Concetti Chiave

  • I tatuaggi e piercing hanno un'importanza culturale profonda, rappresentando l'identità e la storia personale di chi li porta, specialmente nelle tradizioni delle popolazioni polinesiane.
  • Le origini dei tatuaggi risalgono alla preistoria, utilizzati per rappresentare divinità, clan e spiriti protettori, come dimostrato dai tatuaggi dell'Uomo di Similaun.
  • Nelle culture antiche, i tatuaggi identificavano clan e status sociale, mentre in Grecia e Roma erano considerati tabù e associati a schiavi e "selvaggi".
  • Con il cristianesimo, il tatuaggio divenne stigmatizzato in Occidente, ma alcuni nobili continuavano a tatuarsi per motivi di riconoscimento in guerra.
  • I tatuaggi moderni, spesso privi di significato, comportano rischi per la salute a causa di pigmenti tossici, mettendo in discussione la loro origine culturale e il loro significato profondo.

Indice

  1. Importanza culturale dei tatuaggi
  2. Origini antiche dei tatuaggi
  3. Tatuaggi nelle culture antiche
  4. Piercing e scarificazioni nelle culture
  5. Moda e rischi dei tatuaggi moderni

Importanza culturale dei tatuaggi

Personalmente, penso che tatuaggi e piercing abbiano una grande importanza nei luoghi in cui sono espressione di una cultura e una tradizione, dove hanno un significato profondo e ogni segno racconta una parte di storia della persona che li porta addosso, del suo passato, della sua identità, di quello che ha fatto. Non a caso la parola tatuaggio deriva proprio dai popoli della Polinesia. Tra le popolazioni dell'Oceano Pacifico, infatti, da millenni si usa decorare la pelle con disegni rituali che si pensava avessero un'influenza divina su chi li sfoggiava. Tali disegni venivano impressi sulla pelle battendo con dei pezzi di legno alcuni bastoncini acuminati che "incidevano" il derma. Dal rumore provocato dallo sbattere del legno (tau, tau, tau), nacque la parola onomatopeica tau tau, che indica proprio l’atto di tatuarsi la pelle, da cui deriva la parola inglese tatoo e il verbo francese tatouer.

Origini antiche dei tatuaggi

In realtà, le origini del tatuaggio sono molto più antiche di quello che pensiamo: risalgono addirittura alla preistoria. Secondo alcuni studiosi, infatti, i complicati disegni rappresentati su alcune delle “Veneri preistoriche” non sarebbero semplici decorazioni, ma veri e propri tatuaggi. In generale i tatuaggi furono utilizzati per portare incise sul proprio corpo le prime divinità, le insegne del clan e spiriti protettori. Il famoso “Uomo di Similaun”, vissuto oltre 5 mila anni fa e rinvenuto nei ghiacciai del Trentino, è la più antica mummia a presentare tatuaggi. Ne ha circa 60 e la maggioranza di questi avevano funzione magico-terapeutica. Presso gli Sciti, i Sarmati e altri popoli delle steppe che si muovevano dall'Ucraina alla Siberia con le loro donne, anch'esse combattenti a cavallo, i tatuaggi erano di uso comune: raffiguravano animali totemici e fantastici in qualità di spiriti protettori individuali e del clan. Come quelli trovati sulla mummia dell'Altai, appartenente a una sciamana guerriera della cultura kurgan morta a meno di 30 anni, due millenni e mezzo fa. Perfettamente conservati nel ghiaccio dei monti Altai, in Siberia, i resti hanno permesso agli studiosi di individuare sulla sua epidermide elaborati tatuaggi di animali che sembrerebbero divinità. Tali figure rivelano un livello tecnico-esecutivo paragonabile a quello dei più moderni e quotati tatuatori. Sulla sua spalla sinistra c'è, per esempio, il tatuaggio di una chimera: un cervo con becco di grifone e zampe da capricorno. Sulle braccia, animali fantastici come un leopardo con una strana gobba o un lupo con un'insolita cresta. Sulla gamba destra, un lungo pesce con baffi.

Tatuaggi nelle culture antiche

Fra i Celti, i Daci e i Traci, gli Illiri e i popoli germanici i tatuaggi rivelavano il clan di appartenenza, il nome e lo status sociale. Praticamente, tutti i popoli definiti dai Greci e dai Romani "barbari" usavano tatuarsi. Per i Greci (e poi per i Romani) il tatuaggio invece era tabù. Contrastava con il loro ideale di bellezza pura. Era visto come cosa "da selvaggi", e il suo uso associato agli schiavi, provenienti dai popoli conquistati.

Con l'avvento del cristianesimo il tatuaggio visse i suoi tempi più cupi, e fu vietato a più riprese. Nella cultura occidentale si fece strada l'idea che il tatuaggio riguardasse i pagani, i ceti più bassi della popolazione e i delinquenti. In realtà, in Terra Santa e in molti luoghi di pellegrinaggio sparsi per l'Europa, erano all'opera frati tatuatori e anche i nobili non rispettavano il tabù. Si tatuavano soprattutto gli aristocratici che andavano alla guerra, in modo che il proprio corpo venisse riconosciuto e onorato secondo il lignaggio e la fede indicati sulla pelle in caso di morte.

