Concetti Chiave
- Zenone, allievo di Parmenide, utilizza paradossi per sostenere le idee del suo maestro, rappresentando un'importante figura nella dialettica filosofica.
- I paradossi di Zenone, come quello dello stadio e di Achille e la tartaruga, sfidano il senso comune e mettono in discussione il concetto di movimento e tempo.
- Il regresso all'infinito è un tema centrale nei paradossi di Zenone, evidenziando la difficoltà di conciliare l'infinito con l'ente finito e indivisibile.
- Aristotele critica Zenone per aver confuso il piano logico con quello fisico, sostenendo che mentre il pensiero può dividere l'infinito, la realtà è limitata.
- La dialettica, secondo Aristotele, è vista come un ragionamento fallace, mentre Platone la considera positiva, suggerendo differenti approcci alla logica.
Zenone e la dialettica
Zenone, allievo di Parmenide, non ha una propria concezione filosofica bensì realizza diversi paradossi per difendere e confermare le tesi di Parmenide.
Viene definito da Aristotele come ‘padre della dialettica’ e, per quanto il titolo possa sembrare positivo, Aristotele lo intende come un insulto. Infatti addita la dialettica come cause di un ‘ragionamento fallace’ che produce concezioni fallaci e un falso ragionamento esclusivamente per prevalere nei discorsi. Platone invece attribuisce ad esso un significato positivo ponendo due metodi di ragionamento: deduttivo (dall’universale al particolare) e induttivo (dal particolare all’universale).
Per difendere le tesi del suo maestro, Zenone attua la dimostrazione per assurdo e il regresso all’infinito.
Quali sono i paradossi di Zenone?
Nei paradossi (da paradoxa, ovvero ‘contro il senso comune’) Zenone utilizza la dimostrazione per assurdo:
- tesi da confutare si accetta come vera;
- si arriva a conclusioni paradossali;
- dimostra che la tesi accettata come vera è falsa:
- paradosso dello stadio(o dicotomia): mettiamo che un corpo debba muoversi dal punto A al punto B su una retta. Il corpo però prima di arrivare a B, dovrà arrivare a C, e prima di arrivare a C dovrà arrivare a D e così via. Perciò essendo che sono infiniti tratti di spazio ci vorrà un tempo infinito per percorrerlo, e il corpo non arriverà mai al punto d’arrivo.
- paradosso di Achille e la tartaruga: in una gara di corsa, Achille dà qualche metro di vantaggio alla tartaruga, un animale molto lento e che lui dovrebbe essere in grado di raggiungere in men che non si dica. La tartaruga parte dal punto T e Achille raggiungerà presto il punto T, ma la tartaruga sarà già in T1. Achille raggiungerà T1 ma la tartaruga si sarà mossa di un passetto e sarà in T2 e così via. Achille quindi non raggiungerà mai la tartaruga.
Regresso all'infinito
Con questi due paradossi Zenone dimostra il regresso all’infinito, ovvero la possibilità di ripetere una divisione o addizione all’infinito. Zenone infatti pone uno spazio finito divisibile infinite volte, il che vorrebbe dire che l’ente (fino adesso considerato come ‘divisibile’) sarebbe sia finito che infinito. Ciò ovviamente non è possibile, e cade l’ipotesi della divisibilità e si arriva alla conclusione che l’ente è unico e indivisibile come sosteneva Parmenide.
Secondo Aristotele la fallacia nei paradossi zenoniani sta nell’aver posto il piano logico su quello fisico-ontologico. Infatti, con il pensiero logico possiamo dividere lo spazio infinite volte ma non possiamo farlo sul piano fisico perché viviamo in un mondo finito.
- Il paradosso della freccia: la freccia scoccata dall’arciere vola nell’aria e raggiunge il bersaglio ma Zenone sostiene essa rimanga ferma. Questo perché la freccia percorre lo spazio in istanti indivisibili (che non durano nel tempo) occupando uno spazio pari alla sua lunghezza. Dato quindi che l’istante è indivisibile nel tempo e in ogni istante la freccia è immobile, allora la freccia sarà sempre ferma.
- paradosso delle masse dello stadio: due atleti (A e B) corrono alla velocità di 20km/h. B corre da destra a sinistra, A da sinistra a destra, e un terzo atleta C rimane fermo. Quando tutti e tre si incrociano, dal punto di vista di C B corre alla velocità di 20km/h, mentre dal punto di vista di A B corre alla velocità di 40km/h. Questa si tratta di una conclusione vera: la velocità è relativa.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Zenone nella filosofia di Parmenide?
- Come viene percepita la dialettica di Zenone da Aristotele e Platone?
- Qual è il significato del paradosso dello stadio di Zenone?
- In che modo il paradosso di Achille e la tartaruga illustra il concetto di regresso all'infinito?
- Qual è la critica di Aristotele ai paradossi di Zenone?
Zenone, allievo di Parmenide, non sviluppa una propria filosofia ma crea paradossi per sostenere le tesi del suo maestro, utilizzando la dimostrazione per assurdo e il regresso all'infinito.
Aristotele considera la dialettica di Zenone come un insulto, associandola a ragionamenti fallaci, mentre Platone la vede in modo positivo, distinguendo tra metodi di ragionamento deduttivo e induttivo.
Il paradosso dello stadio dimostra che un corpo non può mai raggiungere un punto finale, poiché deve attraversare infiniti tratti di spazio, implicando un tempo infinito per il movimento.
Questo paradosso mostra che, anche se Achille è più veloce, non potrà mai raggiungere la tartaruga, poiché ogni volta che raggiunge un punto, la tartaruga si sposta ulteriormente, creando un'infinità di divisioni.
Aristotele critica Zenone per aver applicato un piano logico a quello fisico-ontologico, sostenendo che, sebbene possiamo dividere lo spazio all'infinito in teoria, nella realtà viviamo in un mondo finito dove ciò non è possibile.