Concetti Chiave
- Niccolò Machiavelli, nato a Firenze nel 1469, fu un importante esponente del classicismo e segretario della Repubblica fiorentina, prima di essere esiliato a San Casciano.
- Durante l'esilio, Machiavelli scrisse una lettera a Francesco Vettori, descrivendo le sue giornate trascorse tra passeggiate nei boschi e interazioni in osteria.
- Nel suo scrittoio, Machiavelli leggeva testi classici e meditava sul sapere, sottolineando che l'apprendimento richiede studio e riflessione.
- Intendeva scrivere "De Principatibus", un'opera breve che discute le caratteristiche di un capo capace di mantenere il potere attraverso azioni benevole e spietate.
- Machiavelli propone Cesare Borgia come esempio di principe, evidenziando come le sue azioni siano giustificate dal fine di mantenere il controllo.
La Vita di Machiavelli
Niccolò Machiavelli (Firenze, 1469-1527) fu un rappresentante del classicismo molto diverso dall'Ariosto. Visse tra Firenze e San Casciano (campagna verso Sant'Andrea da Percussina e l'Albergaccio).
A Firenze fu segretario della Repubblica fiorentina per la famiglia Medici ma in seguito ebbe dei problemi con loro e venne esiliato a San Casciano.
L'Esilio a San Casciano
Del suo esilio ne parla molto bene in una lettera a Francesco Vettori scritta nel 1513. Machiavelli e Vettori si conoscono da tempo e Vettori, quando riceve la lettera, era appena diventato ambasciatore fiorentino alla corte di Papa Leone X. Machiavelli spedisce questa lettera al suo amico sperando che possa poi tornare a Firenze, essendo Papa Leone X un Medici ma ciò non accadrà.
Le Giornate di Machiavelli
Nella lettera al Vettori, Machiavelli racconta come passa le sue giornate da esiliato. La mattina esce a fare una passeggiata nei boschi portandosi con sé un libro di Dante ed uno di Petrarca e di altri poeti latini come Ovidio e leggendo ripensa alle sue passioni (amori). Dopo la passeggiata nel bosco va in Osteria e parla con le persone che passano chiedendo loro cosa succede nei loro paesi perché si incuriosisce e si diverte in questo modo. Dopo va a mangiare (desinare) insieme alla sua "brigata" (amici) e si ciba di ciò che la campagna offre. Dopo il pranzo torna all'Osteria e parla con l'oste, il macellaio, il mugnaio ecc...Con loro gioca alla "cricca" (gioco di carte) e al "trich trach" (gioco di dadi) e si arrabbia con loro per i giochi, si offendono a vicenda e da quanto urlano li sentono anche dai paesi vicini. Dopo aver giocato, la sera, torna a casa, si leva le vesti da "persona normale" e si rifugia dove tiene lo scrittoio, dove si mette i "panni reali" e "curiali" (in senso metaforico). Allo scrittoio legge i testi classici, in particolare latini e dialoga con loro. Dopo cita Dante dicendo che non c'è apprendimento se non c'è studio (bisogna trattenere le cose apprese).
Il Progetto del De Principatibus
Infine comunica all'amico Vettori la sua intenzione di scrivere un libro ("opuscolo") che intitolerà De Principatibus. Il libro è molto breve (circa 70 pagine) e non parla del classico principe ma bensì di un capo, il primo tra tutti. Machiavelli dirà che un principe non dovrebbe essere né buono né spietato ma deve riuscire a tenere il potere essere benevolo e talvolta spietato e crudele con il suo popolo.
Ogni azione che potrebbe fare il principe sarebbe giustificata dalla sua fine. (Il fine giustifica i mezzi)
Machiavelli identifica una figura con queste caratteristiche potrebbe essere Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico della vita di Machiavelli?
- Come trascorreva Machiavelli le sue giornate durante l'esilio?
- Qual è il tema principale del libro "De Principatibus" che Machiavelli intende scrivere?
- Quale figura storica rappresenta il modello di principe secondo Machiavelli?
Niccolò Machiavelli visse tra Firenze e San Casciano, ricoprendo il ruolo di segretario della Repubblica fiorentina per la famiglia Medici, ma fu esiliato a causa di conflitti con loro.
Durante l'esilio, Machiavelli passeggiava nei boschi leggendo poeti classici, conversava con la gente nei locali, giocava a carte e dadi, e si dedicava alla lettura e alla scrittura nel suo scrittoio.
"De Principatibus" tratta del ruolo del principe, sostenendo che deve essere sia benevolo che spietato, giustificando ogni azione in base al fine, ovvero il mantenimento del potere.
Machiavelli identifica Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI, come un esempio di principe con le caratteristiche necessarie per mantenere il potere.