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Concetti Chiave

  • La morte di Lenin nel 1924 generò una lotta di potere all'interno del Partito comunista, con disaccordi tra i suoi successori su come tradurre il comunismo nella pratica.
  • Stalin formulò la tesi del "socialismo in un solo paese", contrapposta alla visione di Trotzkij, puntando a costruire una società socialista autosufficiente nell'URSS.
  • Stalin consolidò il suo potere eliminando gli avversari interni, portando a una dittatura personale e a una radicale trasformazione dell'economia sovietica.
  • La collettivizzazione forzata introdotta da Stalin causò una drastica riduzione della produzione agricola e gravi carestie, provocando milioni di morti, in particolare in Ucraina.
  • Sotto Stalin, l'URSS emerse come attore rilevante nelle relazioni internazionali, avviando politiche di alleanza per contrastare l'espansionismo tedesco e partecipando alla Società delle Nazioni.

La successione di Lenin

Quando Lenin morì, nel gennaio 1924, emerse il problema della sua successione, ma in realtà si era già realizzata una concentrazione di potere nelle mani del Partito comunista. I successori di Lenin dovevano tradurre il comunismo nella sfera sociale ed economica, ma essi si trovarono in disaccordo sui modi e i contenuti di tale trasformazione. Questo spiega la lunga lotta svoltasi al vertice del Partito comunista dell'URSS. La figura più importante tra i collaboratori di Lenin fu Trotzkij. Nel testamento politico, Lenin aveva manifestato un giudizio poco positivo su Stalin, il quale nel frattempo era diventato segretario generale del comitato centrale del partito.

Il socialismo in un solo paese

La tesi del socialismo in un solo paese fu enunciata da Stalin. Essa si opponeva alla visione di Trotzkij, il quale sosteneva che il destino della rivoluzione dipendeva dalla sua capacità di non arrestarsi, manifestandosi come rivoluzione permanente. Egli negava la possibilità di costruire una società socialista autosufficiente. Stalin, al contrario, sosteneva la costruzione di una società socialista integrale nell'Unione Sovietica come obiettivo primario. Il socialismo in un solo paese costituiva un'applicazione realistica delle dottrine leniniste. La base di quella dottrina era il primato dell'URSS nel comunismo internazionale e la presa di una politica di grande potenza mondiale.

La dittatura di Stalin → Dopo l'emarginazione di Trotzkij, espulso dal Partito e costretto all'esilio in Turchia e in Messico, dove fu assassinato, Stalin si liberò di tutti gli avversari e competitori. Liquidò l'opposizione, detta di sinistra, di Kamenev e Zinoviev, che avevano attaccato la segreteria del partito. Successivamente Stalin si liberò dell'opposizione di un altro esponente del partito e del Comintern: Bucharin, accusato di deviazionismo di destra per aver sostenuto l'opportunità di un'alleanza dei partiti comunisti occidentali con le socialdemocrazie europee.

La dittatura personale di Stalin

Nel 1929 la dittatura di Stalin poteva dirsi un fatto compiuto: stava diventando una dittatura di tipo personale. Il predominio di Stalin coincise con una svolta nella costruzione della società comunista nell'URSS. Si trattò dell'avvio di un processo di industrializzazione forzata del sistema economico e sociale sovietico, imposta dallo stato mediante uno spostamento di risorse dall'agricoltura all'attività industriale. I motivi di questa strategia di trasformazione nell'età staliniana furono diversi:

1) l'abbandono della NEP, la Nuova Politica Economica;

2) l'applicazione di piani quinquennali di sviluppo, elaborati da un apposito ufficio centrale;

3) la collettivizzazione forzata delle campagne;

4) l'eliminazione, attraverso lo sterminio o la deportazione, di gruppi sociali ritenuti un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi;

5) l'introduzione del lavoro coatto, per far fronte alle necessità di mano d'opera nella costruzione di infrastrutture;

6) l'attivazione di un sistema pubblico di previdenza, di assistenza sanitaria e di scolarizzazione.

In questo senso, nel percorso intrapreso da Stalin si intrecciarono tre elementi:

1) la trasformazione accelerata dell'URSS nel primo grande stato industriale a struttura comunista;

2) l'attivazione di un sistema statale centralizzato di previdenza, assistenza e scolarizzazione;

3) applicazione di un sistema totalitario di governo.

