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1 Il viaggio al centro della Terra nella Letteratura.
1.1 Origini della Terra e il centro della Terra nella mitologia e
nelle religioni.
Tra i miti, uno dei più diffusi fra tutti i popoli del mondo
1
antico, è senza dubbio il mito cosmogonico . La diffusione di
questo mito ha avuto il suo culmine con la diffusione del mito del
Diavolo Imbroglione tramandato dal popolo degli Zingari, un popolo
nomade che giunse in Europa verso il 1400 e da qui poi si spinse
in tutto il mondo portando con se tutte le tradizioni ed i miti.
"In principio, prima della creazione del mondo, c'era solo una
grande distesa d'acqua. Dio era adirato di non avere né
fratelli, né amici, e, in un momento di furia, scagliò il suo
bastone contro la superficie delle acque. Il bastone si
trasformò in un enorme albero e sotto l'albero dio scorse il
diavolo.
"Buongiorno, fratello mio - gli diceva il diavolo - io d'ora in
avanti sarò il tuo compagno di viaggio". Per nove giorni
vagarono sulla superficie delle acque, ma Dio si accorse che il
diavolo non era un amico sincero. Il nono giorno il diavolo
disse: "Perché, mio Signore, non creiamo altri esseri che
possano rallegrare la nostra vita?" "D'accordo - rispose il
Signore - creiamo il mondo e popoliamolo di uomini. Ti insegnerò
io come fare. Immergiti nella profondità delle acque e portami
della sabbia. Quando avrò la sabbia pronuncerò il mio nome e
dalla sabbia nascerà il mondo". Il diavolo allora si immerse nel
mare e dal fondo prese una manciata di sabbia, ma invece di
portarla in superficie pronunciò subito il suo nome: "Diavolo!".
Sperava così di poter creare egli stesso il mondo, ma la sabbia
divenne infuocata e gli ustionò le mani. Per nove giorni il
diavolo tentò di ingannare Dio, ma ogni volta la sabbia
diventava rovente e gli bruciava una parte del corpo. Dio,
allora, vedendo il diavolo tutto scottato capì l'inganno. "Sei
davvero un cattivo amico - gli disse -, se questa volta non mi
porti la sabbia ti brucerai completamente". Il diavolo fu
costretto a consegnare la sabbia a Dio. E fu allora sufficiente
che colui che è padrone del cielo e della Terra pronunciasse il
suo nome, "Dio!", perché la sabbia prendesse forma di mondo, con
i mari e i fiumi, i monti, le valli, animali ed alberi di ogni
tipo. Ma il diavolo era proprio un grande imbroglione. Appena
vide il mondo scelse per sé il luogo più bello: "Io abiterò
sotto questo albero frondoso al centro della terra". Questa
volta, però, Dio non si fidò più del diavolo e lo fece
sprofondare sotto terra. E allora dall'albero caddero molte
foglie e ogni foglia generò un uomo".
1 Mito cosmogonico: mito della creazione del mondo (dalla parola greca cosmos, mondo e dalla radice ghen, nascere).
4
Come possiamo leggere il centro della Terra assume già da ora una
concezione negativa, luogo in cui viene esiliato il diavolo e dove
presso gli antichi pagano all'espiazione dei gravi delitti
commessi dagli uomini, e dei quali dovevano essere puniti con pene
interminabili. Questo generalmente prende il nome di inferno,
posto generalmente al centro della terra. Per ricercare le radici
dell'Inferno bisognerebbe andare a vedere gli insegnamenti giudeo-
cristiani. Nei primi tempi biblici, l'idea dell'aldilà era
quantomeno lugubre. Nei libri della Genesi, 1 Re, Salmi e Giobbe,
per esempio, viene scritto che tutti i morti, sia i giusti che i
1
dannati, venivano condotti in un oscuro luogo chiamato Sheol , un
luogo moralmente neutrale analogo all'ades della mitologia
dell'antica Grecia. Nel libro della Genesi, troviamo scritto che
quando Giacobbe credette che suo figlio Giuseppe era morto, disse:
"Io scenderò, facendo cordoglio, dal mio figliuolo, nello Sheol"
(37:35).
