Concetti Chiave

  • "La sventurata rispose" segna un punto di non ritorno nella storia d'amore tra Gertrude ed Egidio, evidenziando la scelta di Manzoni di non approfondire il male per evitare di mostrarlo in modo emulativo.
  • Il male nei Promessi Sposi è rappresentato attraverso personaggi come Don Rodrigo, percepito come una pura opposizione al bene, mentre Gertrude presenta una complessità morale maggiore.
  • Manzoni crede che il male complesso possa suscitare emulazione piuttosto che distacco, e per questo decide di limitarne la rappresentazione nell'opera.
  • Comprendere il male è fondamentale per formare una morale che lo escluda; ignorarlo porta a cadere in esso senza riconoscerne i pericoli.
  • La chiave per affrontare il male in un'opera è fornire strumenti adeguati allo spettatore, rendendo chiaro ciò che comporta e perché non sia la risposta corretta.

Indice

  1. La sventurata rispose
  2. Il male nei Promessi Sposi
  3. La complessità del male
  4. Conoscere il male
  5. Il compromesso nel male
  6. Conclusione sull'opera di Manzoni

La sventurata rispose

La sventurata rispose", celebre citazione di Alessandro Manzoni nel capitolo X dei Promessi Sposi. Questa frase sembrerebbe un incipit ad un racconto riguardante il drammatico amore proibito tra Gertrude, la monaca di Monza, ed Egidio. Tuttavia rileggendo in modo più approfondito ci si accorge che questo racconto non arriverà mai. La frase rappresenta la conclusione di tutte le eventuale vicenda, altrimenti aspettata conoscendo lo stile minuzioso dell'autore. Si potrebbe dunque dedurre che ciò sia semplicemente un altro tipico taglio dello scrittore sulla lunga storia originale di Gertrude. La decisione di porre tale limite fu in realtà il risultato di una profonda riflessione su un quesito a primo impatto quasi banale: "Compio del bene a mostrare agli altri il male? ".

Il male nei Promessi Sposi

Innanzitutto è necessario definire a cosa egli si riferisse e perché. Il male da Manzoni è ampiamente affrontato nel corso dell'opera, personaggi come Don Rodrigo, il principe, Azzeccagarbugli e il conte Attilio ne sono emblematici esempi. Tuttavia vi è sempre una caratteristica comune nel male che l'artista presenta attraverso questi personaggi. Viene percepito dal lettore con unanimità come pura opposizione al bene, vi è un completo rigetto nei suoi confronti, è assoluta. Questo non è al contrario applicabile a Gertrude ed Egidio. Gertrude non rappresenta infatti un male dogmatico, la sua storia porta ad immedesimarsi in lei. Si percepisce una complessità maggiore nelle sue azioni piuttosto che negli antagonisti precedenti,la sua morale non è frutto di pura malignità.

La complessità del male

Ci tengo a sottolineare che a mio parere il male assoluto non esiste, ogni comportamento è una reazione naturale ad altre azioni e comportamenti. Lo stesso concetto di colpa ha dunque scarse fondamenta. Eppure nei casi dei primi personaggi difficilmente si trattano le loro azioni come frutto di qualcos'altro, a maggior ragione al tempo dell'autore.
Questo discorso riporta dunque alla scelta di Manzoni. Egli arrivò alla conclusione che il male (più precisamente la tipologia descritta precedentemente) a chi viene mostrato suscita maggiore emulazione che distacco. Vedere il male avrebbe portato a compierlo, e dunque mostrarlo sarebbe stato contro la sua morale. Ciò è dato da un piacere umano primitivo nell'avere risposte semplici a problemi e situazioni, piuttosto che nel trovarle con il ragionamento. Soluzioni semplici a situazioni complesse provocano emulazione anche se in fondo sbagliate, come nel caso di Gertrude ed Egidio.

