Concetti Chiave

  • Il diritto di ribellione è riconosciuto come prerogativa del popolo per opporsi all'ingiusto esercizio del potere, presente nella dottrina di San Tommaso e in varie costituzioni moderne.
  • La Dichiarazione di indipendenza americana del 1776 stabilisce il diritto del popolo di modificare o abolire un governo che nega i diritti inalienabili.
  • La Rivoluzione Francese del 1789 legittima il diritto di resistenza, sottolineando la protezione dei diritti naturali e la resistenza all'oppressione come dovere civico.
  • Le differenze tra la Dichiarazione americana e quella francese includono il trattamento della proprietà, considerata sacra nella versione francese ma non menzionata in quella americana.
  • I principi espressi nei documenti storici come la Dichiarazione americana e francese hanno influenzato profondamente la Costituzione italiana, enfatizzando uguaglianza, sovranità popolare e diritti civili.

Il diritto di ribellione

“Contro la tirannide, cioè contro ‘l'esercizio del potere oltre il diritto’, è sempre e comunque giusto ribellarsi”, J. Locke, Secondo trattato sul governo.

Fondamenti storici del diritto

Il diritto di ribellione, noto anche come diritto alla resistenza, è la prerogativa concessa ad un popolo dalla sua Costituzione di opporsi all'ingiusto esercizio del potere o al potere illegittimo. Si tratta di un diritto contemplato: nella dottrina politica di San Tommaso, in cui si prevede il tirannicidio per il Principe che abbia violato l'ordine divino; nella prima età moderna, ovvero quando si consolida nella polemica che si oppone all'assolutismo in materia religiosa; e nello Stato moderno, in alcune costituzioni, in particolare in quella tedesca.

Il diritto di resistenza discende anche dal contrattualismo e dalla teoria politica di John Locke, fondata sui diritti irrinunciabili dell'individuo: in quest'ottica, se i governanti calpestano i diritti naturali, vengono meno ai fondamenti del patto e si configura il diritto del popolo ad opporre resistenza al sovrano.

Riconoscimento giuridico del diritto

Questo diritto/dovere di resistenza è riconosciuto espressamente nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America del 5 luglio 1776: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali, il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti e ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, è diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo”.

Dichiarazione d'Indipendenza e Rivoluzione Francese

Il diritto/dovere di resistenza all’oppressione riceve la legittimazione giuridica anche nella Rivoluzione Francese, infatti, la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 afferma all’art.2: ”Lo scopo di ogni società è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà e la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione”.

Evoluzione del diritto di resistenza

In modo più esplicito, la Costituzione francese del 1793, afferma all’art.33 : “La resistenza all’oppressione è la conseguenza degli altri diritti dell’uomo” ed all’art.35 : “Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri”. Negli anni seguenti, con l’affermarsi degli Ordinamenti democratico-liberali, si affievolisce l’interesse per il diritto-dovere di resistenza all’oppressione, che diventa l’extrema ratio per la difesa dell’Ordinamento democratico dello Stato. Così, anche in Italia, dopo l’emanazione dello Statuto Albertino del 1848, la resistenza, soprattutto quella collettiva, finisce con l’essere legittimata solo entro i limiti del rispetto della Costituzione vigente.

Impatto della Dichiarazione americana

In ogni caso la Dichiarazione d'Indipendenza americana del 1776 rappresenta un traguardo nella storia della democrazia di tutto il mondo: la parte dedicata ai diritti inalienabili dell'uomo è la prima trasposizione in un documento politico dei principi base delle dottrine illuministiche europee, e costituisce indubbiamente il modello della Dichiarazione francese del 1789.

Differenze tra Jefferson e Locke

Il documenti della rivoluzione americana era sostanzialmente un manifesto antifeudale e antimonarchico, che proclamava le libertà repubblicane e democratico-borghesi: diritti inalienabili di natura, eguaglianza di fronte alla legge, sovranità del popolo e, come detto in precedenza, il suo diritto di cambiare forma di governo. Nell’elencare i diritti naturali dell’uomo la Dichiarazione non menzionava la proprietà: come Rousseau, Jefferson collega infatti il concetto di “proprietà” a quello di “lavoro” facendolo appartenere alla categoria dei diritti civili, non naturali. Viceversa Locke e i suoi seguaci avevano proclamato la proprietà un diritto naturale, eterno e inviolabile. Per questo motivo Jefferson cambiò la parola “proprietà” con l’espressione “aspirazione alla felicità”.

