Concetti Chiave
- Le figure retoriche sono utilizzate non solo nella poesia, ma anche nei romanzi, come dimostrano i testi di Alessandro Manzoni in "I Promessi Sposi".
- Il contenuto analizza diverse frasi del romanzo, invitando a identificare la figura retorica presente in ciascuna di esse.
- Tra le figure retoriche esaminate ci sono allitterazione, anacoluto, antitesi e metafora, ognuna con una definizione specifica.
- Il testo offre una panoramica completa delle figure retoriche, con esempi tratti da capitoli specifici del romanzo.
- Le figure retoriche servono a dare profondità e complessità al linguaggio, arricchendo così l'esperienza di lettura.
Uso delle figure retoriche
Le figure retoriche non sono soltanto una prerogativa di un testo poetico perché i romanzieri ne fanno uso. Le frasi seguenti sono tratte da “I Promessi Sposi” e in ciascuna di essa Alessandro Manzoni utilizza una figura retorica.
L’esercizio consiste nell’ individuare una figura retorica in ogni frase.
Le figure retoriche da associare sono: sineddoche, anacoluto, pleonasmo, antitesi, similitudine, ellissi, metafora, ossimoro, metonimia, iperbole, litote, epifora, chiasmo, climax, antonomasia, anafora, endiadi, allitterazione.
1) “si scorcia, spunta o sparisce” (capitolo I)
2) “Lei sa che altre monache, ci piace di sentire le storie per minuto” (capitolo IX)
3) “Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine, per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla! Voi avete disprezzato il suo avviso!” (capitolo VI)
4) “Servir gl’infimi, ed essere servito da’ potenti…” (capitolo III)
5) “il marchese Stanislao, ch’era quel rodomonte che ognuno sa” (capitolo IV)
6) “sopire, troncare, padre, molto reverendo: troncare, sopire” (capitolo XIX)
7) “Fino all’autunno del seguente anno 1629, rimasero tutti, chi per volontà, chi per forza, nello stato a un dì di presso in cui gli abbiamo lasciati, senza che ad alcuno accadesse, né che alcun altro potesse far cosa degna d’esser riferita (capitolo XXVII)
8) “Affari intralciati e insieme urgenti, per quanto ne fosse sempre andato in cerca, non se n’era mai trovati addosso tanti, in nessuna congiuntura, come allora; eppure aveva sonno. I rimorsi che gliel’avevano levato la notte avanti, non che essere acquietati, mandavano anzi grida più alte, più severe, più assolute: eppure aveva sonno” (capitolo XXIV)
9) “dico, proferisco, e sentenzio che questo è l’Olivares de’ vini: ‘censui, et in eam ivi sententiam’, che un liquor simile non si trova in tutti i ventidue regni del re nostro signore, che Dio guardi: dichiaro e definisco che i pranzi dell’illustrissimo signor don Rodrigo vincono le cene di Eliogabalo” (capitolo V)
10) “non poté dissimulare il fatto a sua moglie; la quale non era muta” (capitolo XI)
11) “In quanto al suo proprio podere, non se n’occupava punto, dicendo ch’era una parrucca troppo arruffata, e che ci voleva altro che due braccia a ravvivarla (capitolo XXXVII)
12) “non sapeva ch’era un giorno fuor dell’ordinario, un giorno in cui le cappe si inchinavano ai farsetti (capitolo XI)
13) “Ma: ‘zitta!’ gridò sotto voce don Abbondio” (capitolo XXX)
14) “m’hanno significato che vossignoria illustrissima mi voleva me; ma io credo che abbiano sbagliato” (capitolo XXIII)
15) “Renzo lo stava guardando, con un’attenzione estatica, come un materialone sta sulla piazza guardando al giocator di bussolotti, che, dopo essersi cacciata in bocca stoppa e stoppa e stoppa, ne cava nastro e nastro e nastro, che non finisce mai” (capitolo III)
16) “vede presentarsi e venire avanti due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti, in una parola” (capitolo XXXIII)
17) “un no più strano, più inaspettato, più scandaloso che mai” (capitolo X)
18) “per questa sola reputazione di bravo, senza altri indizi, possa dai detti giudici, e da ognuno di loro esser posto alla corda e al tormento”
Definizioni delle figure retoriche
1) Allitterazione: ripetizione della stessa consonante, o a volte della stessa vocale o dello stesso gruppo fonico all’inizio di due o più parole vicine
2) Anacoluto: costruzione sintattica irregolare, per cui si susseguono nello stesso periodo due proposizioni con soggetto diverso, la prima delle quali rimane in sospeso
3) Anafora: ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più frasi successive
4) Antitesi: contrapposizione di due pensieri, in generale coordinati, espressi in gruppi di parole o in parole singole
5) Antonomasia: quando un nome comune è sostituito un nome proprio o viceversa; in questo modo la qualità o il difetto collegato al nome proprio, passa alla persona o all’oggetto di cui si parla. In questo caso, “Rodomonte” è il nome di un personaggio dell’Orlando Furioso, conosciuto per la sua arroganza e prepotenza.