Nella mia personale esperienza ho trovato riscontro di questa tendenza: l'ho ritrovata in prodotti con limitazioni di età, poiché sotto al limite si potrebbe non essere pronti a riconoscere l'ingiustizia in personaggi complessi. L'ho ritrovato in situazioni di alterazione sentimentale, nelle quali la capacità logica viene biologicamente limitata, cedendo maggiormente ad distinto e semplificazione. L'ho ritrovata in persone tanto ottuse da porre soluzioni di tre parole e problemi secolari, senza sforzarsi di comprendere nature e conseguenze di tali problemi e comportamenti. Vivendo di slogan.

Conoscere il male

A mio parere conoscere il male è l'unico modo che si ha per definire cosa non è bene e perché. Il male esiste, ed esistono due modi per entrarci in contatto: comprendendolo, imparando a distinguerlo dal bene, formandosi una morale capace di escluderlo; oppure cadendoci perché non lo si conosce, e non si conosce per cosa differisce dal bene e cosa comporta. Come topi in una trappola a cui è stato insegnato solo il gusto del formaggio. Se non si apprende di una propria tendenza ad un male mascherato, come si può riconoscere la maschera? Come fondare, ad esempio, una repubblica libera dalla mafia se si celano i motivi per cui essa esiste così radicalmente?

Il compromesso nel male

Il discorso di Manzoni rimane comunque veritiero, "Nessuna conoscenza è proibita, solo alcune pratiche ". Il male complesso ad occhi inesperti provoca più danni che insegnamento, la chiave dunque nel compromesso. Si devono fornire allo spettatore i giusti strumenti per affrontare il male che si descrive, rendendo chiaro cosa comporta e perché, nonostante tutto, non sia esso la risposta corretta. Inoltre è necessaria da parte dello spettatore una capacità ad utilizzare tali strumenti per capire il quadro complessivo del male descritto. In condizioni di immaturità un processo logico può non essere seguito. È ovviamente impossibile rendere più proficuo che lesivo il male descritto ad ognuno. L'obiettivo è ottenere un riscontro complessivo positivo quando lo si mostra.

Conclusione sull'opera di Manzoni

In conclusione credo che Manzoni abbia descritto ciò che è il bene nell'opera in maniera incommensurabile. Penso tuttavia che la scelta di limitare il male potesse essere rivalutata. Perchè in questi termini le capacità per rendere il male proficuo al pubblico le avrebbe avute.

In un’opera, il valore del male, come quello del bene, è proporzionale al conflitto che si ha nei confronti di esso.

“Dubito, ergo cogito ergo sum”

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della frase "La sventurata rispose" nel contesto dei Promessi Sposi?
  2. La frase rappresenta la conclusione di una vicenda che non verrà mai raccontata, evidenziando la scelta di Manzoni di limitare la narrazione sul drammatico amore tra Gertrude ed Egidio, riflettendo su un profondo quesito morale.

  3. Come viene rappresentato il male nei Promessi Sposi?
  4. Il male è incarnato da personaggi come Don Rodrigo e Azzeccagarbugli, percepito come pura opposizione al bene. Tuttavia, Gertrude ed Egidio mostrano una complessità morale che sfida questa visione semplice, rendendo il male meno dogmatico.

  5. Qual è la posizione di Manzoni riguardo alla rappresentazione del male?
  6. Manzoni ritiene che mostrare il male possa suscitare emulazione piuttosto che distacco, e per questo motivo decide di limitare la sua esposizione, poiché il male complesso può portare a una comprensione errata e a comportamenti dannosi.

  7. Perché è importante conoscere il male secondo l'autore?
  8. Conoscere il male è fondamentale per distinguere il bene dal male e formare una morale capace di escluderlo. Ignorare il male porta a cadere in trappole comportamentali, rendendo difficile riconoscerne le conseguenze.

  9. Qual è la conclusione dell'autore riguardo all'opera di Manzoni?
  10. L'autore apprezza la rappresentazione del bene da parte di Manzoni, ma suggerisce che la scelta di limitare il male potrebbe essere rivalutata, poiché ci sarebbero state opportunità per rendere la comprensione del male proficua per il pubblico.

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