Università degli studi di Torino
Dipartimento di giurisprudenza
Corso di Laurea in Scienze dell’Amministrazione
L’imprenditoria giovanile
Relatore: Chiar.mo Prof. Mario Carena
Tesi di Laurea di: Giorgia Bolengo
Matr. N. 813548
Anno Accademico 2017 – 2018
Sommario
- Introduzione
- Capitolo I: I giovani e il mondo del lavoro
- L’evoluzione dagli anni '70
- La crisi in Italia e la disoccupazione giovanile dal 2005 ad oggi, nel caso specifico del Piemonte
- Le leggi e i progetti a sostegno dei giovani
- Imprenditorialità e imprenditorialità giovanile
- Capitolo II: Le politiche in sostegno all’imprenditoria giovanile
- Le Politiche a livello nazionale ed internazionale
- Le Leggi regionali del Piemonte in sostegno all’imprenditoria giovanile
- Regimi fiscali agevolati
- Capitolo III: Diventare imprenditori
- L’importanza dell’imprenditoria giovanile
- Programmi nazionali per la promozione dell’imprenditorialità
- Nuove Imprese a tasso zero
- Start Up innovativa e PMI innovativa
- Capitolo IV: La mia esperienza da giovane imprenditrice
- L'avvio della mia attività
- Vantaggi e svantaggi delle due tipologie societarie
- Il passaggio da Ditta Individuale a Società a Responsabilità Limitata Semplificata
- Conclusioni
- Bibliografia
Introduzione
Alla base del mio elaborato vi è l’analisi dei giovani nel mondo del lavoro ponendo l’attenzione sulla possibilità di diventare imprenditori. La motivazione principale che mi ha spinta a lavorare su questo tema è stata l’esperienza personale di avvio di un’attività, avvenuta a Gennaio 2016. Questa esperienza mi ha portata alla realizzazione del mio elaborato per poter mettere a conoscenza i giovani del fatto che avviare un’attività e diventare imprenditori non è una realtà lontana o impossibile come spesso si crede. L’obiettivo è quindi quello di fornire una conoscenza base sulle possibili tipologie di società che un giovane può avviare e sugli incentivi di cui può fare richiesta.
È stata condotta una ricerca, ricorrendo all’analisi di Leggi e Decreti relativi agli incentivi per i giovani e ai progetti di sviluppo dell’imprenditoria giovanile. La tesi è articolata in quattro capitoli: nel primo viene fornita un’introduzione sull’evoluzione dei giovani e sulla loro posizione nella società, affrontando il problema della disoccupazione giovanile fino ad arrivare a trattare dell’imprenditorialità giovanile. Nel secondo capitolo vengono trattate più specificatamente le politiche nazionali, internazionali e regionali in sostegno all’imprenditoria giovanile. Il terzo capitolo si concentra sui programmi nazionali per la promozione dell’imprenditoria giovanile e sulle nuove tipologie societarie adatte ad un neoimprenditore. Nel quarto capitolo, infine, si procede alla valutazione della mia esperienza come imprenditrice e si conclude con lo studio di una possibile “trasformazione” della mia attività da Ditta Individuale a Società a Responsabilità Limitata Semplificata.
Capitolo I: Giovani e il mondo del lavoro
L’evoluzione dagli anni '70
“I giovani costituiscono la principale risorsa di una società civile perché ne rappresentano il futuro generazionale, progettuale e culturale. La reale possibilità del mondo adulto di promuovere idee, valori, prospettive di vita, e di assolvere quindi al suo compito fondamentale, passa attraverso il riconoscimento del potenziale insostituibile che i giovani rappresentano e l'impegno nella responsabilizzazione, nella creazione di opportunità, nell’investimento verso le nuove generazioni.”