Nel secondo secolo a.c., quando le scritture ebraiche furono
tradotte in greco, la parola sheol fu sostituita con ades. Più
tardi, in qualche parte del Giudaismo e nel Cristianesimo si è
cominciato a credere nella risurrezione finale dei morti, e così
l'ades divenne una residenza temporanea delle anime dannate-
mentre i giusti stavano nella santità celeste in attesa della
risurrezione del corpo. Nei primi insegnamenti cristiani, dopo il
giudizio finale, i condannati finivano nell'inferno di fuoco
chiamato gehenna, una parola greca riguardante la desolata Valle
di Hinnom, situata a sud di Gerusalemme, dove il re Gioisia,
sopprimendo sul suo territorio ogni tipo di devozione non diretta
a JHWH, ne fece più propriamente una discarica di immondizie e
cadaveri a cui non veniva concessa la normale sepoltura, dove il
tutto veniva bruciato da un fuoco continuo. Da qui, per
similitudine, la Geenna è passata a rappresentare l'Inferno e
luogo in cui venivano gettati i sacrifici umani agli dèi
2
canaaniti , un luogo profondo, dove regnano sostanze impure, luogo
di punizione eterna, dove il fuoco brucia i peccatori.
Nel libro della Rivelazione (l'Apocalisse) vi è scritto che "Se
qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato
nello stagno di fuoco" (20:15) a fianco di Satana.
Così si parla d'un mondo deserto e tenebroso, dove i defunti erano
tormentati in forma di ombre. Per i malvagi c'era il Tartaro,
posto - si diceva - sotto la terra, alla stessa distanza ch'è tra
la terra e il cielo; e vi si entrava attraverso a molte caverne e
dirupi, che conducevano al centro della terra, passando tra fiumi
1 Sheol: Termine ebraico che indica il soggiorno dei morti, immaginato come terra d'oblio, di tenebre e di silenzio;
luogo senza vita, come il deserto. Lo Sheol è collocato nel più profondo della terra (Dt 32,22), aldilà dell'abisso
sotterraneo (Gb 26,5; 36,16-17). La Bibbia non afferma mai che sia stato creato da Dio; limite estremo dell'universo,
soggiace comunque alla sovranità di Dio (Am 9,2). Nella versione italiana ufficiale il termine è tradotto con "inferi".
2 Canaan è un antico termine geografico che si riferiva ad una regione che comprendeva, grosso modo, il territorio
attuale di Libano, Israele e parti di Siria e Giordania. 5
infernali, quali il Cocito, o fiume del fuoco, l'Acheronte. Il
quale ultimo poteva essere attraversato unicamente sulla barca di
Caronte. Era Ades, - nome greco del dio Plutone, a gestire le
anime, appena entrate nel suo tenebroso regno. I giusti erano
avviati ai Campi Elisi e i malvagi al Tartaro, dov'erano soggetti
a vari tormenti, secondo le loro colpe, da parte delle Furie.
1.2 Il centro della terra nella letteratura del trecento, Dante e
la divina commedia.
Allo stesso modo dei miti Spaccato della Terra secondo Dante.
cosmogonici, anche nella
rappresentazione
dell’inferno, Dante nella
Divina Commedia pone
lucifero al centro della
terra. L'Inferno ha forma
di imbuto, la cui porta si
apre presso Gerusalemme,
che si trova esattamente
al polo nord del mondo.
Esso si formò, come spiega
Virgilio, dopo che
Lucifero, il più bello
degli angeli, ribellatosi
a Dio, venne scaraventato
giù dal Paradiso.
Incastratosi al centro
della terra, fece il vuoto
intorno a sé. La terra si
ritrasse di paura e si
ritirò fuori dall'altra
parte del globo, formando
la montagna del Purgatorio
che esattamente simmetrica
all'Inferno; tra il centro della terra e la montagna del
Purgatorio si formò anche un cunicolo, una «burella», come la
chiama Dante, che permetterà al poeta e a Virgilio di giungere “a
riveder le stelle” sulla spiaggetta del Purgatorio. Questo accade
nel canto trentaquattresimo dell'Inferno precisamente nella quarta
zona del nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, ove sono puniti
i traditori dei benefattori; siamo alla sera del 9 aprile 1300, o
secondo altri commentatori del 26 marzo 1300 (Sabato Santo).
6
Si tratta dell'ultimo canto
dell'Inferno: Dante e Virgilio vi
vedono Lucifero, principio di ogni
male, e scendono al centro della
terra lungo il suo corpo, fino a
risalire poi sull'altro emisfero
dove si trova il Purgatorio,
oggetto della prossima cantica. Lucifero immaginato da William Blake
1.3 Jules Verne e Voyage au centre de la terre.
1.3.a L’opera.
