Concetti Chiave
- L'Impero russo, stremato dalla Prima Guerra Mondiale, subì perdite enormi e gravi sconfitte territoriali, creando difficili condizioni di vita per la popolazione civile.
- Nel febbraio 1917, uno sciopero generale a Pietrogrado portò alla caduta del regime zarista, mostrando l'incapacità del governo di mantenere il controllo.
- La rivoluzione portò alla formazione di diversi governi provvisori e a una divisione tra Menscevichi e Bolscevichi, con questi ultimi che cercavano un cambiamento radicale.
- Lenin tornò dall'esilio e propose le "Tesi di Aprile", chiedendo "tutto il potere ai Soviet" e una riforma agraria per unire contadini e operai.
- La presa del potere bolscevica nel 1917 portò a misure drastiche come la nazionalizzazione delle banche e il trattato di Brest-Litovsk, segnando l'inizio di un regime autoritario.
La crisi dell'impero russo
All'inizio del 1917 l’Impero russo, che da tre anni combatteva nella Prima Guerra Mondiale come membro della Triplice Intesa, era stremato: le perdite ammontavano a più di 6 milioni tra morti, feriti e prigionieri; nel corso della guerra la Russia aveva anche subito una grave serie di sconfitte che avevano comportato la perdita della Polonia, di una parte dei Paesi Baltici e dell’Ucraina, portando così il fronte all'interno dei suoi stessi confini. Oltre che per i soldati al fronte, le condizioni di vita erano difficili anche per la popolazione civile, in quanto la mobilitazione di grandi masse di contadini aveva ridotto il numero di persone addette ai lavori agricoli e ciò aveva causato un crollo della produzione agricola; invece nella città, a causa dello stato disastroso in cui versava il sistema ferroviario, mancavano viveri e combustibile.
La rivoluzione di febbraio
Così a Pietrogrado, nel febbraio del 1917 uno sciopero generale paralizzò in pochi giorni la città, lo zar dichiarò lo stato di assedio, ma le truppe fraternizzarono con gli scioperanti e il 27 febbraio si impadronirono della capitale. Mentre la rivolta si estendeva, apparve chiaro che il regime zarista non era più in grado di riprendere il controllo del paese.
I governi provvisori e le divisioni interne
Dopo lo sciopero nacquero diversi governi provvisori, tra cui: quello guidato dal socialista-rivoluzionario Kerenskij, e quello dei Soviet, organismi di rappresentanza di soldati, operai e contadini. Nei Soviet si evidenziò una diversa posizione: i Menscevichi che intendevano dare alla rivoluzione un carattere democratico, essi volavano cambiare gradualmente la Russia, volevano tenere lo zar ma allo stesso tempo dare al Paese una Costituzione e un parlamento. I Bolscevichi, invece, di stampo estremista volevano un cambiamento radicale e un nuovo governo, volevano togliere il potere ai nobili.
Il ritorno di Lenin e le Tesi di Aprile
Nel frattempo Lenin, leader dei bolscevichi, tornato in Russia dall'esilio in Svizzera, propose di risolvere il conflitto dando “tutto il potere ai Soviet”, frase contenuta nelle “Tesi di Aprile”. In queste Tesi Lenin propose di stringere un’alleanza con i contadini mediante una riforma agraria e ponendo fine alla guerra.
La presa del potere bolscevica
Nell'ottobre 1917, dopo un tentativo fallito di colpo di stato da parte del generale Kornilov, la dirigenza bolscevica decise l’insurrezione per la presa del potere nella capitale Pietrogrado. La Presa del Palazzo d’Inverno fu l’evento simbolico della rivoluzione bolscevica.
Le prime azioni del governo bolscevico
I primi provvedimenti del nuovo governo rivoluzionario Bolscevico furono: la nazionalizzazione delle banche, la consegna e la gestione delle fabbriche ai delegati operai. Ma i provvedimenti principali furono: la stipulazione di un decreto che prevedeva la distribuzione delle terre dei proprietari terrieri ai contadini privi di terra e l’avvio di trattative di pace. Infatti venne emanato il trattato di “Brest – Litovsk”, tramite il quale venne consentito alla Russia di ritirarsi dalla guerra, in cambio della cessione alla Germania di territori in Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia.
