DOMANDE PSICOLOGIA DINAMICA PROGREDITA
1. Concetto di mondo interno per la Klein
A differenza di Freud, che considerava gli oggetti interni principalmente come il risultato
dell'introiezione delle figure genitoriali (ad esempio il Super-Io), Klein concepisce il mondo interno
come un contenitore di oggetti interni, cioè rappresentazioni inconsce delle esperienze emotive
vissute con gli oggetti significativi. Per Klein, tra l'Io e il mondo esterno si interpone il mondo interno,
costituito da oggetti interni che, pur non essendo realmente presenti, vengono vissuti come se fossero
reali e dotati di vita propria. Nella fantasia inconscia questi oggetti interagiscono tra loro e con l'Io,
influenzando costantemente emozioni, comportamenti e relazioni.
La fantasia inconscia rappresenta infatti il risultato della relazione tra il Sé e l'oggetto interno. Questi
oggetti si organizzano secondo polarità fondamentali: oggetto buono / oggetto cattivo; oggetto
parziale / oggetto intero.
Essi derivano dalle prime esperienze corporee ed emotive del neonato. Ad esempio, il bambino che
prova fame può vivere quella sensazione dolorosa come provocata da un oggetto cattivo persecutorio.
La realtà viene quindi filtrata attraverso la fantasia inconscia e il soggetto attribuisce all'oggetto
interno intenzioni ostili, perché nelle fasi precoci dello sviluppo non distingue ancora nettamente tra
sé e l'altro. Il mondo interno si costruisce attraverso due processi complementari:
introiezione, con cui il bambino interiorizza le figure significative e le relazioni vissute;
• identificazione proiettiva, con cui espelle e attribuisce all'esterno parti di sé.
•
Tuttavia, il corpo del neonato è fin dall'inizio in stretta relazione con quello della madre; per questo la
costruzione del mondo interno deriva sia dalle esperienze corporee sia dall'interiorizzazione delle
relazioni con le figure di accudimento. Le fantasie inconsce hanno una funzione difensiva e
organizzativa.
Poiché l'Io è presente fin dalla nascita, sebbene in forma rudimentale, è già capace di provare
angoscia. Per difendersi da questa angoscia utilizza le fantasie inconsce, che rappresentano i
meccanismi di difesa. Con il procedere dello sviluppo gli oggetti interni diventano progressivamente
più realistici e il mondo interno si organizza in maniera sempre più complessa. Per Klein il gioco
rappresenta l'equivalente delle libere associazioni dell'adulto. Attraverso il gioco il bambino esprime
simbolicamente le proprie fantasie inconsce, i desideri e le esperienze emotive. I personaggi e le
storie che crea nel gioco rappresentano gli oggetti interni e permettono all'analista di comprendere il
suo mondo interno.
2. Che cosa sono le difese maniacali?
Le difese maniacali sono un insieme di meccanismi di difesa descritti da Melanie Klein che
compaiono nella posizione depressiva, ovvero quando il bambino comprende che la madre amata e
quella odiata sono la stessa persona. Di conseguenza si rende conto che gli impulsi aggressivi diretti
verso l'oggetto cattivo potrebbero aver danneggiato proprio la persona che ama. Da questa
consapevolezza nascono senso di colpa e paura di perdere l'oggetto buono, desiderio di riparare il
danno. Tuttavia, se il bambino non ha sufficiente fiducia nella possibilità di riparare l'oggetto oppure
non riesce a tollerare l'angoscia depressiva, ricorre alle difese maniacali. Esse gli permettono di
evitare il dolore e di non sperimentare il fallimento del tentativo di riparazione. Le difese maniacali
hanno due obiettivi principali:
disconoscere la dipendenza dall'oggetto, perché questa è fonte di vulnerabilità e di angoscia;
• riattivare le difese tipiche della posizione schizoparanoide, tornando a un funzionamento più
• primitivo e onnipotente.
In questo modo il bambino evita di confrontarsi con il dolore della perdita e con il senso di colpa.
Le principali difese maniacali sono :
idealizzazione dell'oggetto, che viene percepito come perfetto e onnipotente;
• negazione del mondo interno, cioè dei propri vissuti di colpa e aggressività;
• negazione del mondo esterno, che comporta il rifiuto della realtà dolorosa;
• controllo onnipotente dell'oggetto, attraverso il quale il bambino tenta di dominare l'oggetto per
• non dipendere da esso.
