Concetti Chiave
- La lirica provenzale, nota anche come lirica trobadorica, si sviluppa tra l'XI e il XII secolo in Provenza, con l'amore come tema centrale.
- I poeti provenzali, chiamati trovatori e trovieri, creano opere in lingua d'oc e d'oil, con generi come ballate e pastorelle, esplorando l'amore e la vita cortese.
- Il codice dell'amore cortese stabilisce un rapporto di subordinazione tra il poeta e la donna amata, evidenziando il valore dell'amore come nobilitante.
- Andrea Cappellano, autore del "De Amore", introduce un approccio filosofico all'amore, elencando comandamenti che collegano amore e vassallaggio.
- La lirica provenzale promuove l'idea di fin'amor, un amore puro e ideale, che rimane attuale nel concetto di corteggiamento come passo necessario per conquistare l'amato.
Origini e sviluppo della lirica provenzale
La corrente in questione ha possiede diversi nomi: lirica d'amore provenzale, lirica trobadorica, amor cortese.
Il sostantivo "lirica" deriva dal termine lyra, strumento usato per accompagnare i versi dei poeti ed è indicativo in quanto la lirica rispecchia la soggettività dell'autore.
La lirica d'amore provenzale si sviluppa tra l'XI e il XII secolo inProvenza, Francia; ha come tema principale l'amore e utilizza il francese d'oc e il francese d'oil come lingue.
Temi e caratteristiche della lirica d'amore
Le caratteristiche principali che la diversificano dalle correnti precedenti sono il rifiuto delle imprese di guerre e la scelta di trattare imprese d'amore.
La diffusione del modello provenzale è da attribuire alla migrazione degli stessi poeti provenzali causata dalle crociate bandite in quel periodo. I poeti provenzali sono degli scrittori che hanno coscienza del loro ruolo di letterati e perseguono ed elaborano un programma poetico condiviso.
Generi e figure della lirica trobadorica
I generi con i quali si dilettano maggiormente sono la ballata (caratterizzata dalla presenza di un ritornello), il contrasto (caratterizzato dalla presenza di un confronto di idee tra i personaggi o tra le idee stesse personificate), la pastorella (caratterizzata dall'incontro tra il poeta e una donna semplice) il sirventese (caratterizzato dalla presenza di una morale e un messaggio educativo), l'alba (dialogo tra i due innamorati che avviene all'alba, dopo che i due hanno passato una notte d'amore), il compianto (celebrazione delle virtù di un personaggio defunto).
Il codice dell'amore cortese
Il tema d'amore (sentimento considerato come esperienza di alto valore che riesce a nobilitare l'animo di chi lo prova), che non deve per forza rappresentare un'esperienza realmente vissuta, è inteso come un rapporto di subordinazione tra il poeta e la donna amata, che raramente ricambia (o perché è molto distanza dal poeta o perché commetterebbe adulterio), che rimanda al rapporto di vassallaggio tra il sovrano e il vassallo. A rafforzare questo collegamento è anche il fatto che i poeti solevano chiamare la propria donna “midons”, cioè 'mio signore'. Non a caso si trattava spesso di una dama del castello o, addirittura, della stessa moglie del feudatario.
Le particolarità di questa corrente letteraria sono principalmente due:
1) con essa la poesia si distanzia da ogni fine religioso per incentrarsi sulla rivalutazione della donna e dell'amore.
2) per la prima volta anche le donne poetano.
Un altro cambiamento lo si ha nelle corti che diventano luoghi di cultura nei quali veniva elaborato il codice raffinato ed elegante di valori e comportamenti definiti “cortesi”, le cui promotrici sono proprio le donne, perché, lasciate sole dagli uomini partiti in guerra, esercitano il potere al castello.
L'elemento fondamentale di tutta la lirica provenzale è la fin'amor, ovvero l'amore perfetto e puro, esaltato dai poeti e sottoposto ad un rigido codice di regole virtuose da rispettare.
Andrea Cappellano e il De Amore
A riguardo di questo codice, la figura che subito emerge è Andrea Cappellano, autore del De Amore, un'opera in cui sono elencati i dodici comandamenti d'amore secondo l'autore. Esso, suddiviso in tre libri e scritto in latino, dà l'avvio alla trattazione filosofica e scientifica dell'amore. In esso Cappellano ribadisce il collegamento tra il vincolo amoroso e quello feudale, rivendica all'amore la sua natura passionale e istintiva e prospetta l'inconciliabilità tra amore vero e matrimonio.