La collettivizzazione forzata

Mentre la Nuova Politica Economica aveva dato spazio alla proprietà privata terriera, consentendo la crescita di una classe di agricoltori, detti kulaki, Stalin puntò ad una collettivizzazione delle campagne: la proprietà di terre agricole e di pascoli fu attribuita o a fattorie collettive sotto forma di kolchoz, oppure direttamente allo stato, che affidava la coltivazione ad azienze, chiamate sovchoz. Il governo sovietico procedette poi all'eliminazione dei kulaki, indicati come antagonisti di classe del proletariato e il principale ostacolo alla socializzazione della terra. Gli effetti della collettivizzazione furono negativi, perché si tradussero in una caduta della produzione agraria, aggravata dalla requisizione dei prodotti e da salari agricoli molto bassi.

Inoltre la collettivizzazione provocò fenomeni diffusi di resistenza soprattutto nelle Repubbliche sovietiche abitate da popolazioni non russe. Particolarmente ostili alla collettivizzazione erano le popolazioni asiatiche dedite alla pastorizia e i contadini dell'Ucraina, grande produttrice di grano. Questi territori furono colpiti da spaventose carestie, che provocarono milioni di morti per fame. La spinta alla modernizzazione forzata dell'economia sovietica fu collegata all'applicazione di sistemi di governo che non ammettevano limiti. Si trattava di un regime dispotico fondato su tre fattori:

1) l'ideologia comunista rielaborata da Stalin, che fece dell'opera Materialismo dialettico e materialismo storico l'unica dottrina dello stato sovietico;

2) il dispotismo di Stalin si basava sul nazionalismo russo, ovvero sul primato della nazionalità russa rispetto agli altri popoli inglobati nell'URSS;

3) la subordinazione degli apparati del Partito comunista al potere di Stalin.

Le purghe staliniane

Dal 1934 Stalin iniziò un processo di eliminazione fisica del gruppo dirigente bolscevico. Iniziò l'epoca delle grandi purghe, tra il 1935 e il 1939: essa fu contrassegnata dalla denuncia di presunti complotti sostenuti dall'esterno contro il regime sovietico, da processi condotti senza alcun rispetto verso i diritti degli imputati, da confessioni di reati inesistenti da parte dei colpevoli e da condanne a morte, al carcere duro o alla deportazione nel GULag.

L'URSS nelle relazioni internazionali

Durante la dittatura di Stalin l'Unione Sovietica tornò a svolgere un ruolo di primo piano nelle relazioni internazionali, uscendo dall'isolamento. Entrata nella Società delle Nazioni, l'URSS avviò una politica di accordi bilaterali con diversi stati, volti a contrastare la minacciosa spinta espansionistica della Germania dopo la presa di potere di Hitler. Nel frattempo il Comintern promosse, negli stati democratici occidentali, una politica di alleanze dei comunisti con i socialisti e altri movimenti di sinistra.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il principale problema emerso dopo la morte di Lenin?
  2. Dopo la morte di Lenin nel gennaio 1924, emerse il problema della sua successione, con una concentrazione di potere già realizzata nel Partito comunista e disaccordi tra i successori su come tradurre il comunismo nella sfera sociale ed economica.

  3. Qual è la differenza tra la tesi di Stalin e quella di Trotzkij riguardo al socialismo?
  4. Stalin sosteneva la tesi del socialismo in un solo paese, puntando alla costruzione di una società socialista integrale nell'URSS, mentre Trotzkij promuoveva la rivoluzione permanente, negando la possibilità di una società socialista autosufficiente.

  5. Come si è consolidata la dittatura personale di Stalin?
  6. La dittatura personale di Stalin si consolidò nel 1929, attraverso l'emarginazione di avversari come Trotzkij e la liquidazione di oppositori interni, accompagnata da un processo di industrializzazione forzata e collettivizzazione delle campagne.

  7. Quali furono gli effetti negativi della collettivizzazione forzata?
  8. La collettivizzazione forzata portò a una caduta della produzione agraria, carestie devastanti, e resistenza diffusa, specialmente tra le popolazioni non russe, come i contadini ucraini, causando milioni di morti per fame.

  9. Quali furono le caratteristiche delle purghe staliniane?
  10. Le purghe staliniane, avviate nel 1934, furono caratterizzate da processi ingiusti, denunce di complotti, confessioni estorte e condanne a morte o deportazione, segnando un'epoca di terrore e repressione nel regime sovietico.

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