Piercing e scarificazioni nelle culture

Per quanto riguarda i piercing, ci sono poi popoli che usano decorare il corpo con cicatrici (scarificazioni) o piercing anche di grandi dimensioni: dall’Africa al Medio ed Estremo Oriente, dall’Australia ai nativi delle Americhe, le varie decorazioni del volto e del corpo sono legate a tradizioni ancestrali e a credo animisti perpetuati nel tempo. La scarificazione (cicatrici ottenute inserendo sotto pelle sostanze che ne evidenziano il volume), i tatuaggi e i diversi inserimenti di oggetti nella pelle erano considerati indicatore di posizione sociale, servivano a rendere esplicite le informazioni su ogni individuo e a distinguere i ruoli dei vari membri all'interno dell’etnia, allo scopo di regolarne i rapporti sia durante le cerimonie rituali, quanto nelle diverse attività quotidiane. La perforazione della narice era comune tra le tribù nomadi del Medio Oriente fin dall'antichità, oltre che tra le donne dell'area himalayana del Nord dell'India, del Nepal, del Tibet e del Bhutan, per manifestare il loro status sociale di donne sposate, proprio come avviene con la nostra “fede”. Presso alcune etnie africane, come i Toposa del Sud Sudan o i Nyangatom della Valle dell’Omo in Etiopia, la scarificazione coincideva con i riti iniziatici del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Ogni etnia aveva i propri simboli per modificare l’aspetto in modo permanente e per proteggersi da demoni e spiriti maligni. Le donne esibivano imponenti scarificazioni sul ventre, che ne costituivano anche l’attrazione sessuale. Nelle società tribali, l’oggetto sorprendente e simbolico inserito nel corpo rispondeva quindi all’ancestrale bisogno di identificarsi col gruppo, segno particolare di riconoscimento per distinguersi dagli altri. In parte, questo significato è passato nella nostra società, soprattutto a partire dagli anni ’70 e ’80, quando per chi aderiva alle correnti di pensiero punk, rocker e goth, piercing e tatuaggi divennero simbolo di sfida e di ribellione contro i valori conservatori e affermazione di indipendenza nelle scelte personali.

Moda e rischi dei tatuaggi moderni

Io penso, però, che anche questo significato si sia ormai perso, venendo sostituito dalle mode e dal bisogno di emulare i personaggi famosi, come cantanti, sportivi e influencer vari. Tante persone si riempiono di tatuaggi senza significato, solo per stupire e farsi vedere: tutto è apparenza. In questo modo sviliscono anche il senso antico e profondo dei tatuaggi nelle loro culture originarie.

Inoltre, dal punto di vista medico e scientifico, il tatuaggio comporta gravi rischi per la salute. Infatti, quando l’inchiostro viene inserito sotto la pelle tramite gli aghi, crea una ferita. Il sistema immunitario, allora, lancia l’allarme e fa accorrere i macrofagi, piccole cellule che mangiano il materiale estraneo, cioè l’inchiostro, per ridurre l’infiammazione. Anche altre cellule della pelle, i fibroblasti, inglobano il pigmento che, così, rimane per sempre nel derma colorando in modo permanente la nostra pelle. Al di là dei rischi immediati di infezioni, dunque, bisogna considerare le conseguenze date dalla presenza di questi inchiostri. Secondo uno studio dell’Università di Regensburg, diversi pigmenti utilizzati sono tossici: potrebbero, cioè, recare danni alle cellule del nostro organismo. Negli inchiostri di scarsa qualità, le micro-particelle iniettate nel derma potrebbero raggiungere i linfonodi, anche se non è chiaro ancora se da qui riescano ad arrivare ad altri organi. Inoltre, gli inchiostri, anche quelli di ottima qualità, possono contenere metalli, idrocarburi, ftalati, che sono considerati cancerogeni e comunque pericolosi per il sistema endocrino, oltre che molto spesso causa di allergie.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza culturale dei tatuaggi nelle diverse tradizioni?
  2. I tatuaggi e i piercing hanno un significato profondo nelle culture dove rappresentano l'identità e la storia personale. Derivano da tradizioni antiche, come quelle polinesiane, dove i disegni rituali erano considerati influenze divine (testo).

  3. Quali sono le origini storiche dei tatuaggi?
  4. Le origini dei tatuaggi risalgono alla preistoria, con evidenze di tatuaggi su mummie antiche come l'Uomo di Similaun, che presentava circa 60 tatuaggi con funzioni magico-terapeutiche (testo).

  5. Come venivano percepiti i tatuaggi nelle culture antiche rispetto ai Greci e Romani?
  6. Mentre i popoli "barbari" usavano i tatuaggi per indicare clan e status sociale, i Greci e Romani li consideravano tabù, associandoli a schiavi e selvaggi, in contrasto con il loro ideale di bellezza (testo).

  7. Qual è il significato dei piercing e delle scarificazioni nelle culture tradizionali?
  8. Piercing e scarificazioni servivano a indicare posizione sociale e ruoli all'interno delle etnie, con significati rituali e di identificazione collettiva, come nei riti di passaggio all'età adulta (testo).

  9. Quali sono i rischi associati ai tatuaggi moderni?
  10. I tatuaggi moderni comportano rischi per la salute, come infezioni e reazioni tossiche agli inchiostri, che possono contenere sostanze pericolose e cancerogene, evidenziando la necessità di una maggiore consapevolezza (testo).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community