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Concetti Chiave

  • Kierkegaard enfatizza la singolarità dell'uomo, opponendosi all'hegelismo che privilegia l'Assoluto rispetto al singolo.
  • La sua concezione dell'esistenza si basa sulla libertà di scelta, dove ogni decisione implica l'annullamento di altre possibilità.
  • La vita estetica, caratterizzata dalla ricerca del piacere, porta inevitabilmente alla noia e alla disperazione, rappresentata dal don Giovanni.
  • La vita etica e religiosa, simboleggiata da figure come il marito e Abramo, richiede responsabilità e può apparire immorale secondo la ragione.
  • Kierkegaard esplora l'angoscia come consapevolezza delle possibilità sfavorevoli e la disperazione come condizione mortale che può essere superata attraverso la fede.

Kierkegaard e la singolarità dell'uomo

Kierkegaard ha una posizione di rottura nei confronti dell'hegelismo poiché dà importanza alla singolarità dell'uomo; egli infatti afferma la superiorità del singolo sul genere, quando invece Hegel dava priorità all'Assoluto, all'infinito.

Quali sono gli stadi dell'esistenza secondo Kierkegaard?

Egli considera l'esistenza come possibilità (di scelta). Questa libertà di possibilità può essere “possibilità che sì” ma anche “possibilità che non”. Egli afferma che ogni individuo è ciò che sceglie di essere; in “Aut aut” propone due stadi dell'esistenza. I vari tipi di vita sono inconciliabili tra loro, poiché nel momento in cui si prende una scelta, si annulla automaticamente l'altra.

La vita estetica e le sue conseguenze

Il primo stadio è quello della vita estetica; un esteta è colui che vive nell'attimo fuggevolissimo e punta a rendere la propria vita un'opera d'arte inseguendo i piacere e le passioni. Questo tipo di vita porta però il don Giovanni (la figura dell'esteta per eccellenza) ad essere sempre più esigente, così da arrivare alla noia e alla disperazione.

La vita etica e la fede

Ci si può però avvalere della possibilità di un'altra scelta: la vita etica, fatta di responsabilità ed impegni. La figura di spicco di questo stile di vita è quella del marito. A questo punto si può fare un'ulteriore scelta (della quale il filosofo parla in “Timore e tremore”), ovvero quella della fede e della vita religiosa. Kierkegaard spiega questo stadio dell'esistenza utilizzando la figura di Abramo, che seguì un ordine di Dio seppur andasse contro la legge morale. La religione è infatti un rapporto privato tra Dio e l'uomo, l'incontro tra due Assoluti, che si rende però immorale. Essa è infatti definita anche come scandalo logico, poiché incomprensibile dalla ragione.

Angoscia e disperazione in Kierkegaard

Il filosofo sottolinea inoltre il concetto di “angoscia”, strettamente connessa con il peccato, poiché si manifesta nell'uomo nel momento in cui egli diviene consapevole del fatto che ogni possibilità favorevole è accompagnata da molte più possibilità sfavorevoli.

Quando si parla di “disperazione”, Kierkegaard sottolinea che essa sia una malattia mortale, e consista nel vivere la sensazione di morte da parte dell'io. Essa si manifesta quando l'uomo rimane senza possibilità, e può eliminarla dedicandosi alla fede.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la posizione di Kierkegaard rispetto all'hegelismo e alla singolarità dell'uomo?
  2. Kierkegaard si distacca dall'hegelismo enfatizzando la singolarità dell'uomo, affermando la superiorità del singolo sul genere, contrariamente alla priorità data da Hegel all'Assoluto e all'infinito.

  3. Quali sono i due stadi dell'esistenza proposti da Kierkegaard e come si differenziano?
  4. Kierkegaard propone due stadi dell'esistenza: la vita estetica, caratterizzata dalla ricerca del piacere e delle passioni, e la vita etica, che implica responsabilità e impegni. La scelta di uno stadio implica l'annullamento dell'altro, rendendo i vari tipi di vita inconciliabili.

  5. Come Kierkegaard collega angoscia e disperazione alla consapevolezza delle possibilità nella vita?
  6. Kierkegaard associa l'angoscia al peccato, evidenziando che si manifesta quando l'individuo riconosce che ogni possibilità favorevole è accompagnata da molte possibilità sfavorevoli. La disperazione, invece, è vista come una malattia mortale che si verifica quando l'uomo si sente privo di possibilità, ma può essere superata attraverso la fede.

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