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Pag. 1/7 Sessione ordinaria 2011

Prima prova scritta

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

P000 - Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore

Prova di italiano

(Per tutti gli indirizzi: di ordinamento e sperimentali)

Svolgi la prova, scegliendo una delle quattro tipologie qui proposte.

Tipologia A - Analisi del testo

Lucca (da L’Allegria)

Giuseppe Ungaretti,

Edizione: G. Ungaretti, Vita d’un uomo. Tutte le poesie, a cura di C. Ossola, Mondadori, Milano 2009, p. 133

A casa mia, in Egitto, dopo cena, recitato il rosario, mia madre ci parlava di questi posti.

1 La mia infanzia ne fu tutta meravigliata.

2 La città ha un traffico timorato e fanatico.

3 In queste mura non ci si sta che di passaggio.

4 Qui la meta è partire.

5 Mi sono seduto al fresco sulla porta dell’osteria con della gente che mi parla di California

6 come d’un suo podere.

Mi scopro con terrore nei connotati di queste persone.

7 Ora lo sento scorrere caldo nelle mie vene, il sangue dei miei morti.

8 Ho preso anch’io una zappa.

9 Nelle cosce fumanti della terra mi scopro a ridere.

10 Addio desideri, nostalgie.

11 So di passato e d’avvenire quanto un uomo può saperne.

12 Conosco ormai il mio destino, e la mia origine.

13 Non mi rimane più nulla da profanare, nulla da sognare.

14 Ho goduto di tutto, e sofferto.

15 Non mi rimane che rassegnarmi a morire.

16 Alleverò dunque tranquillamente una prole.

17 Quando un appetito maligno mi spingeva negli amori mortali, lodavo la vita.

18 Ora che considero, anch’io, l’amore come una garanzia della specie, ho in vista la morte.

19

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888, da genitori emigrati da Lucca ed è morto a Milano nel 1970. Nel 1912 lasciò per sempre l’Egitto. A Parigi approfondì la sua preparazione letteraria e conobbe personalmente importanti artisti e scrittori. Partecipò alla guerra mondiale come soldato semplice. Risalgono a quell’epoca le poesie raccolte ne Il Porto Sepolto, 1916 e poi confluite, insieme ad altre, in Allegria di Naufragi, 1919. La poesia che si propone raggiunse la redazione definitiva nel 1936, attraverso diverse stesure a partire dal 1919.

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1. Comprensione complessiva

Dopo una prima lettura, riassumi il contenuto informativo del testo.

2. Analisi del testo

2.1 Soffermati sugli aspetti linguistico-lessicali della poesia e, in particolare, sugli aggettivi.

2.2 Spiega l’espressione «La mia infanzia ne fu tutta meravigliata» (2).

2.3 Individua gli elementi che caratterizzano la città (3-5).

2.4 Il poeta evoca una scoperta che lo terrorizza (7). Quali le ragioni del «terrore»?

2.5 Il poeta contrappone agli «amori mortali» (18) «l’amore come una garanzia della specie» (19). Spiega la contrapposizione.

2.6 Esponi le tue osservazioni in un commento personale di sufficiente ampiezza.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti

Sulla base dell’analisi condotta, proponi una tua interpretazione complessiva della poesia e approfondiscila con opportuni collegamenti ad altri testi di Ungaretti o a testi di altri autori.

Alternativamente, puoi fare riferimento alla situazione storico-culturale dell’epoca o a situazioni del nostro tempo, sviluppando i confronti che ti interessano.

Tipologia B - Redazione di un «saggio breve» o di un «articolo di giornale»

(Puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

Consegne

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.

Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.

Se scegli la forma dell’«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.

Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

1. Ambito artistico-letterario

Argomento: amore, odio, passione.

G. Klimt, Il bacio, 1907-08; G. De Chirico, Ettore e P. Picasso, Gli amanti, 1923

Klimt e De Chirico, Picasso

Andromaca, 1917

«Tra l’altre distinzioni e privilegi che le erano stati concessi, per compensarla di non poter esser badessa, c’era anche quello di stare in un quartiere a parte. Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovine, scellerato di professione, uno de’ tanti, che, in que’ tempi, e co’ loro sgherri, e con l’alleanze d’altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della forza pubblica e delle leggi. Il nostro manoscritto lo nomina Egidio, senza parlar del casato. Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose.»

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 1840-42

Manzoni

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«Ed avrebbe voluto strapparsi gli occhi per non vedere quelli della Lupa, che quando gli si ficcavano ne’ suoi gli facevano perdere l’anima ed il corpo. Non sapeva più che fare per svincolarsi dall’incantesimo. Pagò delle messe alle anime del Purgatorio e andò a chiedere aiuto al parroco e al brigadiere. A Pasqua andò a confessarsi, e fece pubblicamente sei palmi di lingua a strasciconi sui ciottoli del sacrato innanzi alla chiesa, in penitenza, e poi, come la Lupa tornava a tentarlo:

- Sentite! le disse, non ci venite più nell’aia, perché se tornate a cercarmi, com’è vero Iddio, vi ammazzo!

- Ammazzami, rispose la Lupa, ché non me ne importa; ma senza di te non voglio starci.

Ei come la scorse da lontano, in mezzo a’ seminati verdi, lasciò di zappare la vigna, e andò a staccare la scure dall’olmo. La Lupa lo vide venire, pallido e stralunato, colla scure che luccicava al sole, e non si arretrò di un sol passo, non chinò gli occhi, seguitò ad andargli incontro, con le mani piene di manipoli di papaveri rossi, e mangiandoselo con gli occhi neri. - Ah! malanno all’anima vostra! balbettò Nanni.»

Giovanni Verga, La Lupa, in Vita dei campi, 1880

Verga

«Ella pareva colpita dal suono insolito della voce di Giorgio; e un vago sbigottimento cominciava a invaderla.

– Ma vieni!

Ed egli le si appressò con le mani tese. Rapidamente l’afferrò per i polsi, la trascinò per un piccolo tratto; poi la strinse tra le braccia, con un balzo, tentando di piegarla verso l’abisso.

– No, no, no...

Con uno sforzo rabbioso ella resistette, si divincolò, riuscì a liberarsi, saltò indietro anelando e tremando.

– Sei pazzo? – gridò con l’ira nella gola. – Sei pazzo?

Ma, come se lo vide venire di nuovo addosso senza parlare, come si sentì afferrata con una violenza più acre e trascinata ancóra verso il pericolo, ella comprese tutto in un gran lampo sinistro che le folgorò l’anima di terrore.

– No, no, Giorgio! Lasciami! Lasciami! Ancóra un minuto! Ascolta! Ascolta! Un minuto! Voglio dirti...

Ella supplicava, folle di terrore, divincolandosi. Sperava di trattenerlo, d’impietosirlo.

– Un minuto! Ascolta! Ti amo! Perdonami! Perdonami!

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