Secondo Klein, il rapporto maniacale con l'oggetto è caratterizzato da tre sentimenti fondamentali:
Dominio: il bambino cerca di controllare l'oggetto per negare la propria dipendenza. In realtà
• finisce per dipendere proprio dall'oggetto che cerca di dominare.
Trionfo: il bambino vuole sentirsi superiore all'oggetto; così nega temporaneamente il senso di
• colpa, la mancanza e la propria fragilità.
Disprezzo: svaluta gli oggetti buoni interni per non riconoscere il bisogno che ha di essi. Anche
• questa difesa è accompagnata dalla negazione.
Le difese maniacali non sono di per sé patologiche, in quanto hanno inizialmente una funzione
protettiva perché consentono al bambino di affrontare un'angoscia molto intensa. Diventano
patologiche quando sono troppo rigide o pervasive, perché impediscono di elaborare realmente il
senso di colpa e di compiere una vera riparazione dell'oggetto. Addirittura, anche il desiderio di
riparare può trasformarsi in una difesa maniacale: il bambino tenta di "riparare" l'oggetto come se il
danno e la perdita non fossero mai esistiti, negando così la realtà stessa.
3. Che cosa si intende per invidia?
Per Melanie Klein, l'invidia è una manifestazione della distruttività primaria, presente fin dalla nascita
e quindi innata. Non è un sentimento che si sviluppa solo con l'esperienza, ma rappresenta uno dei
fattori costituzionali che influenzano lo sviluppo del bambino e le sue prime relazioni oggettuali.
L'invidia compare nella relazione con il seno materno, che rappresenta il primo oggetto del bambino.
Per Klein il bambino percepisce il seno come l'oggetto buono che nutre, protegge e contiene le
angosce. Proprio per questo motivo il seno diventa oggetto di invidia. Tuttavia, il bambino non attacca
il seno perché è buono o perché possiede qualcosa, ma perché vive come frustrante il fatto che il seno
trattenga per sé quella bontà che lo rende tale. In altre parole, il bambino sente che il seno possiede
qualcosa di prezioso che non gli appartiene completamente e, spinto dagli impulsi distruttivi, desidera
distruggerlo. Se il bambino attacca continuamente il seno buono, rischia di distruggere proprio
l'oggetto che dovrebbe offrirgli sicurezza e protezione. Di conseguenza diventa più difficile costruire un
mondo interno stabile e sviluppare fiducia nelle relazioni. Per questo motivo, secondo Klein, la qualità
dello sviluppo dipende anche dalla possibilità di conservare un buon oggetto interno non
eccessivamente danneggiato dall'invidia.
4. Che cosa si intende per posizione?
Per Melanie Klein, il termine posizione non indica una fase dello sviluppo destinata a essere superata
una volta per tutte, ma una particolare organizzazione del funzionamento psichico. Ogni posizione
comprende uno specifico modo di percepire il mondo, di vivere gli oggetti, di provare angoscia e di
utilizzare i meccanismi di difesa. Le posizioni rappresentano quindi modalità di funzionamento della
mente che possono essere riattivate nel corso di tutta la vita. Anche nell'adulto è possibile oscillare
tra: posizione schizoparanoide (PS), caratterizzata da scissione, proiezione e angosce persecutorie;
• posizione depressiva (D), caratterizzata dall'integrazione dell'oggetto, dal senso di colpa, dalla
• riparazione e dalla capacità di elaborare il lutto.
5. Identificazione proiettiva per la Klein
L'identificazione proiettiva è uno dei concetti più importanti introdotti da Melanie Klein. Nella
formulazione originaria rappresenta una fantasia inconscia, un meccanismo di difesa primitivo e una
forma precoce di relazione oggettuale. Attraverso questo processo il bambino espelle parti di sé
vissute come intollerabili e le colloca fantasticamente nell'oggetto, cercando al tempo stesso di
controllarlo. Per Klein il bambino, quando prova emozioni troppo intense (aggressività, paura, invidia,
angoscia), non è ancora in grado di tollerarle dentro di sé. Per questo motivo:
proietta nell'oggetto (ad esempio la madre) parti del proprio Sé;
• vive queste parti come se fossero realmente contenute nell'altro;
• instaura con l'oggetto una relazione influenzata da ciò che ha proiettato.
•
L'identificazione proiettiva è quindi diversa dalla semplice proiezione: non consiste solo nell'attribuire
all'altro una caratteristica propria, ma nel vivere inconsciamente una parte di sé come collocata
dentro l'altro, mantenendo un legame con essa.
