Concetti Chiave
- Il capitolo descrive la guerra di successione al trono di Mantova, nota come Guerra del Monferrato, coinvolgendo Spagna, Savoia, Francia e l'Imperatore.
- Manzoni critica le guerre per le sofferenze inflitte agli umili, contrapponendosi alla storiografia che glorifica sovrani e condottieri.
- Renzo e Agnese affrontano difficoltà nella corrispondenza per analfabetismo e necessità di riservatezza, ma riescono a scambiarsi notizie cruciali con perifrasi.
- Donna Prassede impone la sua visione a Lucia con pregiudizi, giudicandola per il suo amore per Renzo e non rispettandone la volontà.
- Don Ferrante è un erudito del Seicento, esperto in astrologia, filosofia aristotelica e scienze naturali, ma la sua conoscenza è considerata inutile.
Indice
- Di quale guerra tratta il capitolo?
- Il giudizio del Manzoni sulla guerra in generale e sulla guerra del Monferrato in particolare
- In quali altri passi del romanzo si è parlato di questa guerra?
- La difficile corrispondenza tra Renzo e Agnese: quali notizie certe riescono a decifrare?
- La rozza pedagogia di donna Prassede
- L’analfabetismo degli umili l’inutile erudizione dei potenti
- La biblioteca di don Ferrante: elencare gli argomenti in cui egli è particolarmente dotto
- Che cosa significa l’espressione “peripatetico consumato”?
- Che cos’è la filosofia naturale?
- Chi è il celebre segretario fiorentino? Qual è il giudizio che su di lui esprime don Ferrante?
- Questo capitolo appare ad alcuni critici come la conclusione della seconda parte del romanzo e ad altri il prologo dell’ultima. Perché?
Di quale guerra tratta il capitolo?
Nel capitolo viene descritta la guerra di successione al trono di Mantova che vede opporsi da un lato la Spagna e i Savoia dall’altro la Francia; ognuna delle due parti sostiene il proprio candidato. A complicare la questione, interviene anche l’Imperatore, con la pretesa che il ducato di Mantova, in origine, era un feudo dell’Impero. Essa prende il nome dui Guerra del Monferrato, una regione che apparteneva al ducato di Mantova.
Il giudizio del Manzoni sulla guerra in generale e sulla guerra del Monferrato in particolare
La posizione di don Abbondio sulla guerra, sostanzialmente, è quella del Manzoni. I nobili si fanno guerra a vicenda, indifferenti degli interessi degli umili e che possono avere conseguenze imprevedibili (nel caso del romanzo la diffusione della peste). LO scrittore condanna tutte le guerre perché causano sofferenze agli umili e in questo egli si oppone alla storiografia tradizionale che esalta le imprese dei grandi sovrani e dei celebri condottieri. Lo stesso concetto viene già espresso dall’Anonimo nell’introduzione quando egli afferma di non voler celebrare “il rimbombo de’ bellici Oricalchi” (= trombe di guerra”, ma le vicende di “gente meccaniche, e di piccol affare”, cioè delle persone umili che costituiscono la classe sociale più bassa.
In quali altri passi del romanzo si è parlato di questa guerra?
Di questa guerra si parla anche nel capitolo V, nel capitolo XII, nel capitolo XIII e nel capitolo XXXII• Nel primo caso, la guerra del Monferrato è oggetto di conversazione fra i convitati al banchetto offerto da don Rodrigo. Si fa allusione ai tentativi di pace del pontefice
• Nel secondo caso, se ne fa un breve cenno, facendo riferimento al problema della carestia che si sta aggravando a causa della guerra e dei saccheggi e delle devastazioni che essa ha comportato
• Nel terzo caso, don Ferrer si preoccupa di quanto possa pensare dei tumulti di Milano il governatore don Gonzalo de Cordobache, già contrariato per la questione dell’assedio di Casale, all’interno della guerra del Monferrato.
• Nel quarto caso, viene fatto un bilancio della guerra, sottolineando che, in conclusione, la situazione non è cambiata molto
La difficile corrispondenza tra Renzo e Agnese: quali notizie certe riescono a decifrare?
Renzo e Agnese trovano diverse difficoltà nello scambiare delle lettere: sono analfabeti per cui hanno bisogno di uno scrivano che faccia da intermediario. Inoltre, sia l’una che l’altro devono far sapere notizie che sarebbe rischioso far cadere in mano terzi per cui il linguaggio deve essere piuttosto oscuro per chi non è al corrente del contesto. Alla fine, riescono a trasmettersi, grazie a delle perifrasi, notizie sulla fuga, il falso nome assunto da Renzo, la questione del voto di Lucia, tutte le sofferenze sopportate dalla ragazza.
