Concetti Chiave
- L'impegno militare è un tema centrale nel pensiero di Machiavelli, che sostenne la necessità per Firenze di avere un esercito proprio.
- Machiavelli criticò l'uso di forze mercenarie, ritenendole inaffidabili e motivate solo dal denaro, senza desiderio di difendere lo Stato.
- Le alleanze politiche del Cinquecento richiedevano una forza militare come garanzia, spingendo Machiavelli a enfatizzare l'importanza delle armi proprie.
- L'introduzione delle artiglierie cambiò le strategie di guerra, rendendo fondamentale l'adattamento delle forze armate alle nuove tecnologie belliche.
- Il confronto tra le tecniche militari italiane e quelle francesi evidenziò la rapidità e l'efficacia delle nuove modalità di combattimento introdotte dai francesi.
L'impegno militare di Machiavelli
Quello legato alla dimensione militare è uno dei temi dominanti della riflessione politica machiavelliana. Machiavelli si era impegnato in prima persona perché Firenze si dotasse di armi proprie: non solo aveva steso di sua mano il documento che fu utilizzato per l’ordinanza, ossia l’arruolamento cittadino del 1506, ma si recò lui stesso nel contado per promuovere la formazione dell’esercito.
Critica alle forze mercenarie
Lo sforzo per dotare Firenze di armi proprie andava di pari passo con la critica all’abitudine diffusa di appoggiarsi a forze mercenarie, che semplicemente sono «inutile e periculose» (r. 14). Esse infatti hanno come unico interesse il denaro, e questo non basta a farle disposte a morire per la difesa dello Stato («non è sufficiente a fare che voglino morire per te», rr. 21-22).
Evoluzione delle strategie militari
L’urgenza del tema delle armi si spiega, da un lato, con il fatto che la politica cinquecentesca era per sua natura una politica di alleanze, di cui la forza militare era presupposto e garanzia; dall’altro, con il fatto che tra Quattro e Cinquecento la comparsa delle artiglierie in battaglia aveva portato un cambiamento nelle strategie e nel modo di combattere. Non a caso il tema dell’introduzione delle armi da fuoco ricorre in diversi testi dell’epoca; ad esempio, in uno dei Ricordi di Francesco Guicciardini, che pone a spartiacque la discesa di Carlo VIII in Italia, nel 1494, quando ancora le guerre erano lunghe, «e se bene erano già in uso le artiglierie, si maneggiavano con sì poca attitudine che non offendevano molto», mentre i francesi «introdussono nelle guerre tanta vivezza» (Ricordi, 64), tanta rapidità, che travolsero agevolmente ogni cosa.
Domande da interrogazione
- Perché Machiavelli riteneva fondamentale che Firenze avesse un esercito proprio?
- Qual è la critica principale di Machiavelli nei confronti delle forze mercenarie?
- Come influenzarono le nuove tecnologie militari le strategie di guerra nel Cinquecento?
Machiavelli sosteneva che Firenze dovesse dotarsi di armi proprie per garantire la sicurezza dello Stato, criticando l'affidamento a forze mercenarie, considerate «inutile e periculose», poiché motivate solo dal denaro e non pronte a sacrificarsi per la difesa della città.
Machiavelli criticava le forze mercenarie perché, essendo interessate solo al guadagno, non erano disposte a combattere con la stessa determinazione di un esercito nazionale, rendendo così la loro presenza un rischio per la sicurezza dello Stato.
L'introduzione delle artiglierie cambiò radicalmente le strategie militari, rendendo le guerre più rapide e decisive, come evidenziato da Guicciardini, che notò come la discesa di Carlo VIII in Italia segnò un punto di svolta nell'uso delle armi da fuoco.