Concetti Chiave

  • Mattia-Adriano riflette sulla libertà che inizialmente sembrava assoluta, ma che si rivela una trappola a causa della mancanza di denaro e della sua estraneità alla legge.
  • La moglie Romilda ha reciso il legame con il passato, mentre Mattia rimane intrappolato nella sua eredità familiare, senza una vera identità.
  • La crisi di identità di Mattia si manifesta nella sua percezione di nullità e nella sua incapacità di accettare il nuovo ruolo di Adriano.
  • Mattia vaga come un'ombra, esprimendo disgusto per se stesso e cercando di recuperare un'identità che sente perduta.
  • Il narratore utilizza antinomie per rappresentare la confusione di identità di Mattia, creando un senso di smarrimento e di perdita di significato.

Indice

  1. Quali sono le Riflessioni sulla Libertà?
  2. La Trappola della Libertà
  3. La Crisi di Identità
  4. Ombra e Identità
  5. Riflessioni e Antinomie

Quali sono le Riflessioni sulla Libertà?

A questo punto del romanzo Mattia-Adriano si trova costretto a riflettere sul senso di una libertà che, in un primo tempo, gli era parsa assoluta. La costruzione di una nuova identità, condotta pazientemente nell'arco di due anni, si dilegua sotto lo sguardo deluso del protagonista (Vedevo finalmente: vedevo in tutta la sua crudezza la frode della mia illusione, rr. 3-4). La finzione, infatti, non può continuare, per la mancanza di denaro, per l'estraneità alla legge, per l'impossibilità psicologica di vivere tenendosi lontano dagli altri esseri umani. Di fronte al furto subito, è il derubato, e non il ladro, a doversi nascondere, proprio come farebbe un uomo colpevole.

La Trappola della Libertà

Tolta la maschera di Mattia Pascal, insomma, la libertà ha mostrato il volto di una nuova «trappola», in sostanza non diversa dalla precedente. Paradossalmente, l'unica ad aver reciso davvero il legame con il passato è la moglie Romilda, che riconoscendo Mattia nel cadavere di uno sconosciuto (forse in malafede) ha voltato pagina, cominciando un'altra vita. L'inetto Mattia, invece, è morto e ancora ammogliato! (r. 37): non esiste, e nonostante questo è tormentato da un'odiosa eredità familiare.

La Crisi di Identità

Percepire la nullità della propria esistenza significa camminare sull'orlo della pazzia. Uscii di casa, come un matto (r. 58): questa è la prima reazione di Mattia di fronte allo scenario di solitudine e desolazione in cui si sente immerso. Il fallimento della seconda vita impostata a Roma sancisce la crisi definitiva del personaggio: egli sa di dover dismettere i panni di Adriano, senza aver ancora deciso di rientrare in quelli del vecchio Mattia.

Ombra e Identità

Così, sospeso in un limbo senza speranza, vaga per le strade, umiliato e ridotto a un'ombra (Chi era più ombra di noi due? io o lei? Due ombre!, rr. 62-63). Egli lascia che i passanti e persino le ruote di un carro calpestino quell'ombra (Là, così! forte, sul collo!, r. 69), ormai più reale dell'uomo in carne e ossa cui appartiene. L'omicidio dell'ombra svela il disgusto che Mattia prova per sé stesso, per quel che è rimasto del suo vero io (il simbolo, lo spettro della mia vita era quell'ombra: ero io, là per terra, rr. 79-80). In questo delirio «autopunitivo», ha scritto il critico Mazzacurati, affiora «la minaccia di un'estrema decomposizione patologica dell'io»; ma, una volta conclusa questa sorta di rituale, mosso a pietà Mattia raccoglie metaforicamente la propria ombra dalla strada, per tentare ancora una volta di custodire il nocciolo di un'identità che non si rassegna a considerare perduta. In questo tormentato dialogo interiore del protagonista (alternato a parti narrative, qui non antologizzate, in cui avviene la scoperta del furto), Adriano Meis sembra appartarsi sul palcoscenico, come se riflettesse tra sé e sé o dialogasse con un ipotetico pubblico chiamato a fungere da testimone della sua crisi.

Riflessioni e Antinomie

In un crescendo d'intensità e sottigliezza concettuale, il discorso del narratore sembra avvilupparsi in una spirale soffocante, in una prigione verbale fatta di una serie di antinomie e inversioni: aveva un cuore, quell'ombra, e non poteva amare; [...] aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch'era la testa di un'ombra, e non l'ombra d'una testa (rr. 82-84).

Tali espedienti retorici rendono efficacemente l'idea di una perdita di senso, di uno smarrimento d'identità, di una confusione tra gli opposti, trasmettendo la sensazione di trovarsi irretiti in un meccanismo volutamente artificioso, che gira su sé stesso come una giostra.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della libertà per Mattia-Adriano?
  2. La libertà, inizialmente percepita come assoluta, si rivela una trappola per Mattia-Adriano, che si trova a dover affrontare la delusione e la frode della sua illusione, costretto a riflettere sulla sua identità e sul suo isolamento (rr. 3-4).

  3. Chi ha realmente reciso il legame con il passato?
  4. Paradossalmente, è la moglie Romilda a recidere il legame con il passato, mentre Mattia, pur essendo "morto" e ancora ammogliato, è tormentato da un'eredità familiare che non riesce a liberarsi (r. 37).

  5. Qual è la reazione di Mattia di fronte alla sua crisi di identità?
  6. La crisi di identità di Mattia si manifesta nella sua percezione di nullità e nella sua reazione di uscire di casa come un matto, evidenziando il suo stato di solitudine e desolazione (r. 58).

  7. Come si manifesta il conflitto interiore di Mattia?
  8. Mattia vaga come un'ombra, umiliato e ridotto a un simbolo della sua vita perduta, esprimendo un disgusto profondo per se stesso e per la sua identità, fino a tentare di raccogliere la propria ombra in un gesto di pietà (rr. 62-80).

  9. Qual è il tema centrale delle riflessioni del narratore?
  10. Il narratore esplora una spirale di antinomie e inversioni, esprimendo una perdita di senso e un smarrimento d'identità, creando una sensazione di confusione tra gli opposti e di irretimento in un meccanismo verbale artificioso (rr. 82-84).

Domande e risposte

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