Trama : L’Opera si apre direttamente con una data
storica: il 24 maggio del 1863; una domenica
in cui il protagonista, il professor
Lidenbrock, rientrò in gran fretta nella sua
casa d’Amburgo.
Aveva fra le mani un preziosissimo libro
Crittogramma in runico. originale, in lingua islandese, di un autore
del XII secolo; si diresse subito nel suo studio e, chiamato Axel,
il suo fedele nipote, cominciò a tessere le lodi a quel
meraviglioso volume; cominciarono a discutere quando un incidente
venne a sviare il corso della conversazione: davanti agli occhi di
Axel e del professore scivolò fuori dal libro una pergamena e
cadde a terra; su di essa si schieravano caratteri
incomprensibili, questi segni bizzarri indussero il professor
Lidenbrock e suo nipote ad intraprendere la più singolare
spedizione del XIX secolo. Si trattava di un crittogramma in
runico, i cui simboli erano disposti su tre colonne e il
professore riuscì a ricostruire il testo originale in latino; con
un lampo d’intelligenza, Axel trovò anche la chiave per
interpretarlo, bastò leggerlo dalla fine all’inizio. Nella
traduzione però comparve un nome islandese: Arne Saknussemm, per
giunta quello di uno scienziato del XVI secolo; il testo riportava
le istruzioni per compiere l’impresa che costui aveva fatto, vale
7
a dire un viaggio al centro della Terra, e il professore lette
tali parole non fu capace di trattenere l’entusiasmo e, dopo pochi
giorni, era già in viaggio con Axel verso l’Islanda.
Il 10 giugno arrivarono a Reykjavik, capitale dell’Islanda, e
furono ospitati, per alcuni giorni, dal signor Fridriksson,
studioso di scienze; il professor Lidenbrock approfittò per
indagare sulla vita di Arne Saknussemm ma non trovò nessuna sua
opera.
Fridriksson gli presentò una guida islandese che avrebbe dovuto
accompagnali fino ai piedi dello Sneffels, il vulcano che, secondo
il crittogramma, conduceva al centro della Terra; era un uomo di
nome Hans, ed insieme con lui stabilirono il giorno della
partenza: il 16 giugno. In quei giorni, Axel aiutò suo zio nella
preparazione dei bagagli e, quando arrivò il momento prefissato,
tutto era pronto ed i tre partirono per il loro incredibile
viaggio di cui Hans non sapeva nulla.
Dopo circa otto giorni di cammino arrivarono al cratere del
vulcano, ormai spento da oltre un secolo, e vi si addentrarono; lì
il professore trovò una scritta: Arne Saknussemm, quella era la
prova che lo scienziato aveva davvero esplorato le viscere della
Terra.
In quel momento cominciò il loro vero viaggio. Per prima cosa si
calarono in un pozzo verticale e si trovarono di fronte ad un
bivio: sfortunatamente, scelsero la “strada” sbagliata e dovettero
tornare indietro perdendo così alcuni giorni. L’acqua iniziò a
scarseggiare, ma grazie ad Hans trovarono un ruscello che
chiamarono Hansbach che li accompagnò per tutta la loro
spedizione. Il 7 agosto successe una
cosa molto strana, Axel guidava il
gruppo ma, ad un certo punto, si
ritrovò da solo e, per giunta, senza
il fiumiciattolo; si sentì perso e
per la disperazione svenne molte
volte. Dopo alcune ore, sentì suo
zio che lo chiamava e cominciò ad
andargli incontro; sbadatamente
però, finì in lungo tunnel che, per
fortuna, lo portò fra le braccia di
Hans.
Dopo un giorno di riposo Axel si
svegliò e, di fronte a sé, trovò un
vasto lago che suo zio chiamò Mar
Lidenbrock. Per un po’ di tempo
esplorarono le coste trovandosi
davanti funghi enormi ed ossa
gigantesche; ma il loro viaggio
doveva riprendere, infatti, Hans
stava terminando una zattera e con
essa iniziarono a navigare salutando Otto Lidenbrock, professore di mineralogia.
quella terra da cui stavano salpando
con il nome di Porto Graüben, in 8
onore della fidanzata di Axel. Fu proprio lui a cominciare a
scrivere un giornale di bordo per annotare le più piccole
osservazioni, i fenomeni interessanti e tutti i loro incidenti;
una volta provarono a pescare e presero persino un pesce molto
strano, ma non era nulla in confronto a ciò che stava per capitare
accanto alla loro piccola imbarcazione; si scatenò una vera e
1
propria lotta fra due animali antidiluviani giganteschi che, però,