Cronaca e fiction in L'Adversaire di Emmanuel Carrère
Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Dipartimento di studi letterari, linguistici e comparati
Corso di laurea in mediazione linguistica
Tesi di laurea in letteratura francese
Relatore: Ch.mo Prof. Carabellese
Candidata: Chiara Giulia Scuro MC/06204
Anno accademico 2022/2023
Al mio papà, nei miei sogni siamo ancora insieme.
Indice
- Introduzione 4
- 1 Carrère e l’autofiction 7
- 1.1 Emmanuel Carrère e la sua opera 7
- 1.2 Il genere della non-fiction: da Capote a Carrère 11
- 1.3 Autofiction e non-fiction 18
- 2 Come si trasforma la cronaca in romanzo 20
- 2.1 Jean-Claude Romand e dintorni 20
- 2.2 Carrère / Romand 28
- 2.3 Strategie narrative per convincere il lettore 35
- 3 Analisi del testo 38
- 3.1 Il modo 39
- 3.1.1 Distanza 39
- 3.1.2 Racconto di parole 40
- 3.1.3 Prospettiva e focalizzazione 41
- 3.2 La voce 41
- 3.2.1 Livelli narrativi 42
- 3.2.2 Persona e protagonista-narratore 44
- 3.2.3 Funzioni del narratore 44
- Conclusioni 47
- Bibliografia 49
- Ringraziamenti 51
Introduzione
L’Adversaire di Emmanuel Carrère, pubblicato nel 2000, è, se così si può definire, un romanzo che racconta un episodio di cronaca nera verificatosi all’inizio degli anni ’90, e che, per efferatezza e orrore ha sconvolto il pubblico francese. L’opera tratta la vicenda di Jean-Claude Romand, il quale uccide moglie, figli e genitori per evitare che la sua lunga serie di menzogne su cui egli ha basato gli ultimi venti anni della sua vita esca allo scoperto. Romand, infatti, sin dall’adolescenza sceglie di fingere: di essersi laureato in medicina, di essere ricercatore presso l’OMS poi, di avere amicizie importanti, di aver accumulato un patrimonio importante che giustifichi un certo tenore di vita, infine di essere un padre e un marito senza macchia.
Tutto ciò viene condotto da Romand quasi senza rendersi conto di star precipitando in una spirale di bugie che lo condurranno al triste e celebre epilogo. E nonostante l’inumanità di quanto accaduto, la ricerca e l’interesse di Carrère non puntano verso una morbosa indagine dei fatti, alla maniera dei telegiornali e della cronaca nera giornalistica, bensì egli vuole ricostruire l’interiorità di Romand, e il modo in cui le forze malvagie, ‘’l’avversario’’ che dà il titolo al libro, si sono impossessati di lui al punto che egli si sente costretto a commettere il tragico gesto.
Forze che, afferma Carrère, sono presenti in ognuno di noi, e pertanto è importante indagarle, ricostruirle, portarle alla luce. Ed è questo punto, probabilmente, che costituisce il pivot del romanzo di Carrère, e soprattutto il modo in cui l’autore declina tale indagine in chiave letteraria, andando a costituire un punto di svolta per la sua intera opera, e anche per il genere letterario della non-fiction.
D’altronde quest’opera è difficilmente classificabile in un solo genere, dal momento che lo stesso autore, per compiere quest’indagine, prende le distanze da determinati canoni letterari, e incorpora elementi che si rifanno al racconto, alla biografia, all’inchiesta giornalistica, all’autobiografia persino, creando quindi un mélange di generi e dunque un’opera poliedrica.
La scelta di allontanarsi dai canoni tradizionali del genere della non-fiction è per sua stessa ammissione una scelta obbligata: Carrère, che prova a scrivere tale opera più e più volte seguendo l’esempio di Capote in A sangue freddo (1966), il quale segue il precetto flaubertiano per cui ‘’L'artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente, sì che lo si senta ovunque ma non lo si veda mai”1, non riuscirà nel suo intento fintantoché non avrà trovato un suo personale e originale modo di improntare il testo, dunque non fingendo che la sua presenza sia impalpabile all’interno della vicenda, ma esponendosi in prima persona, senza tacere il rapporto epistolare e emotivo che stringe con l’assassino, e riportando egli stesso aneddoti e fatti della sua vita personale.
