Concetti Chiave
- Bergson considera la coscienza come un'entità non materiale, differente dall'attività cerebrale, e la esplora nel suo lavoro "Materia e memoria".
- Per Bergson, il cervello non è la fonte della coscienza, ma uno strumento che facilita l'interazione con il mondo esterno e le azioni pratiche.
- La memoria è fondamentale per la coscienza; il passato rimane sempre presente dentro di noi, anche se non lo ricordiamo consciamente.
- Bergson distingue tra memoria pratica, utilizzata per abitudini quotidiane, e memoria profonda, che racchiude la nostra storia e il tempo interiore.
- La percezione è una selezione utile per vivere nel presente, con il cervello che filtra continuamente le informazioni dal passato.
Indice
La coscienza secondo Bergson
Bergson, diciamo, parte da una cosa abbastanza semplice ma anche complicata: per lui la coscienza non è una cosa materiale, non è tipo il cervello che funziona e basta. Cioè, non è che se il cervello si muove allora automaticamente nasce il pensiero, ecco. La coscienza è qualcosa di più profondo, qualcosa che esiste già di per sé. Questa cosa lui la spiega soprattutto in Materia e memoria, dove cerca di chiarire questo rapporto un po’ strano tra anima e corpo, che in realtà è un problema che c’è da sempre nella filosofia.
Il ruolo del cervello
Bergson dice chiaramente che non bisogna pensare che cervello e coscienza siano la stessa cosa vista in due modi diversi. Lui non è d’accordo con gli scienziati del suo tempo che volevano spiegare tutto con il cervello, come se fosse una macchina. Il cervello, per Bergson, serve soprattutto per agire, per muoversi nel mondo, per rispondere alle situazioni pratiche. Non è che produce la coscienza, ma la aiuta a stare in contatto con la realtà esterna. Quando una persona è tutta presa dall’azione, dal fare, il cervello ha più importanza; quando invece uno sta lì a pensare, a ricordare, la coscienza si allarga, diventa più ricca, più piena, insomma più profonda.
L'importanza della memoria
E qui entra in gioco la memoria, che per Bergson è una cosa fondamentale, praticamente la base di tutto. Senza memoria non ci sarebbe neanche la coscienza. Lui dice una cosa un po’ strana ma interessante: il passato non scompare mai, resta tutto dentro di noi. Anche le cose che non ricordiamo più consciamente, in realtà sono ancora lì. Però distingue tra una memoria più pratica, quella delle abitudini, tipo quando fai qualcosa senza pensarci, e una memoria più profonda, che è quella spirituale, dove c’è tutta la nostra vita, tutta la nostra storia personale. Questa memoria profonda è legata al tempo interiore, quello che lui chiama durata.
Dal discorso della memoria poi vengono fuori i ricordi. Ci sono quelli che servono subito, quelli pratici, che il cervello usa quando deve reagire a qualcosa, e poi ci sono i ricordi puri, che non servono a fare niente, ma sono semplicemente il passato che ogni tanto riaffiora. Bergson dice anche che se una persona ha problemi al cervello, i ricordi non vengono cancellati, semplicemente non riescono più a venire fuori. Quindi il passato resta comunque, anche se non lo vediamo. Da qui nasce anche l’idea dell’inconscio, anche se Bergson non lo intende proprio come Freud.
La percezione e il presente
Infine c’è la percezione, che non è una conoscenza vera e propria, ma serve per vivere. Noi percepiamo solo quello che ci è utile in quel momento, il resto lo ignoriamo. Il cervello fa una specie di selezione continua e guarda soprattutto al presente, usando solo un pezzettino del passato. Bergson per spiegare questa cosa usa l’immagine del cono rovesciato, anche se detta così sembra strana: in basso c’è tutta la memoria, in alto il presente. Più dobbiamo agire, più il passato si restringe. Insomma, per Bergson la coscienza è molto più grande e complessa di quello che il cervello riesce a far vedere.
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione di coscienza di Bergson?
- Qual è il ruolo del cervello secondo Bergson?
- Come si relaziona la memoria alla coscienza?
- In che modo Bergson descrive la percezione?
- Qual è la visione di Bergson sull'inconscio?
Bergson sostiene che la coscienza non è materiale e non si riduce al funzionamento del cervello; è qualcosa di più profondo che esiste di per sé, come spiegato in "Materia e memoria".
Per Bergson, il cervello non produce la coscienza, ma la aiuta a interagire con la realtà esterna, essendo fondamentale per l'azione e la risposta a situazioni pratiche.
La memoria è fondamentale per la coscienza; senza di essa, non esisterebbe. Bergson distingue tra memoria pratica e memoria profonda, quest'ultima legata alla nostra storia personale e al tempo interiore.
Bergson descrive la percezione come un processo utile per vivere, dove il cervello seleziona solo ciò che è rilevante nel presente, ignorando il resto, e utilizza l'immagine del cono rovesciato per spiegare questa dinamica.
Sebbene Bergson non intenda l'inconscio come Freud, suggerisce che i ricordi non scompaiono mai, ma possono rimanere inaccessibili a causa di problemi cerebrali, mantenendo comunque il passato presente dentro di noi.