A partire dagli anni ‘70 gli Enti Locali hanno iniziato a pretendere i primi “Progetti Giovani“, che si avviarono trattando il tema degli interventi per la prevenzione del disagio che i giovani vivono nel tentativo di inserirsi nel mondo del lavoro. Nel 1977 un “Progetto Giovani”, rivolto alla fascia di età tra i 14 e i 29 anni con l’obiettivo di sperimentare nuove forme di integrazione nella società, venne elaborato dalla Città di Torino. Nel 1980 si decise di rendere questo progetto più stabile, inaugurando successivamente nel 1982 l’Informa Giovani, il primo centro in Italia di informazioni riguardanti tutti gli ambiti di interesse giovanile come il lavoro, la formazione, le possibilità di partecipazione sociale. Nel 1985 venne fatto un ulteriore passo in avanti con l’istituzione di un Assessorato alla Gioventù per l’organizzazione del “Progetto Giovani”.
La Regione Piemonte emanò nel 1995 la Legge 13 febbraio, n.16 “Coordinamento e sostegno delle attività a favore dei giovani” il cui principale scopo era quello di conoscere e studiare le tematiche relative alla condizione giovanile, di favorire l’aggregazione e l’associazionismo fra i giovani e di attuare interventi di integrazione nella società e nel mondo del lavoro, attraverso la realizzazione di iniziative attuate dagli Enti Locali. Sempre nel 1995 vennero inoltre individuate una serie di fattori di primaria importanza per il futuro, fra questi, il sostegno dell’imprenditoria giovanile. Grazie a queste iniziative i giovani cominciarono ad essere visti come soggetti attivi della società, come protagonisti che dovevano essere valorizzati e coinvolti, non più come semplici destinatari di progetti e iniziative, poiché sono sempre stati rappresentati principalmente come gruppo sociale portatore di interessi specifici o come specifica categoria di consumatori.
Con le analisi statistiche svolte dall'ISTAT, l'Istituto Nazionale di Statistica ente di ricerca italiano, si è potuto constatare come la popolazione considerata giovanile, cioè quella compresa tra i 15 e i 34 anni, sia in netta diminuzione in Italia, compensata parzialmente dall'immigrazione straniera. Nel 2012 sono circa 13 milioni, precisamente 13.566.555, le persone comprese nella fascia d'età giovanile. Dal 2013 parte una diminuzione di circa 150 mila persone, arrivando a 13.425.090, mentre il 2014 vede un aumento avvicinandosi al livello del 2012, con 13.531.246 persone; È a partire dal 2015 che si ha una diminuzione arrivando nel 2018 a 13.099.575 persone. Notiamo quindi come nell’arco di sei anni la popolazione italiana compresa nella fascia tra i 15 e i 34 anni sia diminuita di circa mezzo milione di persone.
Guardando più nello specifico l’andamento della popolazione giovanile nella regione Piemonte, possiamo notare come segua le linee italiane, diminuendo nel 2013 di più di 10 mila persone rispetto all’anno precedente e di come nel 2014 ci sia un innalzamento che si avvicina ai dati del 2012. E sempre somigliando all’andamento italiano è dal 2015 che inizia un processo di diminuzione che porterà la popolazione giovanile nell’arco di tre anni, ad arrivare a 826.567, diminuendo di quasi 30 mila persone in quattro anni.
La crisi in Italia e la disoccupazione giovanile dal 2005 ad oggi, con il caso specifico del Piemonte
La crisi che ha colpito l'Europa nel 2008 ha determinato fenomeni micro e macroeconomici, trovando fra i più rilevanti l'aumento della disoccupazione giovanile. “Con disoccupazione si intende la mancanza di lavoro retribuito; Esistono diverse tipologie di disoccupazione, quella involontaria, cioè dovuta a cause indipendenti dalla volontà del soggetto e quella volontaria nella quale non rientrano tutti i casi in cui la mancanza di occupazione dipenda da un atto di volontà, ma rientra nei casi di coloro che non accettano un lavoro perché inadeguato alle proprie condizioni fisiche, morali e sociali.”
L'Istituto di ricerca statistica svolge le indagini sulle forze di lavoro individuando il Tasso di disoccupazione.
