Concetti Chiave
- La sesta bolgia dell'Inferno è riservata agli ipocriti, costretti a camminare con pesanti cappe di piombo dorato e a piangere per la loro pena.
- Tra i dannati vi è Caifas, il sommo sacerdote che condannò Cristo, crocifisso al suolo e calpestato dagli altri ipocriti.
- I poeti incontrano i frati godenti, Catalano e Loderingo, che hanno tradito gli ideali del loro ordine religioso per una vita comoda e mondana.
- Dante preferisce l'etimologia di ipocrita proposta da Uguccione, che sottolinea la duplicità tra l'apparenza e la realtà.
- I poeti riescono a fuggire dai diavoli grazie a una rovina di un ponte, scoperta grazie a Catalano, ma Virgilio si rende conto di essere stato ingannato.
Indice
La sesta bolgia degli ipocriti
Il canto XXIII contiene la descrizione della sesta bolgia, ovvero quella degli ipocriti. Singolare in questa bolgia la duplicità della pena e conseguentemente del contrappasso. La grande maggioranza dei dannati cammina lentissimamente, piangendo, gravata da cappe di piombo esternamente dorate, con cappucci che scendono sugli occhi. Alcuni ipocriti sono invece crocifissi al suolo, e gli altri dannati passano loro sopra. Questi ultimi sono il sommo sacerdote ebreo Caifas, che aveva giustificato con ragioni nobili una cosa supremamente ingiusta come la condanna di Cristo, e con lui il suocero Anna e gli altri membri del sinedrio di sacerdoti e di farisei che fecero crocifiggere Gesù.
Etimologia della parola ipocrita
Dante conosceva, o poteva conoscere, parecchie etimologie della parola ipocrita. Una, quella esatta, era stata affacciata da Isidoro, ribadita da S. Agostino, accettata da S. Tommaso: testi tutti assai noti al poeta. Tuttavia egli preferisce un delle tre etimologie che gli offriva il vocabolario di Uguccione, ipocrita è dunque colui che nasconde qualcosa sotto un'aurea apparenza. Dante non poteva preferire l'etimologia di Isidoro per ragioni filologiche, giacché egli il greco non lo conosceva, e dall'altra parte è assai dubbio che ragioni di tal genere potessero al suo tempo influire su una scelta artistico-morale; e quindi preferì l'etimologia di Uguccione che gli offriva uno spunto figurativo concreto d'immediatezza evidenza.
Fuga dai diavoli
i due poeti camminano silenziosi e senza scorta, uno dietro l'altro. Dante ripensa a quanto è accaduto e teme che i diavoli, beffati per causa loro, vogliano vendicarsi e fa partecipe Virgilio della sua paura. Anche Virgilio ci aveva pensato, ma ha appena cominciato a parlare che si accorge che i diavoli stanno correndo al loro inseguimento.
Rapido afferra il discepolo e tenendolo stretto a sé si lascia scivolare lungo il pendio dell'argine fino al fondo della bolgia sottostante. Ne hanno appena toccato il suolo che i demoni giungono all'argine, ma sono costretti ad arrestarsi perché non possono allontanarsi dalla bolgia loro assegnata.
Incontro con i frati godenti
Nella nuova bolgia in cui sono finito i poeti con la drammatica fuga dai diavoli, essi trovano i peccatori, gli ipocriti, che camminano lentamente, piangendo, rivestiti di pesanti cappe di piombo dorate all'esterno, con il cappuccio che scende loro davanti agli occhi. L'andatura è così lenta che i due poeti, che vanno a fianco di loro, ad ogni passo hanno a lato una nuova coppia di peccatori.
Dante prega Virgilio di trovare tra quei dannati qualche persona nota, e uno di essi, udendolo, lo invita a fermarsi. Dante osserva che due, dal sembiante, mostrano una gran fretta, ma sono impacciati dal peso del manto. Accortisi costoro che Dante è vivo, ne mostrano meraviglia e gli chiedono chi sia. Dante risponde con generiche parole e a sua volta domanda chi siano essi. Costoro si rivelano come due frati godenti, Catalano de' Malavolti e Loderingo degli Andalò, che ipocritamente agirono nel loro incarico podestarile a Firenze, tanto che di ciò è ancora ricordo visibile nella zona del Gardingo.
