Concetti Chiave
- Il suicidio è un tema ricorrente nella letteratura, come evidenziato da Dante nella Divina Commedia, dove viene giudicato come un atto di vigliaccheria.
- Nella storia romana, il suicidio era visto come un'azione legale e accettabile in situazioni insopportabili, come nel caso di Lucrezia.
- Oggi, il suicidio è percepito negativamente, considerato una fuga dai problemi e un atto di vigliaccheria, specialmente in giovani che affrontano difficoltà enormi.
- Il biotestamento in Italia consente ai cittadini di decidere riguardo alle cure in caso di malattia grave, ma non equivale al suicidio assistito, sebbene vi siano connessioni tra i due temi.
- La Chiesa cattolica oppone il suicidio, considerandolo una violazione del valore della vita, che è vista come un dono di Dio da preservare.
Il suicidio nella letteratura
Il suicidio è considerato l’atto autolesionistico più estremo con il quale un individuo si toglie la vita. Nella letteratura, molti sono gli autori che hanno trattato questo tema, ad esempio Dante.
Nel XII canto dell’Inferno della Divina Commedia troviamo infatti i suicidi, giudicati vigliacchi dal Sommo Poeta, il quale ritiene che, poiché hanno rifiutato e rinunciato al proprio corpo, non si meritano di riaverlo indietro.
Suicidio nella storia romana
Andando ancora indietro negli anni, e più precisamente nella storia Romana, troviamo un esempio di suicidio, ovvero quello di Lucrezia, la moglie di Collatino che, violentata da Sesto Tarquinio, non sopporta l’offesa ricevuta e si toglie la vita. Ma nella società romana, così come in quella greca, il suicidio non era considerato un peccato, anzi un’azione assolutamente “legale” se non si riusciva più a sopportare il peso della vita.
Percezione moderna del suicidio
Al giorno d’oggi la situazione è completamente cambiata: il suicidio non è più considerato un atto di coraggio perché non permette all’individuo di risolvere i propri problemi, bensì di sfuggirne. Nella nostra società, il suicidio è visto come un atto di vigliaccheria, in quanto è è ritenuta l’unica soluzione in casi estremi e in cui non si sa puù come agire. Chiaramente bisogna valutare i diversi casi e non giudicare repentinamente.
Suicidio giovanile e società
Esistono infatti casi di suicidio, soprattutto giovanile, in cui l’individuo si toglie la vita perché ha dovuto affrontare poblemi troppo grandi che non riesce a sopportare, e a risolvere e il suicidio sembra essere l’unica soluzione.
L’atto resta comunque ingiustificabile, ma bisognerebbe comunque valutare la condizione sociale della persona e se, come spesso accade, qualcuno ha “consigliato” questa opzione.
Biotestamento e suicidio assistito
Inoltre, recentemente, il Parlamento ha approvato in Italia una legge suo biotestamento, in modo che ogni cittadino abbia la possibilità di scegliere se sospendere o continuare le cure in caso di malattia grave e perdita della capacità di intendere e di volere.
Chiaramente non si tratta di suicidio assistito, che è ben altra cosa, ma i due temi sono collegati: sospendere le cure equivale quasi a un suicidio, ma è difficile stabilire se si tratti o meno di vigliaccheria, poiché in questo caso è evidente che il soggetto è non solo gravemente malato, ma anche molto sofferente.
Religione e valore della vita
In questi casi entra in gioco anche la religione: la Chiesa cattolica, per esempio, ha sempre difeso la vita considerandola un inestimabile dono di Dio che per nessuna ragione e in nessuna circostanza può essere sprecata.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Dante sul suicidio nella Divina Commedia?
- Come veniva percepito il suicidio nella società romana?
- Qual è la percezione moderna del suicidio rispetto al passato?
- Qual è il legame tra biotestamento e suicidio assistito?
Dante giudica i suicidi come vigliacchi, ritenendo che, avendo rifiutato il proprio corpo, non meritino di riaverlo indietro (come descritto nel XII canto dell'Inferno).
Nella società romana, il suicidio non era considerato un peccato, ma un'azione legale, spesso vista come una risposta all'insopportabile peso della vita, come nel caso di Lucrezia.
Oggi il suicidio è visto come un atto di vigliaccheria, poiché non risolve i problemi ma rappresenta una fuga da essi, sebbene sia importante valutare le circostanze individuali.
Sebbene il biotestamento consenta di scegliere se sospendere le cure in caso di malattia grave, non è da confondere con il suicidio assistito; entrambi i temi sollevano questioni etiche complesse riguardo alla sofferenza e alla dignità della vita.