VALUTAZIONE FINANZIARIA — Approfondimenti discorsivi
ed esempi pratici
Documento "compagno" degli Appunti per capitolo (stesso indice, stessa numerazione)
Questo file non sostituisce il primo documento (quello con tutte le formule): lo
completa. Qui trovi, capitolo per capitolo, una spiegazione "raccontata" — il filo logico
che lega i concetti — e almeno un esempio numerico risolto passo-passo. L'obiettivo è
che tu possa, leggendo solo questo file, capire perché le formule funzionano così, e poi
usare l'altro file come "formulario" da consultare velocemente.
INDICE
1. Cap. 1 – Concetti introduttivi
2. Cap. 2 – Determinazione dei flussi monetari
3. Cap. 3 – Scelta della prospettiva di valutazione
4. Cap. 5 (parte 1) – Costo del capitale: le basi
5. Cap. 5 (parte 2) – Beta e costo del debito
6. Cap. 6 – Profili dei flussi e procedimenti di valutazione
7. Cap. 9 – I multipli: aspetti teorici
8. Cap. 10 – Multipli: criteri di impiego
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CAP. 1 — Concetti introduttivi
Il filo del discorso
Tutta la valutazione d'azienda gira attorno a un'idea semplicissima: un'azienda vale
quanto vale il flusso di cassa che è in grado di generare, scontato per il tempo e per il
rischio. Il DCF non è "un metodo tra tanti": è la struttura logica dentro cui ragionano anche i
metodi apparentemente più empirici, come i multipli (che infatti studierai nei capp. 9-10
come "scorciatoie" che incorporano implicitamente le stesse variabili del DCF: crescita,
rischio, redditività).
Il capitolo introduce poi un secondo tema, più sottile: quanto è "rigida" o "flessibile" la
gestione futura dell'azienda? Se il management può reagire alle notizie (buone o cattive)
modificando le decisioni strada per strada, quella flessibilità ha un valore economico, e un
DCF "ingenuo" (prospettiva chiusa, un solo scenario base) la ignora completamente. Da qui
nasce la distinzione tra prospettiva chiusa e prospettiva aperta.
Esempio pratico 1 — Il valore attuale di flussi costanti
Un piccolo impianto produce un flusso di cassa costante di 100 all'anno per 5 anni, poi
smette di operare. Il costo del capitale è 8%.
a[5;8%] = [1 - (1,08)^-5] / 0,08 = (1 - 0,68058) / 0,08 = 3,9927
VA = 100 × 3,9927 = 399,27
Niente di complicato: è solo l'applicazione diretta del fattore di annualità visto a lezione. Il
punto da ricordare è che a[n;i] è semplicemente la somma di n fattori di sconto consecutivi
— utile ogni volta che hai una serie di flussi identici (es. una rata di mutuo, un canone di
leasing, un dividendo costante per un periodo limitato).
Esempio pratico 2 — Prospettiva chiusa vs aperta: il "progetto cinematografico"
Una casa di produzione deve decidere se finanziare un film. Investimento iniziale: 10
milioni. Dopo un anno si conoscerà l'esito (incasso al box office). Tasso di attualizzazione:
15%.
Scenari (event tree):
Successo (probabilità 40%): flusso = 40
Flop (probabilità 60%): flusso = 5
Prospettiva chiusa (un solo scenario "medio", senza decisioni intermedie):
①
E(flusso) = 0,40 × 40 + 0,60 × 5 = 16 + 3 = 19
VA = 19 / 1,15 = 16,52
VAN = 16,52 - 10 = 6,52
Prospettiva aperta (decision tree): il management ha un'opzione Se il film ha successo,
②
la casa di produzione può scegliere (solo a quel punto, con l'informazione in mano) di
investire altri 8 per fare un sequel, che genererebbe un flusso aggiuntivo di 35 un anno
dopo. Se il film è un flop, semplicemente non lo fa (nessun obbligo, nessuna perdita
aggiuntiva).
Valore dell'opzione "sequel" (solo se esercitata, cioè solo nel ramo di
successo):
VA(35) - costo = 35/1,15 - 8 = 30,43 - 8 = 22,43 → positivo, conviene
esercitarla
Valore complessivo del progetto con questa flessibilità:
E(flusso totale) = 0,40 × (40 + 22,43) + 0,60 × 5 = 24,97 + 3 = 27,97
VA = 27,97 / 1,15 = 24,32
VAN (con flessibilità) = 24,32 - 10 = 14,32
Valore della flessibilità manageriale = 14,32 − 6,52 = 7,80 milioni.