1 G. Flaubert, 1857
Il riferimento alla prima persona non è casuale: la novità letteraria assoluta apportata da Carrère, infatti, consiste proprio nell’uso del ‘’je’’, quindi del pronome alla prima persona. Tant’è che anche nelle sue successive opere (Carrère E., Le Royaume, 2014, Éditions P.O.L.) l’autore ricorre al medesimo espediente narrativo per raccontare, mediante il pretesto della sua conversione al cristianesimo, la storia dello stesso.
L’Adversaire solleva questioni profonde sull'identità e sulla finzione nella narrativa. Il romanzo esplora come una persona possa costruire un'intera identità basata su una serie di bugie e come queste finzioni possano influenzare la sua vita e quella delle persone che lo circondano. Carrère, attraverso la sua scrittura affilata e dettagliata, ci invita a esaminare le motivazioni e le conseguenze di tale comportamento, spingendoci a riflettere sul concetto stesso di identità.
Egli alterna fatti documentati e immaginazione letteraria, e questo approccio narrativo sfuma i confini tra realtà e finzione, portando il lettore a interrogarsi sulla natura stessa della verità e sul modo in cui questa viene costruita nelle narrazioni. Attraverso quest’opera Carrère esplora anche la psicologia dell'inganno e l'effetto che può avere sulla vita delle persone coinvolte. Il romanzo ci spinge a chiederci fino a che punto possiamo fidarci delle apparenze e se sia possibile davvero conoscere l'essenza di una persona.
In questa analisi si esaminerà come Carrère rappresenta l'identità e la finzione nella narrazione de "L'Avversario", ma anche l'uso della prospettiva narrativa, la costruzione dei personaggi e il ruolo delle finzioni nel plasmare la trama e il significato del romanzo. In particolare nel primo capitolo esaminerò la figura di Carrère e la sua narrativa, focalizzandomi soprattutto sulla seconda fase della sua opera, in cui egli abbandona la fiction per dedicarsi invece alla non-fiction, che come si vedrà egli declinerà in un suo modo peculiare.
A ciò riserverò particolare attenzione, operando un confronto tra Carrère, la cui opera è innovativa rispetto alla tradizione della non-fiction, e lo scrittore americano Truman Capote e la sua opera In Cold Blood (1966), che pur appartenendo allo stesso genere e trattando un soggetto affine rispetto all’Adversaire, adotta degli stilemi narrativi totalmente distanti da quanto fa Carrère, certamente conformi al genere, tanto da costituire un’opera esemplare. Infine mi soffermerò rapidamente sul genere stesso della non-fiction, e in particolare sul sottogenere dell’autofiction, in cui si iscrive a pieno titolo l’opera oggetto di questo elaborato.
Nel secondo capitolo, come si evince dal titolo stesso, approfondirò la trasformazione della cronaca in romanzo. Dopo aver esaminato la persona e la vicenda umana del protagonista dell’opera, Jean-Claude Romand, indagherò invece il complesso rapporto che si instaura tra Romand e Carrère, senza perdere d’occhio le riflessioni metaletterarie che opera l’autore a proposito della stesura del romanzo. Per concludere analizzerò brevemente le strategie narrative adottate da Carrère per rendere su carta tutta la complessità che richiede la costruzione di una storia che sfida i confini tra realtà e finzione, in cui la menzogna fa da padrona.
Il terzo capitolo sarà propriamente dedicato proprio all’analisi del testo e di quelle strutture narrative menzionate nell’ultima parte del secondo capitolo, grazie all’ausilio delle teorie narratologiche di Genette e le Figure della narrazione da lui individuate. Il capitolo sarà oggetto di un’indagine mirata volta a individuare gli stilemi messi in atto, e a tal scopo, per ogni struttura narrativa esaminata, inserirò delle citazioni tratte dall’opera che ho ritenuto essere particolarmente esemplificative per l’analisi in corso.
Attraverso la sua prosa, Emmanuel Carrère invita a riflettere sulla complessità dell'identità e sul potere della finzione nella nostra vita. L’Adversaire spinge a interrogarsi sulla natura stessa della verità e sulla fragilità delle nostre convinzioni, aprendo una finestra su un mondo in cui l'identità e la finzione si intrecciano in un intricato labirinto narrativo.
