Concetti Chiave
- La cultura della contestazione nasce negli anni '60, con gruppi giovanili che criticano apertamente la cultura dominante e le istituzioni.
- Il movimento Black Lives Matter, fondato nel 2013, si evolve in una struttura decentralizzata che combatte il suprematismo bianco e la violenza contro le comunità nere.
- BLM si propone di affrontare il razzismo in vari ambiti, come il sistema giudiziario, l'istruzione e la sanità, attraverso manifestazioni e campagne di sensibilizzazione.
- Le proteste di BLM hanno raggiunto un riconoscimento globale, in particolare dopo l'omicidio di George Floyd, sottolineando il razzismo come un fenomeno sistemico da combattere.
- Angela Davis evidenzia l'importanza delle recenti manifestazioni come un segno di speranza per un cambiamento radicale nel pensiero sui diritti civili e i valori condivisi.
Origini della cultura della contestazione
Il fenomeno conosciuto come “cultura della contestazione” affonda le proprie radici negli anni sessanta del Novecento, periodo nel quale si formarono dei gruppi, soprattutto giovanili, che avevano come obiettivo la critica alla cultura dominante, istituzioni e leggi. La contestazione avveniva in modo aperto e provocatorio, facendo sì che raggiungesse il maggior numero di persone e che diventasse quindi un fenomeno di massa.
Evoluzione della contestazione e Black Lives Matter
I fenomeni della contestazioni non rimangono certamente confinati al secolo scorso ma si evolvono costantemente, come il recente movimento sociale Black Lives Matter (le vite nere contano), il quale nasce dal più antico Black Power (potere nero), che si impegna nella lotta contro il razzismo, a livello socio-politico, nei confronti delle persone nere. Il razzismo è un fenomeno che purtroppo esiste da molti secoli, a partire dal 16secolo con la tratta degli schiavi dei paesi africani colonizzati dalle potenze europee, all'apartheid sudafricano di fine millennio e infine all'odierno razzismo, forse meno riconosciuto ma sempre ben radicato nella società. Personaggi come Martin Luther King, Rosa Parks, Nelson Mandela e movimenti come il Black Power si sono posti nel corso del secolo scorso a capo di una rivoluzione mirata a sconfiggere il fenomeno dell'odio ingiustificato. Nonostante gli sforzi, ancora oggi, il razzismo non si può definire sconfitto e le organizzazioni lottano tuttora per gli ideali di uguaglianza.
Fondazione e struttura del movimento BLM
Quando nel 2012 in Florida, il diciassettenne Trayvon Martin, disarmato, fu ucciso a colpi di pistola dal vigilante volontario George Zimmermann e quest’ultimo venne dichiarato non colpevole dell’omicidio nel 2013, l’attivista Patrisse Cullors commentò l’accaduto utilizzando per la prima volta l’hashtag #blacklivesmatter, diventando subito virale. Successivamente insieme a Alicia Garza e Opal Tometi venne ufficialmente fondato il movimento Black Lives Matter (BLM) e fu riconosciuto a livello nazionale nel 2014.
Obiettivi e azioni del movimento BLM
L’organizzazione non riconosce un leader unico, è concepita come una struttura decentralizzata e orizzontale, che raccoglie insieme esperienze e realtà molto diverse tra loro. Dal sito della piattaforma l’obiettivo definito è "sradicare il suprematismo bianco e costruire potere a livello locale per intervenire sulla violenza inflitta alle comunità nere dallo Stato e dai vigilantes civili", ma è implicita anche la lotta al sistema giudiziario e carcerario, al razzismo nell’istruzione, nella sanità e in altri ambiti sociali, ciò lo rende inclusivo e attivo sotto ogni aspetto sociale. Vengono regolarmente organizzate manifestazioni di protesta nei confronti della profilazione razziale, della brutalità della polizia e della disuguaglianza razziale nel sistema giuridico statunitense.
Proteste e impatto globale del movimento
Nel 2014 il fenomeno ha raggiunto un picco nazionale dopo l'omicidio del 18enne Brown da parte di un agente di polizia a Ferguson: gli Stati Uniti sono stati travolti da un’ondata, durata diverse settimane, di rivolte e proteste, che chiedevano riforme strutturali della polizia e un'assunzione di responsabilità per le morti.
Quell’energia si è propagata fino al 2016, con l’avvento della presidenza di Donald Trump le proteste iniziali si sono placate ma il movimento non ha certamente smesso di operare, infatti in quell’anno è stata creata una piattaforma con l'obiettivo di influenzare maggiormente la politica elettorale, facendo campagna per investimenti nell'istruzione e nella sanità, giustizia economica; alcuni attivisti hanno lanciato "Campaign Zero", un progetto che pone l'attenzione sui contratti dei sindacati di polizia e su come questi rendano difficile indagare sugli agenti o licenziarli in caso di accuse ripetute di cattiva condotta.
Riconoscimento internazionale e speranze future
Il fenomeno ha raggiunto un’audience internazionale a maggio di quest’anno, quando ha iniziato a circolare il video dell’uccisione di George Floyd; le persone hanno iniziato a comprendere ciò che la maggior parte degli afroamericani affronta nel corso della vita.
Le proteste statunitensi, per lo più pacifiche, si sono protratte per settimane, ma si sono verificate anche su scala mondiale, portando il razzismo ad essere riconosciuto come un fenomeno presente in ogni ambito della realtà e come un sistema da abbattere e smantellare.
Secondo la storica attivista afroamericana per i diritti civili Angela Davis, non si era mai assistito a delle manifestazioni prolungate di tali dimensioni e di tale varietà. Questa mobilizzazione delle masse accende un barlume di speranza per quanto riguarda un cambiamento radicale del pensiero, in quanto idee che una volta erano considerate troppo radicali sono entrate oggi in modo significativo nel discorso mainstream.
In sostanza, al netto della denuncia razziale, sembra che si voglia affermare un nuovo sistema di pensiero e di azione, una nuova ideologia dei diritti civili ovvero, per usare le parole della filosofa americana Martha Nussbaum, una “religione civile” che ponga fine ai conflitti sociali sulla base di nuovi valori condivisi. È questo quindi ciò che fa BLM, informa, coinvolge e lotta affinché si possa sperare in un futuro migliore, lontano dall’odio e dalla violenza di oggi.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine della cultura della contestazione?
- Come si è evoluta la contestazione nel tempo?
- Quali sono gli obiettivi principali del movimento Black Lives Matter?
- Qual è stato l'impatto delle proteste di BLM a livello globale?
- Quali speranze future si intravedono grazie al movimento BLM?
La cultura della contestazione ha le sue radici negli anni sessanta del Novecento, quando gruppi giovanili iniziarono a criticare la cultura dominante e le istituzioni, dando vita a un fenomeno di massa.
La contestazione si è evoluta in movimenti come Black Lives Matter, che combattono il razzismo e le ingiustizie sociali, continuando una lotta iniziata con il Black Power e personaggi storici come Martin Luther King e Rosa Parks.
Black Lives Matter mira a sradicare il suprematismo bianco e a combattere la violenza contro le comunità nere, affrontando anche il razzismo in vari ambiti sociali, come il sistema giudiziario e l'istruzione.
Le proteste di BLM hanno avuto un impatto globale, specialmente dopo l'omicidio di George Floyd, portando a una maggiore consapevolezza del razzismo e a manifestazioni in tutto il mondo.
Il movimento BLM accende speranze per un cambiamento radicale del pensiero sociale, promuovendo una nuova ideologia dei diritti civili e valori condivisi, come evidenziato dalla storica attivista Angela Davis.