Concetti Chiave

  • La lingua italiana presenta cinque vocali: a, e, i, o, u, suddivise in gutturali ([a] e [u]) e palatali ([e] e [i]).
  • Le vocali possono essere rappresentate graficamente tramite un triangolo equilatero, evidenziando le relazioni tra i suoni.
  • Le vocali aperte e chiuse, trascritte come [è], [è], [ò], [ó], sono fondamentali per la pronuncia corretta e possono alterare il significato delle parole.
  • La pronuncia delle vocali in italiano presenta difficoltà, soprattutto per i Toscani, a causa della mancanza di regole fisse per determinare il timbro.
  • La distinzione di timbro nelle vocali italiane deriva da una tradizione latina di differenziazione tra vocali brevi e lunghe, mantenuta nell'italiano moderno.

Nella lingua italiana esistono cinque vocali: a, e, i o, u. Si distinguono vocali gutturali e palatali.

• La [a] e la sono gutturali. Per pronunciare la [a], la cavità della bocca fa da risonanza e l’emissione della voce parte dalla gola e si allarga; per pronunciare la , la bocca si restringe al massimo, ma l’emissione gutturale del suono rimane.

• La [e] e la sono palatali perché nella pronuncia viene coinvolto anche il palato.

Indice

  1. Rappresentazione grafica delle vocali
  2. Vocali aperte e chiuse
  3. Difficoltà nella pronuncia italiana
  4. Origine latina del timbro

Rappresentazione grafica delle vocali

Per rappresentare graficamente i suoni possiamo immaginare un triangolo equilatero:

• al vertice, in alto, poniamo la lettera [a],

• ai vertici di base, collochiamo rispettivamente, a sinistra la e, a destra, la .

• sui due lati obliqui, fra la [a] e la , si trova la [e], mentre, fra la [a] e la , si colloca la [o].

Vocali aperte e chiuse

La pronuncia dell’italiano dispone anche di altre vocali, non presenti nell’alfabeto; si tratta delle vocali e e o che possono, rispettivamente un suono chiuso e un suono aperto, per un totale di quattro suoni. Se necessario i quattro suoni così ottenuti si trascrivono nel modo seguente: [è], [è], [ò], [ó]. Si parla anche di suono chiuso o aperto oppure suono stretto largo. La [è] e la [ò] sono più vicini alla [a], mentre la [e] la [ó] sono più vicini rispettivamente alla e alla . Il della pronuncia larga o stretta è chiamato timbro.

Difficoltà nella pronuncia italiana

La distinzione fra vocali aperte e chiuse costituisce una delle maggiori difficoltà dell’italiano parlato, fatta distinzione per i Toscani che per tradizione sono abituati a distinguere i due suoni. Il problema della doppia pronuncia si ha quando la o o la e sono toniche; se invece, sono atone il suono e sempre piuttosto breve e chiuso: es. f[e]rir[e]. Non esiste una regolare per stabilire quando si tratti di una vocale chiusa o aperta, anche perché l’ortografia italiana non indica il timbro aperto o chiuso che sia. È l’uso che ci aiuta, oppure il dizionario che segna in modo diverso il timbro. Può anche succedere che un termine con la vocale aperta abbuia un significato e con la vocale chiusa ne acquisti un altro. Questo è il caso di pésca/pèsca in cui l’attività di pescare si oppone al frutto, di pésco/pèsco, in cui la prima parola è la 1.a persona del presente indicativo del verbo “pescare, mentre la seconda è l’albero da frutto che produce le pèsche. In questo caso, si parla di parole omofone, con timbro vocalico diverso.

Alcuni esempi: si dice stélle e non stèlle, bène e non béne, Còmo e non Cómo, légno e non lègno, èrba e non érba

Origine latina del timbro

La distinzione di tono fra [è] e [è], fra [ò] e [ó] non è frutto di un capriccio linguistico. Il timbro deriva dall’originaria parola latina. In latino le vocali si distinguevano in funzione della quantità, cioè potevano essere brevi [ĕ] oppure lunghe [ē]. La vocale breve aveva un timbro aperto, mentre la vocale lunga aveva un timbro chiuso. L’italiano, ha perso la nozione di quantità ma ha conservato quella di timbro. Pertanto la [ĕ] latina, in italiano è diventata [è] e la [ē] è diventata [è]. Esempio: latino brĕvis > italiano brève, latino tēle > italiano téla. Ovviamente esistono anche eccezioni, come sempre, soprattutto nel caso di parole dotte.

Lo stesso procedimento hanno seguito le vocali latine [ŏ] e [ō]. Esempio: latino hŏrtus > italiano òrto, latino fōrma > italiano fórma.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le vocali gutturali e palatali in italiano?
  2. In italiano, le vocali gutturali sono la [a] e la [o], mentre le vocali palatali sono la [e] e la [i]. La pronuncia della [a] coinvolge la gola, mentre la [e] e la [i] coinvolgono anche il palato.

  3. Come si rappresentano graficamente le vocali italiane?
  4. Le vocali italiane possono essere rappresentate graficamente in un triangolo equilatero, con la [a] al vertice superiore, la [e] e la [i] ai vertici di base, e la [o] sui lati obliqui.

  5. Qual è la differenza tra vocali aperte e chiuse in italiano?
  6. Le vocali aperte e chiuse in italiano si riferiscono a suoni distinti, con la [è] e la [ò] che sono più vicine alla [a], mentre la [e] e la [ó] sono più vicine rispettivamente alla [i] e alla [u].

  7. Quali difficoltà presenta la pronuncia delle vocali in italiano?
  8. La distinzione tra vocali aperte e chiuse è una delle maggiori difficoltà nella pronuncia italiana, specialmente per i Toscani. Non esiste una regola fissa per determinare il timbro, e la pronuncia può cambiare il significato delle parole, come in "pésca" e "pèsca".

  9. Da dove deriva la distinzione di timbro nelle vocali italiane?
  10. La distinzione di timbro nelle vocali italiane deriva dall'originaria lingua latina, dove le vocali erano distinte in base alla quantità. L'italiano ha mantenuto questa distinzione di timbro, anche se ha perso la nozione di quantità.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community