Eredità e attualità dell'amor cortese
Tuttavia, la teoria della fin'amor, oggi può sembrarci di gran lunga superata, lontana, come la società che l'ha elaborata, anche se qualcosa dell'amor cortese è ancora attuale: esso promuove l'idea di amore inteso come e valore supremo e il momento di corteggiamento che resta inteso come preliminare per accedere al cuore della persona amata e conquistarlo.
Trovatori e trovieri: i poeti della lirica
I poeti venivano chiamati trovatori (trobar = comporre versi, sono i poeti che si esprimono in lingua d'oc) e trovieri (trover, sono i poeti che si esprimono in lingua d'oil). I loro versi venivano recitati da professionisti, i giullari, che li portavano da corte in corte. Vi erano due maniere di composizione: il trobar leu, “poetare facile”, e il trobar clus, “poetare difficile”.
Di particolare importanza era l'amor de lohn (amore da lontano), secondo il quale l'amore, per accendersi e mantenersi in vita, non ha bisogno di essere alimentato dalla visione dell'amata, che diventa un'immagine mentale, un sogno, un ideale irraggiungibile.
Guglielmo IX d'Aquitania e la sua poesia
Il primo poeta provenzale fu Guglielmo IX d'Aquitania (1071-1126), uno dei maggiori signori feudali del suo tempo, molto criticato per via della sua vita amorosa troppo libera. Nelle sue poesie si incontrano temi realistici, sensuali e burleschi, e un'ispirazione cortese volta a cantare la fin'amor.
Analisi della poesia "Per la dolcezza della nuova stagione"
La più importante poesia, che rientra in questo secondo gruppo, è Per la dolcezza della nuova stagione, che funge da modello per tutta la lirica provenzale. In essa vi ritroviamo la metafora del vincolo feudale, la presenza della natura, il risveglio dei sensi, la dolcezza del desiderio e le inquietudini di chi ama. Essa è composta da cinque strofe con il medesimo numero di versi ottosillabi e un sistema regolare id rime. Nella prima strofa si celebra la primavera come ritorno alla vita e rinascita nella quale il poeta aspira a ricongiungersi con l'oggetto del suo desiderio, ossia a conquistare la donna amata. La seconda strofa è più malinconica poiché il cuore del poeta, per via delle mancate risposte della donna, perde ogni voglia di vivere. Nella terza strofa si ha una similitudine che paragona il rapporto tra la donna e il poeta al ramo del biancospino. Nella quarta strofa vi è la metafora del vassallaggio, che si nota facilmente da simboli come il dono dell'anello, il pezzo, il coltello e la copertura con il mantello. Quest'ultimo è oggetto di un'espressione ambigua (“mettere le mani sotto il suo mantello”) poiché, riporta al gesto simbolico tipico delle cerimonie d'investitura dei cavalieri, immagine alla quale si sovrappone l'allusione erotica al sesso. Nella quinta strofa, infine, è presente il problema delle male lingue: in essa il poeta, per celare il nome della donna e tutelarne la rispettabilità, le si rivolge con il nome simbolico e tipico di senhal (mio Buon Vicino).
Domande da interrogazione
- Qual è il periodo di sviluppo della lirica d'amore provenzale?
- Quali sono i generi principali della lirica trobadorica?
- Come viene concepito il rapporto tra il poeta e la donna nella lirica d'amore?
- Chi è Andrea Cappellano e quale è il suo contributo alla lirica provenzale?
- Qual è l'importanza della poesia "Per la dolcezza della nuova stagione"?
La lirica d'amore provenzale si sviluppa tra l'XI e il XII secolo in Provenza, Francia, con un focus sull'amore e l'uso delle lingue francese d'oc e d'oil.
I generi principali includono la ballata, il contrasto, la pastorella, il sirventese, l'alba e il compianto, ognuno con caratteristiche distintive che riflettono temi d'amore e morali.
Il rapporto è visto come una subordinazione, dove il poeta si rivolge alla donna come "midons" (mio signore), riflettendo un legame simile a quello di vassallaggio, con l'amore che nobilita l'animo.
Andrea Cappellano è l'autore del "De Amore", un'opera che elenca i dodici comandamenti d'amore e avvia una trattazione filosofica sull'amore, sottolineando il suo legame con il vincolo feudale.
Questa poesia è un modello per la lirica provenzale, esplorando temi di natura, desiderio e vincoli feudali, con una struttura regolare e simbolismi che riflettono l'amore cortese.