Questo è esattamente il senso della formula "valore del progetto = valore base + valore
legato alle modalità di prosecuzione dell'iniziativa": l'event tree fotografa solo gli esiti
possibili e le loro probabilità; il decision tree ci aggiunge i nodi decisionali del management
(qui: "investo nel sequel? sì/no"), che è proprio ciò che la prospettiva aperta vuole mettere a
valore. Da ricordare per l'esame: la flessibilità ha valore tanto più quanto è elevata
l'incertezza (qui il flop avrebbe potuto essere un disastro evitabile) e quanto più ampio è il
margine di azione del management.
Esempio pratico 3 — "Auditability" di un business plan
Un analista riceve un piano industriale di un produttore di smartphone che prevede ricavi
in crescita del 30% l'anno per 5 anni. Prima di accettare questa ipotesi nel modello DCF, la
"testa" rispetto ai quattro criteri di auditability:
Verifica Evidenza Esito
⚠️
Mercato il mercato globale smartphone assumption molto
cresce storicamente del 4-5%/anno aggressiva
⚠️
Competitor i principali player crescono nessun segnale di
storicamente del 4-6%/anno accelerazione comparabile
⚠️
Forecast di fonti stime di settore al 4-7%/anno incoerente
autorevoli (es. IDC,
Gartner) ⚠️
Risorse del management capacità produttiva e rete non risulta un piano di
commerciale dimensionate per investimenti coerente con
crescita "normale" +30%/anno
Conclusione: l'assumption non è "auditabile" — non è verificabile/credibile alla luce dei
riscontri esterni — e va rivista (per esempio: crescita realistica all'8-10%/anno,
eventualmente giustificata da un lancio di prodotto specifico in un segmento di nicchia, con
relativo piano industriale a supporto). Questo è esattamente il tipo di ragionamento critico
che un esaminatore si aspetta quando ti chiede di "validare le ipotesi di piano".
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CAP. 2 — Determinazione dei flussi monetari
Il filo del discorso
Il bilancio civilistico (Conto Economico e Stato Patrimoniale) non è scritto per fare DCF: è
scritto per competenza, per finalità fiscali e informative. Il lavoro di questo capitolo è
tradurre il bilancio in un linguaggio finanziario, separando le aree (operativa, finanziaria,
accessoria) e ricostruendo il flusso di cassa "vero" — quello che potrebbe essere prelevato
senza danneggiare l'azienda.
Il punto concettuale più importante è la differenza tra FCFO e FCFE: il FCFO è il flusso
generato dalla gestione operativa, prima di decidere come ripartirlo tra chi presta debito e
chi ci mette equity; il FCFE è quello che resta dopo aver soddisfatto tutte le pretese dei
creditori finanziari — è "quello che entra davvero in tasca agli azionisti". La differenza tra i
due non è altro che la gestione finanziaria (interessi, rimborsi/nuovi debiti) e qualche posta
accessoria come TFR e fondo imposte.
Esempio pratico — Da bilancio a FCFO e FCFE: "Alfa SpA"
Conto Economico riclassificato (anno t, valori in milioni di €):
Ricavi 1.000
Costi operativi (escl. ammortamenti) (700)
─────────────────────────────────────────────
EBITDA 300
Ammortamenti (50)
─────────────────────────────────────────────
EBIT (Reddito Operativo, RO) 250
Oneri finanziari (Ip) (30)
─────────────────────────────────────────────
Risultato ante imposte 220
Imposte (tc = 28%, semplificato) (61,6)
─────────────────────────────────────────────
Risultato Netto (RN) 158,4
Altri dati dell'anno (da Rendiconto Finanziario / movimenti di bilancio):
variazione del capitale circolante netto operativo ( CCNO): +20 (assorbimento di
Δ
cassa, es. più magazzino/crediti)
investimenti in CAPEX: 80
rimborso netto di debito finanziario nell'anno: 25
variazione fondo TFR: +5
variazione fondo imposte differite: +2
Step 1 — Calcolo del FCFO:
FCFO = EBITDA - ΔCCNO - CAPEX - (EBIT × tc)
EBIT × tc = 250 × 28% = 70
FCFO = 300 - 20 - 80 - 70 = 130
Step 2 — Calcolo del FCFE (da FCFO):
FCFE = FCFO - Oneri finanziari × (1-tc) - Rimborso netto di debito + Δ TFR +
Δ Fondo imposte
Oneri finanziari × (1-tc) = 30 × 0,72 = 21,6
FCFE = 130 - 21,6 - 25 + 5 + 2 = 90,4
Lettura economica: l'azienda genera 130 di cassa dalla ges
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