccoli

e grandi attrezzi. Vengono qui approfondite le caratteristiche materiali, l’esecuzione degli

esercizi ed un’analisi storico-giuridica sulla sicurezza.

Il terzo Capitolo è dedicato all’aspetto metodologico-didattico: si analizzano le strategie

per inserire gli attrezzi. Il focus si incentra su metodologie che promuovono l’apprendimento

cooperativo, il problem solving e le life skills.

Con questa ricerca si intende offrire un contributo teorico al dibattito sull’educazione

motoria, fornendo strumenti e indicazioni chiare per l’utilizzo dei piccoli e grandi attrezzi.

V

CAPITOLO I: La storia della ginnastica

1.1. Origini e definizioni della ginnastica

Nella civiltà greca antica, l'educazione del corpo non costituiva un’attività isolata, bensì

rappresentava una componente fondamentale della paideia, ovvero il percorso formativo

integrale dei giovani cittadini. Le pratiche ginniche si svolgevano all’interno di ginnasi e

palestre, ambienti dediti non solo alla preparazione fisica, ma anche alla crescita etica e

spirituale. In questo contesto, attività come corsa, salto, lotta e lancio del disco venivano

proposte come strumenti di sviluppo fisico e morale, dove il corpo era celebrato come simbolo

di armonia e misura (la kalokagathia), riflettendo l'ideale greco di bellezza e virtù.

Tale ruolo, lungi dall’essere solo una pratica empirica, viene ampiamente teorizzato dalle

fonti filosofiche classiche. Platone, nella Repubblica, sottolinea infatti la necessità di

equilibrare la ginnastica e la musica (intesa come cultura generale) come elementi

1

complementari e interdipendenti per lo sviluppo armonico dell'anima dei guardiani dello Stato.

Analogamente, Aristotele la considerava non solo essenziale per lo sviluppo della salute e del

coraggio, ma anche per preparare il cittadino all'uso saggio e virtuoso del tempo libero (scholé),

richiedendo inoltre che la ginnastica fosse temperata da discipline intellettuali come la

2

grammatica e il disegno. In epoca successiva questa riflessione teorica fu sviluppata dal medico

Galeno, il quale elevò la ginnastica a vera e propria scienza, integrandola nella branca

dell'igiene e riconoscendola come strumento fondamentale per il mantenimento della salute

3

(diaeta). Le prospettive illustrate convergono verso una visione unitaria e olistica

dell'educazione secondo la quale la cura del corpo è intrinsecamente legata a quella della

mente. 4

L'approccio greco alla ginnastica rifletteva un metodo olistico e integrato, in cui il

movimento non era considerato un fine a sé stante, bensì uno strumento formativo essenziale

per coltivare la disciplina, l'autocontrollo e la consapevolezza del limite. In questo, lungi

dall'essere separato dall'educazione intellettuale, il corpo era una componente essenziale di cui

J. ULMANN, Nel Mito di Olimpia, Ginnastica, educazione fisica e sport dall’antichità a oggi, a cura

1

di G. Aleandri, Roma, 2004 p. 63.

Ivi, p. 102.

2 Ivi, p. 85.

3 Ivi, pp. 76-77.

4 6

il processo formativo si faceva carico, contribuendo così attivamente alla costruzione

dell'identità sia personale che civica dell'individuo. L'esperienza greca dimostra in modo

eloquente che la ginnastica può essere concepita come una pratica culturale e formativa poiché

essa promuove non soltanto abilità fisiche, ma anche valori etici e sociali fondamentali, che

anticipano in modo significativo le finalità dell'educazione motoria. Qui di seguito verranno

presentate le impostazioni ricorrenti a Sparta e ad Atene specificandone le differenze.