La sua funzione è proteggere il Sé dall'angoscia espellendo gli aspetti vissuti come pericolosi o
distruttivi. Per questo motivo Klein la considera uno dei meccanismi caratteristici delle organizzazioni
psicotiche e delle forme più primitive di funzionamento mentale. Quando il bambino proietta una
parte di sé nella madre, tenta inconsciamente anche di controllarla, poiché chi proietta esercita una
pressione interpersonale affinché chi riceve arrivi realmente a vivere quel sentimento: Klein parlava
proprio di "controllo" dell'oggetto. L'identificazione proiettiva modifica profondamente anche il
concetto di transfert. Secondo Klein, attraverso questo meccanismo le relazioni con gli oggetti interni
vengono esternalizzate nella relazione con l'analista. L'analista diventa quindi il destinatario delle
proiezioni del paziente e il suo compito consiste nel riconoscerle, contenerle e restituirle attraverso
l'interpretazione, affinché il paziente possa riappropriarsene in modo più integrato.
6. Che cosa ne pensa del transfert la Klein?
Mentre per Freud il transfert consiste principalmente nella ripetizione di relazioni infantili con le figure
genitoriali, per Klein esso rappresenta l'esternalizzazione del mondo interno del paziente. Nella
relazione con l'analista vengono infatti proiettati gli oggetti interni, le fantasie inconsce, le angosce e i
meccanismi di difesa che organizzano la vita psichica del soggetto. Secondo Klein, il paziente non
reagisce all'analista per ciò che egli è realmente, ma in base ai propri oggetti interni. Durante la
seduta, il paziente trasferisce sull'analista le relazioni che intrattiene con il proprio mondo interno,
facendo rivivere nel "qui e ora" le fantasie inconsce e le esperienze emotive più precoci. Per questo
motivo il transfert diventa la principale via di accesso alla comprensione del funzionamento psichico
del paziente. Per Klein il compito principale dell'analista è interpretare il transfert nel qui e ora della
seduta, in modo da permettere al paziente di riconoscere che le emozioni e le rappresentazioni
attribuite all'analista derivano in realtà dal proprio mondo interno. In questo modo è possibile
modificare le relazioni con gli oggetti interni e favorire una maggiore integrazione della personalità.
7. Posizione schizoparanoide/posizione depressiva
Klein utilizza il termine "posizione" e non "fase" perché non si tratta di stadi dello sviluppo che vengono
definitivamente superati, ma di organizzazioni psichiche che possono riattivarsi durante tutta la vita.
Lo sviluppo normale consiste nel passaggio progressivo dalla posizione schizoparanoide alla
posizione depressiva, pur con continue oscillazioni tra le due.
La posizione schizoparanoide (PS)→ È la prima modalità di funzionamento psichico, presente fin
dalla nascita e predominante nei primi mesi di vita. Il bambino non è ancora in grado di percepire la
madre come una persona unica e completa, ma la vive come oggetto parziale, identificato soprattutto
con il seno materno. Per questa ragione l'oggetto viene diviso in seno buono, che soddisfa i bisogni e
seno cattivo, che frustra e provoca sofferenza, quindi c’è un madre buona e una frustrante.
Il bambino teme di essere perseguitato e distrutto dagli oggetti cattivi che lui stesso ha costruito nella
fantasia inconscia. L'angoscia principale è quindi la paura della persecuzione. Per fronteggiarla
vengono utilizzati dei meccanismi di difesa primitivi: scissione, proiezione, introiezione, identificazione
proiettiva, idealizzazione, diniego.
La posizione depressiva (D)→ Intorno al secondo semestre di vita il bambino raggiunge una maggiore
integrazione: comprende che il seno buono e quello cattivo appartengono alla stessa madre.
L'oggetto diventa quindi un oggetto intero. L'angoscia non è più quella di essere perseguitato, ma
diventa la paura di aver danneggiato l'oggetto amato e di perderlo e di distruggerlo con la propria
aggressività. Compare quindi il senso di colpa. Per alleviare il senso di colpa nasce il desiderio di
riparare il danno arrecato all'oggetto. La riparazione rappresenta uno degli aspetti fondamentali della
posizione depressiva. Il passaggio è possibile grazie al progressivo sviluppo dell'Io.
