Concetti Chiave
- È sconsigliato compiere o anche solo nominare atti volgari o disgustosi in presenza altrui, inclusi gesti come toccarsi in pubblico.
- Un gentiluomo non dovrebbe espletare i propri bisogni naturali in pubblico né lavarsi le mani davanti a una compagnia educata.
- Comportamenti che disturbano l'udito, come tossire rumorosamente o cantare stonati, devono essere evitati per rispetto verso gli altri.
- È inappropriato annusare il cibo o le bevande degli altri, e non si dovrebbe mai offrire a qualcuno qualcosa che si è già assaggiato.
- Il testo evidenzia una varietà di comportamenti sconvenienti, imponendo norme di comportamento per mantenere la decenza sociale.
Il testo viene diviso in cinque parti per facilitare la comprensione):
Evitare comportamenti volgari
1) Perciò che non solamente non sono da fare in presenza degli uomini le cose laide o fetide o schife o stomachevoli, ma il nominarle anco si disdice; e non pure il farle et il ricordarle dispiace, ma etiandio il ridurle nella imaginatione altrui con alcuno atto suol forte noiar le persone. E perciò sconcio costume è quello di alcuni che in palese si pongono le mani in qual parte del corpo vien lor voglia.
2.Similmente non si conviene a gentiluomo costumato apparecchiarsi alle necessità naturali nel conspetto degli uomini; né, quelle finite, rivestirsi nella loro presenza; né pure, quindi tornando, si laverà egli per mio consiglio le mani dinanzi ad onesta brigata, con ciò sia che la cagione per la quale egli se le lava rappresenti nella imagination di coloro alcuna bruttura. E per la medesima cagione non è dicevol costume, quando ad alcuno vien veduto per via (come occorre alle volte) cosa stomachevole, il rivolgersi a' compagni e mostrarla loro. E molto meno il porgere altrui a fiutare alcuna cosa puzzolente, come alcuni soglion fare con grandissima instantia, pure accostandocela al naso e dicendo: - Deh, sentite di gratia come questo pute! -; anzi doverebbon dire: - Non lo fiutate, perciò che pute .
3.-E come questi e simili modi noiano quei sensi a' quali appartengono, così il dirugginare i denti, il sufolare, lo stridere e lo stropicciar pietre aspre et il fregar ferro spiace agli orecchi, e dèesene l'uomo astenere più che può. E non sol questo; ma dèesi l'uomo guardare di cantare, specialmente solo, se egli ha la voce discordata e difforme; dalla qual cosa pochi sono che si riguardino, anzi, pare che chi meno è a ciò atto naturalmente più spesso il faccia. Sono ancora di quelli che, tossendo e starnutendo, fanno sì fatto lo strepito che assordano altrui; e di quelli che, in simili atti, poco discretamente usandoli, spruzzano nel viso a' circonstanti; e truovasi anco tale che, sbadigliando, urla o ragghia come asino; […………… ]
4.Non si vuole anco, soffiato che tu ti sarai il naso, aprire il moccichino e guatarvi entro, come se perle o rubini ti dovessero esser discesi dal cielabro, che sono stomachevoli modi et atti a fare, non che altri ci ami, ma che se alcuno ci amasse, si dis[inn]amori: sì come testimonia lo spirito del Labirinto (chi che egli si fosse), il quale, per ispegnere l'amore onde messer Giovanni Boccaccio ardea di quella sua male da lui conosciuta donna, gli racconta come ella covava la cenere sedendosi in su le calcagna e tossiva et isputava farfalloni.
5.Sconvenevol costume è anco, quando alcuno mette il naso in sul bicchier del vino che altri ha a bere, o su la vivanda che altri dèe mangiare, per cagion di fiutarla; anzi non vorre' io che egli fiutasse pur quello che egli stesso dèe bersi o mangiarsi, poscia che dal naso possono cader di quelle cose che l'uomo ave a schifo, etiandio che allora non caggino. Né per mio consiglio porgerai tu a bere altrui quel bicchier di vino al quale tu arai posto bocca et assaggiatolo, salvo se egli non fosse teco più che domestico; e molto meno si dèe porgere pera o altro frutto nel quale tu arai dato di morso. E non guardare perché le sopra dette cose ti paiano di picciolo momento, perciò che anco le leggieri percosse, se elle sono molte, sogliono uccidere.
Il brano fa un elenco di comportamenti quotidiani da evitare perché fastidiosi o disgustosi.
Non soltanto bisogna evitare, di fronte ad altre persone comportamenti volgari, disgustosi o rivoltanti, ma è disdicevole anche solo nominarli e perfino lasciarli immaginari agli altri. Per questo motivo è sconcia l’abitudine di toccarsi in qualsiasi parte del corpo che si abbia voglia.
Allo stesso modo, non conviene ad un gentiluomo beneducato prepararsi in pubblico all’espletamento dei propri bisogni corporali, e neanche, poi, rivestirsi in presenza di altri. Inoltre il consiglio dello scrittore è che, tornando da queste incombenze, non ci si dovrebbe neppure lavare le mani di fronte ad una compagnia beneducata. Per la stessa ragione, non è un comportamento accettabile che qualcuno, vedendo per strada qualcosa di rivoltante, richiami l’attenzione di altri. Ed è ancor meno accettabile far annusare ad un altro qualcosa che emana un cattivo odore.