6) Chiasmo: opposizione incrociata di membri di due gruppi di parole tra loro collegate in modo che l’ordine dei termini del secondo gruppo sia inverso rispetto al primo
7) Ellissi: omissione di alcuni termini di un enunciato che vengono sottintesi. Nel romanzo, l’ellissi narrativa consiste nel tralasciare, in un racconto, una fase dello svolgersi degli avvenimenti.
8) Epifora: ripetizione di una o più parole a conclusione di due o più frasi successive
9) Iperbole: amplificazione di un concetto mediante termini volutamente esagerati, di là da ogni credibilità
10) Litote: con questa figura retorica lo scrittore esprime un concetto ricorrendo alla negazione del suo contrario.
11) Metafora: un termine viene sostituito con un altro con il quale ha un rapporto di somiglianza; la metafora è simile alla similitudine e, per questo, viene considerata anche è considerata una “similitudine abbreviata”.
12) Metonimia: Sostituzione di un termine con un altro che ha, con il primo, un rapporto di continuità. Questo rapporto può essere espresso dalle relazioni causa-effetto, contenente-contenuto, qualità-portatore della qualità, fenomeno sociale-simbolo del fenomeno. La metonimia consiste quindi nello spostamento della denominazione dall’una all’altra parte di queste aree continue: nell’esprimere, per esempio, l’effetto col termine che si riferisce alla causa e viceversa, o una realtà sociale col simbolo (divisa, vessillo, ecc.) che la rappresenta.
13) Ossimoro: Associazione paradossale di due termini che hanno un significato opposto
14) Pleonasmo: quando, nel discorso, un termine è sovrabbondante e quindi grammaticalmente superfluo
15) Similitudine: è un accostamento, mediante una formula di paragone di due immagini che hanno almeno una qualità in comune. Di solito è introdotta da “come”.si ha quando si utilizza un termine che nel discorso è sovrabbondante e, quindi, grammaticalmente superfluo
16) Sineddoche: sostituzione di un termine con un altro, avente col primo, nel suo significato proprio, un rapporto di maggiore o minore estensione. Questo è il caso, per esempio, dello scambio del tutto con una parte, della specie col genere, del plurale col singolare, del prodotto finito con la materia grezza di cui l’oggetto è composto.
17) Climax: successione di termini disposti secondo un ritmo crescente di intensità espressiva. Se abbiamo il contrario, cioè una serie di aggettivi di intensità decrescente, si parla di anticlimax.
18) Endiadi: è un’espressione di un concetto, ricorrendo a due termini che fra loro sono coordinati
Domande da interrogazione
- Qual è l'uso delle figure retoriche nei romanzi, secondo il testo?
- Quale figura retorica è presente nella frase "si scorcia, spunta o sparisce"?
- Come viene definita l'antonomasia nel contesto delle figure retoriche?
- Qual è la differenza tra metafora e similitudine secondo il testo?
- Cosa rappresenta il climax nelle figure retoriche?
Le figure retoriche non sono esclusiva della poesia; anche i romanzieri, come Alessandro Manzoni ne "I Promessi Sposi", le utilizzano per arricchire il testo.
La figura retorica utilizzata è l'ellissi, che consiste nell'omissione di alcuni termini che vengono sottintesi.
L'antonomasia è quando un nome comune è sostituito da un nome proprio o viceversa, trasferendo la qualità o il difetto del nome proprio alla persona o oggetto di cui si parla.
La metafora sostituisce un termine con un altro con cui ha un rapporto di somiglianza, mentre la similitudine accosta due immagini con una qualità in comune, solitamente introdotta da "come".
Il climax è una successione di termini disposti secondo un ritmo crescente di intensità espressiva, mentre l'anticlimax è il contrario, con intensità decrescente.