Che cos'è il Tasso di disoccupazione? “Il Tasso di disoccupazione misura il livello della disoccupazione e consente di operare confronti in proposito fra differenti aree territoriali o fra diversi segmenti di popolazione. È dato dal rapporto percentuale fra persone in cerca di occupazione e forze di lavoro. A seconda degli aggregati considerati si possono calcolare due differenti tassi di disoccupazione. Il primo è il tasso di disoccupazione “Eurostat”, dato dal rapporto fra persone in cerca di occupazione e forze di lavoro definite secondo i parametri "Eurostat”. Il secondo è il tasso di disoccupazione "allargato", dato dal rapporto fra persone in cerca di occupazione e forze di lavoro definite secondo i parametri "allargati”.”
I seguenti grafici ricavati da un'elaborazione dei dati Istat, presentano le percentuali del Tasso di disoccupazione nelle fasce d’età fra i 15 e i 24 anni e fra i 25 e i 34 anni in Italia.
Per quanto riguarda la fascia d’età fra i 15 e i 24 anni, i grafici mostrano chiaramente come il tasso di disoccupazione negli anni immediatamente precedenti alla crisi si stesse abbassando, passando dal 24.1% nel 2005 al 20,4% nel 2007. A partire dal 2008 si ha una rapida salita che vede il suo vertice nell’anno del 2014, con un tasso di disoccupazione che tocca il 42.70%. Dal 2015 comincia una lieve diminuzione arrivando nel 2017 ad un tasso del 34.7%.
Fig. 1.1: % Disoccupazione Italia (età 15-24)
45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017
Per quanto riguarda il Tasso di disoccupazione per la fascia d’età fra i 25 e i 34 anni, comparandolo alla fascia d’età fra i 15 e i 24 anni, possiamo notare che il tasso di disoccupazione è inferiore rispetto alla fascia d’età più giovane, ma notiamo anche che segue la stessa linea di andamento, vedendo una diminuzione negli anni precedenti alla crisi, partendo da un 10.2% nel 2005, arrivando nel 2007 ad un tasso dell’ 8.3%, con successivamente un aumento dal 2008 e il suo apice nel 2014, raggiungendo un tasso del 18.6%. Come per la fascia d’età più giovane dal 2015 parte una leggera diminuzione, arrivando nel 2017 ad un tasso di disoccupazione pari al 17%.
Fig. 1.2: % Disoccupazione Giovanile in Italia
45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 % Età (15-24) % Età (25-34)
Focalizzando l’attenzione sul tasso di disoccupazione giovanile in Piemonte, dai seguenti grafici possiamo notare che la situazione è simile a quella italiana in generale, con un tasso di disoccupazione più alto per la fascia d’età fra i 15 e i 24 anni rispetto alla fascia d’età fra i 25 e i 34 anni. L’andamento della disoccupazione per l’età fra i 15 e i 24 in Piemonte segue un andamento meno regolare rispetto a quello italiano per la stessa fascia di età. Si può notare una diminuzione dal 2005 al 2007, un successivo picco di aumento dal 2008 al 2010, e un ulteriore diminuzione nel 2011, vedendo nuovamente aumentare il tasso dal 2012 fino al suo picco più alto nel 2014 con un tasso del 42.2%.
Fig. 1.3: % Disoccupazione (Età 15-24)
45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Italia Piemonte
Per quanto riguarda la fascia d’età fra i 25 e i 34 anni l’andamento del Piemonte segue quello medio italiano, con un aumento a partire dal 2008 fino al suo picco nel 2014, per poi calare lentamente.
Fig.1.4: % Disoccupazione (Età 25-34)
20,00% 18,00% 16,00% 14,00% 12,00% 10,00% 8,00% 6,00% 4,00% 2,00% 0,00% 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Italia Piemonte
Fonte: ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ente di ricerca italiano
Le possibilità occupazionali dei giovani si trovano in questa difficile situazione a causa degli effetti creati dalla crisi del 2008. Nella nostra società i giovani rappresentano il futuro del Paese, e il fatto che la crisi colpisca in particolar modo ragazze e ragazzi under 35 rappresenta un grave problema al quale l'Europa sta cercando una soluzione. Secondo le analisi ISTAT, l'Italia è uno dei paesi in cui i giovani sono maggiormente penalizzati, in cui la crisi ha fatto sentire i suoi effetti più pesantemente, dove il livello di disoccupazione giovanile ha raggiunto delle percentuali moto elevate, come abbiamo potuto segnalare con le analisi precedenti.
