Concetti Chiave
- Veronese, nome d'arte di Paolo Caliari, è considerato l'ultimo grande esponente del Manierismo veneto, noto per la sua sensibilità cromatica e l'abilità illusionistica.
- L'opera "Cena in Casa Levi" è controversa poiché ambienta l'Ultima Cena in un contesto nobiliare, distaccandosi dalla sacralità tradizionale del soggetto.
- La rappresentazione di Cristo e degli apostoli in abiti antichi contrasta con gli altri commensali vestiti in modo contemporaneo, evidenziando un forte senso di contestualizzazione.
- La risposta di Veronese all'Inquisizione sottolinea la sua affermazione della libertà artistica, ma per evitare conseguenze cambiò il nome dell'opera.
- Il messaggio critico di Veronese riflette il distacco della società dai principi cristiani, suggerendo una provocazione contro il potere religioso che cercava di controllare l'arte.
Veronese e il Manierismo veneto
Ultimo grande personaggio del Manierismo veneto: Veronese è il nome d'arte di Paolo Caliari, che gli venne dato dalla città natale (Verona). La sua formazione avvenne a Venezia. La cosa interessante di Veronese era che in qualche modo era il continuatore di tutta quella sensibilità cromatica, vista già in Giorgione e Tiziano, applicata però al concetto dell'arte del tempo: stupire. E' infatti un grandissimo illusionista. Il suo nome è legato a tutta una serie di affreschi decorativi delle ville Palladiane (collabora spesso con Palladio).
Cena in Casa Levi: un'opera controversa?
Cena in Casa Levi: grande tela commissionata per la chiesa di San Zanipolo. La commissione chiedeva la realizzazione di un'Ultima cena. Veronese la realizzò ambientandola in una grande loggia di un palazzo nobiliare, alla quale si accedeva attraverso due rampe laterali. La loggia era caratterizzata da tre archi a tutto sesto (ricorda un arco trionfale) dietro il quale si intravedeva una città monumentale. La cosa originale era che, al centro dell'arco centrale, vi era Cristo, che parlava con S. Giovanni, con accanto S. Pietro, raffigurato nel momento dell'Eucarestia. Però, questo atto così sacro, avviene nella totale mancanza di partecipazione di tutti gli altri, che se ne fregavano di quello che stava succedendo ed alla fine, quello di Cristo, era quasi un atto che si perdeva in questo banchetto da nobile del tempo. Infatti, solo la figura di Cristo e degli apostoli erano togati, gli altri erano vestiti alla maniera del tempo (il concetto di contestualizzazione).
La risposta di Veronese all'Inquisizione
Quando Veronese presentò l'opera alla commissione, gliela rifiutarono e lo denunciarono al tribunale dell'Inquisizione: Veronese rispose affermando che lui era un artista e, in quanto tale, interpretava l'ultima cena in quel modo (è importante, in qualche modo affermò la libertà dell'artista di interpretare l'opera come meglio crede. Questo era una licenza, però, in questo caso, la licenza andava contro la religiosità minima che bisognava dare al momento). Il tribunale dell'Inquisizione gli disse : >. Veronese rispose: > . Cambiando il nome dell'opera, l'artista si salvò. Interessante era l'alta qualità del dettaglio, data, sia dall'estrema varietà di personaggi che popolavano la scena (enorme era ladimensione e le tele enormi servivano a risucchiare l'osservatore). Questa immagine era uno spettacolo della società del tempo: vi erano inservienti di colore, uno gioca col nano, i cani che andavano intorno al tavolo (di solito gli davano i pezzi di roba da mangiare). Chiave di lettura: perché interpretò l'ultima cena così? Probabilmente l'artista volle denunciare il distacco di questa società da quelli che erano i principi del Cristianesimo; era una critica alla società del tempo, o , se non una critica, una testimonianza che questo messaggio di Cristo non aveva attecchito in quella società. O forse era semplicemente una provocazione, in un periodo in cui, un certo potere (quello religioso), voleva determinare le caratteristiche precise dei tempi pittorici, era una sorte di ribellione.
Domande da interrogazione
- Chi era Veronese e quale ruolo ha avuto nel Manierismo veneto?
- Qual è la peculiarità dell'opera "Cena in Casa Levi"?
- Come reagì Veronese all'Inquisizione riguardo alla sua opera?
- Qual è il messaggio critico presente in "Cena in Casa Levi"?
Veronese, nome d'arte di Paolo Caliari, è l'ultimo grande personaggio del Manierismo veneto, noto per la sua formazione a Venezia e per la sua capacità di stupire attraverso l'illusione cromatica, continuando la tradizione di artisti come Giorgione e Tiziano.
"Cena in Casa Levi" è un'opera controversa in cui Veronese ambienta l'Ultima Cena in una loggia nobiliare, presentando Cristo e gli apostoli in toga, mentre gli altri commensali, vestiti secondo la moda del tempo, mostrano indifferenza verso l'evento sacro, evidenziando una contestualizzazione originale.
Dopo il rifiuto della sua opera da parte della commissione, Veronese rispose all'Inquisizione affermando la libertà dell'artista di interpretare l'Ultima Cena a modo suo, cambiando il titolo dell'opera per salvarsi, dimostrando così una ribellione contro le imposizioni religiose del tempo.
L'opera di Veronese può essere vista come una critica alla società del suo tempo, evidenziando il distacco dai principi cristiani e suggerendo che il messaggio di Cristo non aveva attecchito, oppure come una provocazione contro il potere religioso che cercava di controllare l'arte.