Concetti Chiave
- Il Superenalotto è visto come un rito collettivo che crea un senso di comunità tra i partecipanti, unendo speranze e umiltà.
- Antonio Gramsci e Benedetto Croce descrivono il lotto come un'espressione della religiosità popolare e un sogno di felicità che offre speranza e consolazione.
- La psicologia di massa tende a rifiutare il caso come spiegazione della vita, preferendo credere in una protezione divina o fortuna.
- La probabilità di vincere al Superenalotto è estremamente bassa, con una possibilità di 1 su 622.614.630, sottolineando l'illusione del sogno di vincita.
- Le vincite al lotto sono descritte come effimere e irreali, poiché spesso non portano un cambiamento duraturo nella vita del vincitore.
Il fascino del Superenalotto
In coda a centinaia di migliaia per giocare al Superenalotto, ultimo germoglio dell'eterno lotto, di cui tutti, sin dalla culla, conoscono il vocabolario magico dei terni, degli ambi, come un abracadabra familiare. Se è vero, come pare, che un generale dei carabinieri, il calabrese Delfino, giocava al lotto centinaia di milioni, si ha la conferma della irresistibilità di questa lotteria semplicissima che riempie di sogno e di speranze i concittadini. Antonio Gramsci le dedicò una nelle sue note "sulla politica e sullo stato moderno" osservando che è una manifestazione della religiosità popolare; chi vinceva o sperava di vincere pensava di avere, sperava di avere "qualcuno lassù" che lo proteggesse, di essere in qualche modo un "eletto".
Per Balzac il segreto del lotto stava nel prolungamento settimanale della speranza: il numero della roulette è un lampo che dura pochi istanti; quello del lotto un lampo che si prolunga per una settimana. Era della stessa opinione Benedetto Croce per cui il lotto era "il grande sogno di felicità che il popolo fa ogni sei giorni con una speranza crescente, invadente che si allarga ed esce dai confini della vita reale".
Per Croce e per Gramsci il lotto era "oppio della miseria", benefico, consolatorio.
Il lotto come rito collettivo
Religioso il lotto è certamente come rito collettivo: che tu vinca o perda hai stabilito una comunione umana con tutti coloro che vi partecipano, ti senti parte di una comunità umana, delle sue speranze e magari della sua confessione di umiltà: non sei fra i pochi amici del diavolo che possono decidere i tempi e i modi per arricchirsi, sei uno dei meschini che devono contare sulla fortuna o su "qualcuno lassù". C'è un aspetto strano della psicologia di massa: il rifiuto o la resistenza a considerare gli eventi della vita come frutto del caso e non di una protezione divina o della "dea fortuna" che ne è l'equivalente pagano.
Il ruolo del caso nella vita
Eppure all'evidenza il caso è un elemento decisivo e onnipresente nella nostra esistenza: per caso ti innamori, ti sposi, fai carriera, subisci un incidente, sfuggi alla morte o muori. Ogni volta che ti capita qualcosa sei portato a pensare che è stato il caso a farti trovare in quell'occasione, in quel luogo, in quel momento. Bastava che un caso diverso ti avesse distratto dal tuo casuale destino e il corso della tua vita sarebbe cambiato. Ma evidentemente il caso per gli esseri umani è un fatto troppo "casuale", impersonale, che non distingue fra gli uomini, non li premia e castiga, ma casualmente li tocca: un caso che non riteniamo degno del nostro egocentrismo, del nostro essere "la misura di tutte le cose". Così riempiamo le chiese di ex voto a questo o a quel santo o celeste protettore invece di dedicarli al bistrattato caso. L'universo è, a quanto risulta, una casuale attrazione di atomi e di masse, ma in tutte le culture umane viene descritto come l'opera di un dio, dotato della grazia inimitabile della creazione. Gli uomini delle lotterie non si arrendono al caso neppure quando le pallottole con i numeri si inceppano nelle macchinette: subito immaginano complotti del Maligno. Il carattere principale delle lotterie è la loro incorporeità, la loro irrealtà: la vincita arrivata dal cielo si dissolve in pochi giorni, quanti bastano per far capire al vincitore che è rimasto, suppergiù, povero come prima.
Qual è la probabilità di vincere?
Supponiamo di voler fare sei al Superenalotto. Per le leggi del calcolo combinatorio, il numero delle possibili sestine che si possono formare dall'urna sono:
C90,6 = (tutti i numeri)! / (quanti numeri si estraggono)! x [tutti i numeri - quanti se ne estraggono]! =
= 90! / 6! x (90 - 6)! = 622.614.630
Siccome una sola sarà uguale a quella che noi giochiamo, la probabilità di fare sei è di 1/622.614.630 , cioè circa lo 0,00000001606% . Considerando che in Italia siamo circa 60 milioni, e che in ogni famiglia ci sono in media tre persone, se la metà delle famiglie gioca al superenalotto tutte le settimane, ci sarà un sei ogni circa 62 settimane. E c'è la probabilità del 99,99999998394% che non sarà la tua. Ma, tutto sommato, sognare per mille o duemila lire val bene la spesa. Ah, un'altra cosa: siccome ogni estrazione è indipendente dall'altra, fare un sistemone è inutile, e se funziona, è pura fortuna.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del Superenalotto nella cultura popolare italiana?
- Come viene percepito il ruolo del caso nella vita quotidiana?
- Qual è la probabilità di vincere al Superenalotto?
- In che modo il lotto è descritto da pensatori come Balzac e Croce?
- Qual è l'atteggiamento delle persone verso le lotterie e il caso?
Il Superenalotto è visto come un rito collettivo che unisce le persone in una comunione di speranze e sogni, rappresentando una forma di religiosità popolare, come osservato da Antonio Gramsci.
Il caso è considerato un elemento decisivo e onnipresente nella vita, ma gli esseri umani tendono a rifiutare l'idea che gli eventi siano frutto del caso, preferendo attribuire significati divini o protettivi agli eventi fortuiti.
La probabilità di fare sei al Superenalotto è di 1 su 622.614.630, ovvero circa lo 0,00000001606%, rendendo la vincita estremamente rara, come spiegato nel testo.
Balzac e Croce vedono il lotto come un prolungamento della speranza, un "grande sogno di felicità" che offre una consolazione al popolo, considerandolo un "oppio della miseria".
Le persone tendono a non accettare il caso come spiegazione degli eventi, immaginando complotti o interventi divini, e continuano a cercare conforto nella speranza di vincere, nonostante la natura casuale delle lotterie.