Concetti Chiave
- I barattieri sono puniti nella quinta bolgia, immersi nella pece bollente e tormentati dai diavoli se tentano di uscire.
- Dante descrive la bolgia con una similitudine all'arsenale veneziano, evidenziando la sua fantasia e la ricchezza lessicale.
- Bonturo Dati è citato come il peggiore dei barattieri, nonostante si vantasse di aver fermato la corruzione nella sua città, Lucca.
- Virgilio interagisce con i diavoli, ottenendo sicurezza per lui e Dante, mentre discute del ponte danneggiato per proseguire il viaggio.
- I dieci diavoli, con nomi grotteschi, sono inviati da Malacoda per scortare i poeti, mentre Dante teme per la loro sicurezza.
Indice
La punizione dei barattieri
Il pellegrino è giunto nella quinta bolgia, dove sono puniti i barattieri: completamente immersi nella pece bollente, se tentano di alleviare la pena uscendone un poco, i diavoli sono pronti a dilaniarli coi loro unghioni e con gli uncini di cui sono armati. Baratteria significava in antico, genericamente, "insidia truffaldina", specie al livello popolaresco: per esempio, il piccolo imbroglio giocato nelle piazze, nei mercati, ai danni degli ingenui. Ma significava anche la colpa di coloro che, ricoprendo cariche pubbliche, concedevano dietro pagamento, o per ottenere altri vantaggi personali, uffici, privilegi, assoluzioni o condanne...
Non è mancato chi ha sostenuto che i peccatori puniti da Dante siano generici truffatori; ma il testo dantesco non consente di accettare questa tesi: non solo i personaggi introdotti son tutti barattieri per così dire pubblici, che ricoprono offici, ma di Lucca, una città che secondo Dante è zeppa di barattieri, è detto che del no, per li denar, vi si fa ita, cioè per denaro si approva quel che si dovrebbe respingere, o comunque si cambia parere: il che evidentemente si riferisce a organi di governo, assemblee, tribunali e simili.
Arrivati sul ponte della quinta bolgia, i due poeti si arrestano per guardare, e Dante la vede straordinariamente oscura, perché dentro vi bolle, per prodigio divino, una pece tenace entro cui sono tuffati i barattieri. Lo spettacolo della bolgia richiama al poeta quello dell'arsenale veneziano quando d'inverno vi si fa bollire la pece per calafatare le imbarcazioni che hanno subito danni.
Dal verso 7 al verso 15 si estende una delle similitudini più famose del poema ed è una prova della vigorosa fantasia di Dante. Essa infatti si sviluppa assai al di là dell'analogia tra la pece bollente dell'arsenale veneziano e quella della quinta bolgia, creando un quadro vivo e mosso dell'attività varia dei marinai e degli artieri dell'arsenale, impreziosita da una ricchezza lessicale che giunge fino al linguaggio tecnico marinaresco.
La potenza rappresentativa del quadro ha spinto molti esegeti a voler riconoscere qui la presenza di uno spettacolo visto personalmente dal poeta; ma la possibile e presumibile presenza di Dante a Venezia, che sarebbe databile solo tra il 1308 e il 1310, lo farebbe escludere perché troppo tarda, a meno che non si tratti di un ritocco posteriore.
Mentre Dante guarda nella bolgia, Virgilio, tirandolo a sé, gli mostra un diavolo nero che sta venendo di corsa su per il ponte, portando sulle spalle un peccatore. Giunto sulla sommità dello scoglio, il diavolo getta giù il dannato ed invita i diavoli che stanno sotto il ponte a cacciarlo dentro, mentre egli se ne torna a Lucca dove trova abbondante preda. Il dannato, attuffato nella pece, torna sù convolto e i diavoli lo afferrano e straziano con i loro uncini, unendo parole di schermo.
Il ruolo di Lucca e Bonturo
Ogn'uom v'è barattieri, fuor che Bonturo, detto ironicamente per indicare che in una città di barattieri Bonturo era il peggiore. Bonturo Dati, popolano lucchese, fu a capo della parte popolare, coprì vari incarichi, salendo a grande autorità. Cacciati dalla città i Grandi nel 1308, si vantava di aver posto fine alle barattiere dei precedenti governatori, quando invece, per testimonianza degli antichi, egli ne commetteva moltissime. Nel 1313, negli accordi tra Pisa e Lucca, schernì insolentemente i Pisani, per cui tra le due città sorse un'aspra guerra assai dannosa per Lucca.