A Sparta, l'esercizio fisico non era semplicemente incoraggiato, ma costituiva il

baricentro di un percorso rigoroso, sistematico e organizzato dallo Stato (Agoghé), che si

distingueva nettamente dalle altre poleis. Questa disciplina non mirava alla realizzazione

individuale, bensì era finalizzata esclusivamente alla formazione del cittadino-soldato, alla

preparazione alla guerra e al sacrificio per la patria, intesa come virtù (aretè) suprema.

In questo quadro di addestramento, le pratiche includevano anche discipline di

combattimento come la lotta e il pugilato, concepite primariamente come strumenti per

temprare il corpo in previsione delle ferite. Significativamente, l'addestramento era esteso anche

alle donne: esse si esercitavano nella corsa e nel lancio del giavellotto, poiché tali esercizi

garantivano la salute fisica della prole e la capacità di difesa in assenza degli uomini. Tali

allenamenti si svolgevano integralmente a corpo nudo (da cui il termine gymnastiké, che deriva

da gymnós, "nudo") e richiedevano un'attenzione specifica all'igiene corporea. In particolare,

gli spartani privilegiavano l'unzione a freddo (xeraloiphia) rispetto ai bagni caldi, ritenendola

un metodo efficace per proteggere il corpo dalle scottature solari, regolare la traspirazione e

prevenire stati febbrili. 5

Le rigorose pratiche ginniche spartane sono documentate da fonti primarie che esaltano

la peculiare finalità militare; autori classici come Tucidide e Senofonte, insieme al biografo

imperiale Plutarco, ne descrivono in maniera dettagliata il sistema.

Il valore di questo modello fu riconosciuto anche dagli osservatori esterni, come lo storico

ateniese Tucidide nella sua Guerra del Peloponneso. Infatti, Tucidide ne riconobbe l'efficacia

a livello statale, sottolineando che se le istituzioni spartane fossero venute meno, la città sarebbe

stata molto più povera e meno potente di quanto non fosse in realtà. Tale fu il riconoscimento

perché la forza risiedeva nella disciplina, nel rigore e nell'addestramento costante e non nelle

J. ULMANN, Nel Mito di Olimpia, cit., pp. 36-37.

5 7

ricchezze materiali. Questo fu il riconoscimento più profondo della superiorità della loro

preparazione fisica e morale.

Nella sua opera Costituzione degli Spartani (Lac. Pol.), Senofonte offre una prospettiva

diretta sulle metodologie, evidenziando come i ragazzi fossero avvezzi fin dall'inizio della loro

educazione pubblica a camminare a piedi nudi (Lac. Pol. 2,1 e 3,3), come forma di disciplina

che serviva, a suo avviso, non solo a rafforzare le membra, ma anche a preparare i giovani a

muoversi in natura, attraverso la campagna e i monti, acquistando una maggiore sicurezza nei

movimenti anche in caso di necessità militare. 6

Il tema della sopportazione del rigore del clima come pratica educativa essenziale emerge

con forza anche in Plutarco nella Vita di Licurgo, quando descrive come l'educazione, riservata

ai ragazzi dai dodici ai diciotto anni, diventasse sempre più severa: i giovani erano abituati a

camminare scalzi (Lyc. 16,11), vivendo ormai senza tunica, rafforzando così l'immagine di un

popolo dedito al sacrificio e alla resistenza. 7

Nel contesto spartano, la ginnastica non aveva uno scopo estetico o intellettuale (come ad

esempio ad Atene), ma era totalmente funzionale all’efficienza militare e alla sopravvivenza

della polis. Il corpo veniva educato non in funzione della bellezza o dell'armonia, ma per

resistere al dolore, combattere e ubbidire, trasformandosi in un vero e proprio strumento di

guerra. Questo sistema, basato su una rigorosa disciplina, influenzò profondamente l’idea di

ginnastica come principale strumento di controllo sociale e di preparazione bellica. Tale

concezione del corpo (come proprietà dello Stato) ha anticipato i modelli educativi coercitivi

sviluppatisi in epoche successive.