Dichiarazione francese e diritti naturali

Sulla falsa riga della Dichiarazione americana, quella francese affermava che la libertà personale, la libertà di parola, la libertà delle proprie convinzioni, il diritto di opporsi all’oppressione sono diritti naturali, sacri, inalienabili dell’uomo e del cittadino; tuttavia proclamava altrettanto sacro e inviolabile il diritto di proprietà.

Limitazioni della Costituzione del 1791

I leader del partito costituzionalista, come il conte Mirabeau e l'abate Sieyès, erano sostenitori di una monarchia costituzionale e di riforme limitate, che dovevano rinsaldare il dominio della grande borghesia. Infatti dopo appena cinque giorni che l’Assemblea costituente aveva approvato il principio dell’uguaglianza proclamato nella Dichiarazione, si decise nella Costituzione del 1791 di concedere i diritti elettorali solo ai cittadini in possesso di un determinato censo, che erano meno del 20% della popolazione. La Costituzione del 1791 aveva un carattere progressivo rispetto al regime feudale, prevedendo la separazione dei poteri e riconoscendo la sovranità politica alla nazione, ma concedeva a poche persone il diritto di voto (per nulla alle donne), non abolì la schiavitù esistente nelle colonie e confermò il diritto naturale alla proprietà privata.

Olympe de Gouges e i diritti delle donne

È importante far caso che proprio nel 1791 la scrittrice Olympe de Gouges, dopo aver pubblicato, nel 1788, le Riflessioni sugli uomini negri, in cui condannava la schiavitù, redasse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui dichiarava l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna.

Influenza sulla Costituzione italiana

Tutti i documenti citati precedentemente sono alla base della nostra Costituzione, la quale riporta spesso concetti uguali o simili, quali l’uguaglianza degli uomini tra loro, e quindi anche difronte alla legge, la libertà, il fatto che la sovranità appartenga al popolo (nella Dichiarazione francese l’art. 3 recita "Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione"), o ancora la possibilità per tutti i cittadini di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla formazione della legge, essendo essa l’espressione della volontà generale.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il fondamento storico del diritto di ribellione?
  2. Il diritto di ribellione, o diritto alla resistenza, è una prerogativa costituzionale che consente a un popolo di opporsi all'ingiusto esercizio del potere, come evidenziato nella dottrina di San Tommaso e nella teoria politica di John Locke, che sostiene che se i governanti violano i diritti naturali, il popolo ha il diritto di resistere.

  3. Come viene riconosciuto giuridicamente il diritto di resistenza?
  4. Il diritto di resistenza è riconosciuto nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti e nella Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, che affermano il diritto del popolo di modificare o abolire un governo che nega i diritti naturali.

  5. Qual è l'evoluzione del diritto di resistenza nella Costituzione francese?
  6. La Costituzione francese del 1793 afferma esplicitamente che la resistenza all'oppressione è un diritto sacro e un dovere indispensabile del popolo, mentre negli anni successivi il diritto di resistenza diventa un'extrema ratio per difendere l'ordinamento democratico.

  7. Quali differenze ci sono tra le visioni di Jefferson e Locke riguardo ai diritti naturali?
  8. Jefferson, nella Dichiarazione americana, sostituisce "proprietà" con "aspirazione alla felicità", collegando la proprietà al lavoro, mentre Locke considera la proprietà un diritto naturale inviolabile, evidenziando una differenza fondamentale nelle loro concezioni.

  9. In che modo la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges si inserisce nel contesto dei diritti naturali?
  10. Olympe de Gouges, nel 1791, afferma l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna, ampliando il concetto di diritti naturali per includere le donne, in un periodo in cui tali diritti erano prevalentemente riservati agli uomini.

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