Questo fatto, probabilmente non noto al poeta, almeno al momento della composizione di questo canto, ispirò al Carducci la nota lirica Faida di Comune. Bonturo è un altro caso di uomo ancor vivente nel 1300 che il poeta trova modo di condannare all'Inferno.
L'incontro con Malacoda
Virgilio esorta Dante a nascondersi dietro ad una sporgenza rocciosa mentre egli andrà a parlamentare con i diavoli, raccomandandogli di non temere poiché già altre volte s'è trovato in una simile contesa. Non appena Virgilio appare sull'argine della bolgia i diavoli gli si scatenano contro, ma egli li arresta chiedendo di parlare con il loro capo. I diavoli invitano Malacoda a farsi avanti, e questi avanza sicuro di sé; ma non appena Virgilio ha spiegato le ragione della sua presenza, Malacosa lascia cadere l'uncino ai piedi e ordina ai compagni di non arrecargli offesa.
Virgilio, ottenuta dai demoni la sicurezza per entrambi, invita Dante ad uscire dal suo nascondiglio; ma non appena Dante si è avvicinato al maestro i diavoli cominciano ad agitarsi, ad aizzarsi tra loro contro il nuovo venuto e solo l'autorità di malacoda riesce a calmarli.
Fingendo di dare utili notizie per il proseguimento del cammino, Malacoda avverte che non si può andare oltre perché sulla sesta bolgia il ponte vicino è rovinato. Spiega inoltre la ragione della rovina: 1266 anni prima, cinque ore più tardi dell'ora presente, lo scoglio è crollato per la morte di Cristo. Se i du pellegrini vorranno proseguire il viaggio devono procedere lungo l'argine: più avanti potranno trovare un altro ponte illeso. Poiché Malacoda deve inviare un gruppo di diavoli proprio in quella direzione, si offre di darli come scorta. Chiama per nome dieci diavoli e finge di ordinare loro di proteggere i due pellegrini fino al prossimo ponte.
La scorta dei dieci diavoli
I dieci diavoli che Malacoda manda come accompagnatori dei due poeti sono:
- Barbariccia, che ha compiti di capo schiera
- Alichino
- Calcabrina
- Cagnazzo
- Libicocco
- Draghignazzo
- Ciriatto
- Graffiacane
- Farfarello
- Rubicante
I nomi hanno indubbiamente un carattere grottesco che ben s'addice a questi diavoli un pò alla buona, come l'immaginava la fantasia popolare.
Dante, tutto atterrito perché vede i diavoli ammiccare minacciosamente e digrignare i denti, prega Virgilio di fare a meno della scorta. Questi però lo rassicura affermando che i gesti minacciosi sono rivolti ai dannati della bolgia. Barbariccia con uno sconcio segnale dà il via; i diavoli s'incamminano e con loro i due poeti.
Domande da interrogazione
- Qual è la punizione inflitta ai barattieri nella quinta bolgia?
- Che significato aveva il termine "baratteria" nell'antichità?
- Chi è Bonturo e quale ruolo ha nella rappresentazione di Dante?
- Come si svolge l'incontro tra Virgilio e i diavoli?
- Qual è la scorta di diavoli che Malacoda offre a Dante e Virgilio?
I barattieri sono immersi nella pece bollente e, se tentano di alleviare la loro pena, i diavoli li dilaniano con unghioni e uncini (testo).
"Baratteria" indicava insidie truffaldine, specialmente nei mercati, e si riferiva anche a chi, in cariche pubbliche, concedeva vantaggi personali in cambio di denaro (testo).
Bonturo Dati è un barattiere lucchese, considerato il peggiore tra i barattieri, che si vantava di aver fermato le truffe dei precedenti governatori mentre in realtà ne commetteva molte (testo).
Virgilio si presenta ai diavoli per negoziare, e dopo un iniziale tumulto, riesce a ottenere la loro sicurezza per proseguire il viaggio con Dante (testo).
Malacoda manda dieci diavoli, tra cui Barbariccia, Alichino e Calcabrina, per accompagnare i poeti fino al prossimo ponte, nonostante le paure di Dante (testo).