In sintesi, il modello spartano rappresenta un esempio di come l’esercizio possa essere

usato come mezzo esclusivo per plasmare l’individuo in funzione delle esigenze collettive e

militari dello Stato. Ponendo l'obbedienza e la resistenza fisica al centro del suo programma,

Sparta gettò così le basi di una concezione dell’educazione del corpo legata indissolubilmente

al dovere, alla disciplina collettiva e alla negazione del sé, creando l'ideale del cittadino-soldato

perfetto.

M. NAFISSI, “Freddo, caldo e uomini veri: l’educazione dei giovani spartani e il DE AERIBUS

6

AQUIS LOCIS”, in Ricerche di Storia Antica, 2018, n.10, p. 168.

Ivi, p. 169.

7 8

Ad Atene, il ruolo della ginnastica era fondamentale, in quanto concepita come parte

integrante della formazione culturale del cittadino, e strettamente unita alla formazione

intellettuale, musicale e morale. L'obiettivo primario era lo sviluppo armonico del corpo e della

mente, in linea con l’ideale dell’uomo "bello e buono". Infatti, i giovani frequentavano

regolarmente la palestra e il ginnasio, dove praticavano le discipline classiche precedentemente

illustrate, affiancando lo sforzo fisico allo studio della filosofia, della retorica e della musica.

Inoltre, la ginnastica si articolava in tre rami: estetico, militare e educativo. Questa tripartizione

mirava alla formazione di un corpo armonioso, inteso come espressione di bellezza, equilibrio

e virtù.

L’approccio olistico della ginnastica ad Atene è largamente supportato da fonti

filosofiche: Platone, nei dialoghi come la Repubblica e le Leggi, sottolinea l’importanza

cruciale dell’equilibrio tra ginnastica e musica per formare l’anima del cittadino e prevenire la

rozzezza del corpo o l'eccesso intellettuale; Aristotele, nella Politica, la considera essenziale

non solo per la salute, ma come fondamento indispensabile della virtù. Molti autori moderni, in

particolare Werner Jaeger, hanno evidenziato il valore formativo della paideia ateniese come

modello di educazione olistica e culturale.

A differenza di Sparta, dove essa era uno strumento di controllo e di omologazione statale,

ad Atene fungeva da strumento di sviluppo personale e civico. La cura del corpo non era una

disciplina rigorosa imposta dallo Stato, ma parte di un progetto educativo più ampio in cui la

libertà, l’espressione individuale e la riflessione critica si univano alla preparazione fisica.

L’educazione corporea diventava così anche espressione della democrazia stessa, in quanto

mirava a formare cittadini attivi, sani e consapevoli e non meramente ubbidienti, capaci di

partecipare pienamente alla vita pubblica e alla difesa della polis per libera scelta.

In sintesi, il modello ateniese offre l'esempio per eccellenza di educazione integrata, in

cui corpo e mente vengono sviluppati insieme per promuovere l’ideale del cittadino libero,

equilibrato e pienamente partecipe della vita pubblica. La ginnastica, in questo contesto, è

valorizzata non come fine (finalizzato come a Sparta alla sola preparazione al combattimento),

ma come un mezzo per raggiungere la pienezza etica e culturale dell’uomo.

Qui di seguito, dopo aver analizzato la concezione greca sulla ginnastica si prenderà in

considerazione la prospettiva della civiltà romana.

9

Nella civiltà romana, la ginnastica era inizialmente e primariamente connessa alla

formazione del civis-miles (cittadino-soldato). Soprattutto durante l'età repubblicana, i giovani

romani si sottoponevano a un addestramento rigoroso svolto nel Campo Marzio: corsa, salto,

lancio del giavellotto, equitazione e nuoto nel Tevere avevano un chiaro scopo militare e

disciplinare, essenziali per forgiare uomini

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia_Nipitella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell’educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Europea di Roma o del prof Consiglio Chiara.
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