Concetti Chiave
- L'intelletto è il dono che distingue l'uomo, ma Ulisse ne abusa utilizzando il suo ingegno senza considerazioni morali, civili e religiose.
- Il parallelo tra Ulisse e Adamo evidenzia come entrambi tentino di superare i limiti umani, non per peccare ma per cercare una vita migliore.
- Ulisse cerca la salvezza e la conoscenza, ma secondo Dante, ha bisogno della grazia divina per raggiungere la vera pace eterna.
- Dante e i suoi sostenitori errano nel giudicare Ulisse solo in chiave religiosa, trascurando le virtù laiche che lo caratterizzano.
- Il viaggio di Ulisse è finalizzato alla ricerca della conoscenza, che viene vista come la fonte della felicità e della serenità umana.
L'intelletto e il peccato di Ulisse
L'intelletto è ciò rende l'uomo tale e ciò che lo contraddistingue: permette all'uomo di scegliere ragionevolmente e di non cedere agli istinti bruti. Talvolta, un abuso di tale dono si traduce in peccato: è il caso di Ulisse che utilizza l'ingegno senza alcuna considerazione morale, civile e religiosa.
Io, a differenza di Dante, autore della Divina commedia, ritengo che Ulisse non sia da considerarsi peccatore ma che debba diventare un esempio per le generazioni moderne che sovente sottostanno agli obblighi che la società impone loro.
Il parallelismo tra Ulisse e Adamo
Taluni sostengono che il peccato di Ulisse sia analogo a quello di Adamo: entrambi utilizzano il senno per cancellare i limiti che l'uomo possiede; difatti la "virtù e la "conoscenza" cui fa riferimento Ulisse nel canto ventiseiesimo dell'inferno della Divina commedia sono i mezzi che permettono all'uomo di rapportarsi agli dei. Gli uomini contemporanei, così come questi celebri personaggi, tentano di eliminare i limiti che possiedono; al giorno d'oggi per esempio per mezzo della ricerca. Questi uomini non sono da reputarsi dei peccatori, ma dei salvatori perché provano a cancellare i problemi dell'uomo permettendogli di avere una vita migliore e quindi Ulisse e Adamo non sono da considerarsi peccatori perché hanno un atteggiamento analogo agli scienziati moderni.
La ricerca della salvezza di Ulisse
Ulisse tenta di impossessarsi della salvezza, di essere padrone di se stesso. Dante riconosce che il suo tentativo è immensamente nobile in quanto la direzione in cui sta andando è quella giusta: sta perseguendo la conoscenza, la beatitudine; ma i mezzi che utilizza, secondo il poeta, sono insufficienti: nell'ottica dantesca, l'uomo, per raggiungere la pace eterna necessita della grazia divina. Dante non ha considerato il fatto che Ulisse fosse pagano: il tentativo di Ulisse non è quindi quello di raggiungere il paradiso, ma di abbattere e spostare le "colonne d'Ercole". Ulisse non è quindi da considerarsi privo dei mezzi necessari a compiere il suo viaggio perché le virtù laiche lo contraddistinguono. Dante e i sostenitori della sua tesi errano perché leggono la situazione solamente in chiave religiosa.
La conoscenza come felicità
Lo scopo di questo viaggio è conoscere. Nella conoscenza sta la felicità dell'uomo. Come può peccare un uomo che tenta di conquistare la propria serenità?
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo dell'intelletto nella figura di Ulisse?
- In che modo Ulisse e Adamo sono paragonabili?
- Qual è il vero obiettivo del viaggio di Ulisse?
L'intelletto è ciò che distingue l'uomo e gli consente di scegliere razionalmente, ma Ulisse lo utilizza senza considerazioni morali, rendendolo un esempio per le generazioni moderne piuttosto che un peccatore, come sostenuto dall'autore.
Ulisse e Adamo condividono il peccato di cercare di superare i limiti umani attraverso la conoscenza; entrambi non sono da considerarsi peccatori, ma piuttosto salvatori, simili agli scienziati moderni che cercano di migliorare la vita umana.
Il viaggio di Ulisse ha come scopo la ricerca della conoscenza, che rappresenta la felicità per l'uomo; quindi, non si può considerare peccaminoso chi cerca la propria serenità attraverso la conquista del sapere.