Rumori e fastidi uditivi
E come questi e simili atteggiamento infastidiscono oi sensi corrispondenti, allo stesso modo, digrignare i denti, fischiare, strofinare e sfregare pietre dure o metalli urta l’udito. Ci si deve anche astenere dal cantare, soprattutto da soli, se si ha una voce stonata e sgradevole, accortezza che pochi hanno. Inoltre, ci sono quelli che tossendo o starnutendo, fanno tanto strepito da assordare gli altri o quelli che, nelle stesse azioni, in modo sconsiderato, spruzzano di saliva le persone vicine. E c’è anche chi, sbadigliando, urla o raglia come un asino.
Non bisogna nemmeno, quando ti soffi il naso, aprile il fazzoletto (=moccichino) e guardarci dentro, come se ti potessero essere usciti dal cervello (=cèlabro) perle o rubini: sono gesti tanto disgustosi che disamorerebbero chi ci amasse; come dimostra, nel Labirinto d’amore, quello spirito che, per spegnere la passione di Giovanni Boccaccio verso quella donna che conosceva poco, gli racconta come lei si accovacciasse sulla cenere spenta, sedendosi sulle calcagna e, tossendo, sputasse catarro (=farfalloni).
[Viene fatta allusione all’opera del Boccaccio “Corbaccio”, nota anche come “Labirinto d’amore”. In essa, appare al protagonista, innamorato di una vedova, lo spirito del marito defunto, che lo dissuade dall’amore, rivelandogli i difetti e le disgustose abitudini della donna, Per quanto riguarda l’immagine della donna accovacciata sulla cenere, potrebbe anche essere interpretata come un modo di dire per indicare lo starsene pigramente accanto al focolare, e quindi al caldo, senza far nulla.]
Un’altra abitudine sconveniente è quando qualcuno mette il naso sul bicchiere di vino o sul piatto di un altro; anzi, io non vorrei che annusasse nemmeno quel che lui stessa berrà o mangerà, perché dal naso possono cadere cose di cui l’uomo ha schifo n(anche se in quel preciso momento non dovesse accadere). Coerentemente, il mio consiglio è di non dare a un altro un bicchiere di vino che hai già portato alla bocca e assaggiato, a meno che non siate in grandissima confidenza. Men che meno di porgere una pera o un altro frutto in cui tu abbia già dato un morso. E non considerare i comportamenti finora elencati come cose da nulla e quindi insignificanti perché anche le percosse leggere, se sono numerose e ripetute, possono uccidere.
Nel testo, Monsignor Della Casa mostra di essere molto abile e incisivo nel descrivere situazioni imbarazzanti, personaggi maleducati e gesti fastidiosi. Rimaniamo sempre nell’ambito delle “leggere percosse”, come scrive alla fine l’autore, ma sappiamo anche che la vita, a forza di frequentare gente sporca, maleducata, irriguardosa e un po’ schifosa, alla fine può diventare insopportabile. Ed ecco, allora, tutta una serie di istantanee di vita sociale, una collezione di piccoli errori quotidiani, colti con accortezza, ironia ed efficacia descrittiva come farebbe, nei tempi moderni, un reporter sociale.
I comportamenti da evitare si riferiscono a quattro ambiti diversi: comportamenti che richiamano “cose laide” e “stomachevoli”, comportamenti che offendono l’odorato, comportamenti che offendono l’udito e comportamenti antigenici.
Da questo brano, si coglie bene una caratteristica presente in tutto il Galateo: l’ambiente sociale di riferimento è molto generico. Infatti si parla sempre di “uomini”, di “persone”, di “onesta brigata”, di “compagnia” e di “circostanti”. La genericità dei riferimenti è sottolineata dall’uso frequente di pronomi indefiniti: “alcuno”, “altrui”, “altri”.
Non si può capire in quale ambiente ci troviamo; tuttavia è senz’altro un ambiente sena donne. E questo comporta una notevole differenza, rispetto al Cortegiano di Baldasar Castiglione. Potrebbe trattarsi di una corte ecclesiastica, ovviamente tutta maschile, che lo scrittore conosceva molto bene. Ma è molto probabile che l’autore abbia voluto evocare un livello minimo della società per cui il termine “uomini” deve essere preso nel senso generico di “umanità” senza alcuna distinzione di sesso.
Domande da interrogazione
- Quali comportamenti sono considerati volgari e inaccettabili in presenza di altre persone?
- Cosa si consiglia a un gentiluomo riguardo alle necessità naturali in pubblico?
- Quali sono i comportamenti da evitare per non infastidire gli altri con rumori?
- Perché è sconveniente guardare dentro il fazzoletto dopo aver soffiato il naso?
- Qual è il consiglio riguardo alla condivisione di cibi e bevande?
È disdicevole non solo compiere atti laidi, ma anche nominarli o farli immaginare agli altri. Comportamenti come toccarsi in parti del corpo a piacimento sono considerati sconci (par. 1).
Un gentiluomo non dovrebbe prepararsi o rivestirsi in presenza di altri e, tornando da tali incombenze, non dovrebbe lavarsi le mani davanti a una compagnia beneducata (par. 2).
È opportuno astenersi dal digrignare i denti, fischiare, cantare con voce stonata e fare rumori eccessivi durante atti come tossire o starnutire, poiché questi possono assordare gli altri (par. 3).
Aprire il fazzoletto e guardare dentro è considerato disgustoso e potrebbe disamorare chi ci ama, come dimostra un esempio tratto dal "Labirinto d’amore" di Boccaccio (par. 4).
Non si dovrebbe porgere a qualcuno un bicchiere di vino o un frutto già assaggiato, poiché ciò è considerato poco igienico e sconveniente, anche se può sembrare un comportamento di poco conto (par. 5).