Le sfide del nuovo regime comunista
Preso il potere, i comunisti russi si trovarono di fronte all'enorme compito di costruire una società socialista, senza nessun modello a cui riferirsi, perché non avevano avuto forme di democrazia. E inoltre la guerra civile con i suoi enormi costi materiali e umani, l’isolamento economico e politico creato dai paesi capitalisti intorno al nuovo stato, e successivamente la guerra dichiarata dalla Polonia nel 1920, spinsero il paese e il governo in una condizione di emergenza, di lotta per la sopravvivenza affidata all'Armata Rossa, spingendo i dirigenti comunisti ad una gestione sempre più autoritaria del partito e dello stato.
La NEP e la lotta politica post-Lenin
Dopo la guerra civile venne avviata la NEP (Nuova Politica Economica), per garantire un regolare afflusso di prodotti agricoli alle città; quindi i contadini che avevano le terre dovevano produrre sia per la loro sopravvivenza che per la sopravvivenza delle altre città, inizialmente senza un compenso. La NEPA favorì la formazione di un nuovo ceto di contadini – imprenditori, chiamati i kulaki.
Dopo la morte di Lenin avvenuta nel 1924, nel Partito si aprì una lotta politica centrata su due questioni: se puntare ad esportare la rivoluzione in altri paesi (la tesi della “rivoluzione permanente” sostenuta da Trockij) o concentrare lo sforzo sull'Unione Sovietica (la tesi del “socialismo in un solo paese”, sostenuta da Stalin); e se industrializzare e modernizzare il paese a spese dei contadini (come sosteneva Stalin) oppure continuare proseguendo la politica della NEPA (come sosteneva invece Bucharin).
L'ascesa di Stalin e il Piano Quinquennale
Da questo scontro politico vinse il gruppo dirigente legato a Stalin, che eliminò l’opposizione di sinistra di Trockij e l’opposizione di destra di Bucharin.
Nel 1929 Stalin varò il primo “Piano Quinquennale” diretto ad un industrializzazione forzata e alla collettivizzazione dell’agricoltura. Nel 1936 il 90% dell’agricoltura fu collettivizzata con la deportazione e la morte di molti contadini - imprenditori che si erano opposti, e inoltre i campi di lavoro (GULAG), negli anni ’30, divennero uno strumento di repressione ma allo stesso tempo di produzione.
La trasformazione industriale e le purghe
Nel giro di pochi anni la Russia si trasformò in una grande potenza industriale, inizialmente vi fu un incremento dei settori di base (come infrastrutture e industrie), vi fu un miglioramento anche nel campo della legislazione sociale, dell’istruzione e dei servizi.
I processi di industrializzazione e pacificazione rafforzarono il potere di Stalin, che si estese a ogni aspetto della vita politica, economica, sociale e culturale, creando una nuova e forte burocrazia.
Tra il 1936 e il 1938 con le “Grandi Purghe”, Stalin eliminò quanto restava della vecchia guardia bolscevica, con processi che finivano con la pena di morte, ed eliminò anche bolscevichi e menscevichi.
Uno Stato che era nato da una rivoluzione popolare si era trasformato in un regime totalitario.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali della crisi dell'Impero russo all'inizio del 1917?
- Come si sviluppò la rivoluzione di febbraio del 1917 a Pietrogrado?
- Quali erano le differenze tra i Menscevichi e i Bolscevichi durante il periodo della rivoluzione?
- Quali furono le prime azioni del governo bolscevico dopo la presa del potere?
- Come influenzò la NEP la società russa dopo la guerra civile?
La crisi fu causata da gravi perdite umane nella Prima Guerra Mondiale, difficili condizioni di vita per la popolazione civile e un crollo della produzione agricola, aggravato dalla mobilitazione di contadini e dallo stato disastroso del sistema ferroviario.
La rivoluzione iniziò con uno sciopero generale che paralizzò la città; le truppe fraternizzarono con gli scioperanti e il 27 febbraio si impadronirono della capitale, dimostrando l'incapacità del regime zarista di mantenere il controllo.
I Menscevichi volevano una rivoluzione democratica e graduale, mantenendo lo zar e introducendo una Costituzione, mentre i Bolscevichi cercavano un cambiamento radicale e la rimozione del potere nobiliare.
Il governo bolscevico nazionalizzò le banche, gestì le fabbriche tramite delegati operai e promulgò un decreto per la distribuzione delle terre ai contadini, avviando anche trattative di pace con la Germania.
La NEP garantì un regolare afflusso di prodotti agricoli alle città, permettendo ai contadini di produrre per la loro sopravvivenza e creando un nuovo ceto di contadini-imprenditori, noti come kulaki.