La rozza pedagogia di donna Prassede
Donna Prassede si propone di educare Lucia che per lei significa piegare la ragazza alla propria visione del mondo, senza rispettare la sua volontà e le sue esigenze. Alla base del suo modo di insegnare c’è il pregiudizio: Renzo è uno scampaforca e siccome Lucia se ne è innamorata, è automatico che anch’essa sia una poco di buono. Questo concetto, secondo la donna, troverebbe una conferma nell’aspetto dimesso della giovane, come se volesse nascondere sempre qualcosa. Non è intelligente, ha poche idee, ma ostinate.
L’analfabetismo degli umili l’inutile erudizione dei potenti
Nel capitolo, sono messi confronto l’incapacità di leggere e di scrivere del popolo con l’erudizione delle classi aristocratiche, rappresentate da don Ferrante. Renzo e Agnese sono analfabeti, eppure per potersi scambiare delle informazioni, aguzzano l’ingegno e, pur con tante difficoltà, riescono a mettersi in contatto. Invece le conoscenze di don Ferrante sono fine a sé stesse, come se si trattasse di un inutile orpello.
La biblioteca di don Ferrante: elencare gli argomenti in cui egli è particolarmente dotto
Don Ferrante è un erudito e ben rappresenta la cultura del Seicento fatta soltanto di apparenza. Egli passa la maggior parte del suo tempo nella biblioteca fornita di quasi trecento volumi, di vario argomento. Egli è particolarmente esperto in astrologia, a tal punto da essere in grado da sostenere delle dispute con sapienti del ramo. Si interessa anche della filosofia aristotelica e delle scienze naturali e per informarsi in questo ramo, aveva letto con particolare attenzione le opere di Plinio e di Alberto magno. A questo, si aggiunge la conoscenza della magia e della stregoneria e le opere di politica come il Principe e i Discorsi di N. Machiavelli. Ma la disciplina in cui è particolarmente ferrato è la scienza della cavalleria in cui è considerato un vero maestro.
Che cosa significa l’espressione “peripatetico consumato”?
L’espressione significa “un esperto seguace di Aristotele” e con essa viene indicato don Ferrante.
Che cos’è la filosofia naturale?
La filosofia naturale è ciò che oggi corrisponde alle scienze fisiche e naturali (chimica, scienza della terra, astronomia, geografia)
Chi è il celebre segretario fiorentino? Qual è il giudizio che su di lui esprime don Ferrante?
Si tratta di Niccolò Machiavelli, il cui pensiero da don Ferrante è definito profondo, ma nell’insieme il giudizio non è positivo perché viene definito “mariolo”, ossia “birbone”.
Questo capitolo appare ad alcuni critici come la conclusione della seconda parte del romanzo e ad altri il prologo dell’ultima. Perché?
Il capitolo XXVII segna una svolta all’interno dell’economia del romanzo. Nei capitoli precedenti sono riportate le vicende personali dei protagonisti: il matrimonio a sorpresa, la vita di padre Cristoforo, la vicenda della Monaca di Monza, la conversione dell’Innominato, la fuga di Renzo, il rapimento di Lucia. Dal capitolo XXVII in poi, la scena è dominata da tre elementi naturali che coinvolgono tutta la popolazione: la guerra, la carestia e la peste e ciò che predomina è la presenza anonima degli individui che soffrono.Domande da interrogazione
- Qual è la posizione del Manzoni sulla guerra del Monferrato?
- In quali capitoli del romanzo si parla della guerra del Monferrato?
- Quali difficoltà incontrano Renzo e Agnese nella loro corrispondenza?
- Come viene descritta la pedagogia di donna Prassede?
- Quali sono gli interessi eruditi di don Ferrante?
Manzoni condanna la guerra del Monferrato e le guerre in generale, poiché causano sofferenze agli umili e sono indifferenti agli interessi del popolo, opponendosi alla storiografia tradizionale che esalta le imprese dei grandi sovrani.
La guerra del Monferrato è menzionata nei capitoli V, XII, XIII e XXXII, trattando temi come i tentativi di pace, la carestia aggravata dalla guerra, le preoccupazioni politiche e il bilancio finale della guerra.
Renzo e Agnese, essendo analfabeti, devono affidarsi a uno scrivano e usare un linguaggio oscuro per evitare che le loro lettere cadano in mani sbagliate, riuscendo comunque a comunicare informazioni cruciali come la fuga di Renzo e il voto di Lucia.
La pedagogia di donna Prassede è descritta come rozza e pregiudiziale, poiché cerca di piegare Lucia alla sua visione del mondo senza rispettare la volontà della ragazza, giudicandola negativamente a causa del suo amore per Renzo.
Don Ferrante è un erudito del Seicento, esperto in astrologia, filosofia aristotelica, scienze naturali, magia, stregoneria e politica, con una particolare ma inutile conoscenza della scienza della cavalleria.