Concetti Chiave

  • Giovanni Villani, nato a Firenze nel 1276, è un banchiere e mercante che scrive una Cronica storica, influenzata dall'ideologia della borghesia fiorentina.
  • L'oltraggio di Anagni, noto come "schiaffo d'Anagni", viene descritto da Villani con una posizione mediana, criticando i francesi e riconoscendo il coraggio di Bonifacio VIII.
  • Villani evidenzia l'importanza del denaro nella politica, mostrando come le manovre di Filippo il Bello siano guidate da interessi economici e non solo ideali.
  • Il giudizio di Villani su Bonifacio VIII è diverso da quello di Dante; pur riconoscendo i peccati del papa, Villani ammirava la sua autorità e personalità.
  • La Provvidenza gioca un ruolo centrale nella narrazione di Villani, che sottolinea come eventi storici siano influenzati da una volontà divina, come la liberazione del papa.

Indice

  1. La vita di Giovanni Villani
  2. L'oltraggio di Anagni
  3. Qual è la figura di Bonifacio VIII?

La vita di Giovanni Villani

Giovanni Villani nacque verso il 1276 a Firenze da una famiglia del popolo. Esercitò la professione di banchiere e di mercante e fu anche socio di alcune importanti famiglie della città. Ricoprì diversi incarichi politici fino a quanto non fu accusato in modo infondato di avere usato il denaro pubblico in modo illecito. Mori durante la peste nel 1348, in modo talmente fulmineo da lasciare scritta a metà una frase della sua Cronica, che fu poi continuata dai figli, Filippo e Matteo. Las sua opera è chiaramente il prodotto dell’ideologia di un tipico mercante della ricca borghesia fiorentina, soddisfatto del governo del “popolo grasso” che gli sembra anche essere sostenuto, in alcune circostanze, dall’intervento della Provvidenza. Quando narra le vicende del periodo che va dal 1265 al 1348, le informazioni sono molto ricche e l’autore tende a cogliere i nessi fra i fatti storici per spiegarli nella loro dinamica e nei loro rapporti causa-effetto.

L'oltraggio di Anagni

Uno dei passi più noti è la cronaca dell’oltraggio di Anagni. L’episodio è passato alla storia come “schiaffo d’Anagni”, ma in realtà di trattò di un oltraggio fatto dai sicari del re di Francia, Filippo il Bello, nei confronti del papa Bonifacio VIII. Lo scrittore non prende alcune posizione e si limita ad occupare una posizione mediana. Mette in luce i lati negativi del Pontefice a cui però riconosce il coraggio e la dignità. Si scandalizza, invece di fronte al comportamento oltraggioso dei francesi perché il concetto di autorità viene sempre prima di tutto. Mentre il papa colpiva ripetutamente il re con le scomuniche, questi si dava da fare per acquistare con il denaro il favore della popolazione di Anagni, una cittadina del Lazio, in modo da non trovare ostacoli nel raggiungere il suo obiettivo di catturare il papa e condurlo a Lione per poi farlo deporre. Da notare è il ricorso al denaro in queste manovre politiche e l’implicazione della borghesia finanziaria fiorentina (soprattutto i Peruzzi) nelle trattative. La politica descritta da Villani non è quindi fatta soltanto di ideali (come succede in Dante), ma anche e forse soprattutto, concretamente di soldi. Ciò che non è mosso dal denaro è determinato dal volere divino. Infatti, inaspettatamente, dopo tre giorni di prigionia, i cittadini di Anagni liberano il Papa per un’imperscrutabile volontà ultraterrena. La rivincita papale non fui possibile per la sopravvenuta malattia e morte di Bonifacio VIII, “come piacque a Dio”.

Qual è la figura di Bonifacio VIII?

La figura di Bonifacio VIII è nota soprattutto attraverso il punto di vista di Dante: sappiamo che egli lo considerava una vera e propria bestia nera. Dante, non potendolo collocarlo all’inferno per ovvi motivi cronologici (il viaggio di Dante si svolge nel 1300 e Bonifacio morirà tre anni dopo), immagine che un altro papa, Niccolò III sia punito nella bolgia dei simoniaci, in attesa che arrivi il suo successore e scambi Dante per lui. Il punto di vista di Villani e ben diverso da quello di Dante. Pur riconoscendo i grandi peccati di Bonifacio VIII, egli rimane in ammirazione di fronte alla grande personalità del pontefice, alla sua sprezzante forza d’animo nel far fronte ai francesi, alla sua prontezza comunicativa, alla sua incrollabile fiducia nell’autorità pontificia. Alla fine del brano, sembra quasi che Villani si inchini di fronte alla sepoltura del papa, quando scrive “nella chiesa di Sam Piero all’entrare delle porte, in ricca cappella fattasi fare aa vita, onorevolmente fu seppellito”. Questa frase indica l’esistenza di un personaggio, nonostante tutto degno di una grande considerazione.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto della vita di Giovanni Villani?
  2. Giovanni Villani nacque a Firenze verso il 1276 e fu un banchiere e mercante, attivo in politica fino a quando fu accusato ingiustamente di malversazione. Morì durante la peste nel 1348, lasciando incompleta la sua Cronica, continuata dai figli.

  3. Cosa rappresenta l'oltraggio di Anagni nella cronaca di Villani?
  4. L'oltraggio di Anagni, noto come "schiaffo d’Anagni", è descritto da Villani come un attacco dei sicari del re di Francia contro Bonifacio VIII. Villani adotta una posizione mediana, criticando il comportamento dei francesi e riconoscendo il coraggio del papa.

  5. Qual è il ruolo del denaro nella politica descritta da Villani?
  6. Villani evidenzia come la politica non sia solo ideali, ma anche influenzata dal denaro, come dimostrato dalle manovre del re di Francia per ottenere il favore della popolazione di Anagni. La borghesia finanziaria fiorentina, in particolare i Peruzzi, è implicata in queste trattative.

  7. Come viene vista la figura di Bonifacio VIII da Villani rispetto a Dante?
  8. A differenza di Dante, che considera Bonifacio VIII una "bestia nera", Villani riconosce i peccati del papa ma ammira la sua personalità e la sua determinazione nel difendere l'autorità pontificia, mostrando rispetto anche nella sua sepoltura.

  9. Qual è il messaggio finale di Villani riguardo a Bonifacio VIII?
  10. Villani sembra inchinarsi di fronte alla figura di Bonifacio VIII, riconoscendo la sua grandezza nonostante i suoi peccati, come evidenziato dalla sua frase sulla sepoltura onorevole del papa nella chiesa di Sam Piero.

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