8. Oggetto e oggetto interno per Klein
Per Melanie Klein, il concetto di oggetto è centrale nella teoria delle relazioni oggettuali. L'oggetto è la
persona o la parte di persona verso cui sono dirette le pulsioni, gli affetti e le fantasie del bambino. Nei
primi mesi di vita il bambino non entra in relazione con persone intere, ma con oggetti parziali,
soprattutto con il seno materno, che rappresenta il primo oggetto della sua esperienza. Nella
posizione schizoparanoide il seno viene scisso in:
seno buono, che soddisfa i bisogni del bambino;
• seno cattivo, che frustra, fa attendere o viene vissuto come persecutorio
•
Con il passaggio alla posizione depressiva il bambino comprende che seno buono e seno cattivo
appartengono alla stessa madre e inizia così a integrare l'oggetto. Il bambino arriverà a percepire la
madre come un oggetto intero, cioè una persona unica che possiede aspetti sia buoni sia cattivi.
L'oggetto interno è la rappresentazione inconscia dell'oggetto esterno costruita dal bambino
attraverso le proprie esperienze emotive e le fantasie inconsce. Non è una copia fedele della realtà,
ma il modo in cui il soggetto vive affettivamente la relazione con l'oggetto. Gli oggetti interni popolano
il mondo interno e vengono vissuti come se fossero realmente presenti e dotati di vita propria. Essi
influenzano costantemente emozioni, pensieri, comportamenti e relazioni con gli altri.
Gli oggetti interni si costruiscono attraverso:
introiezione, mediante cui il bambino interiorizza le esperienze vissute con le figure di
• accudimento;
fantasie inconsce, che trasformano le esperienze corporee ed emotive in rappresentazioni
• psichiche;
identificazione proiettiva, che crea un continuo scambio tra mondo interno e mondo esterno.
•
Per questo motivo il mondo interno non è mai una semplice copia della realtà esterna, ma è il risultato
dell'interazione tra esperienze reali e fantasia inconscia.
9. Melanie Klein in generale
Melanie Klein è una delle principali esponenti della teoria delle relazioni oggettuali e rappresenta una
delle figure più importanti della psicoanalisi post-freudiana. Pur partendo dalle teorie di Freud,
introduce una concezione profondamente innovativa dello sviluppo psichico, spostando l'attenzione
dai conflitti pulsionali alle prime relazioni del bambino con gli oggetti significativi, in particolare con la
madre.
A differenza di Freud, Klein sostiene che il neonato possiede fin dalla nascita un Io primitivo, capace di
provare angoscia e, di conseguenza, utilizzare meccanismi di difesa, instaurare relazioni con gli
oggetti. L'Io, sebbene ancora immaturo, è quindi già attivo nei primi mesi di vita.
Per Klein la fantasia inconscia è l'attività mentale fondamentale del bambino. Essa nasce dalle
esperienze corporee (fame, piacere, dolore) e permette al bambino di dare significato alle proprie
esperienze emotive.
Tra il bambino e la realtà esterna si colloca il mondo interno, costituito da oggetti interni, cioè
rappresentazioni inconsce delle relazioni vissute con gli oggetti significativi. Gli oggetti interni non
sono copie della realtà, ma rappresentano il modo in cui il bambino ha vissuto affettivamente tali
relazioni. Essi influenzano costantemente emozioni, pensieri e comportamento.
Uno dei contributi più originali di Klein è il concetto di identificazione proiettiva. Il bambino espelle
parti di sé vissute come intollerabili e le colloca fantasticamente nell'oggetto, instaurando con esso
una particolare relazione e cercando di controllarlo. Questo concetto sarà poi ampliato da Bion, che
lo interpreterà come una forma di comunicazione tra due menti.
Klein descrive due fondamentali modalità di funzionamento della mente:
posizione schizoparanoide, caratterizzata da scissione dell'oggetto, angosce persecutorie e
• difese primitive;
posizione depressiva, caratterizzata dall'integrazione dell'oggetto, dal senso di colpa e dal
• desiderio di riparazione.
Parla di posizioni e non di fasi perché queste modalità possono riattivarsi durante tutto l'arco della
vita.
Per Klein il transfert è presente fin dall'inizio della terapia. Il paziente proietta sull'analista il proprio
mondo interno, gli oggetti interni e le fantasie inconsce. Per questo motivo il transfert costituisce la
principale via di accesso alla comprensione del funzionamento psichico del paziente.
Klein introduce la tecnica del gioco come equivalente delle libere associazioni dell'adulto.
Attraverso il gioco il bambino esprime simbolicamente il proprio mondo interno, le fanta
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