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Concetti Chiave

  • Le nobildonne ricevevano un'educazione simile a quella degli uomini, imparando latino, letteratura e arti per partecipare attivamente alla vita di corte.
  • Nel Settecento, le donne delle classi alte erano mantenute dai familiari, mentre quelle delle classi basse dovevano lavorare fin dalla giovane età per contribuire al reddito familiare.
  • Durante l'Ottocento, la rivoluzione industriale offrì a molte donne un salario e parziale indipendenza, ma l'impiego diminuì con la crescita di settori maschili predominanti.
  • All'inizio del Novecento, le donne lavoravano in condizioni gravose, ma la prima guerra mondiale aprì opportunità che portarono a una lotta per l'emancipazione dopo il conflitto.
  • Durante il fascismo, le donne affrontarono restrizioni lavorative e educative, con tasse scolastiche più alte e salari dimezzati per decreto, limitando ulteriormente la loro autonomia.

Educazione e ruolo delle nobildonne

Alle donne veniva impartita un’educazione simile a quella maschile, infatti dovevano imparare a parlare e scrivere in latino, conoscere i testi letterari, suonare e danzare per partecipare attivamente alla vita del palazzo e alle dotte conversazioni che si svolgevano a corte. Inoltre le nobildonne non svolgevano un ruolo secondario a quello maschile, anzi: esse affiancavano e consigliavano i mariti e i figli nella guida degli Stati o addirittura si sostituivano ad essi, una volta rimaste sole. Significativo fu il caso di Caterina dei Medici, moglie del re di Francia Enrico II, che dopo la morte del marito e il breve regno del figlio, governò per dieci anni il Paese fino a quando il figlio minore non raggiunse la maggiore età.

La donna nel Settecento

Condizioni delle donne nel Settecento

Durante i secoli XVII e XVIII, presso le famiglie delle classi medie e alte, le donne erano mantenute economicamente dal padre e, dopo il matrimonio, dal marito.

Presso gran parte della popolazione, invece, le risorse economiche troppo limitate non permettevano ai genitori di mantenere a lungo i figli, perciò anche le femmine, a partire dai 12 anni, dovevano trovare un lavoro fuori casa con cui aiutare il bilancio familiare.

Le ragazze di campagna di solito venivano assunte come cuoche o lavoranti di caseifici nei dintorni del loro villaggio mentre quando tali lavori scarseggiavano, si recavano nelle città più vicine per fare le domestiche o lavorare nelle manifatture e nelle prime industrie tessili, dove dovevano sottostare a dure condizioni di vita e vivere in laboratori umidi e malsani.

Le ragazze provenienti da famiglie cittadine invece preferivano apprendere i lavori di sarta, modista, guantaia, ricamatrice, commerciante oppure, più frequentemente, aiutavano nella bottega o l’azienda del padre, dove insieme alle madri sorvegliavano gli operai e gli apprendisti, ricevevano i clienti e tenevano il bilancio, mentre gli uomini si occupavano degli affari.

Lavoro e diritti delle donne nel Settecento

Molte donne quindi trascorrevano gran parte della loro vita fuori casa: assistevano alle cerimonie pubbliche, si incontravano nelle piazze per il mercato o per la fiera oppure discutevano nelle osterie, e se erano scontente per l’aumento dei prezzi o qualche calamità, riuscivano persino a spingere gli uomini alla rivolta o esserne esse stesse protagoniste. Tuttavia, le donne continuavano a essere prive di diritti politici e civili, difatti non potevano entrare nelle associazioni di mestiere né partecipare alle assemblee, avevano salari più bassi rispetto agli uomini e, in caso di crisi, erano le prime ad essere licenziate.

La donna nell’Ottocento

Condizioni delle donne nell'Ottocento

La posizione occupata dalle donne nella società ottocentesca cambiò poco o nulla rispetto ai secoli precedenti: nella famiglia contadina i compiti della moglie erano quelli di aiutare il marito in alcune mansioni agricole, di provvedere alle faccende di casa e di generare e allevare i figli.

Qualcosa invece cominciò a cambiare con la rivoluzione industriale. Le donne impiegate nelle aziende tessili cominciarono a riscuotere un salario che, sebbene inferiore a quello dell’uomo, garantiva loro una certa indipendenza economica e quindi anche sociale dalla figura maschile.

Tuttavia nei decenni centrali dell’Ottocento, quando il settore siderurgico-meccanico superò largamente quello tessile, l’impiego delle donne nell’industria calò, così esse diventarono spesso delle casalinghe, completamente assoggettate all’autorità maschile, che dovevano unicamente svolgere le attività domestiche e prendersi cura dei figli e il salario era quindi portato a casa solo dal marito. Solo quando quest’ultimo non era in grado di mantenere tutta la famiglia, la donna cercava un impiego prestando servizio alle case signorili o svolgendo occasionalmente lavori di lavanderia e pulizia. Molte professioni erano comunque loro vietate e i salari inferiori a quelli degli uomini.

La donna nel Novecento

Lavoro e diritti delle donne nel Novecento

Fin dall’inizio del Novecento, nel nostro Paese, le donne lavoravano più di dodici ore al giorno e in condizioni pericolose e insalubri, ma durante la prima guerra mondiale vennero chiamate a ricoprire i posti lasciati vuoti dagli uomini partiti per il fronte. Terminato il momento del bisogno, alla fine del conflitto vennero invitate a tornare tra le mura domestiche per lasciare spazio ai reduci, ma l’esperienza acquisita portò a condurre una battaglia per l’emancipazione. Durante il fascismo, lo Stato cercò di ostacolarle in molte attività come l’insegnamento delle lettere classiche, storia e filosofia, nelle classi superiori; inoltre le bambine, per frequentare le scuole medie, dovettero pagare tasse molto più alte rispetto ai coetanei maschi, e nel 1927 i salari femminili vennero dimezzati per decreto.

Con la seconda guerra mondiale il lavoro femminile venne di nuovo preso in considerazione e, nel dopoguerra, cominciarono i primi movimenti femministi che portarono finalmente a risultati concreti.

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Domande da interrogazione

  1. Qual era il ruolo delle nobildonne nella società rinascimentale?
  2. Le nobildonne non avevano un ruolo secondario, ma affiancavano e consigliavano i mariti e i figli nella guida degli Stati, come dimostra il caso di Caterina dei Medici, che governò la Francia per dieci anni dopo la morte del marito.

  3. Come vivevano le donne delle classi medie e alte nel Settecento?
  4. Le donne delle classi medie e alte erano mantenute economicamente dai padri e dai mariti, mentre le ragazze di campagna dovevano lavorare fin dai 12 anni per contribuire al bilancio familiare.

  5. Quali erano le condizioni lavorative delle donne nel Settecento?
  6. Le donne lavoravano in condizioni difficili, spesso in laboratori umidi e malsani, e non avevano diritti politici o civili, ricevendo salari inferiori rispetto agli uomini e venendo licenziate per prime in caso di crisi.

  7. Come cambiò la posizione delle donne con la rivoluzione industriale nell'Ottocento?
  8. Con la rivoluzione industriale, alcune donne iniziarono a guadagnare un salario, ottenendo una certa indipendenza economica, ma la loro posizione tornò a essere subordinata con l'aumento dell'occupazione maschile.

  9. Quali furono le sfide affrontate dalle donne nel Novecento?
  10. Nel Novecento, le donne lavoravano in condizioni pericolose e venivano invitate a tornare a casa dopo la guerra, ma l'esperienza lavorativa portò a una battaglia per l'emancipazione, culminando nei primi movimenti femministi del dopoguerra.

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