Il Rapporto sul mercato del lavoro 2010 – 2011, curato dal CNEL, Consiglio Nazionale dell'economia e del lavoro, ha trattato della disoccupazione giovanile in Italia affermando che la principale causa del tasso elevato fosse la mancanza di integrazione tra il mondo dell’istruzione e il mondo del lavoro. Infatti è stato segnalato che l’Italia fonda il proprio modello educativo sul principio del “prima studio e poi lavoro”, mentre in altri Paesi come la Germania, la politica utilizzata è “studio mentre lavoro”.
Le leggi e i progetti a sostegno dei giovani
Nel 2003, con la Legge 14 febbraio 2003 n. 30, meglio conosciuta come Legge Biagi, in Italia si era creata la prima possibilità di formare un collegamento tra il mondo dell'istruzione e il mondo del lavoro utilizzando come soluzione il contratto di apprendistato. In attuazione della Legge venne emanato il d.lgs. 10 settembre 2003 n.276, entrato in vigore il 24 ottobre 2003. Come affermato dall' art. 3 lo scopo primario di questa legge era “realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza del mercato del lavoro e migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riferimento alle fasce deboli del mercato del lavoro, nelle quali sono inclusi anche i giovani”. Nonostante la possibilità offerta dal dispositivo di legge, nell’arco di quasi dieci anni questo strumento non si è mai sviluppato, e sarà la successiva promulgazione nel settembre 2011 del d.lgs. n. 167/2011, meglio noto come Testo Unico dell'apprendistato, a formare la tipologia di apprendistato che diventerà “la modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”
Nel dicembre del 2012, la Commissione europea ha adottato una serie di misure per incentivare l’occupazione giovanile e aiutare gli Stati membri a ostacolare l’aumento della disoccupazione e l'esclusione sociale dei giovani. Fra queste misure l'Unione europea ha promosso il progetto “Youth Guarantee”, cioè Garanzia Giovani, rivolto principalmente ai Paesi Membri con un tasso di disoccupazione superiore al 25%; Ha assegnato dei fondi, utilizzabili dai Paesi, per la realizzazione di politiche attive di formazione, orientamento e inserimento al lavoro per giovani under 30 disoccupati. Questo programma si rivolge principalmente ai giovani disoccupati o inoccupati e che non sono inseriti in un percorso formativo. Per accedere devono registrarsi in un portale e attendere che la Regione li contatti. Questo programma si rivolge anche al datore di lavoro che per potere accedere all'incentivo deve assumere il giovane iscritto al progetto per mezzo di una tipologia contrattuale come il contratto di apprendistato professionalizzante, il contratto a tempo indeterminato o un contratto a tempo determinato, della durata di almeno 6 mesi o superiore.
Un altro progetto fondato dall'Ue è “l’Alleanza Europea per l’apprendistato” nel 2013 che riunisce autorità pubbliche, imprese, parti sociali ed erogatori di istruzione e formazione professionale, rappresentanti dei giovani e altri attori chiave al fine di promuovere iniziative e programmi di apprendistato in tutta l’Europa. L’obiettivo comune è quello di rafforzare la qualità, l’offerta e l’immagine degli apprendistati in Europa.” Più di recente, anche la mobilità degli apprendistati si è affermata come tematica importante. Tornando al progetto Garanzia Giovani, al suo interno venne inserito anche un sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità.
Imprenditorialità e imprenditorialità giovanile
Il tema dell'imprenditorialità si intreccia fortemente con diverse altre questioni, principalmente con il lavoro autonomo e soprattutto con le riforme normative. L'imprenditorialità è “un complesso di qualità indispensabili per esercitare con successo l'attività di imprenditore e che vengono identificate con l'intraprendenza, l'attivismo, la disponibilità a rischiare un capitale e il privilegio assegnato al lavoro.
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