Storia dei frati godenti
Frati godenti: venivano così chiamati i Cavalieri si Santa Maria, cioè gli appartenenti ad un ordine religioso, formato di chierici e di laici, che avevano il compito, almeno in un primo tempo, di difendere gli ideali cristiani specialmente contro l'eresia, di sedare i tumulti e mettere pace tra le fazioni. Per questo potevano girare armati, come gli appartenenti ad ordini militari; vestivano con abiti di foggia e colori speciali.
L'ordine fu fondato in Bologna da Loderingo degli Andalò e da altri verso il 1260, e approvato da papa Urbano IV il 23 dicembre 1261. La tendenza dell'ordine di venire a compromessi con la realtà, e la vita comoda e mondana dei suoi membri, determinano forse l'uso del nome di frati godenti; ma l'appellativo era comune e non dispregiativo, tanto che appare in contratti di compra-vendita.
L'esercizio podestarile a Firenze assunto dai due frati che qui Dante incontra mentre era vietata agli appartenenti all'Ordine l'accettazione di qualsiasi carica politica, è forse uno dei primi motivi della taccia d'ipocrisia che Dante sembra estendere a tutto l'Ordine.
Catalano e Loderingo
Catalano della famiglia guelfa dei Malavolti, nacque a Bologna intorno al 1210 e tenne la podesteria di parecchie città, oltre che il comando di una parte della fanteria bolognese alla battaglia di Fossalta. Fu tra i promotori dell'Ordine dei frati godenti e collega di Loderingo degli Andalò per ben tre volte come reggitore di Bologna e di Firenze.
Loderingo degli Andalò, di nobile famiglia ghibellina, nacque a Bologna intorno al 1210 e nel 1239 cadde prigioniero nelle mani di Federico II. Tenne la podesteria di parecchie città e fu collega di Catalano nel reggimento di Bologna e Firenze. Fu tra i fondatori dell'ordine e dopo la podesteria di Bologna, nel 1267, si ritirò nel monastero di Ronzano, dove ebbe compagno Guittone d'Arezzo che gli diresse una canzone in cui esaltò la serena pazienza di lui nel sopportare i dolori. Morì in quel convento nel 1293.
Caifas e il contrappasso
Dante sta per rispondere, ma il discorso s'interrompe perché la sua attenzione viene attratta da un peccatore confitto in terra con tre pali. Loderingo spiega trattarsi di Caifas, il sommo sacerdote che ipocritamente favorì l'uccisione di Cristo. Ora, crocifisso a terra, viene calpestato da tutta la schiera degli ipocriti; alla stessa pena sono condannati il suocero di costui, Anna, e tutti i farisei ed i sacerdoti del Sinedrio di Gerusalemme.
Uscita dalla bolgia
Da Catalano i due poeti vengono a sapere che lì presso c'è la rovina di uno dei ponti, per mezzo della quale potranno salire e uscire dalla bolgia. Virgilio si accorge allora d'esser stato ingannato dal demonio Malacoda e si allontana crucciato anche per le parole ironiche del frate.
Domande da interrogazione
- Qual è la pena inflitta agli ipocriti nella sesta bolgia?
- Qual è l'etimologia preferita da Dante per la parola "ipocrita"?
- Come reagisce Dante alla presenza dei diavoli durante la sua fuga?
- Chi sono i frati godenti e quale ruolo hanno avuto a Firenze?
- Qual è il contrappasso di Caifas e degli altri membri del Sinedrio?
Gli ipocriti camminano lentamente, piangendo, indossando pesanti cappe di piombo dorate, mentre alcuni di loro sono crocifissi al suolo e calpestati dagli altri dannati, come Caifas e Anna, che hanno condannato Cristo (canto XXIII).
Dante sceglie l'etimologia di Uguccione, che definisce l'ipocrita come colui che nasconde qualcosa sotto un'apparenza dorata, piuttosto che quella di Isidoro, per ragioni artistiche e figurative (etimologia).
Dante teme che i diavoli vogliano vendicarsi e, mentre con Virgilio discute la sua paura, i demoni iniziano a inseguirli, costringendo i poeti a scivolare giù nel fondo della bolgia (fuga dai diavoli).
I frati godenti, come Catalano e Loderingo, erano membri di un ordine religioso che, nonostante il loro compito di difendere ideali cristiani, agirono ipocritamente accettando cariche politiche a Firenze, contravvenendo alle regole del loro ordine (storia dei frati godenti).
Caifas, il sommo sacerdote che ha favorito l'uccisione di Cristo, è crocifisso a terra e calpestato dagli ipocriti, subendo una pena che riflette la sua ipocrisia e il suo ruolo nella condanna di Gesù (Caifas e il contrappasso).