Capitolo 1 Carrère e l’autofiction
1.1 Emmanuel Carrère e la sua opera
Lo scrittore francese Emmanuel Carrère è considerato uno degli scrittori più influenti e innovativi del panorama letterario mondiale, particolarmente noto per la sua scrittura nella quale si mescolano narrativa, saggistica e reportage.
Carrère è un personaggio controverso e spesso è stato bersaglio di critiche, soprattutto per aver incluso all’interno delle sue opere di non-fiction riferimenti mirati di persone a lui vicine. Infatti egli stesso afferma che «la littérature, enfin le genre de littérature que je pratique: c’est le lieu où on ne ment pas»2, facendo quindi proprio uno stile in cui la verità è al centro.
Questo approccio non è stato sempre apprezzato dalle persone coinvolte, come l’ex moglie Hélène Devynck, che in una lettera indirizzata alla stampa francese intitolata Droit de response lo attacca, affermando che in Yoga (2020):
Emmanuel propose à ses lecteurs un pacte de vérité: «La littérature est le lieu où on ne ment pas», écrit-il. Il affirme avoir, de son propre chef, glissé quelques omissions, par égard, pour «préserver» ses proches. Pour ce qui me concerne, il n’a pas eu d’égards, sauf à considérer comme des égards les conséquences d’obligations contractuelles qui n’ont été que partiellement respectées. Pour ménager ses proches encore, des éléments de fiction auraient été introduits volontairement ça et là.
[…] Les lecteurs sont libres de croire ou de douter. L’auteur est libre de raconter sa vie comme il veut, comme il peut. Je voulais, moi, avoir la liberté de ne pas en être, de ne pas être associée à un spectacle3 présenté comme sincère où je ne reconnais pas ce que j’ai vécu.
2 Emmanuel Carrère, Yoga, Éditions P.O.L, Paris, 2020, p. 113
3 Hélène Devynck, ‘’Droit de réponse : Hélène Devynck, l'ex-compagne d'Emmanuel Carrère, répond à la polémique autour de «Yoga»", «Vanity Fair», 2020, https://www.vanityfair.fr/culture/voir-lire/articles/droit-de-reponse-helene-devynck-l-ex-compagne-demmanuel-carrere-repond-a-la-polemique-autour-de-yoga/81120.
Le critiche dirette dall’ex moglie sono molto dure, ma è anche vero che Carrère afferma che altri conoscenti da lui inclusi nelle sue opere non hanno nulla in contrario con tale scelta, e scrive:
Je suis du bâtiment, depuis quinze ans j’écris des livres de non-fiction qui rendent compte de faits réels et décrivent des personnes réelles, connues ou inconnues, proches ou éloignées de moi, et j’en ai blessé4 certaines, oui, mais je soutiens que je n’en ai trompé aucune.
La controversia di questo discorso è che nel momento in cui Carrère afferma di aver ferito alcune persone, egli si assume le responsabilità di questa scelta, che è una conseguenza del patto autobiografico che stringe con il suo lettore. Dunque in questo modo lo scrittore sancisce l’importanza della letteratura e del suo legame con la realtà.
Il patto autobiografico è un concetto teorizzato da Philippe Lejeune, con cui egli identifica l’atto secondo cui l’autore, che ha la stessa identità del protagonista e di cui narra il vissuto, si impegna nei confronti del lettore a raccontare solo la verità, o quella spacciata per tale, mirando così a un rapporto di completa fiducia. Egli stesso afferma:
Le personnage n’a pas de nom dans le récit, mais l’auteur s’est déclaré explicitement identique au narrateur (et donc au personnage, puisque5 le récit est autodiégétique), dans un pacte initial.
È evidente come questa definizione chiami in causa i problematici rapporti tra autobiografia, biografia e romanzo, che Lejeune cerca di dirimere stilando una serie di categorie: forma del linguaggio, soggetto trattato, situazione dell’autore, posizione del narratore; al fine di classificare i diversi generi. Generi che in Carrère, come si vedrà, sono in commistione tra loro, caratteristica che costituisce l’originalità dell’autore.
La prima parte dell’opera di Carrère (1983-2000) può essere definita di pura fiction, con titoli quali L’ami du jaguar (1983), La Moustache (1986), caratterizzati da un’aura di surrealismo e di inquietudine, e La classe de Neige (1995). In tutti questi romanzi è presente «un’attrazione per il mostruoso […] e la ricerca di un disagio, un malessere a6 cui inchiodare il lettore», come afferma Lorandini.
4 Emmanuel Carrère, Il est avantageux d'avoir où aller, Éditions P.O.L, Paris, 2016, p. 396
5 Philippe Lejeune, Le pacte autobiographique, Seuil, 1975, p. 35
6 Francesca Lorandini, “Dire quelque chose de ma Emmanuel dalla cronaca al verité ”: Carrère romanzo’’, «SigMa - Rivista Di Letterature Comparate, Teatro E Arti Dello Spettacolo», 2018, p. 66
La classe de Neige, in particolare, intrattiene uno stretto rapporto con l’opera che costituisce un punto di svolta per la sua carriera, L’Adversaire (2000), e che inaugura una nuova fase della sua attività di scrittore, improntata in questo caso verso il genere della non-fiction, genere che include opere letterarie che presentano elementi non finzionali e fondati sulla realtà, declinato nel caso di Carrère su una certa indagine delle esperienze fondanti del suo Io, in cui egli è parte integrante di ciò che scrive.
A partire da questo momento Carrère vuole «faire7 effraction dans le réel». L’Adversaire, inoltre, costituisce anche il romanzo che lo consacra al successo internazionale. Da quel momento in poi tutta l’attività letteraria vedrà Carrère che partecipa alle sue opere in qualità di autore e personaggio. Tra le sue opere successive figurano Un roman russe (2007), D'autres vies que la mienne (2009), Limonov (2011), Le Royaume (2014), Il est avantageux d'avoir où aller (2016), Yoga (2020), e il recentissimo V13 (2022).
Il denominatore comune di queste opere è l’utilizzo della prima persona, e in Le Royaume egli spiega il perché di questa precisa scelta:
J’aime, quand on me raconte une histoire, savoir qui me la raconte. C’est pour cela que j’aime les récits à la première personne, c’est pour cela que j’en écris et que je serais même incapable d’écrire quoi que ce soit autrement. Dès que quelqu’un dit “je” (mais ‘’nous’’, à la rigueur, fait l’affaire), j’ai envie de le suivre, et de découvrir qui se8 cache derrière ce “je”.
7 Emmanuel Carrère, Un roman russe. Éditions P.O.L., Paris, 2007, p. 3
8 Emmanuel Carrère, Le Royaume. Éditions P.O.L., Paris, 2015, p. 80
Un altro elemento ricorrente in queste opere è che esse rappresentano un mix di autobiografia e reportage: svelando le vite degli altri, Carrère racconta la sua. In Un roman russe Carrère si reca in Russia per realizzare un reportage su un prigioniero di guerra ungherese rinchiuso in un ospedale psichiatrico da più di cinquant’anni. È lo spunto, per l’autore, per includere motivi molto personali: le sue origini russe, il suo matrimonio fallito, le sedute di psicanalisi, il racconto della vita del nonno materno, collaborazionista, e scomparso misteriosamente nel 1944; tutto questo si va a intrecciare con il rapporto con la madre, con cui egli alla fine avrà un riconciliamento.
Allo stesso modo in D'autres vies que la mienne Carrère, in vacanza in Sri Lanka, assiste allo tsunami che vi si abbatte nel 2004, e sceglie di raccontare la devastazione che ne segue, ponendo l’attenzione in particolare sulla morte della piccola figlia di una coppia di turisti suoi conoscenti. Questa esperienza si mescola a quella della morte per cancro della cognata.
Limonov (2011) è la biografia romanzata di Eduard Limonov, scrittore, poeta, attivista e politico russo. In realtà inizialmente l’intento di Carrère era quello di scrivere un’opera sulla giornalista Anna Politkovskaja, aspra detrattrice di Putin e del suo governo, assassinata nel 2006. Tuttavia egli, recatosi in Russia per svolgere le sue ricerche, si imbatte in Limonov stesso, per cui vi entra in contatto e lo segue per un paio di settimane per farsi raccontare la sua vita, cambiando del tutto il soggetto del suo libro. I capitoli sono incentrati principalmente sulla vita del suo protagoni
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